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Milano | BREXIT – Quale futuro per Milano?

BREXIT

 

Il referendum indetto nel Regno Unito per la permanenza o meno dello stesso all’interno dell’Unione Europea si è concluso con la vittoria di misura dei favorevoli all’uscita, come è noto; per cui si va verso l’ineludibile abbandono di questo importante paese membro, la cosiddetta Brexit

Nonostante siamo consapevoli che questa situazione aprirà scenari politici ed economici imprevedibili e inesplorati, vorremmo qui fare alcune considerazioni su una possibile implicazione dell’uscita della Gran Bretagna dal consesso unitario europeo, in particolare per quello che riguarda il ruolo di Londra.

Infatti uno degli scenari possibili per la capitale inglese, motore finanziario d’Europa e centro di riferimento per la finanza mondiale, è una pesante perdita di appeal da parte degli investitori internazionali, come anche l’immediata reazione dei mercati suggerisce. In particolar modo per quanto riguarda gli investimenti immobiliari, oggi ingentissimi perché giudicati ad alta redditività.

E proprio questo aspetto potrebbe essere interessante per il futuro di Milano, che si è rivelata negli scorsi anni una delle città più ‘perfomanti’ in ambito europeo per quello che riguarda gli investimenti immobiliari internazionali, con l’ingresso di fondi arabi, cinesi, kazaki, nel mercato meneghino. Quindi un mercato, quello milanese, già in forte espansione e con previsioni di forte crescita.

Con il possibile abbandono della piazza londinese da parte di questi fondi immobiliari verso più redditizi investimenti all’interno dell’Unione Europea, Milano potrebbe accrescere a dismisura nei prossimi anni il volume dei capitali esteri investiti nel suo mercato immobiliare. Con conseguenze non solo sul prezzo degli immobili, ma anche sulle dinamiche urbanistiche che potrebbero venirsi a creare.

In vista di uno scenario di questo tipo, sarebbe bene che la città di Milano non si facesse trovare impreparata e iniziasse a ragionare per dotarsi di strumenti per governarlo e non ‘subirlo’, cercando di massimizzare i benefici (che ci saranno in ogni caso) e minimizzare gli eventuali effetti negativi, come il rialzo incontrollato dei prezzi degli immobili

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


9 thoughts on “Milano | BREXIT – Quale futuro per Milano?

  1. Claudio K.

    È vero che Milano è molto attrattiva in sé, ma è zavorrata dalle inefficienze del sistema Italia che la rendono meno appetibile rispetto ad altri contesti. Credo che Milano sarà solo l’opzione 3 per le entità finanziarie che se ne andranno da Londra, dopo Francoforte e Parigi. Mentre per le multinazionali sarà solo 4, 5 o 6, dopo posti come l’Olanda e il Lussemburgo (che notoriamente hanno una tassazione molto favorevole alle aziende) e magari anche dopo città con più “appeal” come Barcellona o Madrid. Sul mercato immobiliare in senso stretto non saprei, forse qualche carta in più ce la giochiamo, ma non mi aspetterei grandi boom a seguito della Brexit. Comunque ho appena sentito Letta in TV lanciare la candidatura di Milano come nuova sede per ospitare l’Autorità bancaria europea che adesso sta a Londra. Quello sì che sarebbe un bel colpo!

    1. wf

      Bhe tutto vero ma è anche vero che se c’è un momento giusto per cogliere l’opportunità è proprio questo qui.

      😀 ottimista per Milano ancora più aperta e internazionale.

  2. robertoq

    Non per spegnere gli entusiasmi ma i contingency plan di tutte le multinazionali con sede a Londra sono già pronti da tempo…

    Ciò detto spero che qualcosa di buono per Milano venga comunque fuori.

    1. Claudio K.

      il tempo e il luogo sono due cose diverse!

      Il fatto che siano pronti da tempo non esclude che alcuni di quei contingency plan possano contemplare Milano (che è già da un po’ che è diventata attrattiva, a parte come dicevo le inefficienze generali del sistema Italia)

  3. Claudio K.

    PS: nella lettera che ha pubblicato stamattina sul Corriere, Sala dice che è già in trattative con Renzi per installare una zona franca nell’ex area Expo.

    Potrebbe essere la volta buona che Milano ottenga quello status speciale che merita.

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