"Anche le città hanno una voce" – Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Celebrare Milano è lo sport nazionale?

Un articolo da Linkiesta che potrebbe far riflettere, o no… perché non tutto brilla di luce propria.

Moderna, internazionale, accogliente: ormai celebrare il capoluogo lombardo è lo sport nazionale. Eppure, nonostante tutto, la realtà è diversa. E chi fa finta di non vederla, soprattutto se milanese, fa il male della città.

Bosco Verticale

Possiamo dirlo, da milanesi d’adozione, che la retorica che circonda Milano è diventata insopportabile? Che è insopportabile sentir magnificare ogni giorno la bellezza di una città che bella non è – non come Roma, Venezia, Firenze o anche solo Palermo e Napoli, solo perché ha sistemato una cloaca a cielo aperto qual era la Darsena e ne ha fatto l’ennesimo ritrovo per aperitivi? O sentir parlare di metropoli solo perché ha qualche grattacielo in più? O di un avamposto della modernità perché ha il car sharing e il bike sharing, il record degli appartamenti affittati attraverso AirBnb e degli spazi di coworking? O della capitale di qualunque cosa identifichi l’Italia nel mondo, dal design alla moda, dal cibo alla cultura, solo perché celebra ognuno di questi settori con una settimana di feste in cui si mangia e si beve gratis? O, per finire, della città dell’amore fraterno dopo la marcia dei centomila a favore dell’accoglienza a profughi e migranti?

Disclaimer: bisognerebbe essere ciechi o in malafede per non accorgersi che Milano è effettivamente migliorata parecchio, nel giro degli ultimi dieci anni almeno, che non è più la città uscita con le cicatrici di Tangentopoli, al termine di una stagione altrettanto autocompiaciuta come quella degli anni ’80 e della Milano da Bere. Che, è vero, i turisti stanno aumentando, che l’edilizia sta ripartendo, che ci sono tanti progetti in cantiere, primo fra tutti la riqualificazione dei sette scali ferroviari. Che molti giovani, sempre di più, la stiano scegliendo per viverci e lavorarci. Allo stesso modo, tuttavia, bisogna essere ciechi per non accorgersi che sotto la crosta della retorica e della rappresentazione, Milano è ancora una città piena di problemi e di cose che non vanno, di vizi e difetti molto italiani e poco internazionali. E soprattutto, che la sua gloria non traina il Paese, ma al contrario drena ogni energia e ogni risorsa alle altre metropoli italiane e ai territori che la circondano.

Solo pochi giorni fa abbiamo appreso che tra le società accusate di avere rapporti con la mafia da Ilda Bocassini ce ne sarebbero pure alcune che si occupano della sicurezza del Palazzo di Giustizia. Immaginate i fiumi d’inchiostro fosse successo a Palermo o a Napoli. Peraltro in quella conferenza stampa la Bocassini ha detto che la corruzione a Milano «è dilagante». Immaginate gli editoriali se queste parole fossero state pronunciate a proposito di Roma. Sotto la Madonnina, nessuno ne parla. Ne va del momento magico della città
Qualche esempio: solo pochi giorni fa abbiamo appreso che le società che si occupano della sicurezza del Palazzo di Giustizia avrebbero rapporti con la mafia. Confermate o meno che siano le ipotesi di reato, immaginate i fiumi d’inchiostro fosse successo a Palermo o a Napoli. Peraltro in quella conferenza stampa la Bocassini ha detto, testuale, che la corruzione a Milano «è dilagante». Immaginate gli editoriali se queste parole fossero state pronunciate a proposito di Roma. Sotto la Madonnina, nessuno ne parla. Ne va del momento magico della città.

Così come nessuno dice che il 40% circa degli appartamenti a City Life e a Porta Nuova – ah, la skyline – sono rimasti invenduti. Che Tempo di Libri – la manifestazione che doveva strappare Il Salone del Libro al Lingotto di Torino è stata un flop. Che nonostante le marce e gli arcobaleni, 58 sindaci sui 134 dell’area metropolitana milanese non hanno firmato il Protocollo sull’accoglienza e la ripartizione dei profughi che dovrebbe diventare modello «per l’Italia e per l’Europa», secondo il ministro Minniti. Che tutti i celebrati investimenti che Milano ha attratto in questi mesi non hanno prodotto un euro di Pil aggiuntivo per il Paese, visto che si tratta di realtà italiane come Sky o Mediaset che hanno spostato la loro sede da Roma, secondo quello che Giancarlo Viesti, in un suo recente articolo, ha definito come “un fenomeno di concentrazione economica”, aggiungendo che ai milanesi “interessa molto meno lo stato generale del Paese. Milano pensa solo a se stessa e non più come capitale industriale, morale e creativa”.

Ancora: che non esiste piazzale antistante una stazione ferroviaria che sia terra di nessuno come quello di fronte alla Stazione Centrale, anche dopo il blitz delle forze dell’ordine dello scorso 3 maggio, visto quel che è successo solo pochi giorni dopo. Che, nonostante il car sharing e il bike sharing, l’aria di Milano continui a essere irrespirabile. Che i poveri e le disuguaglianze stiano aumentando, anziché diminuire, così come il disagio abitativo delle periferie e dell’hinterland. Che i lavori della quarta linea della metropolitana, quella che collega la città col suo city airport, sono in ritardo di almeno un anno, stando all’ultimo cronoprogramma, e che comunque quella linea inizialmente avrebbe dovuto essere pronta per Expo. Che il passante ferroviario è terra di nessuno. Che la produzione culturale cittadina, in ogni suo ambito, è in stallo da almeno un decennio. Che di startup in grado di diventare unicorn a livello globale non se ne sono ancora vista e difficilmente se ne vedranno. Che tra i primi venti ecosistemi per startup al mondo ce ne siano ben sei europei, ma di Milano nemmeno l’ombra.

