"Anche le città hanno una voce" – Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Porta Nuova – La riqualificazione di Melchiorre Gioia

Tanti cantieri portano tanti interventi di riqualificazione.

E’ il caso di via Melchiorre Gioia dove, grazie agli oneri di urbanizzazione, finalmente anche la parte centrale che va da viale Monte Grappa a viale della Liberazione sarà realizzato tutto uguale, come il tratto da Via Fratelli Castiglioni a viale Liberazione. Un cordolo centrale che separa le due corsie e che impedisca, finalmente, anche il parcheggio non propriamente consentito che si formava nella parte centrale della via.

Questo intervento, che parrebbe correlato all’intervento già in atto da qualche settimana nell’altro tratto della via che va da via Pirelli a via Galvani , speriamo sia realizzato con maggior criterio e non un po’ a zig-zag.

Condividi su:Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedInShare on Google+Email this to someone



Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


23 thoughts on “Milano | Porta Nuova – La riqualificazione di Melchiorre Gioia

  1. alberto tadini

    invece no, faranno un’altro zigzag, anzi un’altra chicane, così almeno potranno fare il gp di milano. Visti i precedenti (a soli 300 metri…) non ci si può aspettare che il peggio…

  2. ocia87

    Ma con tutte le vie da mettere in ordine, perché proprio Melchiorre Gioia che tra qualche anno potrebbe essere rivoltato come un calzino per la riapertura del naviglio? 🙁

  3. Corrado

    Positiva la riqualificazione, ma una via così larga dovrebbe essere costeggiata da alberi lungo tutto il percorso.

    Senza alberi rimane comunque desolata e troppo soleggiata.

    Alberi, alberi e ancora alberi!

    1. Fabio

      Da quello che ho capito, è un problema tecnico. Dato che sotto scorre il naviglio, la soletta non può sostenere alberi “grossi” tipo quelli da viale.

      1. Marshall

        Per la verità il Naviglio con la sua soletta occupa solo la parte centrale di via M. Gioia (circa 11 metri). Il motivo dell’assenza di alberi non è quindi il Naviglio ma eventualmente la presenza di condutture sotterranee.

    1. UMS

      Gli alberi li metterei in Piazza Beccaria che col sole e la nuova pavimentazione modello “pietra ollare per grigliate dietetiche” ci si scioglie e non son certo i 4 alberelli spellachiati nell’angolo attorno al monumento che fanno ombra!

  4. Anonimo

    Giusto sistemare le strade ma il salvagente centrale col cordolino da 20cm stile anni ’60 è pericolosissimo, specie quando piove o la visibilità è scarsa.

    Non vorrei passare da qualle parti quando il primo furgone disattento lo prende in pieno e si ribalta (per non parlare di cosa succede se ci finisci contro con una moto)

