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Milano | Porta Genova – C’è voluto un incidente mortale per prendere dei seri provvedimenti

Venerdì mattina un povero ciclista che cercava di passare in qualche modo da via De Amici a corso Genova è stato travolto e ucciso dalle pesanti ruote di un camion che proveniva dai cantieri della M4. Il ciclista è rimasto intrappolato tra il muro del cantiere, il pavé sconnesso e le rotaie del tram, non visto da chi guidava il mezzo pesante.

Foto Marco Sesia per MilanoToday

«Bisogna dividere il traffico, separare i mezzi pesanti dalle biciclette». Queste sono state le dichiarazioni dopo la tragedia di venerdì in via De Amicis.

Quello di via De Amicis è forse il cantiere più complicato dell’intera tratta della M4: si trova in pieno centro città, le strade su cui insiste sono strette ed ingombra le direttrici di due assi stradali, quali la stessa via De Amicis e la direttrice Via Cesare Correnti-Corso Genova, che sono pesantemente trafficate.

Sono stati posizionati divieti di transito per i pedoni, ma non per i ciclisti. Comunque anche i pedoni non rispettano i divieti e camminano spesso lungo le cesate di cantiere, soprattutto quelli che da Corso Genova o da via Cesare Correnti percorrono il lato dei numeri pari. I ciclisti invece devono affrontare il ristrettissimo spazio che rimane, cercando di non finire nelle scanalature delle rotaie del tram e cercando di non scivolare sul pavé.

Partendo dalla pusterla di Sant’Ambrogio, un ciclista, imboccando via De Amicis per andare verso piazza della Resistenza Partigiana, si trova imbottigliato tra cesate, auto, camion e bus; stesso problema per i motorini. Questa non è solo una questione relativa aicantieri M4, ma un nodo problematico di viabilità che deve essere affrontato. Anche a prescindere dalla M4, i cittadini chiedono più piste ciclabili, zone 30, sicurezza per la mobilità dolce.

“Dobbiamo avere il coraggio di decidere dove non è il caso di far passare i ciclisti: i cantieri purtroppo non si possono eliminare, ma bisogna mettere un po’ di ordine nei percorsi di queste strade ristrette” ha affermato l’Assessore alla Sicurezza Carmela Rozza.

Il Sindaco Beppe Sala promette che ascolterà tutte le associazioni di ciclisti per vedere di risolvere tutte le criticità della città.

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


35 thoughts on “Milano | Porta Genova – C’è voluto un incidente mortale per prendere dei seri provvedimenti

  1. Anonimo

    Se Sala lasciasse stare le cadreghe (le “associazioni di ciclisti”, le stesse che han collaborato a redarre i progetti delle allucinanti piste ciclabili in Via Stendhal, per intenderci…) e affidasse analisi e proposte a qualche funzionario del Comune con esperienza, buon senso, voglia di fare ed entusiasmo (che ce ne sarebbero ad aver voglia di valorizzarli…) ci guadagneremmo tutti!

  2. Nicola

    Terribile quanto è accaduto. La vera emergenza della città è l’assoluto menefreghismo davanti a queste tragedie. Si muoverà qualcosa? Si riuscirà mai a educare chi guida ad avere un minimo di rispetto per gli altri? Le persone che vengono assassinate ogni giorno in Italia da mezzi a motore non fanno quasi mai notizia, chissà perché, e soprattutto non smuovono le coscienze e chi deve decidere di fare.

    1. Piero

      Quello che scrivi è di una tristezza cosmica.

      Pensi veramente che il lavoratore che portava il camion non avesse “un minimo rispetto per gli altri”?

      O che avrebbe voluto anche lui passare il weekend tranquillo con la famiglia senza il peso di una morte che francamente non sembra proprio colpa sua (altro che assassino…) quanto di una viabilità mal pensata, mal eseguita ed (al di la delle chiacchiere da campagna elettorale) che se ne frega di chi è debole ossia pedoni e bici.