I milanesi celebrino pure i loro miglioramenti, quindi. Ma non dimentichino che la strada che separa Milano da una qualunque metropoli europea è ancora lunga, lunghissima. Che i caroselli, gli storytelling e le (auto)celebrazioni si fanno alla fine del campionato, non dopo aver chiuso in vantaggio il primo tempo della prima giornata. Che pure Roma e Torino, dopo il Giubileo del 2000 e le Olimpiadi del 2006 erano diventati dei “modelli”, degli archetipi di sviluppo post-burocratico e post-fordista celebrati da editorialisti in cerca di storie facili. Oggi a Torino e Roma non si parla più di modello e lo storytelling è quello del Movimento Cinque Stelle. Se lo stampi in testa Milano. E torni a chinarla, umile e calvinista, come ha sempre saputo fare. Altrimenti, rischia un brusco risveglio.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


48 thoughts on “Milano | Celebrare Milano è lo sport nazionale?

  1. loris

    un editoriale de panza e per niente informato.
    che davvero non serve a nulla, carta straccia.

    il principio di fondo ci può stare, ma allora scrivi un long read come dio comanda, fai un’analisi decente, con dati e magari interviste.

    invece no, l’articoletto da bar sport..
    con queste basi si può scrivere tutto e il contrario di tutto.
    senza contare le conclusioni pseudo-apocalittiche, anch’esse buttate lì, senza costrutto.

    mah..

  2. Marco

    >Se lo stampi in testa Milano. E torni a chinarla, umile e calvinista, come ha sempre saputo fare. Altrimenti, rischia un brusco risveglio.

    Pessimo articolo che non va a vedere dov’è l’origine dei problemi. Non siamo in uno stato federalista. Quindi inutile farci la ramanzina.

    Mi sembra che più umili di così si muoia, guarda quanto si paga di tasse e quanto ci viene restituito:
    http://www.milanocittastato.it/opinioni/milano-riceve-indietro-dallo-stato-solo-l1-di-quanto-versa-450-milioni-a-fronte-di-oltre-40-miliardi-di-tasse/

    La maggior parte dei problemi derivano dalle decisioni dello stato centrale. Prefetti, questori, sovrintendenti che dovrebbero togliere le scritte sull’arco della pace da 3 mesi..chi li nomina? I ministeri, lo stato centrale. Chi fa le leggi? Chi gestisce la giustizia? Milano non decide niente. L’economia del paese l’ha decisa quel fenomeno di Renzi e chi l’ha preceduto. Se siamo poco competitivi è colpa loro. La legge su città metropolitana fa schifo e l’ha fatta Delrio. Non decide lei di far arrivare qui un mare di immigrati.

    E poi si accusa Milano? L’unica colpa che faccio a Milano è di aver avuto dei sindaci troppo umili e pavidi. Perché guardando il bilancio è una vergogna quello che ci viene dato. In più dalle altre città ci prendono in giro, ci insultano, dicono che Milano è brutta! Quando poi non ci danno neanche i NOSTRI soldi per sistemarla. Anzi ci sono pure persone che sostengono che noi milanesi costruiamo metropolitane e aeroporti grazie ai soldi che ci arrivano dalle altre regioni. Siamo solo il capoluogo della regione più popolosa d’Italia e se uno guarda il flusso di soldi vede che non ci ha regalato niente nessuno.
    Con il poco di più che ci hanno dato per EXPO abbiamo fatto grandi passi, figuriamoci se potessimo trattenere un po’ di più delle NOSTRE tasse.

    Ci vuole autonomia! Datecela e poi criticate. Non risolverebbe tutto perché c’è una mentalità scarsamente liberale anche a Milano.Ma su troppe cose Milano non decide niente, quindi quell’articolo è fuffa.

    1. robertoq

      A mio parere l’articolo è fatto male perché sono esempi triti e ritriti e pure scritti male (ma onestamente non stiamo discutendo di un editoriale del New York Times e neppure del Corriere della Sera…)

      Il paragrafo finale invece lo trovo del tutto condivisibile.

      Anche se sbaglia bersaglio: I Milanesi sono pragmatici e lo sanno benissimo che la strada che ci separa da qualunque metropoli europea è lunghissima – e basta anche solo leggere i commenti agli articoli di Urbanfile (o ascoltare le conversazioni sul tram).
      Chi invece sembra vivere sulla luna sono di solito i giornalisti e gran parte di chi purtroppo campa di “politica”

      1. Anonimo

        Concordo che non è un articolo da Premio Pulitzer.

        Anche perché le banalità che scrive possono anche sembrare verosimili ma qual’è la differenza tra Torino dopo le Olimpiadi del 2006, Roma dopo il Giubileo del 2000 e la Milano di oggi? (a parte che si dimentica il “Rinascimento Napoletano” di Bassolino post G7 del 1993…)

        A Milano da qualche anno a questa parte senti parlare con l’accento di tutte le regioni d’Italia (ragazzi e ragazze di 20/30 anni) che vivono, studiano e cercano di costruirsi un futuro qui. Prima non era così evidente.
        Oltre al fatto, che ci piaccia o no, ma Moda e Design attraggono sempre più gente che vien qui a lavorare per un po’ anche perché scrivere nel CV che hai lavorato due anni nella Milano che finalmente gode di una immagine bella in Europa, fa abbastanza bene. (E magari anche perché i locali vicino alla Darsena son più vivibili di 15 anni fa e ci si sta bene.)

        Succedeva lo stesso uguale a Torino, a Roma e a Napoli?

        Io non lo so ma la differenza tra un giornalista bravo ed un imbonitore alla caccia di click non sarebbe forse di andare un pochino in profondità anziché sentenziare che Milano è sempre inquinata anche se è prima per utilizzo di car sharing?

  3. Wf

    Toh, guarda un po!

    Adesso le polemiche tra curva sud e curva nord le,lascio fuori Milano.
    Ma.

    Una osservazione.

    Non è forse un bene incominciare a dibattere sul senso, sull’identità, sugli obiettivi, sulla anima (parolone) che Milano vorrà avere negli anni a venire?

    Cioè, indipendentemente da cosa si pensi su Milano, indipendentemente dallo stabilire se l’articolo ha torto o ragione, non è forse un bene che si ragioni su cosa Milano sia diventata, cosa rappresenta, cosa possa essere è cosa possa rappresentare nel prossimo futuro.

