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Milano | Verziere – Santo Stefano Maggiore, dove venne battezzato il Caravaggio

Chissà com’era l’antica basilica di Santo Stefano Maggiore. Oggi la basilica troneggia col suo alto campanile e la sua facciata barocca a due passi dal Duomo, nella piazza (che secondo noi andrebbe valorizzata) a lei dedicata.

Anche se non sembra, si tratta di un’antica chiesa di Milano. Inizialmente dedicata al profeta San Zaccaria, venne poi intitolata a santo Stefano nel X secolo.  La chiesa era anche conosciuta col nome di Santo Stefano in Brolo (dal nome storico dell’area), per differenziarla dalle altre chiese dedicate allo stesso protomartire. Oggi vi si officiano messe in lingua filippina e spagnola, per gli immigrati di quelle lingue.

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Il primitivo edificio di culto, andato completamente distrutto in un incendio, fu fondato intorno al 417 dal futuro vescovo Martiniano Osio, dedicato come abbiamo già detto a San Zaccaria e sorse nei pressi di un cimitero dove era conservata la cosiddetta “Pietra degli innocenti” che la tradizione voleva come luogo dove fossero le reliquie di quattro martiri cristiani risalenti al IV e martirizzati sotto Valentiniano I. La pietra sacra è ancora oggi conservata in una piccola camera sotto la pavimentazione della basilica chiusa con una grata in bronzo e ricordata da una targa, visibile all’interno della navata principale.

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La primitiva chiesa nel 1070 andò completamente distrutta da un’incendio che devastò Milano in quel periodo, quindi venne ricostruita in stile romanico nel 1075 e dedicata questa volta a Santo Stefano protomartire. Noi abbiamo provato a ricostruirla con un’immagine evocativa, nella versione del 1112, quando venne aggiunto un nartece antistante il tempio di cui ancora oggi è possibile ammirare l’unica colonna superstite davanti al campanile, scoperto nel 1924 in seguito alla demolizione di alcune casupole addossate al campanile.

L’impianto dell’edificio ricostruito dopo l’incendio, non dovette comunque discostarsi di molto da quello originario; secondo il Reggiori, che tentò una ricostruzione della basilica medievale, presentava tre ampie navate tutte terminanti con abside, divise in sei campate, rettangolari in senso trasversale nella navata centrale, quadrate nelle navatelle laterali. Tale schema era avvicinabile a quello di San Pietro in ciel d’oro a Pavia. La copertura era costituita da volte a crociera cordonate. La facciata era preceduta da un ampio nartece, aggiunto nel 1112 diviso in cinque campate.

La facciata della basilica medievale era a due spioventi con una grande finestra circolare in corrispondenza della navata mediana; la torre campanaria si trovava sul lato sinistro della basilica verso la chiesa di San Bernardino, era di impianto quadrato terminante a cuspide ricoperta da lamine di piombo.

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Questo portico o nartece il 26 dicembre del 1476 fu la scena di un delitto che avrebbe sconvolto la città intera. Infatti il duca Galeazzo Maria Sforza venne assassinato per mano di alcuni congiurati aristocratici milanesi ai piedi di questa colonna. Il signore di Milano era infatti giunto alla basilica per le celebrazioni del santo patrono e, come si può leggere nella targa commemorativa incorporata nella pavimentazione, l’evento storico avvenne proprio immediatamente dopo il portale d’ingresso alla basilica.

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Nel 1567, quando San Carlo compì la sua prima visita pastorale nella basilica, notò lo stato di degrado della chiesa, perciò ordinò, tra le altre cose, che si procedesse alla ricostruzione della cappella maggiore, secondo il disegno di “messere Pellegrino nostro architetto”. Inoltre per conferire la chiesa il dovuto decoro, stabiliva che venissero levati gli altri appoggiati ai pilastri della navata e accomodati quelli di alcune cappelle. Infatti col tempo si erano moltiplicati nella basilica altari e cappelle, fatti erigere da nobile famiglia milanesi e a cui erano spesso associate scuole e confraternite. Di fatto le disposizioni di San Carlo rimasero per molto tempo senza seguito e soltanto nel 1594, l’arcivescovo Gaspare Visconti, si dava inizio a ingenti lavori di restauro, resi ormai necessari dalle condizioni sempre più rovinose dell’edificio, in parte oramai pericolante.

I lavori di ammodernamento vennero comandati a Giuseppe Meda, già impegnato contemporaneamente nei lavori della cappella Trivulzio (che vedremo più avanti). Dopo la morte del Meda (1599) i lavori proseguirono nella navata mediana, che attenendosi con molta probabilità alle direttive da lui lasciate, veniva rialzata e divisa in sei arcate sostenute da pilastri con lesene ioniche addossate, in modo tale da suscitare un effetto di maestà semplice e ariosa. La facciate e il portico medievali, ormai pericolanti, venivano demoliti poco più tardi. Nel 1620 la soprastanzeria di Santo Stefano otteneva il permesso di abbattere l’antico nartece e nel 1629 si decideva di allungare l’edificio così da occupare lo spazio lasciato libero dalla demolizione dell’atrio.