      Facile dar la colpa al guidatore del camion, mentre si pontifica da una tastiera…

      1. Nicola

        Mah, Piero, il mio commento era generico, sulla situazione delle nostre città, se ti sembra normale che sulle nostre strade si muoia stritolati tra le ruote di un tir buon per te. a me non sembra che si stia facendo molto per limitare queste morti. Se a te sembra il contrario viviamo in due città diverse

          1. Nicola

            Ma certo! Una città migliore passa prendendo consapevolezza che possiamo cambiare le nostre abitudini e i comportamenti potenzialmente pericolosi. L’Olanda è un paese così ciclabile perché ci sono arrivati negli anni ’70 con una presa di posizione della popolazione dopo l’aumento del numero di vittime (in particolare mi sembra di ricordare bambini). Se si vuole si può fare anche qua. Buon pomeriggio 🙂

  3. F

    Parlando un attimo della questione pavé (e tralasciando il sondaggio penoso apparso su repubblica.it) non riesco a capire come la gente possa pensare che sostituendo la pietra con l’asfalto si possa risolvere la situazione, il problema principale è un altro. È certamente vero che binari e pavé sconnesso non aiutano a muoversi in bicicletta ma, piuttosto che asfaltare tutto, forse bisognerebbe iniziare a pensare ad un programma serio di risistemazione dei blocchi e rimozione dei binari inutilizzati (magari sostituendoli con dei cordoli in pietra come è stato fatto nel primo tratto di naviglio Grande) in modo tale da avere delle strade che abbiano una storica (e bellissima) pavimentazione e che siano allo stesso tempo percorribili senza problemi dai ciclisti.
    Il mio sogno è che tutte le strade con il pavé vengano sistemate come sul naviglio grande o come in piazza Beccaria, e non penso sia tanto più complicato e costoso di un’eventuale rimozione e trasporto dei blocchi per poi mettere l’asfalto.
    No all’asfalto, sì al pavé riposizionato.

  4. Bla, bla, bla, bla...

    Bla, bla, bla, bla… La realtà è una sola: la bicicletta è uno dei mezzi più pericolosi per muoversi non solo in città ma dovunque. Le tragedie sono all’ordine del giorno, morti e feriti dovunque, in città, sulle statali, sulle provinciali, nelle gare di ciclismo ecc. Ci sono delle statistiche allucinanti, da inizio anno a Milano in sei mesi ci sono stati 2 morti e 358 feriti in bicicletta (l’anno scorso circa 1000 feriti). In Italia nel 2015 l’Istat ha stimato che almeno 45 ciclisti al giorno siano coinvolti in incidenti e i morti in sella a una bici sono stati 252 all’anno, uno ogni 35 ore. Biciclette e motocicli sono mezzi pericolosi indipendentemente dalla viabilità e dalle piste ciclabili. Ricordiamo anche che per guidare la bicicletta ci vuole concentrazione, quindi la mattina presto quando uno è assonnato o la sera quando esce stanco dal lavoro è comunque un rischio perchè la soglia d’attenzione è minore, con anche il richio che aumenta se uno è in ritardo a un appuntamento di lavoro e corre. Il problema delle bici nelle zone interessate dai cantieri è molto semplice, non la usi, utilizzi i mezzi pubblici che arrivano dovunque a Milano. Quindi l’appello a tutti i milanesi è non usate la bicicletta in città ma usate i mezzi pubblici.

    1. Wf

      Quindi secondo il genio9che scrive, invece, per guidare la macchina la concentrazione puoi anche lasciarla a casa… e fottersene di mettere sotto ciclisti, pedoni, motorini e altri…

      Cmplimentoni genio.
      Hai capito tutto.
      Sei anni luce avanti Olanda, Francia e Germania.
      Bravo

  5. Anonimo

    Adesso basta farci prendere in giro e prenderci in giro tra di noi su questo blog. Milano, città con un trasporto pubblico eccezionale, città di piccole dimensioni, città interamente pianeggiante e quindi perfetta per la mobilità in bicicletta deve dire basta all’ ingresso in area C di tutti questi veicoli e soprattutto costruire una rete di piste ciclabili VERE e in corsia protetta visto che oggi non esiste per nulla. Raddoppiate il costo per l’ingresso in area C e costruite IN FRETTA queste piste ciclabili per il benessere dei cittadini e della città. Poi visto che lo avete promesso in campagna elettorale piantate anche un po’ di verde in centro. Siete al governo da più di un anno e non avete fatto altro che celebrare lavori ed inaugurazioni di progetti validati da giunte precedenti. In poche parole SVEGLIA perché 5 anni passano velocemente!!