    Milano è cambiata ma nessuno si azzarda a capire come sia cambiata, a descrivere in che direzione si sta, muovendo e cosa voglia fare “da grande “…
    E in definitiva quale sia lo spazio che vuole ritagliarsi nel mondo…

    Perché ripetere sempre liperbole che Milano è top oppure il suo opposto rivelano l’incapacità di trovare una definizione precisa.

    E che i cittadini incomincino a farsi 2 domande è un bene.

  4. PadaniaLiberaSecessioneSempre

    Non si può’ avere milano pulita, decente, con strade ben fatte, etc, se la PADANIA continua a versare decine o meglio centinaia di miliardi al anno al famosissimo regno delle due sicilie…
    E PROPRIO COSI !
    Ora dobbiamo avere pure i profughi da mantenere imparentati con gli abitanti del regno delle due sicilie, che occupano la cronaca quotidiana !
    STASTE SERENI !

  5. Anonimo

    Bell’articoletto, probabilmente commissionato dall’estero… cioè telegrafato da Parigi, Londra, Berlino e Madrid (le capitali dei vari nazionalismi)… probabile obiettivo: mettere Milano contro le altre città italiane per indebolirla e portarle via risorse a favore delle capitali europee dei vari nazionalismi.
    – Per quanto riguarda il fatto che Milano porti via risorse al resto d’Italia si dimentica di dire che quelle risorse se non venissero bloccate in Italia da Milano se ne andrebbero a Parigi, Londra, Francoforte, Berlino e Madrid appunto… E poi vadano appunto le varie Roma, Napoli e Palermo a richiedere l’enorme massa di risorse derivanti dalle tasse che Milano paga all’Italia (e che non ritornano a Milano) a richiederle ai tedeschi, francesi, inglesi e spagnoli… E poi che risorse ha portato via Milano all’Italia? Piuttosto è l’Italia che ha portato via risorse a Milano, oltre alle innumerevoli tasse, ricordiamo per es. l’Alfa Romeo o un hub aeroportuale che doveva stare a Malpensa. Due esempi classici di come spostando l’Alfa Romeo da Milano in altre città italiane il numero di auto prodotte è diminuito spostandosi all’estero a vantaggio in particolare delle case automobilistiche tedesche e delle città dove queste hanno sede (Mercedes a Stoccarda e BMW a Monaco di Baviera), e per quanto riguarda l’aver impedito l’hub aeroportuale a Malpensa i voli e i passeggeri di connessione europei non sono andati a Roma (troppo lontana dall’Europa) ma a Zurigo, Francoforte, Monaco di Baviera. Per non parlare poi di tutti i vari lacci e lacciuoli burocratici imposti dalla capitale bizantina italiana per bloccare Milano, che non hanno favorito la capitale bizantina ma le altre capitali europee.
    – Per quanto riguarda le retoriche celebrative ne abbiamo sentite di peggio in Italia su altre città straniere come Parigi, Londra, Madrid e Berlino e di quanto fossero cool quelle città.
    – Poi l’autore porta degli esempi che con Milano non c’entrano nulla, dal momento che la sicurezza del Palazzo di Giustizia e della Stazione Centrale sono gestite dallo stato centrale ossia da Roma.
    – Poi mi vengono i brividi quando sento qualcuno, probabilmente eterodiretto, che fa raffronti tra Milano e le altre città italiane dal momento che l’obiettivo non è portare le altre città a livello di Milano ma Milano al livello delle altre città italiane, con grande piacere delle varie Parigi, Londra, Berlino e Madrid (le capitali dei vari nazionalismi).

    Una cosa comunque è straordinaria, ossia la capacità della città di dire la sua pur non avendo alcun potere politico nè a livello italiano nè europeo, ed infatti ha perfettamente ragione l’autore dell’articolo quando afferma che “i milanesi non dimentichino che la strada che separa Milano da una qualunque metropoli europea è ancora lunga, lunghissima”, infatti Parigi, Londra, Berlino e Madrid (le capitali dei vari nazionalismi) hanno i rispettivi stati nazionali totalmente dalla loro parte, politicamente, economicamente e finanziariamente, mentre Milano solo parzialmente e spesso contro. Poi è chiaro che si sta prospettando sulla scena internazionale una competizione tra le città stato come Milano e le capitali dei vari nazionalismi (sovvenzionate da rispettivi stati), più indebolisci le città stato come Milano più rafforzi le capitali dei nazionalismi come Parigi, Londra, Berlino e Madrid, e quindi rafforzi gli stessi nazionalismi. Comunque sia non cadete nel tranello, che è quello appunto di mettere Milano contro le altre città italiane, per poi portarle via un pò di risorse da direzionare all’estero, nelle GRANDI CAPITALI di GRANDI NAZIONI e GRANDI NAZIONALISMI…

    1. NO AI NAZIONALISMI

      Vergogna! Indebolire Milano per rafforzare i NAZIONALISMI (e le loro CAPITALI) che tanto male hanno fatto all’umanità.

  6. Anonimo

    Pessimo articolo, io dico che sono sempre di moda i detrattori e gli speculatori che devono sempre per forza trovare qualcosa che non vada bene. I problemi ci sono e sempre ce ne saranno, ma va? Sai che novità da urbanista… Poi se le altre città italiane sono così belle come mai i turisti sempre più spesso scelgono milano come luogo da visitare, fino addirittura ad arrivare ad essere la seconda città più visitata in italia dopo roma? Forse sono le altre città a doversi porre più interrogativi riguardo al loro declino piuttosto che milano… cmq l’articolo è talmente pieno di falle che bisognerebbe stare qua una giornata intera a ribattere punto per punto

  7. fab

    Ottimo articolo! Son d’accordissimo. Da milanese doc sono ormai nauseato dai continui spiritati vagheggianti sproloqui sul (vuoto) rinascimento di Milano.

