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Milano | Pantano – Ca’ Litta, lavori quasi ultimati

Ca’ Litta è il palazzo appena ‘spacchettato’ di via Pantano 26. Si tratta in realtà di un edificio nobile del ‘700, che però è stato più volte rimaneggiato, specie dopo il conflitto del 1940-45, e che oramai ha pochi elementi originali. Quei pochi resti sono stati accuratamente restaurati e riqualificati in un bel progetto di recupero e trasformazione in residenze di lusso (era destinato sino a non molti anni fa ad uso uffici) a cura dello Studio Vittorio Grassi Architetto & Partners, promosso dal Gruppo Unipol, proprietario dell’immobile, nell’ambito di “Urban Up”. La stretta facciata è decorata da un ricco portale di stucchi e adorna di balconcini in ferro battuto.

Il lotto si sviluppa in profondità fino ad inglobare il palazzo Settala, affacciato sul Corso di Porta Romana, tramite una successione di cortili intercomunicanti. Il suggestivo effetto prospettico che ne deriva è visibile attraverso l’atrio. All’interno il palazzo possiede, al primo piano, due notevoli ambienti con raffinatissime decorazioni neoclassiche in stucco e pitture, mentre in una sala adiacente, sulla volta, fa mostra di sé un medaglione affrescato con elegante cornice settecentesca, sempre in stucco.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


24 thoughts on “Milano | Pantano – Ca’ Litta, lavori quasi ultimati

  1. alberto tadini

    grigio, naturalmente.
    possibile che non si potesse lasciare quel giallo tipo scala?
    forse lo studio vittorio grassi architetto & partners (volutamente in minuscolo) soffre di acromatopsia?

    1. Lorenzo Lamas

      In questo caso, il grigio non mi pare criticabile, ma è questione di gusti. Diverso discorso si può fare per altre soluzioni – diciamo meno di pregio – apparse nel blog negli ultimi mesi.

      1. ocia87

        Non mi pare solo questioni di gusti. Il grigio, a parte la sua bruttezza, non credo sia un colore storico. Ditemi se sbaglio.

          1. robertoq

            Personalmente mi da fastidio che il “grigio Bellagio” (dal nome dell’omonimo Hotel di Las Vegas) sia diventato lo standard nelle ristrutturazioni a Milano.

            Capisco che ci sta benissimo con il bianco perlato delle Audi Q7 e Porsche Panamera, ma è un colore freddo che non mi sembra sia particolarmente storico nella nostra città.

    2. Enchanted Avenger

      O forse lo studio grassi ha fatto i compiti e ha verificato che il colore origininale era quello… perché QUELLO era il colore degli edifici neoclassici di Milano nel 700… panna con modanature grigie …

      La storia del giallo “tipico milanese” è una balla, un caso da manuale di invenzione della tradizione… il giallo lo vollero i Savoia dopo l’unità per differenziarsi dagli Asburgo.

      Non ti sei mai chiesto come mai la Scala, Palazzo Reale, la Villa di via Palestro, la Villa Reale di Monza (che erano tutti gialli prima dei restauri… anzi la Scala era persin verdognola…) sono TUTTI stati ripristinati con quei colori con i restauri??

    3. seba

      ma ce la facciamo? sono due facciate diverse. una su corso di porta romana e una su via settala (come scritto nell’articolo). Cioe’, sono pure parecchio diverse…

      16 commenti sul nulla

  2. papoff

    se non ho capito male il palazzo giallo è in via pantano, mentre il grigio in corso di porta romana. avranno mantenuto la colorazione presente.
    sono due palazzi comunicanti.

  3. sdd

    Il “giallo Milano” è un falso storico che va debellato come la peste! Non riesco a immaginare colore più triste. Meglio il grigio.

  4. lorenzo lamas

    No ocia87, non si parlava di storicità e tradizione prima che tu intervenissi.

    Ad alberto tadini non piaceva il grigio – senza specificare altro – e a me sì, in questo contesto.
    Gusti, quindi. Ma non si parlava di storicità e tradizione. Lo stesso Andrea ha inteso che si stava trattando di gusti, che rientrano nella sfera personale.

    Sei stata tu ad introdurre il tema della “storicità e tradizione”. Dal tuo commento capisco che il grigio non doveva essere usato in quanto colore brutto e non storico.

    Ma poi, per te, il grigio non deve essere usato perchè, oltre ad essere brutto e “triste”, non è “storico” ?

    E allora tutte le cacate di palazzi anni 50/60 color “Giallo Milano” non sono tristi perchè non sono grigie e rispettano un colore storico ?

    Come detto all’inizio, i gusti sono gusti ………..

      1. lorenzo lamas

        Oh Wf, eccoti qua !

