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Milano | Pasquirolo – La Galleria del Corso, una scarpa e una ciabatta

La Galleria del Corso è un enorme edificio monumentale progettato dell’architetto Pier Giulio Magistretti nel 1926 e che si concluse solo nel 1935, dopo quasi dieci anni di lavori e molte critiche. La critica maggiore fu per le sue forme sgraziate, soprattutto sproporzionate e troppo monumentali su piazza Beccaria, piazzetta alquanto piccola. Anche se a discapito del povero padre del più famoso Vico Magistretti, questo edificio venne realizzato per affacciarsi su una Milano trasformata per essere monumentale, con spazi ampi e gradi piazze, progettata da un gruppo di architetti capitanati da Piero Portaluppi, progetto chiamato Ciò per Amor, che mai venne realizzato per intero ma che spianò una parte di città che un po’ rimpiangiamo, come il Pasquirolo e il Verziere.

La sorella “brutta” della galleria Vittorio Emanule, in stile razionalista e un po’ art-decò, lo scorso anno fu protagonista di un piccolo crollo (calcinacci che ruppero, cadendo, alcune vetrate della copertura) che per fortuna non coinvolse nessuna persona, creando solo danni alla copertura. Ora l’Ambasciatori Hotel, che si trova in un ala della galleria, sta procedendo a restaurare il suo lato, così la facciata con l’arco monumentale è ora bella candida e splendente come novant’anni fa, ma solo da una parte. Infatti l’hotel pare sia, almeno per il momento, l’unico che stia effettivamente restaurando la propria parte. Chissà se ora anche gli altri proprietari provvederanno a restaurare il restante di loro pertinenza?

Sarebbe brutto avere una “scarpa e una ciabatta” da ammirare dalla rinnovata piazza Beccaria. Anche se effettivamente l’intera galleria andrebbe totalmente riqualificata, perché crediamo non sia mai stata restaurata nei suoi novant’anni di vita.

Come si vede da queste foto, le due metà dell’arco, una restaurata e l’altra no.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


12 thoughts on “Milano | Pasquirolo – La Galleria del Corso, una scarpa e una ciabatta

    1. Ester Moidil

      Guarda che lì c’è sempre stata una galleria… questo efificio sostituisce la galleria de cristoforis ottocentesca.

      ed è un capolavoro di art déco

      studiate prima di commentare

    2. kubi

      A Milano per almeno 200 anni andrebbero abolite le parole “speculazione”, “speculatore” e affini. Sono peggio della peste di manzoniana memoria.

  1. Wf

    È inutile restaurare un luogo se non si trova una funzione per esso.

    Se non si trova un qualcosa che lo faccia vivere che lo renda appetibile.

    Rimarrà un buco vuoto non frequentato.

    Prima la funzione poi il restauro.

    (O entrambi).

  2. GG

    Resto dell’idea che magistretti junior sia molto peggio in termini di speculazione e danno generale alla città. Comunque la de cristoforis era dove ora c’è il palazzo del toro in san babila. E infine senza un restauro non si può trovare una funzione.

  3. Claudio K.

    Il palazzo diviso in due proprietà e restaurato a metà, oppure rifatto metà di un colore e metà di un altro (possibilmente che non c’entri niente col primo) è un altro grande classico nella galleria degli orrori dell’urbanistica milanese.

    E mi chiedo ancora una volta dove sia qui quella sovrintendenza tanto solerte quando si tratta di imporre di mantenere i rattoppi in cemento sulle sponde dei navigli o i segni dei binari del tram perché si deve vedere il segno del tempo che passa.

    1. Wf

      Infatti siamo al teatro dell’assurdo con la soprintendenza.

      Il falso storico no per i lampioni o i restauri (che poi sarebbe meglio dire “in stile”), mentre una coerenza e tutela dei prospetti fronte strada no.

      Comunque qui bisogna inventarsi un senso ai luoghi, una funzione.
      Per una antropologia della comunicazione visuale.

  4. robertoq

    Certo che anche se fosse ridipinta tutto a nuovo e dello stesso colore, rimarrebbe una pavimentazione interna conciata malissimo e una illuminazione (triste e fioca) da far scappare anche il più volenteroso passante.
    Non a caso il magazzino Excelsior è un flop epocale.

    1. Enchanted Avenger

      Mah non credo che il problema sia quello per l’Excelsior, visto che l’affaccio principale non è sulla galleria ma sullo slargo verso corso Vittorio Emanuele, da cui è ben visibile…

      Sinceramente le poche volte che ci sono stato, all’excelsior, l’ho sempre trovato pieno, ma evidentemente la gente si gua da in giro ma non compra…

      Niente niente non è che il vero problema sia che è carissimo??? 😀

      1. robertoq

        Hai ragione, diciamo che gli affacci laterali in galleria (e molto probabilmente tutta la zona che non è Montenapoleone) non hanno molto aiutato quello che è un formato super premium.
        Poi dire flop epocale è onestamente esagerato (anche se di 3 negozi uno l’han chiuso e Milano han provato a venderlo senza successo), però un grande magazzino molto ben fatto e di alto livello non è riuscito quasi per nulla a alzare il livello della galleria, il che fa un po’ riflettere.

  5. antonio

    La parola speculazione può essere abolita, ma la sostanza no. Milano è stata vittima della speculazione. A partire dall’Unità d’Italia in poi tutta la Milano popolare è stata cacciata in periferia. I quartieri poveri sono stati abbattuti senza remora e si sono salvati solo i palazzi dei Signori e qualche spezzone di città popolare qua e là ( Navigli) . Ricordiamoci che se avessero attuato in piani regolatori non avremmo neppure Corso Garibaldi..
    Comunque la galleria ora c’è.. e bisogna che non sia degradata…il magazzino non ha migliorato la situazione, anzi..

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