    1. Bla, bla, bla, bla...

      C’è una soluzione molto più veloce e sicura e l’hai sottolineato pure tu “Milano, città con un trasporto pubblico eccezionale”: “Milanesi non usate la bicicletta è un mezzo pericoloso, usate i mezzi pubblici”…

    2. Anonimo

      In Area C va anche regolamentato meglio il carico e scarico: basta migliaia di furgoni di tutti i tipi ad ogni ora del giorno (e mai di notte o la mattina presto)

      Le piste ciclabili poi van fatte negli assi di penetrazione pericolosi: quindi basta piste ciclabili nelle zone residenziali buone solo a soddisfare questo o quel comitato (e a ridurre i posti auto) e concentriamoci sulle vie dove si rischia la vita visto che il Comune continua a pianger miseria e dice di non aver soldi per niente.

      1. Bla, bla, bla, bla...

        Considerando che non c’è razionalità in quello che fanno al Comune, ma solo calcoletti vari bizantinoidi di aumento dei consumi, dell’accise sul carburante e delle multe creando apposta ingorghi con scelte viabilistiche scellerate e piste ciclabli demenziali, e non si può sperare che la loro razionalità migliori in futuro, la soluzione è solo una: NON USARE LA BICI A MILANO! E mi riferisco soprattutto a quelle madri in bicicletta che portano in giro per la città i figli piccoli in bicicletta per fare le “ecologiste”, anche plagiate dai vari comitati di sciacalli finti ciclisti, a queste mamme dico: fate usare la bici ai vostri figli solo nei parchi, NON USATE LA BICI IN CITTA’! .

        1. Anonimo

          Caro Bla bla …Scusa ma tu dove cazzo vivi. ?O meglio dove sei cresciuto ? Dai ragionamenti che fai si direbbe nelle favelas del sud America.

  6. Wf

    Milano non è fatta per le automobili troppo pesanti.

    Il pavè non è pensato per le automobili.

    Le,bici andrebbero perfettamente sul pavè se le auto non lo facessero sempre sconnettere e scalzare.

    Milano è piatta perfetta per le bici ma il numero di auto la rende assassina.

    Siamo sempre lì, al numero troppo elevato di auto per una città piccola e nata medievale per carrozze e pedoni.

    1. Bla, bla, bla, bla...

      Bla, bla, bla, bla…
      In Italia nel 2015 l’Istat ha stimato che almeno 45 ciclisti al giorno siano coinvolti in incidenti e i morti in sella a una bici sono stati 252 all’anno, uno ogni 35 ore.
      “Milanesi, non usate la bicicletta, è un mezzo pericoloso, usate i mezzi pubblici”!

      1. Piero

        Sicuramente i mezzi pubblici sono più importanti delle bici e andrebbero privilegiati, ma una campagna contro le bici non mi sembra un’ideona geniale! 😉

        Piuttosto un po’ di educazione per i ciclisti non sarebbe male, giusto per fargli notare che rischian la pelle se non rispettano le regole. E poi rischiano la pelle anche degli altri: mia zia è in ospedale col collo del femore rotto grazie a un ciclista sul marciapiede che l’ha buttata per terra quando lei usciva da un negozio, e meno male che andava piano.)

        1. Anonimo

          Se ci fossero piste ciclabili e traffico calmierato probabilmente quella bici non si sarebbe trovata sul marciapiede. In sostanza se esiste una domanda da parte dei cittadini è responsabilità dell’amministrazione soddisfarla. Quindi da settembre mi aspetto il raddoppio ( minimo ) del ticket di area C è l’inizio di un piano di interventi per creare un vero sistema di ciclabili che permetta di attraversare in tutta sicurezza la città in bicicletta. Mi auguro di non ricevere risposte del tipo ” mancano i fondi ” perché penso che i milanesi virtuosi si siano stufati di sentire da un lato piagnisteo e dall’altro proclami su come Milano sia la città del futuro. Adesso basta fumo negli occhi e cominciamo a fare fatti veri che migliorino la qualità di vita di noi cittadini e non di questo o quell’ente. Sinceramente pur avendoli supportati comincio ad essere deluso da questi amministratori.