  8. il trota

    visto l’esito di questo aulico confronto, credo che sia meglio volare basso. la “comunità di urban file” dà il meglio quando rimane chiacchiericcio tra umarell 2.0 (quelli che guardano i lavori stradali, per intendersi) discutendo di paracarri, lampioni e buche nelle strade. peccato!

    ps ovviamente questa non è una critica agli autori di urbanfile nè ai commentatori più acuti (tipo wf e robertoq e altri)

    1. wf

      Si vero, però visto che Milano è cambiata molto questi anni (in meglio) forse si sente la necessità di farsi delle analisi sulla propria pelle, e buttare via stereotipate immagini del passato per rilanciarsi verso il futuro.

      Anche aprtendo da una errata analisi e un pessimo articolo.. ndr
      😀

  9. Enchanted Avenger

    La più bella è quella dell’articolo commissionato dai poteri forti esteri… ho riso per un bel 20 minuti buoni immaginandomi gli gnomi della City, chiusi con Theresa May in un palazzo vetro e acciaio di Canary Wharf, tutti intenti a segare le gambe alla nascente concorrenza di Milano pianificando un pezzo su Urbanfile……….

    Ragazzi, torniamo sulla terra.
    Qualche punto fermo, almeno per quanto mi riguarda:

    – il catastrofismo di questo pezzo mi sembra tanto eccessivo quanto le lodi sperticate che, effettivamente, ultimamente cominciano a essere stucchevoli e stereotipate

    – la corruzione è endemica ovunque in Italia, è un problema che va ben oltre i confini locali e che si può risolvere solo con un reset completo del sistema… argomento che esula dai temi urbanistici di UF

    – è abbastanza vero che la maggior parte dei punti deboli di Milano dipendono più dal sistema Italia che dalla città (giustizia, burocrazia, infrastrutture sottodimensionate, ecc.)

    – è tragicamente vero che ormai Milano nel contesto italiano assomiglia sempre di più (fatte le debite proporzioni) a Londra nel contesto inglese: una punta di diamante circondata da una infinita ‘rust belt’ italiota con cui la frattura è sempre più insanabile

    – da cui consegue che Milano si comporta sempre meno da volàno per il resto del paese (com’è stato quasi sempre in passato) e sempre più da vorace ‘aspirapolvere’ di risorse. questo a lungo termine non farà bene nemmeno a Milano, non basta dire che le altre aree del paese devono farsi l’esame di coscienza: nell’età della globalizzazione o risaliamo a gallla tutti insieme o affondiamo tutti insieme. Già l’Italia tutta intera è un microbo (61 milioni in Cina sono gli abitanti di una città con le sue periferie), figuriamoci Milano da sola. Dobbiamo fare in modo che lo slancio di Milano agganci il resto del paese, ė vero che Milano è un brand molto forte, ma quello che il mondo vuole è il Made in Italy

    – con grande serenità vorrei dire all’autore dell’articolo che se davvero pensa che Milano sia la capitale della moda e del design perché ci sono le rispettive settimane… beh, non capisce niente di economia e sa poco anche di storia economica. Milano è la capitale del design perché dietro c’è l’industria dell arredamento brianzola, un miracolo creato da falegnami con la 5.a elementare che nonostante questo hanno avuto la lungimiranza e l’umiltà, negli anni 50, di far disegnare i mobili dagli architetti; ed è la capitale del prêt-a-porter perché dietro c’è (o meglio c’era) una filiera del tessile-abbigliamento unica al mondo… sono le aziende che hanno creato la moda e il design e non viceversa. Le “settimane” sono venute molto ma molto dopo.

    – non capisco perché sminuire la portata della marcia di sabato: sarà pure un gesto simbolico ma, con i tempi che corrono, ci vogliono le palle anche solo per schierarsi anche solo simbolicamente dalla parte dell’accoglienza, specie se stai studiando da futuro premier “moderato” (per non fare nomi né cognomi: Sala Giuseppe detto Beppe).

    – l’inquinamento è sicuramente uno degli ambiti in cui si è fatto di meno ma, ricordo, si tratta di una competenza regionale dove il comune fa quel che può: adesso diamo Area C per scontata, ma vi ricordate le polemiche?? Anche quello è stato un passo non indifferente in un paese dove c’è un partito trasversale che vince sempre, quello degli autotalebani

    – in generale, ho l’impressione che i milanesi (a proposito… dove sono? Chiamiamo Chi l’ha visto? Il 99,9% periodico dei “milanesi” che conosco viene da fuori…) che i milanesi, dicevo, non si stiano autocelebrando ma stiano piuttosto cercando di ridarsi coraggio, orgoglio e voglia di fare dopo decenni passati a picchiarsi tafazzescamente la bottiglia di plastica sui maroni.

    Concludo con un aneddoto: poche settimane fa è venuto a trovarmi un amico di Londra (inglese, non italiano trapiantato). La settimana prima era stato a Madrid. Ebbene, mi ha detto che a suo parere non c’è paragone e che Milano è infinitamente meglio di Madrid: più moderna, più avanzata, molto più vivace e stimolante (e direi che avendo Londra come benchmark il parere è interessante…) con una molto maggiore ricchezza di storia e di monumenti e anche più bella. Tiè.

    1. wf

      Al “Ragazzi, torniamo sulla terra.” è scattato l’applauso.. 😀 😀 😀

      Finalmente un’analisi ragionata a mente fredda.
      Concordo in pieno su tutti i punti (anche se forse il distretto brianzolo qualche colpa oggi ce l’ha, comunque altro discroso altri flame..).

      L’articolo è scritto con errate analisi, come ben hanno evidenziato molti intelligenti commentatori..

      Volevo solo vedere se i milanesi erano consapevoli dello iato però tra realtà e iperbole, perchè se così è allora Milano può (e deve) fare ancora di più…

      Ottimo!
      Mi raccomando non accontentiamoci senno è come una corsa dove ci si ferma 2 metri dall’arrivo..
      :):):)

      PS.
      secondo me chi ha scritto l’articolo non ha capito nè Milano nè è imparziale ma tantè il dibattito torna sempre utile.
      Meno male che c’è urbafile va’!

