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Milano | San Babila – Novità per il Garage Traversi

Una meraviglia architettonica targata 1930 cambia proprietà e forse, finalmente, si pone fine ad una vicenda che si trascina da oltre un decennio. Stiamo parlando dell’Ex-Garage Traversi, quella meraviglia a strisce che fa capolino tra i palazzi di San Babila da via Bagutta e che era diventata un outlet da temporary shop. E’ stato acquistato da Hayrish, un fondo di private equity inglese che ha intenzione di trasformarlo in un polo del lusso investendovi circa 30 milioni di euro, portando a compimento un progetto già presentato oramai nel 2003, quando il garage storico chiuse i battenti.

L’edificio risale agli anni Trenta e fu realizzato tra il 1936 e il 1938, su un lotto abbastanza risicato, rimasto libero tra i palazzi edificati nel corso dell’attuazione del piano di ricostruzione dell’area tra corso Matteotti e piazza San Babila, in particolare a ridosso della torre della Snia Viscosa.
I limiti dell’area, troppo piccola per collocarvi un edificio di abitazione di pregio e l’impossibilità di avere fronti libere oltre a quella principale su via Bagutta suggerì la destinazione ad autorimessa, del resto opportuna per la collocazione nel cuore della città ed in una zona carente di spazi da destinare alla sosta di autoveicoli.
Il progetto, affidato all’architetto Giuseppe De Min, che pochi anni prima per lo stesso committente aveva firmato il palazzo eretto all’angolo tra piazza San Babila e corso Venezia, fu accompagnato dalla cessione al Comune di una parte dell’area di proprietà, circa 100 mq, antistante l’edificio allo scopo di creare una piazzetta aperta verso la via Bagutta.
Intensamente utilizzato negli anni anche con l’allestimento di un ristorante al piano primo, l’edificio, uno dei primi fabbricati in cemento armato realizzati in città, per la sua posizione centralissima è al centro di fortissimi interessi commerciali (Lombardia Beni Culturali).

Purtroppo col passare degli anni (più di 13 anni), l’edificio ha risentito dell’abbandono, e ora versa in uno stato abbastanza degradato.

In compenso il ministero per i Beni culturali sottopose l’autosilo a vincolo attenuato della Sovrintendenza. In pratica, si dovrebbe conservare la struttura dell’edificio razionalista firmato da Giacomo De Min, che però potrà essere modificato all’interno.

L’ultimo progetto scelto per il rinnovo dell’edificio risale al 2010, con un disegno effettuato dallo studio dell’architetto milanese Benedetta Tagliabue (EMBT – Enric Miralles Benedetta Tagliabue Arquitects Associates – Barcellona).

Una volta riqualificato ospiterà marchi di abbigliamento, uno showroom, un ristorante e forse anche una spa con terrazza e vista sui tetti di Milano.

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Il Garage sul finire degli anni Trenta

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Il Progetto Benedetta Tagliabue

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


9 thoughts on “Milano | San Babila – Novità per il Garage Traversi

  1. -Ale-

    E’ in condizioni terribili, sembra un magazzino abbandonato in periferia. Uscendo dalla metro di San Babila è un pugno in un occhio
    Benissimo che finalmente anche questo pezzo ha una speranza di recupero!

    L’idea dell’ennesimo centro di abbigliamento non è entusiasmante… io ci avrei visto bene il museo della moda, tanto spesso nominato ma mai concretizzato. Ma all’ingresso del quadrilatero, gli interessi commerciali (e quindi i costi) sono davvero troppo alti.

  2. Anonimo

    Bene! Solo possiamo fare qualcosa per quell’angolo di piazza San Babila? Fa schifo, andrebbe rifatto e andrebbero limitate le auto. Pensate solo che l’attraversamento pedonale di Cso Matteotti, così frequentato, NON ha nemmeno lo scivolo per disabili.

  3. wf

    L’unica categoria merceologica che contribuisce a non sterilizzare e a tenere vivo il quartiere è il ristorante, non certo l’abbigliamento.
    Ossia tutte quelle attività che offrono ospitalità e/o ristoro ai cittadini e/o turisti, e soprattutto che sono aperti dopo le 20 e nel dopocena.