Già nel 1637 la nuova facciata, innalzata in sostituzione di quella medievale, era stata impostata anche se non era ancora compiuta.
Nel 1531 ebbero inizio i lavori per la costruzione all’interno della chiesa della cappella della famiglia Trivulzio e nel 1567 vennero realizzati i progetti per la creazione di una nuova cappella maggiore, redatti personalmente da San Carlo Borromeo ma mai eseguiti in seguito. Nella chiesa, dove già erano conservati i corpi dei santi Martiniano Osio, Ausano e Mansueto, arcivescovi di Milano, ivi deposti da tempo immemorabile, san Carlo Borromeo vi traslò pure i corpi dei santi Leone, Arsazio, Marino, Mamete e Agapito.

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Nel frattempo un altro avvenimento importante avvenne in questa chiesa: il 30 settembre 1571 vi venne battezzato il pittore Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come il Caravaggio. Infatti grazie al ritrovamento, avvenuto nel febbraio 2007, fra i documenti d’archivio della basilica conservati nel Museo Diocesano del capoluogo lombardo, del certificato di battesimo del pittore ha messo definitivamente fine a una lunga disputa fra gli studiosi su quale fosse la sua vera città natale: Caravaggio in provincia di Bergamo o, appunto, Milano.

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Nel 1642, fu ricostruito il campanile ad opera dell’architetto luganese Gerolamo Quadrio, dopo che quello medievale crollò rovinosamente e venne costruito sul lato opposto.

La basilica subì nuovi rifacimenti nell’Ottocento. L’altare maggiore fu sostituito con una forma di tempietto circolare opera di Giuseppe Levati, che nei primi decenni del secolo restaurò molte cappelle uniformando gli altari. E 1832 Gaetano Bestia rinnovava la navata mediana, appoggiando ai pilastri semicolonne scanalate d’ordine ionico e appesantendo la trabeazione.

Oggi purtroppo la chiesa, fatta eccezione della facciata restaurata recentemente, versa in uno stato decadente e necessita assolutamente di un intervento di restauro radicale. Ci sono infiltrazioni d’acqua che stanno rovinando le pitture parietali oltre a deturpare anche qualche tela.

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Tra le opere pittoriche conservate nella basilica di Santo Stefano meritano particolare menzione il Noli me tangere di Fede Galizia del 1616 (una pittrice italiana attiva durante il Barocco) e la Trasfigurazione di Giuliano Cesare Procaccini. Le cappelle custodiscono tele di difficile leggibilità per il cattivo stato di conservazione e di incerta attribuzione, ricordiamo una comunque una Natività del Fiamminghino, Sant’Anna, la Madonna e il bambino di Federico Bianchi, un Martirio di Santo Stefano attribuito al Francesco Cairo .

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Noli me tangere di Fede Galizia

Dell’antica chiesa sopravvivono due bassorilievi, ora posti in controfacciata, uno raffigurante Cristo in trono e un ancona marmorea raffigurante la crocifissione.

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La cappella di sinistra dove si trova l’immagine di Sant’Anna, la Madonna e il bambino di Federico Bianchi (Milano o a Masnago, 1635 – 1719)

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La cappella Trivulzio, a destra del presbiterio è a pianta quadrata con quattro colonne corinzie libere, negli spigoli, su cui si imposta una volta a vela

Un cenno a parte merita la cappella Trivulzio, pregevole architettura di Giuseppe Meda, la cui costruzione è ben documentata. Nel 1531 il cardinale Teodoro Trivulzio disponeva nel suo testamento che fosse edificata una cappella, dedicata a San Teodoro, ove si trovava la cappella di San Vincenzo giuspatronato della famiglia Besozzi e per tale opera lasciava 10.000 ducati. Probabili contrasti con la famiglia Besozzi e l’indecisione degli eredi fecero sì che i lavori alla cappella iniziassero soltanto nel 1594. Risarciti in parte i Besozzi e acquistate alcune porzioni di terreno vicino, veniva incaricato del lavoro Giuseppe Meda, che a sua volta stipulava un contratto per l’esecuzione con Giovanni Piantanida il 18 aprile 1595. Il progetto subì alcune modifiche nella fase esecutiva; il vestibolo ellissoidale fu sostituito con un vano rettangolare, l’altare fu direttamente appoggiato alla parete terminale e sulla destra lo spazio che doveva costituire una sorta di sacrestia fu collegato alla zona da tre arcate poggianti su un muretto anziché con una sola porta. La struttura centrale era costituita da un ambiente quadrato coperto da volte e sostenuta da archi e rosoni in rilievo su quattro colonne corinzie in marmo poste agli angoli. Due corti bracci laterali avvicinavano alla pianta della cappella a una croce greca allungata. Il motivo ornamentale a rosoni ritornava nella volta sopra l’altare creando con le decorazioni in stucco un effetto di leggera ariosità. Sull’altare fu collocata una pala di Camillo Procaccini raffigurante San Teodoro. Nel 1702 di fianco la cappella veniva costruita, su disegno dell’Ingegner Francesco Bianchi, la nuova sacrestia.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


2 thoughts on “Milano | Verziere – Santo Stefano Maggiore, dove venne battezzato il Caravaggio

  1. Fabio

    Veramente bella. Peccato perché meriterebbe di essere valorizzata molto di più, insieme alla piazza antistante..
    E complimenti a voi di Urbanfile per questi articoli davvero ben fatti e interessanti sui monumenti e la storia di Milano👍

  2. Thomas Villa

    È molto grande e solenne, ma è anche la chiesa messa peggio del centro storico…bene o male è quasi sempre aperta perchè è animata da tante comunità che ritrovano in questa basilica un sempre generoso punto di appoggio…però restaurata a dovere diventerebbe un gran bel gioiellino e farebbe una figura superba…

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