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Milano | Zona Duomo – Ma Palazzo Reale cos’è?

Articolo prodotto per Urbanfile e Affari Italiani Milano

Ma Palazzo Reale cos’è? Sembra strana come domanda, ma qualcuno dovrebbe porsela. Palazzo Reale è un semplice involucro dove fare esposizioni temporanee o è un palazzo storico?

Questo è quello che ci chiediamo da diverso tempo, ma non solo noi.

Se provassimo a chiedere in giro, molti direbbero che Palazzo Reale è quel posto dove si fanno mostre, perché attualmente è così.

Dopo la caduta della Monarchia, e quindi dopo la Seconda Guerra Mondiale, le sorti della reggia milanese pare non interessino più a nessuno. Oggi, in sostanza, questo palazzo storico è semplicemente un grande scatolone dove produrre e allestire mostre, convegni e affittare saloni.

Sembra quasi di assistere la nonna moribonda che si tiene in vita soltanto perché ancora non ha dettato un testamento.

Questo edificio è il luogo dove è stato rinvenuto uno dei manufatti forse più antichi della città, i resti di una fornace dell’epoca golasecchiana del V Secolo a.C.

E chissà cos’altro nasconde, visto che da quando venne eretto come sede del potere civile della città (Arengo) nel XII Secolo, ha cambiato solo l’aspetto pur conservando l’anima antica.

Fu Matteo Visconti a fare dell’Arengo, a fine Duecento, la sede stabile della signoria trasferendovi gli uffici amministrativi e quindi trasformandolo e abbellendolo con il glorioso aspetto gotico.

Tutte le trasformazioni successive l’hanno sempre visto rivestirsi a nuovo, un po’ barocco sotto il dominio spagnolo, per poi essere trasformato in quello che vediamo ancora oggi con l’aspetto neoclassico progettato da Giuseppe Piermarini dopo la metà del ‘700.

Trasformazione che ha reso il palazzo una delle residenze reali più belle d’Europa, purtroppo devastata completamente dall’ultimo conflitto mondiale e dalla negligenza delle amministrazioni.

Le sale del piano nobile del Palazzo Reale

 

Gli appartamenti destinati a diventare sede museale (in blu) ma che non lo sono più

 

Forse molti si sono scordati di cosa doveva diventare quest’edificio?

Alla fine degli anni Novanta le autorità decisero che avrebbero restaurato l’edificio riportandolo ad un ottimo stato, con il riallestimento dell’originaria mobilia per trasformarlo nel Museo di se stesso.

Il progetto fu attuato pian piano dal 2000, ma lentamente arrancò fino ad essere messo da parte, anche perché un Museo deve avere dei requisiti per esserlo e al presente Palazzo Reale non li ha.

Manca ancora l’originaria mobilia, magari anche restaurata e ricollocata nelle stanze, ma soprattutto manca anche la volontà per istituirlo.

Il restauro interessò le prime sale, forse le meno malconce: le tre sale degli Arazzi, la sala della Lanterna e addirittura, grazie al ritrovamento delle originali stampe delle tappezzerie e delle carte con le richieste scritte niente meno che di Napoleone, fu ricostruita completamente la sala della Rotonda.

Stessa sorte doveva toccare anche alla sala del Trono, che però, dopo un primo assaggio di restauro della volta, ha visto finire i soldi e dunque anche i lavori.

La prima sala degli Arazzi dove anche qui si vede un primo tentativo di restauro (parte in rosa chiaro)

Per la Sala del Trono nel 2009 ci fu una ripresa di interesse sulla sala grazie ad una ipotesi di sponsorizzazione che avrebbe contribuito al recupero della volta ed alla ricostruzione dell’allestimento e delle tappezzerie così come si era fatto nella adiacente Sala della Rotonda.
Dovevano tornare anche i dipinti di Andrea Appiani oggi conservati a Villa Carlotta sul lago di Como. Ma poi avvicendamenti politici fecero naufragare il restauro e così il contributo dello sponsor si trasformò nella donazione delle poltrone e gli arredi “troppo moderni” che oggi troviamo sparsi in alcune sale.

Il soffitto della Sala del Trono, dove si vede il “triangolo” restaurato e il resto ancora decadente e in attesa di un restauro

 

L’attuale collocazione dei dipinti della Sala del Trono oggi a Villa Carlotta sul lago di Como

Stessa sorte toccò alla famosa Sala delle Cariatidi, la quale doveva essere restaurata e riportata ad uno stato migliore con il ripristino di stucchi e muratore e la ricostruzione della volta (perché negli anni Cinquanta, durante i restauri, venne ricostruita ma più abbassata) e del pavimento.

