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Milano | Fopponino – San Francesco di Gio Ponti, gotico moderno

La passeggiata del giovedì - Il Fopponino, 1869La cappelletta del Fopponino di Porta Vercellina

Il Fopponino. In gergo locale di un tempo la foppa, o il foppone, era il cimitero e, come è immaginabile, prima del riordino dei cimiteri cittadini a fine Ottocento i luoghi di sepoltura erano parecchi, sparsi ad ogni angolo della città appena fuori dalle principali porte cittadine. Uno di questi cimiteri era il Fopponino di porta Vercellina sviluppatosi da un primitivo e piccolo cimitero, istituito in conseguenza della peste che colpì Milano nel 1630. Qui sorse una cappella che già nel 1673 raggiunse le forme attuali. Ampliato e riorganizzato già nel 1787, si estendeva in forma rettangolare avendo al centro l’attuale incrocio tra le vie Verga e Giovio; a Ovest raggiungeva quasi il tracciato ferroviario che correva sull’attuale asse di via Dezza. Nel 1825 venne ingrandito ulteriormente e continuò ad essere utilizzato ininterrottamente, senza particolari vicende, sino al 1868quando fu adibito ad accogliere solo i morti del comune dei Corpi Santi. Anche in questo caso, avendo la Municipalità fatto male i conti, dal 1875 venne ripristinato per accogliere tutti i morti della zona. Cessò la sua funzione il 30 novembre 1895 e, dal giorno successivo, i morti che vi erano destinati per territorialità vennero inumati a Musocco.

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Lo spazio del cimitero venne suddiviso e attraversato da almeno 3 strade cittadine: via Paolo Giovio, via Giovanni Verga e via Ercole Ferrario. Rimase la seicentesca chiesa dei SS. Giovanni Battista e Carlo al Fopponino con l’ingresso monumentale e la cappelletta dell’ossario.

Negli anni Cinquanta del ‘900, la crescita della popolazione fece sì che la piccola chiesa seicentesca diventasse parrocchia. Così, per decreto arcivescovile, l’8 settembre 1958 fu istituita la “nuova” parrocchia, che scorporò il suo territorio principalmente dalla Parrocchia di S. Pietro in Sala e, in parte minore, dalle Parrocchie di S. Maria del Rosario e di S. Vittore al Corpo.

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L’ingresso monumentale al cimitero e alla chiesa dei SS. Giovanni Battista e Carlo al Fopponino in piazzale Aquileia

 

Naturalmente la piccola chiesa risultò da subito insufficiente ad accogliere i nuovi parrocchiani, così venne deciso di realizzare un nuovo tempio. Inizialmente venne chiamato nel 1959, per volontà dell’Unione Commercianti di Milano, Giovanni Muzio che già aveva realizzato alcune chiese; l’intervento rientrava anche nel piano del Cardinale Montini del 1962/63, “22 chiese per 22 concili” promosso per celebrare l’apertura del Concilio Vaticano II. Fu nel 1961 che venne convocato Gio Ponti, architetto di fama internazionale che tra l’altro era nel bacino di residenza della parrocchia, per sostituire il progetto precedente di Muzio che non ebbe seguito.

Il compito fu quello di realizzare una chiesa con centro parrocchiale che fosse in armonia col contesto, con la seicentesca chiesa dei Santi Giovanni Battista e Carlo al Fopponino e rispettoso del luogo su cui sarebbe sorta.

Ponti era già diventato celebre in città, anche perché aveva da poco realizzato il nuovo Grattacielo Pirelli, icona innovativa e moderna che l’architetto citerà in parecchie scelte stilistiche anche nella nuova chiesa, come la forma delle finestre a rombo che ricordano la pianta del Pirelli o l’utilizzo di piastrelle sfaccettate per le facciate.

Il 4 maggio del 1961, con una solenne cerimonia, alla presenza del cardinal Montini, delle autorità, dei preti della parrocchia e di una folla numerosa, venne posta la prima pietra del nuovo luogo di culto. Alla cerimonia partecipò anche il Sindaco di Assisi, il quale portò in dono una roccia del monte Subasio, sul quale sorge Assisi, perché fosse interrata insieme alla prima pietra dell’edificio. Un gesto simbolico per collegare la chiesa ai luoghi del santo a cui è dedicata.

 

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La nuova chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino venne aperta al culto il 26 maggio del 1963, ancora con il cantiere in funzione. A nome del Vescovo, il Parroco don Italo Pagani benedisse la nuova costruzione che, finalmente, poteva accogliere la comunità  parrocchiale almeno per la Messa festiva. Un anno dopo, il 10 maggio 1964, a lavori definitivamente conclusi, il cardinal Colombo celebrò  solennemente la Dedicazione della nuova chiesa.

Il progetto della chiesa di Ponti ha forma esagonale posta di modo da avere un grande sagrato su via Paolo Giovio e due ali di edificio ai lati, così da formare una grande quinta armoniosa che accoglie i fedeli. Una rampa d’accesso guida le persone a salire gli scalini per accedere all’interno.