  7. -Ale-

    USIAMO LA BICI!
    Le statistiche del Sig. Bla bla bla sono ridicole e manipolate.
    Dati Istat: il 43% dei morti in strada viaggiano su un auto, mentre quelli in bici sono solo il 7%.
    Le statistiche di “bla bla bla” sono truffaldine, perchè finge di dimenticare le auto, come se i ciclisti si scontrassero tra di loro o cadono da soli.
    Nel 2015 i morti su auto sono stati 1466 Vs 249 delle bici Vs 601 pedoni (tipicamente investiti da auto, non da bici) Vs 769 motocicli…
    quindi USIAMO LA BICI!

    I dati dicono che se fai un incidente su 2 ruote, chiaramente rischi più facilmente di farti male, ma rischiano molto di più moto e motocicli (a causa della velocità) e soprattutto i pedoni (i più indifesi). Nella maggioranza degli incidenti è coinvolta un’auto.

    L’auto è più pesante e più veloce: produce più morti… se riduci le auto e aumenti le bici in città, siamo tutti più sicuri.
    USIAMO LE BICI!

    Fonti:
    http://www.ilpost.it/2016/11/15/dati-istat-incidenti-stradali-2015/

    https://www.istat.it/it/files/2016/07/Incidenti-stradali-2015.pdf?title=Incidenti+stradali+-+dati+provvisori+-+19/lug/2016+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

    1. Bla, bla, bla, bla...

      Bla, bla, bla, bla…
      Incidenti stradali a Milano e provincia, statistiche su morti e feriti: il rischio mortalità è più alto per i veicoli a due ruote, 3,02% per le biciclette e 2,06% per le moto. Scende allo 0,66% per le automobili, 0% per i mezzi pubblici. La bicicletta è il mezzo più pericoloso di tutti, i mezzi pubblici quello più sicuro.
      “Milanesi, non usate la bicicletta, è un mezzo pericoloso, usate i mezzi pubblici”!

      1. Anonimo

        Chiunque tu sia, se seguiamo il tuo ragionamento, è meglio stare chiusi in casa visto che il rischio mortalità dei pedoni è il più alto in assoluto (quasi 3 volte la bici).
        Direi che stai delirando.

        Mezzi pubblici e bici sono la migliore soluzione contro traffico, incidenti e inquinamento. Ridurre i parcheggi per i non residenti, Area C, e multe senza pietà a chi non rispetta le regole (visto che parliamo di sicurezza e incidenti)

      2. Nicola

        Ma che ragionamento è? E’ aumentando il numero delle bici e calmierando la velocità e il numero delle auto che una città diventa più vivibile per tutti, dagli automobilisti ai ciclisti ai pedoni. Città in cui si usano molto le bici ce ne sono, sono quelle del nord Europa; città in cui si usa quasi solo l’auto ce ne sono, sono le metropoli americane tipo Los Angeles, solcate da autostrade urbane e profondamente disumane. Dove è meglio vivere? Come è meglio far diventare Milano?

  8. ...

    Aumentate il costo dell’area C. Solo toccando il portafogli degli italiani questi cambieranno abitudini utilizzando di più i mezzi pubblici e con meno auto e un minimo di pianificazione per percorsi ciclabili tutti potranno usare la bicicletta più tranquillamente.

    In fondo è semplice ma evidentemente qualcuno ha interesse a non farlo

    PS: come vanno le creazioni dei corridoi a traffico pedonale privilegiato tanto sbandierate da Maran nel pums durante la campagna elettorale. Non dico che debbano essere pronte ma il fatto che non se ne parli più mi preoccupa parecchio.

  9. Anonimo

    Visto che si parla tanto di sicurezza in bicicletta, perchè non viene reso obbligatorio l’utilizzo del casco quando si va in bici (con tanto di multe se non rispettato), come lo è il casco per le moto e come lo sono le cinture di sicurezza per gli automobilisti?

    1. Nicola

      Semplice, perchè il caschetto non è la soluzione: non è mettendo una corazza ai ciclisti che si salva la vita ai ciclisti. La vita ai ciclisti la si salva con piste ciclabili dove servono, moderazione della velocità in tutta la città e attenzione da chi guida mezzi motorizzati che arrivano tranquillamente a pesare 2 tonnellate.