    Altri mutandari di lusso o profumieri lì proprio non se ne sente l’esigenza.
    Se si vuole fare vivere il Duomo è il centro storico la sera bisogna guardare al tipo di offerta commerciale che si va a far crescere in zona.

    Cmq ottima notizia che venga ristrutturato

    1. Claudio K.

      Ormai la differenza fra retail e ristorazione è molto sfumata. I “mall” tengono aperto fino a tardi e ospitano anche bar e ristoranti. Non è un più problema di categorie merceologiche ma di qualità.

      Visto l’edificio e la zona, immagino che ripeteranno una operazione tipo Excelsior, che mi sembra abbia avuto anche successo. Staremo a vedere.

      1. wf

        Mha, non so. Quindi Claudio tu dici di essere ottimisti.

        A me sembra che la cosiddetta Alta Gamma non sia così in grado di rivitalizzare le zone centrali di una città…

        Se invece parliamo di qualità rivolta alla fascia media della popolazione il discorso cambia.

        Però non mi sembra che il Duomo sia ancora una meta dove passare cena e dopocena. Ancora non sviluppa quella proprietà centripeta delle altre città europee..

        Anceh se è vero che ultimamente le cose sono molto cambiate…
        Speriamo.

        1. Claudio K.

          Onestamente io tutto questo deserto la sera in centro non lo vedo. In piazza Duomo e limitrofi c’è sempre gente fino a tardi, specie d’estate. La Rinascente chiude alle 22. In San Babila ci sono i teatri. Le vie intorno sono piene di ristoranti. Se via MonteNapoleone, una su 50, è invece vuota, pazienza, non mi sembra un dramma. Anche nelle zone più vivaci ci sono vie più piene e altre meno piene.

          E poi ci siamo lamentati per decenni che a Milano tutto era concentrato in centro e il resto era un deserto, come in una città di provincia, e adesso che finalmente è diventata una metropoli policentrica vogliamo riportare la gente per forza in centro?

          Di zone dove passare cena e dopocena ce ne sono ormai a bizzeffe a Milano: Brera, Corso Como -Porta Nuova, Darsena-Navigli, Arco della Pace… Davvero, non mi sembra un problema.

          1. wf

            Sì può darsi che tu abbia ragione però io mi riservo sempre di pensare che il centro storico di una città rimanga il fulcro generatore della sua identità, quindi se migliora e cambia la vita nel centro cambia tutta Milano il modo di vedersi e immaginarsi.

            Bho, poi questo ho visto in tutte le città estere dove ho girato.
            Ciononostante sono estremamente contento che sia rivitalizzata.
            Penso però che debba essere aperta meglio al ceto medio.
            È giustamente è in evoluzione sperò in questo verso.

          2. robertoq

            In effetti non è che Bond Street o Faubourg Saint-Honore siano particolarmente viali la notte (o poco esclusive).
            A me fa più impressione il resto del centro storico di Milano (ed in particolare il “vero” centro storico, ossia quello risparmiato dagli sventramenti della guerra e della “racchetta” – da Missori a Cadorna per intenderci): quello si che è in gran parte un vero mortorio la sera. Vetrine chiuse e uffici o case superesclusive, senza alcun tessuto)

  4. wf

    @robertoq

    https://www.google.it/maps/@45.461976,9.188499,3a,75y,189.59h,90.24t/data=!3m6!1e1!3m4!1saUS_iACjh4NVcFR18tGzvQ!2e0!7i13312!8i6656

    Via Giuseppe Mazzini…
    Vedi g street view…
    Negozi chiusi. sembra beirut bombardata.

    Cosa vuol dire che a 20mt dal duomo in zona centralissima nessuno dco nessuno è interessato ad aprire attività di ristorazione e/o turistiche food/ e/o accoglienza e/o altro…

    Una domandina me la farei…Forse la zona duomo non è poi così tanto appetibile?
    Ci sono esempi di città europee con situazioni simili a 20mt dal centro?
    Che qualcuno non abbia trovto appetibili per farci un business?

    Ecco il mio ragionamento sulla “sterilità” di certe categorie merceologiche…

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