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La chiesa della Rotonda, messa a nudo dai nuovi scavi

Antonio Stizzia, Nicolas van Aelt, La clarissima città di Catania…, 1592. Particolare.

Verso la metà del 2014 si intraprendono una serie di nuovi lavori per l’adeguamento del percorso visite, indagine archeologica e per il consolidamento e la messa in sicurezza delle due aree archeologiche del Teatro romano e delle Terme della Rotonda. Se immediati sono stati i lavori al Teatro (concentrati prevalentemente all’Odeon per assicurarne l’apertura in tempi brevi, ma balzati agli onori della cronaca a seguito del caso del cosiddetto laghetto che ne bagna l’orchestra), per l’area della Rotonda bisognerà aspettare la fine dell’anno.
Il progetto prevede un adeguamento dell’area che coinvolge l’isolato ottocentesco costruito al di sopra delle strutture antiche, sfruttando gli edifici risparmiati dai lavori per ricavarne ambienti espositivi.

Porzione di edifici risparmiata dagli attuali lavori. Parte di essi sono ancora abitati.

In fase di scavo, probabilmente a seguito del rinvenimento di una importante struttura sotterranea, è stato deciso di eliminare totalmente la facciata nord dell’isolato, permettendo così la vista completa della cupola della Rotonda.

Il cantiere su via Gesuiti, incrocio con via Minoritelli.

L’apertura della breccia ha creato una insperata quinta scenografica che si apre a chiunque proceda per le vie dei Minoritelli e dei Gesuiti, offrendo una magnifica veduta della struttura dal caratteristico colore rosso.

Da via Minoritelli, il nuovo scenario che si impone.

Ciò ha destato immensa curiosità da parte dei numerosi turisti che da via Crociferi transitano giornalmente verso piazza Dante, i quali in precedenza ignoravano l’esistenza di questo magnifico posto.

Probabilmente frutto di un social street artist, un cartello fittizio che indica l’area archeologica e che serve a far notare penuria di segnaletica turistica in città.

Tra le sorprese per chi non conosceva questo lato dell’edificio, è apparsa evidente la deliziosa scaletta ricavata sulla superficie dell’emisfero in direzione nord-est, la cui funzione era il raggiungere l’insolito e originale campanile posto in vetta alla chiesetta.

La scaletta incavata nella cupola per raggiungere il campaniletto basso-medioevale.

La scaletta, dovremmo immaginare, nasce insieme al resto della struttura, così come sembra esserne testimonianza un elemento indicato nella veduta di Catania del 1592, opera di Nicolas van Aelt su commissione del barone Antonio Stizzia.

Dettaglio della Rotonda. le linee di contorno sono messe in evidenza.

Nell’illustrazione si possono notare il portale rinascimentale – ancora oggi visibile – due contrafforti, seppure schiacciati per esigenze artistiche, il campaniletto all’apice della semisfera e due linee curve parallele che potrebbero benissimo essere la nostra scaletta, spostata verso sud ancora una volta per esigenza artistica (il lato nordorientale è infatti appena percettibile).
Riportata al numero 7 della legenda come S. M.a Rotunda, la struttura era a quel tempo una rinomata chiesa, la quale fama era amplificata dalla tradizione che la volesse un pantheon pagano convertito precocemente al culto mariano.

Statuina rappresentante una dama in abiti del Cinquecento, rinvenuta in fase di scavo.
(da Parco Archeologico Greco Romano di Catania – Reperti dell’antica Catania)

La chiesa era dunque frequentata dalla nobiltà locale, come testimoniano anche i reperti rinvenuti. Il ricordo della tradizione è perpetuato dalla lunga scritta all’interno della cupola:

QUOD INANI DEORUM OMNIUM VENERATIONI SUPERSTITIOSÆ CATANENSIUM EREXERAT PIETAS IDEM HOC PROFUGATO EMENTITÆ RELIGIONIS ERRORE IPISIS NASCENTIS FIDEI EXORDIIS DIVUS PETRUS APOSTOLORUM PRINCEPS ANO GRATIÆ 44 CLAUDII IMPERATORIS II. DEO. OP. MAX. EIUSQUE GENITRICI IN TERRIS ADHUC AGENTI SACRAVIT PANTHEON

La tradizione prende spunto probabilmente dal fatto che gli edifici di culto cristiano relativi al periodo proto-bizantino erano chiamati panthea, e dunque anche il monumento catanese poteva essere chiamato a sua volta pantheon, per via della sua circolarità.

Interni dell’edificio.
(da Panoramio – Photo of Archi)

L’edificio religioso infatti, secondo alcuni studiosi, risalirebbe al VI secolo, soppiantando l’impianto termale rimasto anonimo, ma che oggi prende il nome di Terme della Rotonda. Un edificio piuttosto ambiguo, che non sembra voler seguire alcun canone edilizio o cultuale, ma che sembra potersi definire un unicum. La cappella principale risulta orientata verso nord, anziché verso est, mentre la distribuzione degli ambienti interni non trova confronto con altri edifici paleocristiani e bizantini.
Nel corso dei secoli grande importanza si diede all’apparato iconografico, rivestendo di icone le superfici interne. Con la liberazione degli spazi a nord dell’edificio sono venuti alla luce altri piccoli lacerti che testimoniano come anche le parti più recondite della chiesa fossero affrescate.

Arco del cappellone settentrionale, dall’esterno del cantiere.
Si apprezza il lacerto di un affresco.

La chiesa di Santa Maria della Rotonda e tutti i suoi corpi di fabbrica subirono diversi interventi edilizi, alcuni atti a rinforzare la struttura, altri ad espanderla, altri a restaurarla o ricostruirne le parti crollate (principalmente a seguito dei sismi del 1169 e del 1693). Tali interventi ne hanno via via alterato la leggibilità unitaria, causando una notevole complessità stratigrafica che non può che costituire un meraviglioso banco di prova per gli studiosi.
Noi attendiamo quindi con interesse la pubblicazione delle nuove acquisizioni ottenute in fase di scavo 2014-2015, e nel frattempo ammiriamo l’esterno della cupola sicuri che presto il percorso visite (effettuabile ogni giorno su prenotazione, tranne il mercoledì e la domenica in cui le terme sono liberamente accessibili) si arricchirà di nuovi e affascinanti ambienti che incrementeranno l’offerta culturale del sito.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


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