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Bolognina – Il nuovo Memoriale della Shoah

Nella nuova piazza Ponte Matteotti, alla radice nord dell’omonimo ponte che sovrappassa la stazione di Bologna Centrale, è stato inaugurato il Memoriale della Shoah di Bologna.

Presentato in conferenza stampa il 25 gennaio, il memoriale è stato inaugurato il successivo mercoledì 27, in occasione della Giornata della Memoria, alla presenza delle autorità comunali.

L’architettura del Memoriale è il risultato di un concorso internazionale promosso a gennaio 2015 dalla Comunità Ebraica di Bologna, con la collaborazione di numerose istituzioni locali. Il progetto vincente è stato presentato da Onorato di Manno, Andrea Tanci, Gianluca Sist, Lorenzo Catena, Chiara Cucina; la giuria internazionale era presieduta da Peter Eisenman, autore del Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa di Berlino. Le 284 proposte progettuali, arrivate da tutto il mondo, sono state esposte al pubblico nei mesi di settembre e ottobre 2015, nella mostra Tzachor-Ricorda, presso l’Urban Center in Salaborsa.

La realizzazione è durata circa due mesi (dicembre 2015 e gennaio 2016): su Vimeo un timelapse dei lavori. Per la foto di copertina: cortesia Bologna Shoah Memorial @Facebook.

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Secondo la descrizione ufficiale del progetto:

Due blocchi di acciaio alti 10 metri si fronteggiano convergendo l’uno verso l’altro fino a delimitare una fessura larga appena da far passare un persona. Ai lati, orbite vuote sovrastano il percorso ripetendosi in maniera ossessiva in tutte le direzioni. Rappresentano le celle dei deportati; il vuoto lasciato da chi le occupava.

Ma esiste un’altra faccia del Memoriale: una facciata liscia – dove il perimetro delle celle si indovina solo attraverso lievi sporgenze – pensato espressamente per riflettere suoni, luci e immagini.

Il monumento è pensato come un magnete: vuole attirare le persone, farle riflettere, discutere, pensare su quanto è accaduto nella storia: sulla Shoah e sui nomi che lo sterminio ha assunto nelle diverse lingue e culture cha ha cercato di estinguere.

Le cavità cubiche che si ripetono morbose convergono sul visitatore trasmettendo il malessere che raffigurano. Anche la scelta del materiale – l’acciaio cor-ten che si corrode all’aria aperta – suggerisce l‘oppressione di ciò che rappresenta. Nei blocchi, però, la profondità spaziale assume il ruolo del tempo: sulla faccia interna ciò che è avvenuto, sulla faccia esterna, l’oggi. Il Memoriale non è un punto di arrivo, ma la scintilla di un processo culturale e di vita capace di catalizzare interesse, quesiti e una continua riflessione nella città.

Le cavità cubiche che si ripetono morbose convergono sul visitatore trasmettendo il malessere che raffigurano. Anche la scelta del materiale – l’acciaio cor-ten che si corrode all’aria aperta – suggerisce l‘oppressione di ciò che rappresenta. Nei blocchi, però, la profondità spaziale assume il ruolo del tempo: sulla faccia interna ciò che è avvenuto, sulla faccia esterna, l’oggi. Il Memoriale non è un punto di arrivo, ma la scintilla di un processo culturale e di vita capace di catalizzare interesse, quesiti e una continua riflessione nella città.

Per la galleria di immagini: cortesia Iperbole.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Fisico per formazione, redattore scientifico, bolognese adottivo. Adoro viaggiare, da solo o in compagnia, e prestare attenzione a ciò che succede intorno a me. Mi interessa la sostenibilità in tutte le sue forme - trasporto su ferro, mobilità dolce, ciclabilità urbana.


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