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Catania – Scoprendo il Museo di Arte Sacra di Misterbianco

A Misterbianco, appena girato l’angolo di piazza Giovanni XXIII, proprio sotto il cappellone della chiesa madre si apre una porticina ad arco in pietra tufacea su pilastrini lavici. Si tratta dell’accesso ad un museo non molto esteso, ma ben allestito, cui ci introduce una lapide appena a lato dalla porta. Il Museo di Arte Sacra, attivo ormai dal 2010, fondato e gestito dall’Associazione Monasterium Album.

L’ingresso del Museo.

A farci da guida è uno dei fondatori, il quale mentre apre la porta ci invita a notare che questa è un falso storico – ben fatto – poiché l’apertura è stata realizzata appositamente per consentire un accesso al Museo, scavando lo spessore murario e montando i resti di una porta ottocentesca passata di proprietà al Comune. Dietro due battenti blindati, mascherati ad arte da un rivestimento in legno, si apre subito l’introduzione della memoria civica di Misterbianco: Un grosso frammento ligneo datato al 1810 ne ricorda le origini da quel monastero bianco dedicato alla Madonna delle Grazie. Il pezzo venne infatti realizzato in sostituzione alla trave originaria che sosteneva la campana della chiesa prima della sua scomparsa durante l’eruzione del 1669, illesa assieme al campanile e suonata per raccogliere i fedeli in mezzo ai rami della Aliva ‘mpittata. Questa trave ottocentesca, ormai troppo logora, è stata a sua volta sostituita a metà degli anni ’90 e dall’apertura del Museo è qui esposta.

Trave di appoggio della vecchia campana.

La trave non è il solo ricordo della vecchia chiesa di Santa Maria in Monasterio Albo. Poco oltre si apre una deliziosa quanto pittoresca parete in parte lasciata al grezzo e in parte ad imitazione del fronte lavico secentesco. Qui trovano spazio diversi frammenti marmorei di notevole interesse che per ragioni di sicurezza si è preferito conservare piuttosto che lasciarli tra i ruderi recentemente tornati alla luce. Tra questi spiccano per bellezza e importanza: la lapide di facciata che nonostante le lacune ricorda chiaramente la dedica del tempio alla Madonna delle Grazie; il fonte battesimale e il suo alto piede, di impostazione tardo-gotica; il basamento del cero pasquale proto-barocco; un telamone bassomedioevale; un lacerto di affresco tardo-gotico.

Frammenti lapidei da Campanarazzu.
Frammento di affresco rappresentante il martirio di un santo.

La prima sala, che racconta l’arte sacra precedente l’eruzione, è ricavata al di dentro della navata destra della cripta della chiesa madre, ci spiega la nostra guida, mentre sotto alla cupola avveniva l’accesso all’ambiente sotterraneo. Una saletta quadrata dalla bella volta a lunette si apre davanti a noi, qui si affrontano la scaletta di accesso, riportata in luce con i lavori del Museo, e l’altarino della cripta, mentre le diverse nicchie tutt’intorno ospitano pregevoli manifatture – tessili e lignee – appartenute al tesoro della chiesa madre. Spicca un magnifico Crocifisso rinascimentale, collocato proprio sopra l’altare.

Il vecchio ingresso alla cripta, inutilizzato per concedere la fruizione indipendente di Museo e chiesa.
L’altare della cripta.

Alle spalle di questo suggestivo ambiente se ne apre uno ancora più affascinante, situato esattamente sotto l’abside centrale del tempio di cui ne segue l’andamento curvilineo. Questo era l’antico colatoio dell’ossario comune, le cui cellette sono state adeguate per ospitare le teche degli oggetti più preziosi: reliquiari e ostensori in argento di scuola messinese e acese. Tra gli altri pezzi spicca anche il modellino della cupola della chiesa madre, opera lignea del 1835.

La sala circolare.

Da questa sala si accede ad una contigua, attraverso una breccia ricavata nello spessore murario, dietro cui si rinvenne una seconda cripta. La chiesa madre di Misterbianco infatti era dotata di un sistema a doppio ipogeo: un cappellone con annessi colatoio e ossario da un lato, un sepolcro per i rettori della chiesa dall’altro, con ingresso indipendente. Grande fu la sorpresa nel rinvenire i corpi con ancora gli abiti originali e le targhe che li identificavano (i nomi appaiono tra l’altro nell’elenco dei canonici), sebbene al contatto con l’ossigeno questi si ridussero a semplice polvere.

L’antico accesso al sepolcro dei canonici, oggi ospita il reliquiario di Sant’Antonio Abate, patrono di Misterbianco.
Reliquiario di San Vito, ostensorio e targhe funebri dei canonici.

Chiude infine la visita una estensione della cripta, ottenuta scavando le fondamenta di un casotto eretto posteriormente alla chiesa. Sono qui ospitate le pianete recuperate dal rettore della chiesa madre e offerte al Museo, insieme a pezzi di grande importanza storica e artistica, come il berretto del fu arcivescovo Francica-Nava o il copri altare settecentesco con decorazioni in piccoli cilindretti di diverso materiale e colore, intessuti con il lenzuolo.
Questa sala, essendo realizzata ex-novo, ha potuto prevedere i servizi igienici e l’uscita di emergenza.

La sala delle pianete.

La visita a questo piccolo ma delizioso museo riesce ad accrescere l’interesse turistico nei confronti di una città, Misterbianco, la quale vocazione apparentemente è tutt’altra. La presenza di siti archeologici di notevole interesse (le Terme Romane, Campanarazzu), borghi rustici (Santa Maria degli Ammalati), siti naturalistici di notevole importanza (dalla Valle dei Sieli in comune con Motta Sant’Anastasia all’Aliva ‘mpittata), i due musei civici in gestione all’Associazione Monasterium Album (di Arte Sacra e della Civiltà Contadina) e i residui di architettura storica non del tutto cancellata dalle devastazioni edilizie dell’ultimo cinquantennio rendono la città ricca di tesori ancora da scoprire.

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Per organizzare le visite al Museo dell’Arte Sacra di Misterbianco si rimanda al link Contatti e orari | Museo Misterbianco – Fondazione Culturale “MONASTERIUM ALBUM”

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


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