    2. robertoq

      Concordo in pieno, anche se forse ci mancano un po’ più di 2 metri…

      E sicuramente i 25 (manzoniani) metri che mancano non li percorreremo mai senza il contributo di tutto il resto della Lombardia e dell’Italia e quindi un articolo che non rifletta sul fatto che il problema non è tanto “Milano insopportabile” (manco fossimo al Bar Sport…), ma il resto d’Italia che non crede abbastanza in se stesso, è profondamente inutile ed un po’ dilettantesco.

    3. Anonimo

      Ridi, ridi, che la regina ha fatto gli gnocchi… un articolo del genere, dove si dice che Londra porta via tutto alle altre città inglesi, non comparirà mai in Inghilterra come nemmeno in Francia per Parigi o in Spagna per Madrid (eccetto che a Barcellona). Se l’Italia e il made in Italy ha un minimo di visibilità internazionale lo deve appunto a Milano e al suo sistema fieristico, turistico, del mobile e della moda. Più indebolisci Milano, come vetrina internazionale del Made in Italy, più indebolisci appunto tutta l’Italia e la sua industria della moda, del cibo, del mobile, e del life styiling, appunto quello che vogliono all’estero pronti a incassare. Milano all’Italia non ha portato via nulla, anzi è il contrario. Gli esempi sono stati già fatti, l’Alfa Romeo nata a Milano è stata distrutta negli anni 80 da sindacalisti dò sùddè (finanziati anche dai tedeschi e dai francesi) e altri poteri politici italiani che speravano di spostare l’industria in altre città italiane, quello che è successo lo abbiamo sotto gli occhi tutti, un’azienda distrutta che solo ora e con grandissima fatica sta tentando di riprendersi, quelli che si sono avvantaggiati sono state in particolare le industrie tedesche dell’auto come BMW, Audi e Mercedes (Pensate un pò è come se a Monaco di Baviera portassero via la BMW o a Stoccarda la Mercedes), ai franzosi leccapiedi dei tedeschi come sempre le briciole. Lo stesso dicasi per l’hub aeroportuale anche lì sindacalisti dè roma e dò sùddè finanziati dall’estero, ossia dai francesi, hanno fatto fallire l’accordo Alitalia-Klm incentrato sull’hub di Malpensa, e infatti KLM poi si è alleata con Air France, altra azienda distrutta Alitalia, nessun hub aeroportuale in Italia, con i sindacalisti dè roma e dò sudde che sono rimasti ora con nulla in mano: alitalia mezza fallita (7 miliardi di finanziamenti a fondo perduto cacciati dagli italiani, molti dai milanesi), licenziamenti di massa da 20000 dipendenti agli attuali 12000 in ulteriore diminuzione (a Roma hanno preferito farsi licenziare che lavorare a Malpensa), manutenzione degli aerei fallita a Roma e napoli, hub fallito a Fiumicino a tutto vantaggio di Francoforte, Zurigo, Vienna, Monaco di Baviera ecc. Perciò la storiella che Milano porta via risorse alle altre città italiane è appunto una storiella inventata all’estero nelle GRANDI CAPITALI EUROPEE di GRANDI NAZIONI EUROPEE e GRANDI NAZIONALISMI EUROPEI…

      1. Anonimo

        Fino all’ultima riga, scritto in minuscolo, è tutto stracondivisibile ed è la sacrosanta verità. Poi però sinceramente non si capisce che senso abbia la parte in maiuscolo….

        1. Anonimo

          La parte in maiuscolo e’ un messaggio ai piani alti (mooolto alti)… Bisogna finirla di continuare a puntare sulle GRANDI CAPITALI EUROPEE di GRANDI NAZIONI EUROPEE e GRANDI NAZIONALISMI EUROPEI (Parigi, Londra, Madrid e Berlino), le cosiddette capitali sanguinarie colonialiste saccheggiatrici mistificatrici per la cui grandezza si è sterminato in giro per il mondo per secoli, capitali sanguinarie che a tutt’oggi rappresentano un elemento di sottosviluppo economico, umano, geopolitico e di conflittualità in giro per il mondo. E’ il momento di puntare su città non legate ai nazionalismi, città che si sono fatte da sole senza aver avuto bisogno di derubare e saccheggiare gli altri…

  10. Enchanted Avenger

    PS: dimenticavo un altro punto: che Tempo di Libri sia stato un flop l’hanno scritto cubitale tutti i giornali, non capisco da dove viene questa che non se ne sarebbe parlato. Ovviamente, per saperlo, i giornali bisogna anche leggerli ogni tanto.

  11. Nicola

    Non ho capito dove vuole arrivare l’articolista. Sminuire la città perché non è perfetta e non lo sarà mai? Grazie, ci arriviamo da soli. Prendersi una rivincita perché forse è di Monza o di Roma, ed è invidioso di questi ultimi anni di visibilità dati da Expo e politici locali che hanno governato mediamente bene? Io ci leggo un articolo da migliaia di share sui social, perché tutti i detrattori della città si precipiteranno a condividerlo e ad alimentare la noiosissima diatriba Milano/Roma, nord e sud. Ha vinto lui perché ne stiamo parlando tutti 🙂

    1. Anonimo

      mettere Milano contro le altre città italiane, per poi portarle via un pò di risorse da direzionare all’estero, nelle GRANDI CAPITALI EUROPEE di GRANDI NAZIONI EUROPEE e GRANDI NAZIONALISMI EUROPEI…

