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Milano | Le interviste di Urbanfile: Cristina Tajani

Abbiamo incontrato qualche settimana fa l’Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano, Cristina Tajani per farci raccontare quali siano le linee operative in alcuni settori di sua competenza.

Si è tanto parlato nelle ultime settimane di Manifattura Milano. Vuole raccontarci meglio di cosa si tratti?

Consideriamo questo il progetto di mandato più importante per il nostro assessorato.

L’idea di base di questo progetto è quella di far tornare la manifattura – digitale e artigiana – in città attraverso il sostegno alla crescita e allo sviluppo di imprese nel campo della manifattura digitale e del nuovo artigianato 4.0

Pensiamo che la produttività economica di una città passi dalla valorizzazione delle realtà economiche che fino agli anni Settanta hanno costituito, insieme alle aziende, l’ossatura del tessuto economico milanese. Vogliamo che il loro spazio sia ripreso dalle nuove manifatture, nuovi artigiani che hanno cambiato il proprio modo di produrre.

Crediamo che questo possa creare nuove opportunità anche per i giovani, che incentiviamo a indirizzarsi verso questa riscoperta dei vecchi mestieri artigiani reinterpretati attraverso l’uso della tecnologia. Stiamo mettendo a punto, insieme al MIUR, le modalità per garantire l’alternanza scuola/lavoro all’interno delle realtà artigianali.

E’ un progetto sistemico che ha durata pluriennale ed è stato anticipato da quanto fatto in passato sugli incubatori di impresa.

Qual è la situazione degli incubatori di impresa milanesi?

Come Comune affianchiamo 8 incubatori di impresa in collaborazione con le Università e abbiamo due incubatori diretti che sono FabriQ e Alimenta2talent (questo legato al mondo agro alimentare)

In cinque anni abbiamo fatto nascere e supportato con l’incubazione circa 680 startup con una mortalità di circa il 10% (a livello nazionale dopo un anno solo il 50% delle startup rimangono attive dopo il periodo di incubazione). Abbiamo supportato progetti che fossero davvero competitivi sul mercato.

Con FabriQ abbiamo incubato circa 30 start up che unissero lo sviluppo della tecnologia a mission e mercato legati al sociale come servizi alla persona e alla cura degli anziani o dei bambini, progetti per nuove tecnologie in campo agro alimentare affiancate alla sensibilizzazione dei cittadini verso l’utilizzo degli orti urbani, servizi di mobilità per le fasce più anziane della popolazione

Abbiamo sempre cercato di far nascere le startup nelle periferie urbane perché siamo convinti che una rinascita economica delle periferie significhi una rinascita globale di alcuni quartieri.

In una realtà difficile come Quarto Oggiaro è nato FabriQ che ha catalizzato circa 7,5 milioni di investimenti privati contaminando in maniera positiva il territorio. Cito l’esempio di una start up che ha preso in gestione uno spazio all’interno del mercato comunale coperto di Quarto Oggiaro trovando una sedimentazione nel quartiere che reagisce molto bene perché si tratta di opportunità che lo aiutano a migliorare la qualità della vita dei cittadini.

A proposito di mercati coperti. Qual è la strategia del Comune in questo campo?

I mercati comunali coperti sono nati con funzione di calmierizzazione dei prezzi negli anni Cinquanta.

Con lo sviluppo della grande distribuzione hanno perso questo tipo di funzione ma si trovano nel cuore dei quartieri e abbiamo pensato che fosse utile unire la funzione commerciale a un ruolo di aggregazione sociale.

Due sono le modalità di gestione dei mercati verso cui ci stiamo orientando: da una parte esistono operatori privati verso cui confluiscono tutti gli operatori. E’ poi il gestore privato a interagire con il Comune e a offrire ai cittadini diverse tipologie di servizio. Santa Maria del Suffragio è l’esempio più noto

Oppure gli operatori si consorziano mantenendo la proprietà dei propri esercizi. A questo consorzio noi affianchiamo una cooperativa sociale che fa animazione all’interno dei mercati coperti con giornate di lettura, talk, animazione sociale, spettacoli.

Il mercato è così tornato a essere un aggregatore della vita del quartiere. L’esempio è quello del mercato di Lorenteggio che è ora una realtà totalmente riqualificata, vissuta in maniera attiva dagli abitanti del quartiere.

Un caso ancora è quello di Wagner, dove attualmente accanto all’offerta commerciale esistono attività aggregative che inducono le persone a frequentare il mercato come luogo di ritrovo.

Stiamo lavorando ora su Piazzale Lagosta, dove un operatore privato ha espresso interesse a replicare l’esempio di Santa Maria del Suffragio e che ha enormi potenzialità considerata la zona in cui è inserito

Milano lega il proprio nome a moda e design. Cosa dobbiamo aspettarci dal sistema moda?

Stiamo portando avanti una collaborazione stretta tra tutti gli operatori affinchè nelle due settimane di settembre si possa dare visibilità a tutta la filiera, dal tessuto al prodotto finito.

In due settimane saranno concentrate tutte le fiere del settore moda in modo che si possano facilitare i buyer che avranno la possibilità di vedere nel complesso tutta la filiera del made in Italy. Aver messo a sistema il calendario fiere è un traguardo molto importante i cui risultati si vedranno già a settembre.

Dopo un momento di flessione di qualche anno fa, quando pagavamo un andamento non ottimale ma anche una discrasia tra gli operatori, il sistema moda milanese vede un andamento positivo che è destinato a migliorare.

Milano ad Aprile vive da qualche anno una settimana di piena attività, quali sono le idee di sviluppo per il futuro?

Un grande lavoro è stato fatto da tutti i soggetti coinvolti in modo che i distretti del Fuorisalone milanese fossero coordinati e pensiamo che i risultati si vedano.

Vorremmo che la città beneficiasse durante tutto l’anno della presenza di un evento tanto importante.

Stiamo lavorando sul tema delle installazioni: è capitato che le aziende volessero donare alla città installazioni prodotte per il Fuorisalone. Finora non è stato possibile perché si trattava di oggetti con costi di manutenzione non sostenibili. Ora vorremmo pensare a installazioni anche piccole ma permanenti, ideate per entrare a far parte dell’arredo urbano cittadino arricchendo gli spazi di Milano.

 

 

 

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One thought on “Milano | Le interviste di Urbanfile: Cristina Tajani

  1. Anonimo

    Sarebbe bello sapere dall’Assessore al Commercio se c’è un piano per convincere i commercianti che le sistemazioni urbane, riduzione parcheggio selvaggio e pedonalizzazioni parziali o totali aiutano e non penalizzano il Commercio (penso a Corso Buenos Aires, ne dibattiamo periodicamente) e come evitare che intere aree di Milano vengano desertificate tipo i Navigli dove non ci son praticamente più negozi di vicinato, anche se di residenti (e non tutti giovani e ricchi, tipo case popolari Via Borsi) ce ne sono eccome.

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