        Conosco già la tua opinione sul color grigio. Ed in parte hai ragione. Ma devi pur sempre tener conto della base di partenza. Dove sta ‘sto grigio?

        Se ti compri l’abito grigio da Bardelli ti dicono “ammazza oh, anvedi quanto te sei acchittato, pari Cary Grant”, se invece lo prendi da Oviesse ti dicono “eddaie na tortorata a sta pantegana”.

        Eppoi giallo è talvolta coerente con la cacata. Grigia mi manca.

        1. Wf

          Ahahaha.
          Si vero.
          Infatti nel,caso,specifico non è che sta malissimo il grigio.
          Però c’è il rischio di portare sempre più grigiume nella strada e nella città.

          È un Po anche un problema di bilanciamento.
          Se in una città tutti i palazzi sono grigi (oppure losceno giallo poltrona pisciata di nonna che nonna è morta 20 anni fa.. ndr) che lo chiamano Milano ma nasce ” mi dia quello già sporco che costa meno da brico “…

          Allora diventa si una questione di massima.
          Nel senso che di massima preferisco un brutto colore a un mesto banale grigio.

          Poi hai ragione i gusti sono gusti però certe volte sono gusti dimm… 😂.

          Nello specifico il palazzo non è terribile.
          Non vorrei diventasse un precedente e una giustificazione per tutti gli altri.
          Salute

          1. Lorenzo Lamas

            Concordo e sottoscrivo. Inoltre aggiungo che Nonna se magnava troppi asparagi e non si staccava mai dalla sua amata poltrona.

          2. Enchanted Avenger

            Bianco panna con modanature grigie è il colore ORIGINALE di età asburgica (modellato appunto sugli edifici viennesi). Il giallo l’hanno voluto i Savoia dopo l’unità per differenziarsi dagli Asburgo.

            Infatti, con i restauri, la Scala, Palazzo Reale, la Villa di via Palestro, la Villa di Monza, sono stati TUTTI riportati a questo, che è il LORO colore originale.

          3. robertoq

            @Enchanted Avenger: periodicamente torna la questione del giallo dei palazzi di Milano (un altro affezionato al tema è Claudio K che sostiene la medesima tua tesi), dove si sostiene che il giallo è una invenzione sabauda e – di fronte all’evidenza dei quadri del 700 e dell’800 che mostrano tutti i palazzi di colori dal gallino al carminio chiaro – che si tratta dello sporco accumulato nel tempo e che i palazzi erano tutti grigi come a Vienna.

            Ora io non so quanto lo spirito tutto sommato anarchico dei Milanesi li abbia portati ad avere tutti i palazzi grigi come a Vienna, buttando a mare due secoli di eredità Spagnola (Sormani, Palazzo Litta, il Senato…) o l’indubbia influenza Francese (il “giallo Parma” di completa derivazione ed imitazione Francese esiste ed è difficile che a Milano non abbia mai attecchito).

            Io non pretendo di mettere una parola autorevole sul tema (e tantomeno definitiva), ma sarebbe bello se UB riuscisse un giorno a fare un articolo (documentato con delle fonti diverse da robertoq o Claudio K o enchanted Avenger 🙂 ) sul tema.

            Anche perché il fatto che la Soprintendenza autorizzi palazzi grigi non significa nulla visto come si comporta la Soprintendenza a Milano… (spero che almeno su questo saremo tutti d’accordo? 😉 )
            Io trovo il tema interessante e poco documentato, almeno con quel che si trova facilmente in rete.

  5. wf

    Lorenzo mi fai tagliare 😀 😀 😀

    Comunque una cosa seria volgio aggiungerla, ossia che…

    a Milano si guarda sempre esclusivamente al palazzo singolo (maledetto individualismo ) e MAI ai PROSPETTI DI STRADA..

    E’ importante vedere come viene modificato o la tutela storico/estetica el prospetto della strada intera e non il singolo palazzo..

    Ma Milano ognun fa come gli pare.
    Ecco perchè la città appare a volte così squilibrata e poco gradevole.
    E questo vale anche per la scelta delle cromaticità dei vari palazzi.

    Poi è facile scorciatoia prendere dei toponi della ex darsena, attaccarli a uno scopettone e strofinarli sui frontespizi…
    (ma questa è un’altra polemica)

    Salute

  6. Wf

    Quindi i Savoia pisciavano sui palazzi ed ecco spiegato il colore scolorito giallo, mentre gli austriaci si portavano le pentagane al seguito e ci coloravano gli edifici.

    Un gusto autonomo autoctono no ,eh?
    Non c’è speranza?
    Bisogna sempre rifarsi a qualche invasore?

  7. Corrado

    Al di là dei colori delle facciate, io trovo molto tristi gli striminziti marciapiedi su entrambi i lati e la totale mancanza di alberature.

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