  12. Anonimo

    l messaggio è del tutto condivisibile. Il modo in cui è proposto rasenta lo sproloquio e la farneticazione. Che Milano sia meno bella di Palermo, Napoli ecc. è un giudizio soggettivo . Quello che è oggettivo è che i turisti di tutto il mondo scelgono Milano molto più di tutte le altre città ad eccezione di Roma. Ma anche qui, già il fatto che ci sia competizione dimostra quanto è cresciuta l’immagine di Milano. Negli anni 70′ un paragone del genere non era nemmeno concepibile. Quanto alle classifiche, Milano è una delle città ALPHA, dodicesima nel mondo e terza in Europa dietro Londra e Parigi ma davanti a città quali Chicago, Mosca, Francoforte, Amsterdam ecc. Roma è Beta +, 41 posizioni dietro le uniche altre città in classifica (ma a distanze siderali) sono Torino e Bologna. Queste classifiche non le fanno gli italiani (Cfr.: http://www.lboro.ac.uk/gawc/world2016t.html)
    La mafia c’è, Eccome. La mafia va dove c’è ricchezza. C’è anche però una Procura molto agguerrita e un sistema giudiziario – almeno civile –
    avanti anni luce (sono avvocato e parlo per esperienza).
    Ovvio che quella con la mafia è una lotta durissima e appena si abbassa la guardia si è perduti. Le settimane dei vari eventi non sono feste in cui si mangia gratis, bensì eventi cui partecipano centinaia di migliaia di turisti, in gran parte stranieri, contribuendo al turismo e quindi all’arricchimento della città. Il primo salone del libro di Milano ha perso rispetto all’edizione n. 30 di Torino. La prossima volta si farà meglio. Questo è lo spirito. Il ritardo della metro 4 non è ancora certo e forse è recuperabile. Però esistono già 4 linee aperte ed un passante che funge da quinta linea. Il sistema dei trasporti non è semplicemente paragonabile a nessun’altra città, tanto è superiore in efficienza. E si potrebbe andare avanti ..
    Ma il concetto di fondo, pur così male argomentato, è invece condivisibile. Guai a compiacersi ed autocelebrarsi. Milano e chi la governa devono sempre e costantemente aspirare a fare meglio e, per farlo, occorre sempre avere spirito critico, saper vedere i propri limiti, i difetti, quello che non funziona e deve essere migliorato. Altrimenti è finita. Urbanfile con le sue denuncie quotidiane è in questo senso un validissimo strumento di stimolo. Quello che in definitiva il giornalista non capisce, è che a Milano c’è speranza nel futuro, tanto che le giovani generazioni, soprattutto quelle degli universitari stanno tornando in massa. E questo è un successo che, al di là di ogni classifica, prova che è in atto un vero e proprio rinascimento. Che però, se si pensa di aver raggiunto l’obiettivo, terminerà in un battibaleno. Detto questo, è anche vero che in questo periodo, per evidenti motivi politici (Milano è a guida PD; Roma M5S) tutto quanto è di Roma è spazzatura e tutto quanto è di Milano è oro. Non è così e questo occorre sempre ternerlo ben presente. Altrimenti si cade nella trappola e non se ne esce più.

    1. Anonimo

      Il giochetto è molto semplice, ed è sempre il solito: i media eterodiretti (che vocabolo del caxxo, vocabolo camuffato per non far capire agli italiani, non esiste ma è meglio dire esterodiretti, cioè controllati dall’estero), celebrano e incensano Milano sperando di suscitare l’invidia delle altre città italiane in modo che queste si oppongano allo sviluppo della città, insomma sfruttarle secondo il detto “il giardino del vicino è sempre più verde”, poi naturalmente quello che tologono a Milano mica lo danno alle altre città italiane (mica sono fessi all’estero), ma queste risorse vengono direzionate all’estero, nelle GRANDI CAPITALI EUROPEE di GRANDI NAZIONI EUROPEE e GRANDI NAZIONALISMI EUROPEI…

      1. Anonimo

        Mi sa che sbagli completamente bersaglio. Vedi complotti internazionali che non esistono. La situazione è molto più semplice, ma non per questo meno grave, anzi.
        Il problema di Milano non sono certo le nazioni europee e le capitali europee. Il problema di Milano è la capitale italiana con quello che rappresenta, cioè lo Stato Italiano.

  13. Claudiogi

    Davvero sgradevole l’astio che traspare verso la Milano che lo ha adottato (?) da parte di un milanese (?) d’adozione. Legittime magari alcune critiche ma francamente non accettabile il tono complessivo dell’articolo, peraltro corredato da alcune cadute di stile piuttosto pesanti. Francamente ridicola l’affermazione secondo la quale Milano drena risorse dalle altre metropoli italiane. Insomma non è obbligatorio vivere a Milano se la città è così malmessa e soprattutto se il rapporto che si ha con essa genera così tanta (e malcelata) avversione.

    1. MC67

      Ma lo sai qual’è la cosa più ridicola?!
      Leggendo l’articolo pieno di astio, vedendo che si definisce milanese d’importazione, e considerando che ha una visione tutta distorta della realtà milanese, io pensavo fosse di Roma o giù di lì, o comunque lontano centinaia di km da Milano.
      Invece vado a vedere da dove viene il giornalista e cosa scopro?!?
      Da Lodi, L-O-D-I.
      Spero che sto articolo fosse una trollata perché siamo davvero al ridicolo

  14. Andy

    Articolo sciocco e inutile. Usando lo stesso metro di pensiero, si può pure criticare Eva Mendes per quel neo sul volto o per l’alluce dei piedi che non è perfettamente diritto. Ma la cosa più buffonesca è sentire dire che Napoli è una bella città, quando l’80% dell’area urbanizzata fa veramente schifo ed è più simile a Bengasi che a una città europea.
    Suggerimento: gli editoriali lasciamoli a chi li sa fare. Urbanfile continui a fare quello che ha sempre fatto, tra l’altro in maniera egregia.

    1. MC67

      Grazie a dio l’articolo non l’ha scritto Urbanfile, ma l’ha solo riportato (anche se mi sarei aspettato almeno una presa di distanza…).
      L’articolo l’ha scritto tale Francesco Cancellato per linkiesta.

  15. Lambok

    È un’articolo fatto volutamente per attirare attenzione e pubblicità.Anche se mi rendo conto sia difficile non farlo,più ne parliamo più facciamo il suo gioco.Strano che un blog con una critica sempre molto costruttiva come questo pubblichi robaccia del genere.

    1. Anonimo

      Evvai!!! Milano fa schifo!! È tutto merda!!! Evviva!!! Il re è nudo!!!!

