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Aperta in via sperimentale la Città della Scienza

2015, l’anno della svolta. Tra diaframmi di metropolitane abbattuti, previsioni di apertura dei cantieri per la futura rambla cucinelliana, lavori e scavi alla Rotonda e al Teatro romano il cui “laghetto” è stato momentaneamente messo in salvo, Catania sembra decisa a darsi da fare.
In quest’anno cade anche uno degli eventi più attesi dal 2006 ad oggi. Ad aprile è stata aperta la Città della Scienza, anche se solo per via sperimentale.

Potremmo indicare nel successo della Città della Scienza di Napoli l’intento dell’Università di Catania di dotarsi di una struttura analoga all’ombra dell’Etna. Difatti è dal 1997, anno dell’inaugurazione del plesso partenopeo, che esiste un forte interesse in tal senso.

Le origini del plesso sono al quanto complicate e per nulla brevi. Originariamente era prevista l’acquisizione dell’ex Casa degli esercizi spirituali gesuitica (sede dell’Istituto di Incremento Ippico) da destinarsi quale sede del Museo-Parco scientifico. In corso d’opera, però, si preferì rinunciare alla sede in via Vittorio Emanuele II e venne stabilito l’acquisto della raffineria dismessa G & L Caruso Torrisi, di cui rimanevano diversi capanni, una macina e la svettante ciminiera destinata alla fusione dello zolfo, a pochi metri dalla piazza Giovanni XXIII e dalla stazione dei pullman. Strategicamente più rilevante della sede precedente, la vecchia raffineria – eco di quella Catania che fu solfifera fino alla metà dello scorso secolo in una delle sue migliori stagioni economiche – venne acquistata nel 2005 e dall’anno successivo posta a cantiere per l’adeguamento delle strutture.

I grossi capanni e le notevoli altezze hanno concesso agli architetti (Cal e Puteo) la realizzazione di un percorso visita articolato su due piani che, partendo da una spirale rivestito da vetrate (e costituente la maggiore attrazione visibile dall’angolo tra il viale delle Libertà e la via Simeto), si sviluppa senza soluzione di continuità tra i vari stabili creando una immediata liaison visiva e diffondendo l’immagine di un luogo in continuo movimento, dove sia impossibile il concetto stesso della sosta.
I lavori durarono, per vari problemi, un anno in più del previsto e un non accurato piano economico ha visto l’esaurimento di tutto il finanziamento con la chiusura dei lavori nel 2009. Due anni più tardi veniva aperta la sola sala conferenze, un auditorium di 160 posti, a cura della Fondazione Cutgana. Tuttavia dopo lo scandalo del presidente, Angelo Messina, coinvolto in sprechi di fondi universitari e pubblici, la fondazione venne sciolta poco tempo dopo, lasciando la Città della Scienza un involucro vuoto.

Solo dal 2013 un gruppo di volontari e volenterosi accademici cercò di non far fallire il progetto, riuscendo in un anno circa a riempire l’involucro e creare un percorso, oltre che soddisfare le necessità basilari (tra cui l’installazione della linea telefonica, fin lì mancante). Anche Striscia la Notizia si era interessata alla vicenda, trovando una struttura già pronta all’uso, ma non ancora aperta per la mancanza dei fondi necessari all’inaugurazione.
Per dimostrare la piena funzionalità della struttura, la sua efficienza e nel contempo segnalarne le problematiche (i requisiti di sicurezza, per esempio, sono rimasti quelli del 2009 e non sono stati adeguati alle nuove normative), a primavera di quest’anno la Città della Scienza ha aperto i battenti ad alcune fortunate scuole che ne avevano fatta richiesta. Le scuole Amerigo Vespucci, Vincenzo Giuffrida e la sezione medie del Convitto Cutelli hanno accompagnato circa 300 ragazzi di diverse fasce di età all’interno della struttura. Un mese dopo la conclusione del gruppo sperimentale una seconda apertura finalizzata ad accogliere ragazzi di ogni fascia di età (dalle elementari all’università) con difficoltà auditive.

Il riscontro è stato positivo e gli ospiti della struttura hanno avuto modo di lasciare entusiasti il centro di educazione e gioco catanese.
La struttura della visita si è articolata su cinque isole, guidate da volontari e tirocinanti delle sezioni specifiche, relative a cinque rami scientifici: Vita per la Biologia, Robot per l’Ingegneria, Bit per l’Informatica, Eureka! per la Fisica e Spazio per l’Astronomia.

Lungo le varie sale sono poi articolate diverse installazioni artistiche, tra cui un “percorso sonoro intelligente” che si attiva seguendo gli ospiti attraverso delle fotocellule sapientemente nascoste, un percorso intuitivo che racconta l’evoluzione del linguaggio scritto, una cabina acusticamente isolata capace di comunicare solo attraverso direzioni specifiche, diorami che ospitano insetti robotici ottenuti dagli scarti di orologi e di altri oggetti, e una ricca collezione costituente una esposizione permanente che abbraccia le discipline biologica (rettili in formaldeide, uccelli imbalsamati, lepidotteri), paleontologica (fossili di molluschi, artropodi, pesci provenienti dalla Sicilia e dall’Europa, persino una mandibola di Elephas falconerii), mineralogica (splendide bombe vulcaniche, porzioni di lave a corda, variopinte rocce metamorfiche etc).

Dopo sei anni dalla chiusura del cantiere, finalmente Catania ha inaugurato, seppure in via sperimentale, la sua Città della Scienza. La prima e sola in Sicilia, l’unica da Napoli in giù, l’unica attiva dopo l’incendio che ha chiuso la struttura partenopea.

L’apertura ufficiale non è ancora avvenuta per mancanza di fondi, fondamentali per l’adeguamento della struttura alle nuove norme vigenti in fatto di sicurezza, per la stipula dei contratti, per la conclusione dei lavori (tra cui la sistemazione del Pendolo di Foucault rimasto inattivo) etc. Al momento la struttura risulta chiusa, almeno sulla carta, ma ha dimostrato, a pieni voti, di essere pronta ad affrontare il grande pubblico, aggiungendosi al panorama delle grandi attrazioni catanesi che, dal 2015, iniziano ad avere un po’ di voce in capitolo.

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