      1. Bla, bla, bla, bla...

        Senza parole… Con il caschetto si potrebbero evitare moltissimi casi di commozione cerebrale di gente caduta dalla bicicletta o investita da auto, quindi morti e feriti. E poi con la bici puoi raggiungere velocità simili a quelle di un motorino dove lì il casco è obbligatorio e non si capisce perchè con la bici invece non è obbligatorio. La realtà è che: l’uso del casco disincentiva l’uso della bicicletta. Questo è il clima, le associazioni di finti ciclisti, quelle che chiedono a gran voce piste ciclabili demenziali e limitazioni al traffico per altri interessi che non sono quelli dei ciclisti, non vogliono il casco perchè hanno bisogno di mandare gente al massacro, hanno bisogno di martiri, non solo uomini ma anche ragazzi, donne e bambini, non guardano in faccia a nessuno gli animxli, e hanno paura che imponendo il casco poi la gente non usi la bici per paura di spettinarsi.

        1. Wf

          Le associazioni hanno visto e studiato che più ciclisti sono in strada e più aumenta la sicurezza poiché la massa fa numero è protegge e la visibilità dei ciclisti in città cambia le abitudini dei veri assassini, quelli che guidano scatole corazze di tonnellate di metallo contro le quali un casco da ciclista non serve a una beneamata .

          Se tieni veramente alla vita dei ciclisti studia di più.
          Ma non mi sembra il tuo caso.

          1. Bla, bla, bla, bla...

            Ah! Sempre il solito vizietto… La massa in bicicletta (uomini, donne, bambini, anziani) da scagliare contro il cattivone capitalista con l’auto corazzata grande e costosa… Una volta era il nobile, l’industriale o il proprietario terriero, oggi è il possessore di un’auto grande e costosa, magari poi chi se l’è comprata è uno che ha fatto debiti a destra e manca. Praticamente il comunismo è uscito dalle piazze per ricomparire sulle strade e sulle piste ciclabili… Hai voluto il comunismo? Peeedala!

  10. Wf

    PSICOLOGA RITA CICERI
    Ragazza travolta e uccisa dopo una lite, la psichiatra: «Saper gestire la collera va insegnato a scuola guida»
    Secondo uno studio, l’automobile fornisce al guidatore l’idea di essere all’interno di una corazza che lo protegge al punto da affrontare il prossimo con meno timore

    Quando si guida può esplodere una tale aggressività che si assumono comportamenti e atteggiamenti che mai si avrebbero in altri contesti e questo può colpire chiunque, anche le persone più tranquille. Sbaglia chi, invece, pensa che non saper gestire la collera sia solo una tendenza di chi è incline a scadere nell’ira». La professoressa Maria Rita Ciceri insegna Psicologia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove dirige anche l’Unità di ricerca in Psicologia del traffico.

    Ci sono persone più portate alla «rabbia da strada»?
    «No, anche le persone più miti, quando sono al volante, specialmente in situazioni di traffico congestionato, rischiano di diventare colleriche e attuano comportamenti di sfida od offensivi».

    Qual è il motivo?
    «Con la nostra unità di ricerca, insieme alla collega Federica Biassoni, abbiamo condotto studi da cui è emerso che l’auto fornisce al guidatore l’idea di essere all’interno di una corazza che lo protegge al punto tale da “affrontare” il prossimo con meno timore: così, compie azioni che fuori dall’abitacolo non farebbe mai, accetta più facilmente le provocazioni e reagisce in modo diverso dal solito».

    Ad esempio, con guida aggressiva o azzardata…
    «Sì, ci si tiene incollati al veicolo che precede per sorpassarlo appena possibile o si cambia continuamente corsia. Provocazioni che hanno delle spiegazioni precise. La strada può generare reazioni e risposte di collera specifiche che hanno alla base non solo lo stress derivante da fattori esterni come l’essere in ritardo o in coda, ma anche la percezione di aver subito un torto stradale o di aver diritto di occupare uno spazio, quello altrui, perdendo di vista un dato di realtà: la strada è uno spazio pubblico, vincolato da regole che vanno rispettate per salvaguardare la sicurezza di tutti».