      In tutta onestà, per me non siete tanto normali nella testa….
      ammesso che uno sia d’accordo con l’articolo, cosa ci sarebbe da esultare come fai tu?!?! Spiegamelo

      Questo è Paese di pazzi dove più le cose vanno male e più si gode, masochismo puro

  16. Francesco De Collibus

    Post intelligente e perfettamente in linea con la missione di Urbanfile: farci vedere la città da una prospettiva differente

  17. Marco

    Da milanese, pragmatico, trovo che la realtá non sia mai fatta dalla dicotomia bianco o nero, ma da toni di grigio.
    Sono sempre stato animato da un rapporto di amore-odio per la mia cittá natale e questo mi ha portato a vivere per lunghi anni all’estero e a Roma. Quando sono rientrato ho trovato una cittá diversa, molto piú bella e capace di osare, cosa che nel resto del paese non succede spesso.
    Come tutte le grandi cittá anche Milano ha i suoi problemi, ma siete mai stati in certe zone di altre metropoli europee? Altro che “terra di nessuno”…
    Purtroppo Milano fa parte di un sistema paese e dei suoi punti deboli, ci piaccia a no.
    Manteniamo sempre la testa china e mettiamoci al lavoro, da bravi milanesi.
    saluti

  18. Fabio

    Articolo farneticante e a dir poco demenziale.
    Un calderone di assurdità, banalità, frasi fatte scritte oltretutto con un tono saccente e rancoroso degno dei migliori discorsi tra tifosi da Bar Sport. Ci mancava solo la nebbia e che dicesse che il Panettone fa schifo tra le cosiddette “argomentazioni”…
    La cosa più (tragi)comica è che tal Sig. Cancellato si infervora, ci mette tutta l’enfasi, per confutare cose….che nessuno ha mai detto!
    Ma chi ha mai magnificato la bellezza di Milano!!?? chi ha mai detto che è più bella di Venezia, Roma o Firenze (su Napoli e Palermo lasciamo perdere, va…)??!!
    Probabilmente codesto signore avrà le visioni o vive in un mondo parallelo perchè casomai in Italia su TV, giornali etc, sono 60 anni che di Milano o non si parla proprio o si parla solo male, “brutta, nebbia, bla, bla, bla.
    E il colmo, la cosa davvero davvero insopportabile, è che ci sono città in Italia stracolme di problemi e piene di difetti, di cui ci dobbiamo sorbire da sempre elogi sperticati, glorificazioni continue; e poi hanno pure il coraggio di uscirsene con articoli come questi dove si polemizza perchè da qualche anno, udite udite, si elogia e si riconoscono i meriti che Milano ha (e ha sempre avuto, tra l’altro)??!! Roba da pazzi!! Proprio vero che in Italia funziona tutto al contrario : elogi a chi non merita e pesci in faccia a chi merita. bah…

    Poi l’articolo continua con una sfilza di baggianate buttate qua e là, skyline, bike sharing, marcia, mafia, che non meritano neanche commento.
    Ma se fino a quel punto si poteva derubricare come articoletto spazzatura innocuo, ecco che se ne esce con queste frasi:
    “Che tutti i celebrati investimenti che Milano ha attratto in questi mesi non hanno prodotto un euro di Pil aggiuntivo per il Paese, visto che si tratta di realtà italiane come Sky o Mediaset che hanno spostato la loro sede da Roma, secondo quello che Giancarlo Viesti, in un suo recente articolo, ha definito come “un fenomeno di concentrazione economica”, aggiungendo che ai milanesi “interessa molto meno lo stato generale del Paese. Milano pensa solo a se stessa e non più come capitale industriale, morale e creativa”.
    E qui non è più accettabile. Queste non sono opinioni, semplici cavolate, qui siamo al ribaltamento completo di 180° della realtà. Ma vi rendete conto?? Praticamente metà, dicasi 50%, di quello che i milanesi pagano in tasse ogni santo anno non rimane a Milano ma va allo Stato, cosa inconcepibile in qualunque altro Paese civile…e oltre al danno mi devo pure subire la beffa di leggere che “Milano pensa solo a se stessa”??!! In un Paese dove ci sono città, una in particolare, che basano il 70% della propria economia sui soldi pubblici, che si credono il centro dell’universo, sarebbe Milano che “pensa solo a se stessa”. Direi che siamo alle comiche, se in realtà ci fosse ben poco da ridere.
    Poi quella cosa della concentrazione economica, quasi fosse un’ingiustizia, un torto deciso da qualcuno, è da restare allibiti nel suo nosense. Milano è da sempre, non certo da qualche anno, il centro economico e finanziario del Paese: Ma di che “concentrazione” parla? Ma in che mondo dei sogni vive questo giornalista? Ma ve lo immaginate se qualcuno in USA si lamentasse della “concentrazione economica” di New York che danneggia le altre città? Gli farebbero un TSO.

    E ovviamente l’articolo non poteva concludersi che con la solita ridicola esterofilia da 4 soldi, in realtà provincialità allo stato puro: “la strada che separa Milano da una qualunque metropoli europea è ancora lunga, lunghissima”. Notare la sparata ad effetto: addirittura da “qualunque” metropoli, la strada è “lunghissimissima”.
    Ma tutte ste eccezionali metropoli avanti anni luce a Milano, perchè non ce le elenca, così, per curiosità. A parte Londra e Parigi, vorrei proprio sapere quali sarebbero. Perchè non se ne può più di sentire idiozie ed esagerazioni sparate per darsi un tono, senza nenche sapere di cosa si sta parlando.

    Per concludere, caro Francesco Cancellato, se vuoi scrivere critiche costruttive a Milano, ben venga. Non preoccuparti che non abbiamo bisogno di lezioncine, siamo tutti assolutamente consapevoli che Milano non è perfetta e che c’è tanto da migliorare, ma questo non significa che riconoscere i meriti sia “retorica insopportabile”. Non significa che non si possa e si debba essere orgogliosi di quello che è Milano, sopratutto in un Paese che abbonda di esempi vergognosi. Non significa che si debba sempre spanderci addosso mer…da, su tutto e tutti, per dimostrare chissà che intelligenza.
    Stai tranquillo, egregio Francesco Cancellato, che
    sono altre le città in Italia che se la cantano e se la suonano da sempre, immeritatamente e continuamente h24, non certo Milano.