Invece si è congelato tutto. In queste settimane è stato restaurato il pavimento, realizzato negli anni Cinquanta, che oramai era completamente crepato e pieno di buche, ma forse sarebbe stato meglio se si fosse rifatto completamente, magari in modo da nascondervi i fancoil (ora esterni) secondo un progetto già presentato tempo fa, così da non interrompere la visuale delle nicchie delle finestre. Si sarebbe dovuto ricostruire anche la balconata sopra le cariatidi, in modo da ridare un senso più proporzionato all’insieme plastico della sala. Invece niente di tutto ciò.

Il salone con i lavori di restauro del pavimento ancora in corso

La sala nel 2008, quando ancora non era stato dipinto il soffitto con una riproduzione a tempera del vecchio disegno

Entrando in una delle belle ed interessanti mostre del Palazzo ci si rende conto ogni volta che lo spazio dell’allestimento fa violenza alla reggia.

Si vedono quadri, come quello di Antoon Van Dyck (Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza, del 1633) che convive con la distribuzione delle cuffie delle audioguide per le mostre. Oppure si notano impalcature che coprono colonne, mensole o arazzi.

Che dire poi degli stucchi o delle decorazioni che, da anni, subiscono infiltrazioni che si possono vedere a occhio nudo e che, per ragioni di budget o altro non vengono risanate subito e creano muffe e slavature ben evidenti, come abbiamo documentato anche noi.

Insomma, dovremmo chiederci: vogliamo un museo della Reggia o vogliamo uno spazio espositivo?

La risposta a questa domanda crediamo sia fondamentale per comprendere se si voglia trasformare definitivamente il palazzo in modo da proteggerlo e restituirgli dignità oppure lasciarlo come contenitore (a volte un po’ vandalizzato) per mostre od eventi.

I pavimenti in seminato sono terribilmente rovinati anche perché vennero fatti un po’ frettolosamente dopo la guerra e da allora si sono montate e smontate strutture che hanno inevitabilmente intaccato la superficie, compromettendola.

Forse se una parte del palazzo diventasse museo, com’era stato pensato, queste sale sarebbero trattate come un patrimonio da preservare e non come spazi in cui montare e smontare strutture importanti e che invadono la bellezza della stanza, rendendo il tutto molto sciatto.

Peccato, perché a noi piacerebbe moto che, almeno la parte programmata e restaurabile potesse diventare il Museo della Reggia e il resto del palazzo rimanesse disponibile per mostre ed eventi.

Qui per concludere anche alcune immagini dei deliziosi soffitti che si trovano nelle stanze degli appartamenti reali.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


4 thoughts on “Milano | Zona Duomo – Ma Palazzo Reale cos’è?

  1. Renato S.

    Condivido al 100 per 100. Oggi il complesso è solo un contenitore di spazi per mostre, di fatto una macchina per soldi del Comune che affitta a caro prezzo le sale alle compagnie di giro del settore – il business è ormai palese, basta vedere come si ripetono sempre gli stessi nomi – e “si fa bello” dell’attività culturale e di promozione turistica svolta da questa sede.

    Dimostrazione? Dall’ospitare una-due rassegne, Palazzo Reale è diventato a tutti gli effetti un “multisala” con mostre dai percorsi complicati e ricchi di strettoie, funzionali soltanto allo sfruttamento al millimetro quadrato delle superfici. Addirittura in alcuni casi con mostre gratuite che occupano a mo’ di introduzione (ma si occupano di tuttaltro) le sale precedenti a quelle a pagamento: vai a vedere l’archeologia romana e ti “regalano” pure la bigiotteria italiana Anni 90, come mi è capitato.

    1. Piero

      Condivido, ma purtroppo parlare della gestione della Cultura a Milano è terreno minato e si rischia di essere accusati di Lesa Maestà.
      Quindi tutto ottimo tutto bello, aspettando un giorno in cui si potrà discutere liberamente anche di Palazzo Reale come contenitore (possibile che con tutti gli spazi possibili si debba ammucchiare tutto li) e come contenuto (il business delle mostre in città).
      Ringrazio UB per aver – in modo sottile e ben fatto – sollevato la questione.

  2. Anonimo

    Articolo molto interessante.
    Trovo veramente triste vedere una potenziale attrazione turistica di tutto rispetto di fatto in rovina.
    Dovremmo prendere esempio dai vicini piemontesi e dal business che hanno saputo creare con le regge sabaude.

    PS poi non arrabbiamoci quando dicono che a Milano c’ solo la nebbia.

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