    1. Bizantinismi

      L’analisi piscologica è reale, in Italia però la bestixlità al volante è una costante, la mancanza di rispetto nei confronti dell’altro, anche se guidi normalmente a una velocità normale senza far perdere tempo a quello dietro, ti troverai sempre dietro lo strxnzo aggressivo che ti pressa (generalmente uno che non conta nulla, magari deve correre in ufficio per spedire un pdf), o per es. quando ti immetti in tangenziale nella corsia di accesso quello dietro che non aspetta che tu ti immetta nella corsia ma si immette prima lui costringendoti a rallentare e magari a frenare perchè la corsia di immissione è finita, o sulle statali e provinciali a una corsia, quelli che superano anche se dall’altra parte arriva un’auto, rischiando un frontale, e rientrano dieci metri prima, o quelli che non sanno guidare che sulle autostrade affrontano a tutta velocità la cosiddetta corsia di sorpasso nei curvoni ma non sapendo nulla di traiettorie invadono la tua corsia sfiorando la tua macchina, o quelli che quando devono uscire dall’autostrada aspettano l’ultimo momento e tagliano la strada a tutti dalla corsia di sorpasso alla corsia di uscita, tutto rigorosamente senza freccia. Tutti questi episodi in Italia sono una costante. I più animxli sono quelli che guidano grosse auto tedesche, sono quelli che hanno raggiunto il loro scopo nella vità, cioè comprarsi la grossa auto tedesca costosa. Molti di questi generalmente non sanno guidare, non sanno nulla di traiettorie, pensano che essendo grosse auto tedesche costose queste si guidino ad alte velocità da sole. La bestixlità al volante di mancanza di rispetto dell’altro atomobilista è una caratteristica italica, in parte è dovuto al carattere italico ma è anche amplificata da tutte le demenzialità dello stato bizantinoide tipo viabilità assurda, segnaletica orizzontale e verticale insufficiente, divieti dovunque, mancanza di parcheggi, ingorghi stradali creati apposta per es. con piste ciclabili demenziali che più per i ciclisti sono fatte per far consumare carburante e accise agli automobilisti e poi aumentano il nervosismo quindi l’aggressività dell’automobilista, autostrade insufficienti come per es. le tangenziali dove gli incolonnamenti sono una costante cosa che poi aumenta il nervosismo dell’automobilista, semafori sui lunghi viali tutti rossi apposta (a differenza della Germania dove ci sono le onde verdi) per costringere l’automobilista a fermarsi e poi ripartire (e quando riparte fa partenze da f1 per recuperare il tempo perso) per consumare carburante e quindi accise allo stato bizantinoide ecc.

  11. Bizantinismi

    Il sindaco Sala: “Interverremo per la sicurezza dei ciclisti a Milano”
    Dopo i ripetuti incidenti che hanno visto coinvolti diversi ciclisti, il sindaco di Milano Giuseppe Sala è intervenuto riguardo la sicurezza dei ciclisti: “Stiamo lavorando per trovare una soluzione in modo da proteggere il loro percorso all’interno della città. Vi chiedo però di avanzare proposte fattibili. L’area C non può essere ristretta a pedoni, ciclisti e mezzi pubblici, non credo sia quello che i cittadini vorrebbero”.
    Ah finalmente si inizia a ragionare, finalmente parla di cittadini e non dei soliti finti comitati di cittadini finti ambientalisti, bene l’area C per tutti, auto comprese, soprattutto ora che stanno arrivando le auto elettriche (come la Tesla, Elòn Musk uno di noi!), con tutti i sistemi anti collisione, non ha senso paralizzare la città per le deliranti e spesso deleterie pressioni dei finti ambientalisti e dei ciclotalebani, che spesso fanno peggiorare le cose anzichè migliorarle, e questa è anche un’implicita bocciatura per la riapertura dei navigli appunto in area C.
    Una proposta fattibilissima:
    OBBLIGO DI INDOSSARE IL CASCO PER TUTI I CICLISTI

    1. Anonimo

      Non è che qualcuno spiega a Sala che girare in Area C è abbastanza il minimo dei problemi per un ciclista – capisco che lui al massimo va da casa sua a Brera fino a Palazzo Marino, ma se ad esempio provasse stasera a fare Palazzo Marino. Piazzale Negrelli… beh gli passa l’ossessione per il Centro/Area C e comincia a pensare sul serio al resto della città (sempre che non lo mettono sotto prima)

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