  19. GArBa

    Mi chiedo quale logica ci sia nell’ospitare stantii luoghi comuni su un blog che normalmente e giustamente è noto per la qualità dei contenuti pur nella differenza di opinioni. Qui non c’è giornalismo, non c’è inchiesta e non c’è nemmeno spunto costruttivo. C’è solo la trita abitudine che solitamente, appunto, su questo blog non ha albergo di alzarsi ogni mattina urlando che sta per piovere per poi poter dire “io l’avevo detto” il giorno in cui pioverà. E chissene se nei trecento giorni prima c’è stato il sole.

  20. Luca Algeri

    Questo è il seguito.

    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/27/benvenuti-a-milano-la-capitale-della-depressione-culturale/34398/

    Questa volta è molto più ragionato ed articolato. La tesi non mi convince, a partire dal titolo, volutamente provocatorio, ma apre e favorisce una discussione. E comunque l’assunto di fondo è l’unica cosa convincente: l’attenzione, lo sforzo per migliorare e la progettualità devono essere sempre pungolati. Guai a sedersi sugli allori. Altrimenti quando ancora ci si crogiola nelle vittorie, è già iniziato il declino

    1. Anonimo

      Decisamente questo articolo è scritto molto meglio del primo e se si coglie l’ironia in molti degli esempi, pure condivisibile.

      Si vede che le “critiche violente” (citate nell’articolo) son servite a qualcosa. 🙂

      1. Anonimo

        Meglio del primo articolo ma ancora assolutamente non condivisibile nei toni e nella sostanza.

        A parte le inesattezze sparate un po’ a caso (ancora con sta cosa che il bosco verticale è vuoto, cosa non vera) trovo fastidioso questo tono di quasi “ridicolizzazione”, vedi riguardo allo skyline (perché sarebbe italiano scemo? boh…).

        Dice che Milano non include perché i giornalisti vengono spostati in svizzera per motivi fiscali…e che cavolo c’entra Milano??? Casomai è colpa dello Stato.
        “Milano lascia indietro chi non ce la fa” suona tanto da soliti discorsi all’italiana…a Londra, Parigi etc invece è una cuccagna per tutti, ma per favore.

        Il discorso culturale può starci ma mi sembra un discorso generale che c’entra poco con Milano. Se milano è la capitale della depressione culturale, non mi sembra che Roma o Napoli possano vantare chissà che vitalità culturale, anzi.

        Ma è proprio il nocciolo del discorso che non condivido. Continua con sta storia che Milano non è più umile, si crogiola, si autocelebra. Ma dove lo vede tutto questo?!
        Io vedo solo che finalmente Milano ha ritrovato l’orgoglio che aveva sempre stupidamente accantonato. Se uno ha dei meriti perché non deve riconoscerli? Ci si deve sempre cospargere la testa di cenere?!

        E poi sinceramente sentire queste critiche a Milano, quando Roma se la canta e se la suona da sempre, a me suona un po’ ridicolo.
        Ma perché articoli del genere su Roma non si sono mai visti?!?

    2. ATTENZIONE ATTENZIONE!!!

      Si si, questi ragionamenti della necessità del contrasto contrapposto alla tranquillità e alla pace l’intellighentia li faceva anche negli anni 60, quando in l’Italia c’era il boom economico e c’era appunto una certa pace e tranquillità (quelle che per es. ha sempre avuto la Germania e infatti il suo dominio europeo e mondiale deriva da questo), l’Italia era all’apice in tutti i settori industriale, culturale, architettonico, cinematografico ecc. Poi è arrivato il 68, il contrasto, il casino e da lì è iniziato il declino e l’indebolimento dell’Italia. E’ vero che un certo contrasto fa anche bene per progredire e per la creatività ma questi contrasti “artificiali” creati ad hoc, hanno sempre un secondo fine, cioè c’è sempre qualcun altro che ne trae vantaggio. Perciò anche l’obiettivo di mettere le città italiane una contro l’altra, per es. Milano contro Roma, ha l’obiettivo di avvantaggiare Parigi, Londra, Madrid e Berlino, le GRANDI CAPITALI europee di GRANDI NAZIONI europee e GRANDI NAZIONALISMI europei. E’ un pò come lo stato di Israele che è stato creato dagli inglesi e in misura minore dai francesi, non per dare la terra agli ebrei, ma per inserire un elemento di disturbo in Medio Oriente, uno stato contro tutti gli altri stati dell’area, insomma per creare contrasto e caos che consentisse agli inglesi e ai francesi di continuare a fare indisturbati i loro affari in medio oriente, cioè rubare più risorse possibili, che per decenni hanno arricchito e reso più grandi, magnificenti e potenti le GRANDI CAPITALI europee di GRANDI NAZIONI europee e GRANDI NAZIONALISMI europei. Gli stessi arabi erano già stati messi uno contro l’altro 50 anni prima con gli accordi anglo-francesi Sykes-Picot che avevano diviso il mondo arabo in vari stati artificiali che aveva scontentato tutti gli arabi. L’obiettivo di inglesi e francesi era che gli arabi si azzuffassero tra loro in modo che loro potessero continuare a sfruttare indisturbati le risorse del Medio Oriente. Insomma stiamo attenti quando qualcuno predica il contrasto per es. Milano contro Roma, perchè c’è sempre pronto qualcun’altro ad avvantaggiarsene, cioè le GRANDI CAPITALI europee di GRANDI NAZIONI europee e GRANDI NAZIONALISMI europei. Stiamo attenti prima di fare la fine degli arabi e degli israeliani che azzuffandosi tra loro per decenni hanno fatto il giuoco (grande Silvio!) degli inglesi e dei francesi che li hanno usati, circuiti, sfruttati e manipolati (e lo fanno tuttora) per accapparrarsi più risorse e influenza possibile in Medio Oriente, risorse che poi sono andate a Parigi e Londra, rendendo quindi più grandi, magnificenti e potenti le GRANDI CAPITALI europee di GRANDI NAZIONI europee e GRANDI NAZIONALISMI europei.

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