  5. Elementare Watson!

    Una delle caratteristiche dei mandxrini bizantinoidi che progettano o modificano le strade, i marciapiedi e le piste ciclabili in Italia è non stare li e osservare cosa succede, diciamo almeno per un’oretta (meglio non esagerare perchè poi potrebbero avere degli svenimenti). Prima di fare delle modfiche definitive sarebbe meglio anche fare delle modifiche provvisorie e stare li un’oretta a osservare cosa succede. Per es. per le pista ciclabili per osservare se poi i ciclisti le utilizzano e se creano ingorghi assurdi. Questo anche per le strade caratterizzate da alta incidentalità, vai li e osserva per un’oretta le dinamiche del traffico (svolte, semafori, segnaletica orizzonatle e verticale, attraversamenti pedonali ecc) per capire i motivi degli incidenti. Mi ricordo di una modifica temporanea che avevano fatto su una strada statale per dei lavori, caratterizzata da una curva improvvisa con poche segnalazioni e poco illuminata, bene la notte succedeva spesso che molti automobilisti invadessero la carreggiata opposta. Se il mandxrino bizantinoide fosse stato li a osservare avrebbe apportato delle modifiche. Si chiama “valutazione del rischio”. State certi che in Germania fanno così, purtroppo spiegarlo al mandxrino bizantinoide non è così semplice, in Puglia a causa della mancanza di una “valutazione del rischio”, “sono riusciti” a far schiantare due volte i treni, non una, due volte. A Linate i mandarini bizantinoidi che gestivano il traffico dello scalo sono riusciti a far schiantare due aerei sulla pista, perchè nessuno si era fatto la domanda “cosa succede se un aereo da turismo non segue la giusta via di rullaggio ma va contromano e invade la pista?”, e tra l’altro non esisteva nemmeno la segnaletica orizzontale che indicasse che si stava andando “contromano”, manco controllavano le condizioni delle vie di rullaggio, e infatti oggi (“col senno di poi”) hanno disegnato a caratteri cubitali sulla via di rullaggio in corrispondenza dell’attraversanmento con la pista “NO ENTRY”. Ci fosse stata una “valutazione del rischio”, avrebbero subito disegnato quella scritta “NO ENTRY” e l’incidente non ci sarebbe stato. Ma il mandarino bizantinoide è fatalista oltrechè pigro… Considerate inoltre che tutta la viabilità a Milano è gestita da mandxrini bizantinoidi imbucati al Comune, fosse gestita da Milanesi doc avremmo una viabilità come a Vienna, Monaco di Baviera o addirittura come Singapore.

    1. -Ale-

      Tirare in ballo la tragedia di Linate mi sembra fuori luogo.
      Va bene dare forza alle proprie ragioni, ma fare lo sciacallo è davvero troppo!
      Bizantinoidi, accise, padania, grandi nazioni… divertiti con queste puttanate, ma lascia stare le tragedie reali.

      1. Elementare Watson!

        Ma stai zitto! Sciacallo di cosa, non sai nemmeno come sono andate le cose, erano due società romane del nostro fantastico stxto bizantinoide che gestivano il traffico di Linate al tempo dell’incidente con bizantinoidi annessi e connessi paracadutati per connivenze politiche, geografiche dè romma e dò sùdde e senza alcuna esperienza di sicurezza aerea. Fosse stato gestito da una società milanese e lombarda l’incidente non sarebbe mai successo. Mi fanno ridere quelli che criticano Trenord, società lombarda, quando in Puglia hanno appena fatto schiantare due volte i treni. Ecco come i bizantinoidi gestiscono la “nostra sicurezza”, andate a leggere su wikipedia “Disastro aereo di Linate”:

        Le cause
        L’incidente di Linate è stato esaminato dalla Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV). Il rapporto indica come “causa effettiva” dell’incidente l’immissione del Cessna sulla pista in uso, tuttavia sottolinea chiaramente che la colpa non può imputarsi in modo inequivocabile ai piloti del Cessna, in quanto indotti all’errore anche da oggettive e gravi carenze nelle infrastrutture aeroportuali e nelle procedure utilizzate.

        Segnaletica inadeguata e scorretta
        Fig.10: I caratteri con cui erano contrassegnati i raccordi R5 e R6 non erano a norma.
        Essendo l’aeroporto di Milano-Linate uno degli scali passeggeri più trafficati d’Italia, nel 2001 l’area dedicata al traffico commerciale era provvista di segnalamento e illuminazione conformi alla normativa ICAO; lo stesso non si poteva dire del piazzale ovest, utilizzato dall’aviazione generale, che risultava molto arretrato quanto a segnaletica e illuminazione[17]. Al bivio tra il raccordo R5 e R6 (affrontato dal Cessna), le scritte R5 e R6 dipinte sull’asfalto erano sbiadite e utilizzavano un carattere non più a norma: ciò le rendeva poco leggibili e, anche in condizioni di visibilità normale, poteva risultare difficile distinguere il 5 dal 6: nella nebbia dell’8 ottobre tale problema era ancora più esasperato. Inoltre, superato tale bivio, non vi era nessuna indicazione aggiuntiva per tutta la lunghezza del raccordo R6 che rammentasse al pilota la sua posizione (l’unico modo in cui il pilota avrebbe potuto rendersi conto del proprio errore era osservando la bussola magnetica). Inoltre sul raccordo R6 era presente il punto d’attesa S4, che non era affatto riportato su alcuna cartina ufficiale ed era del tutto sconosciuto a piloti e controllori di volo.

