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Milano | Navigli – Ripa 83, si comincia!

Rimasto indenne per più di un secolo, resistendo a mille minacce di demolizione, per questo banale edificio di fine Ottocento edificato sulla Ripa di Porta Ticinese al civico 83 pare sia arrivato il momento per risorgere.

Più di un anno fa il Comune aveva annunciato che sarebbe diventato l’ostello di Milano, ora pare sia giunto finalmente il momento tanto atteso.

Della ristrutturazione si parla dal 2015 ma gli iter burocratici si sono sbloccati solo ora.

Ad aggiudicarsi il bando indetto dall’Amministrazione è stata la società costituita dalla Gastameco Srl e dall’Hotel Maison Casa Borella lo scorso anno che, come esplicitamente richiesto dal Comune, destinerà il 70% degli spazi alla funzione alberghiera – 224 posti letto in quadruple, quintuple e sestuple per un prezzo medio di 20 euro in bassa stagione e di 40 euro nei periodi di maggiore affluenza – e il restante 30% a funzioni aperte alla cittadinanza.

Chissà se nel restauro manterranno o riproporranno quei bei disegni realizzati da writer.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


12 thoughts on “Milano | Navigli – Ripa 83, si comincia!

  1. Anonimo

    “Chissà se nel restauro manterranno o riproporranno quei bei disegni realizzati da writer.”

    Siete ironici vero?! 🙂

  2. Daniele

    Quanti ricordi…, se non ero diversi anni fa’ c’era l’isola fiorita con I suoi concerti jazz e altro..
    Personalmente sono contento che venga ristrutturato
    Mi rendo conto che il mio e’ un giudizio nostalgico e pertanto non necessariamente obiettivo.

  3. Paolo

    I graffiti attuali possono benissimo non piacere, ma se si vuole creare un ostello di livello Europeo, la street art sarebbe perfetta: i frequentatori lo apprezzerebbero e ci sono tre facciate cieche che non aspettano altro.

    1. Piero

      E’ un dibattito interessante.

      Io però dissento perchè trovo l’equazione Ostello-Europeo-Street Art un po’ “cheesy” (stucchevole, in lingua corrente).
      Non so come spiegarlo, un po’ come i cinquantenni in vacanza che cercano a tutti i costi il localino caratteristico dove vanno i giovani e che costa poco e finiscono nella rituale trappola per turisti pompata da tripadvisor.

      Secondo me un ostello Milanese sui Navigli può avere il suo carattere anche senza mantenere dei graffiti non tutti di gran livello e figli di una stagione che è finita (nel senso che altrove continua ed è molto viva, ma li è finita).
      La “finta casa occupata” col ristorante costoso (la parte ristorazione se non erro è anche indipendente dall’Ostello) e l’aria condizionata a me non convince, ma come detto è un dibattito interessante in cui è legittimo avere opinioni diverse.

      1. Daniele

        Questi graffiti non mi piaciono sinceramente artisticamente parlando poco interessanti. Credo che non sia importante graffiti si graffiti per l’Ostello anche perche’ non sono parti “strutturali”.

        1. Enchanted Avenger

          comunque sono gli street artist per primi (quelli veri) a dire che i graffiti sono fatti per essere cancellati. Sono una forma d’arte legata per natura alla (con)temporaneità.

          Anzi, alcuni di loro — i più coerenti — spesso dopo un po’ se li cancellano da soli, anche per evitare che diventino “pezzi” da quotare per i mercanti d’arte. Banksy è notoriamente uno di questi.

          Quindi, la cosa più logica e coerente con lo spirito del vecchio edificio sarebbe cancellare quelli esistenti e farne di nuovi.

  4. Enchanted Avenger

    PS: credo che con l’evoluzione che sta vivendo la zona (e un po’ tutta la città) un minimo di gentrificazione sarà inevitabile.

    Se è successo a Berlino, che era molto ma molto più alternativa di Milano, figuriamoci qui.

    1. Anonimo

      Concordo.
      Anche se il confine tra “gentrificazione” (termine di derivazione sociologica) e “rigenerazione urbana” (termine più comune nella pratica urbanistica) è talvolta labile. (il discorso è lungo ma non sono necessariamente la stessa cosa)

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