La facciata, realizzata interamente con piastrelle a diamante di colore grigio, è formata da una quinta scenografica che si unisce agli adiacenti edifici parrocchiali con delle vere e proprie “vele” traforate da aperture esagonali, definite a losanga (che ricordano, come abbiamo detto, la pianta del Pirelli). In particolare, otto di queste inquadrano il cielo alle spalle secondo un preciso significato legato alle facciate a vento della tradizione romanica lombarda, in cui l’infinito del divino viene simbolicamente incorniciato. Le tre losanghe centrali, invece, rivelano lo spessore murario e sono chiuse da tre vetrate realizzate in un secondo momento. Un pulpito, posto a lato dell’entrata nell’estremità inferiore di una delle aperture a losanga, come fosse un balcone, ricorda la predicazione francescana. L’accesso alla chiesa è consentito da tre aperture inquadrate da tre portali, ciascuno con un timpano regolare in sommità; una sorta di protiro moderno.

Stesso taglio per le finestre dei corpi laterali della parrocchia. Su entrambe le facciate si trova una serie di balconcini a creare una unica composizione formale: sulla facciata a destra della chiesa formata da due finestre, mentre su quella alla sinistra da tre.

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L’interno della chiesa si sviluppa su una pianta di forma esagonale asimmetrica. Un’ampia navata centrale accoglie i fedeli verso l’altare maggiore e due navate laterali, di altezza e ampiezza minore, terminano rispettivamente con un altare a loro volta. La struttura è in cemento armato ed è composta da pilastri a sezione variabile che, riducendosi, vanno a saldarsi con le travi del tetto a capanna. La forma poligonale caratterizza l’interno della chiesa quasi come una stilizzazione estrema del gotico, rendendola ancorata alla tradizione, ma innovativa. Alle pareti si trova una serie di 8 pale lignee rivolte verso la navata centrale: queste narrano episodi della vita di San Francesco.

Le vetrate, molto belle, sono state realizzate negli anni ’70 dal pittore Cristoforo De Amicis.

L’altare maggiore è sovrastato da una grandissima pala d’altare, dodici per otto metri, opera del pittore Francesco Tabusso intitolata ‘Il Cantico delle Creature’ e realizzata in due parti, come le pagine aperte di un libro; un’opera inizialmente non prevista e aggiunta solo nel 1975. Il grande bosco e l’acqua che scorre fanno da contorno alle figure di San Francesco e Santa Chiara. Dello stesso artista anche i trittici lignei nella navata centrale già citati.

Nella chiesa sono presenti altre opere, tra cui il Crocifisso ligneo e la statua in mogano raffigurante la Vergine Maria con Gesù Bambino in braccio (entrambe ad opera di don Marco Melzi) e la Via Crucis realizzata in ferro battuto dalla scuola Beato Angelico, su disegni di Ponti. Dopo il Concilio Vaticano II l’edificio si riempie di nuove opere d’arte, tra cui una Crocifissione di Francesco Tomea, due statue bronzee di San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio Abate ad opera di Virginio Ciminaghi, un’altra statua di bronzo, intitolata ‘Santa Madre Chiesa‘, di Alessandro Nastasio e una tela intitolata ‘Cristo Consacrante‘ realizzata da Giuseppe Ingegnoli. Da segnalare infine anche due vetrate di padre Guido Bertagna dedicate a Santo Stefano e Santa Cecilia.

Info da chiesadimilano.it e da parrocchia di San Francesco d’Assisi al Fopponino.

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Di seguito le immagini del fianco che si affaccia verso l’antica chiesa seicentesca. Un ingresso monumentale permette l’accesso alla chiesa.

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


7 thoughts on “Milano | Fopponino – San Francesco di Gio Ponti, gotico moderno

  1. Davide Bassini

    Assieme alla Chiesa dell’ospedale San Carlo, sempre di Ponti, sono a mio avviso le due chiese moderne più belle di Milano, dal vivo poi risultano ancora più interessanti e architettonicamente pregevoli.

  2. robertoq

    A suo modo è affascinante a mio parere forse la più bella delle 22 Chiese per 22 Concilii del Cardinale Montini.
    La pianta, se ci fate caso entrando, sono due trapezi il più grande per i fedeli ed il più piccolo per l’altare. La zona dell’altare originale era bellissima, con una grossa croce tau (come quella all’ingresso) e tre frasi scritte con il ferro. Purtroppo il solito Prete negli anni 70 ha buttato tutto a mare mettendoci la gigantografia di San Francesco, che per quanto bella, non ci azzecca nulla con la Chiesa.
    Gio Ponti ha disegnato anche tutto l’arredo, il tabernacolo, la via crucis e pure i paramenti sacri (del resto era la sua Parrocchia quindi ci andava spesso…)

  3. Lorenzo lamas

    La chiesa la vedo spesso e devo dire onestamente che mi affascina come un rutto dietro l’orecchio quando sono pigiato in metro alla sera – con i vagoni belli caldi – e non potendo muovermi non posso fare altro che apprezzare l’odore del menù del giorno mangiato a pranzo dall’aerofago passeggero.

    (Poraccio, magari non ha digerito perché ha preso un colpo d’aria con il bikesharing).

    Poi i gusti sono gusti.

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