        Radar di terra e sensori di invasione di pista non operativo
        L’aeroporto di Linate era stato equipaggiato di un sistema radar ASMI (Aerodrome Surveillance Monitoring Indicator) fino al 29 novembre del 1999, data in cui venne disattivato in quanto obsoleto; l’8 ottobre 2001 il nuovo radar di terra di tipo SMGCS (Surface Movement Guidance and Control System) era già stato acquistato da tempo, ma i lavori di installazione erano fermi da mesi in attesa delle necessarie autorizzazioni. Ugualmente disattivati (in quanto inaffidabili e fonti di frequenti falsi allarmi) erano anche i sensori di invasione di pista, atti a rilevare e segnalare l’ingresso non autorizzato di aerei sulla pista di volo con il suono di un allarme.
        Solo il 19 dicembre 2001 il nuovo radar di terra è entrato in funzione, rivelandosi un ausilio di sicurezza essenziale per i controllori di Linate.

        E se proprio vuoi trovare uno scixcallo eccolo qua il giornale bizantinoide respublica, che per attaccare Berlusconi 8 anni dopo l’incidente si inventò in puro stile bizantinoide questa menzxgna:

        La cosiddetta “prassi comune”
        Un articolo dell’11 aprile 2008 del giornalista Bonini, inviato del quotidiano La Repubblica, sostenne sulla base degli atti delle indagini tecniche e giudiziarie che la mattina dell’8 ottobre 2001 il Cessna tedesco rullò consapevolmente sul raccordo aeroportuale che sapeva essere vietato per l’immissione alla pista di decollo; che non vi fu dunque nessun errore, ma una violazione deliberata delle regole del traffico a terra che era “prassi comune” per i voli in partenza dallo scalo Vip; che a convincere il Cessna a quella manovra fu verosimilmente la circostanza che a percorrere il raccordo “sbagliato”, pochi minuti prima, era stato un altro personal jet, un Gulfstream IV della flotta Mediaset. I movimenti e le conversazioni terra-bordo-terra del Gulfstream Mediaset non furono oggetto di alcun approfondimento delle indagini condotte dall’Agenzia per la sicurezza al volo (ANSV), indicata da Bonini come «organo della presidenza del consiglio dei ministri»

        I bizantinoidi se li conosci li eviti, a questi manco il cesso dell’axtogrill gli farei gestire…

        1. Daniele

          Ma una domanda mi sorge spontanea, ma non hai mai pensato che I tuoi proclami sono come I cavoli a merenda in questo blog..?! Io mi collego poco ma ogni volta vedo che sei presente con il tuo disco rotto…., Abbiamo capito la tua posizione “bizantinoide” (condividerla e’ un altra cosa..) ma dopo un po’ …basta, cerca di fartene una ragione, le persone che mediamente scrivono qui’ hanno una ottima cultura e capacita’ di analisi….. pertanto perdonami ma non funzionano I tuoi slogan “vuvuzuela” continui … Con tutto il rispetto ma non condivido questo tuo modo. Grazie

        2. alberto tadini

          che c’entra melchiorre gioia con linate?
          solo il fatto che entrambi hanno in comune la lunghezza, ma in gioia gli arei non atterrano e non decollano. quindi ot assolutamente.

    1. Anonimo

      Piu’ intelligenti queste di piste delle scempiaggini di Maran in Via Stendhal.
      Pero’ a me i graffiti e le tag e le scritte abusive non piacion sulle strade cosi’ come non mi piaciono sui muri. Speriamo la moda non prenda piede.

        1. Adriano

          Il problema è che quando interpellano la cittadinanza poi sbagliano a realizzare la soluzione. Quindi meglio una scelta fatta bene dall’alto che tenga conto di come vengono usate le strade, basta ogni tanto fare un giro a milano per rendersi conto subito dei cambiamenti da realizzare, invece cosa fanno stanno seduti su una sedia e dicono, da domani quella zona x diventa zona 30 e come la trasformano con un cartello di segnaletica orizzontale e verticale…ecco così risolvono i problemi…mamma mia che tristezza..

          Quindi più che sentire la gente basta osservare le zone dove si vuole intervenire per vedere dove stanno i problemi.

          Un po’ come avevano provato a fare in piazzale loreto per trasformarlo in una rotonda.

          Il metodo migliore sarebbe chiedere a qualcuno di esperto in mobilità e non far decidere nulla a Maran, ma purtroppo non si può quindi devono sperimentare, per vedere se le cose funzionano prima di realizzare cagate….come stanno facendo in melchiorre gioia con il coordolo a zig zag e come hanno fatto in via sthendal e come verrà fuori il tratto di pista in piazza principessa clotilde/piazza repubblica.

    2. Adriano

      Qui il problema è che non vogliono far andare le bici contromano nelle vie con poco traffico e per colpa di questa norma siamo bloccati e continuiamo a realizzare piste ciclabili troppo grosse per essere a senso unico.

      Mentre si potrebbe semplicemente permettere alle bici nelle zone 30 di andare contromano, senza bisogno di disegnare piste ciclabili e spendere soldi, una cazzo di norma, nelle zone 30 le biciclette possono andare contromano e abbiamo finito le cagate come via sthendal.

      Invece purtroppo questa scelta non la faranno mai e per fare un tratto così breve di pista ciclabile, dovranno fare coordoli segnaletica orizzontale e verticale e spendere un sacco e alla fine non fanno niente..ke peccato..

      1. Wf

        Le zone 30 vere sono una cosa seria e costose e io sono d’accordo nel realizzarle.

        Questo vuole dire rifare completamente una zona allargando intanto i marciapiedi e mettendo anche cuscini berlinesi.

        E le zone 30 vere utilizzano un casino di zig zag e chicane per evitare il tragitto dritto alle automobili il che consente appunto di portare a 30kmh l’andatura dei veicoli senza cartelli e segnali.

        È un Po come il percorso di uscita dallesselujnga una zona 30 vera, per intenderci.

        E sono daccprdissimo con le bici contromano tuttavia mi sembra che una norma nazionale debba essere cambiata per fare ciò.

        In attesa anche piste ciclabili ben fatte possono servire.

        Su maran entri in crisi ideologica e qui non ti seguo più.

        Invece sul chiamare veri esperti di mobilità e non solo esperti di autorimesse sono d’accordo.

        Se trovassimo una quadra anche solo sui punti sui quali concordiamo sarei estremamente soddisfatto per milano tutta.

        1. Anonimo

          In una strada più larga di 4,25 metri si può autorizzare la doppia circolazione con una piccola carreggiata per le bici “contromano”. Basta che ci sia apposita segnaletica e – ovviamente – che sia una zona 30.

          Come al solito, basta volere: si potrebbe cambiare la vita di tanti ciclisti senza per forza appaltare costosissimi lavori di colossali ciclabili rivestite di marmo e protette da muri e filo spinato, come piace tanto dalle nostre parti 🙂

  6. GArBa

    dopo aver letto alcuni deliri qua sopra e su altri articoli, mi sento di chiedere agli amministratori del sito di rivalutare l’introduzione della moderazione dei commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.