"Anche le città hanno una voce" – Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Cultura: il portale delle Botteghe Storiche

Ottica Aleardi in Corso San Gottardo

Sono 31 le storiche insegne milanesi che hanno appena ottenuto il riconoscimento di “Bottega Storica” e che da oggi sono disponibili sul geoportale del Comune di Milano. A loro è dedicata una speciale storymap geolocalizzata, interattiva e corredata da informazioni e curiosità e da una galleria fotografica.

Tra queste la più antica è la “Coltelleria Lorenzi”, la cui apertura risale al 1919, seguita dalla “Gelateria Toldo” di via Sacchi, che dal 1934 ingolosisce i milanesi insieme a “l’Antica Gelateria Sartori”, che da oltre 70 anni, in Stazione Centrale, regala il perfetto connubio tra l’ineguagliabile tradizione artigianale del gelato e ingredienti di alta qualità.

La “Stivaleria Savoia” è un particolarissimo laboratorio-atelier, fedele erede della tradizione dei maestri calzolai che realizzavano gli stivali per il reggimento Cavalleria Savoia di stanza nella adiacente caserma di via Vincenzo Monti, ed è attiva dal 1965. Una storia fatta di tradizione e qualità anche quella della “Pasticceria Gattullo” di Piazzale di Porta Lodovica, che dal 1961 soddisfa la voglia di dolcezza di milanesi e turisti. Presente anche il ristorante “Al Matarel” di Corso Garibaldi, che ha fatto della tradizione gastronomica meneghina la sua punta di diamante dal 1962.

Attualmente a Milano sono presenti 520 botteghe storiche. Per ottenere il prezioso riconoscimento bisogna soddisfare due requisiti necessari: che l’esercizio  sia attivo da almeno 50 anni nel medesimo comparto merceologico, a prescindere da eventuali cambi di titolarità, e che conservi totalmente o in parte i caratteri costruttivi, decorativi e di interesse storico, urbano e architettonico.

La storymap delle botteghe storiche è disponibile al link

 

Coltelleria Lorenzi in Corso Magenta

Vecchia foto dell’Ottica Pelo in via Foppa

Ferramenta Bocchiola in viale Monza

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


11 thoughts on “Milano | Cultura: il portale delle Botteghe Storiche

  1. antonio

    Piccola NOTA. Nella prima foto viene ritratto l’inizio del Corso san Gottardo con la bottega storica ottica Aleardi e più avanti si intravvede la sede della banca Agricola Milanese. Oggi è tutto diverso. La casa che ospitava i due negozi è stata abbattuta e al suo posto c’è un palazzone di 5 o sei piani con il fronte porticato verso la porta Ticinese. Credo che la foto sia degli anni 50.. anni in cui il concetto di recupero degli edifici popolari storici era sconosciuto. Si è approfittato della guerra per abbattere quello che si poteva per soli fini speculativi. Il palazzone ha molti più abitanti e più rendite catastali. Questo però a discapito della Milanesità.. un concetto abusato e mai difeso concretamente.

    1. Anonimo

      “Si è approfittato della guerra per abbattere quello che si poteva per soli fini speculativi.”

      So che tanto non serve a far cambiare idea a nessuno ma lo dico lo stesso: non potete vedere il mondo com’era 70 anni fa con gli occhi di oggi: A Milano c’era una scarsità di alloggi impressionante causa bombardamenti oltre alla montante immigrazione dal sud.

      Quelle che noi adesso vediamo come pittoresche case storiche, erano dei palazzi pericolanti, malsani, senza bagni e spesso acqua corrente e c’era poco tempo per fare poesia, quindi si abbatteva e ricostruiva alla velocità della luce.

      Purtroppo non si è mai ricostruito mantenendo lo stile preesistente, ma dopo il ventennio fascista, tutto quello che non era ipermoderno era passatista, nostalgico e borghese.

      Che poi non si può negare che ci sian messi anche gli speculatori (specie negli anni 60 e sicuramente in modo neanche lontanamente paragonabile a Roma), però questa equazione automatica “edificio del dopoguerra=speculazione” la trovo francamente stantia e noiosa.

      1. The

        Milano non è l’unica città europea che era stata bombardata e andava ricostruita in fretta…

        …di Varsavia non era rimasto letteralmente un mattone sopra l’altro (dopo l’insurrezione i nazisti l’avevano spianata), eppure l’hanno ricostruita identica a prima.

        Non cerchiamo scuse patetiche per qualcosa che ha un nome solo: SPECULAZIONE.

        1. Anonimo

          Varsavia, come tu stesso dici, l’avevano spianata i Nazisti (e la ricostruzione in stile aveva il suo significato simbolico) ed un discorso simile lo puoi fare per Dresda (il cui bombardamento fu una gratuita ed inutile vendetta alleata tanto che si parla ancora oggi di “crimine di guerra”).
          Berlino non venne ricostruita tutta in stile (a parte le ovvie eccezioni), ma nemmeno molti dei quartieri bombardati di Londra lo furono (presente il Barbican Centre?) e comunque va fatta una distinzione tra centro storico e quartieri periferici: il centro storico di Milano era purtroppo già stato sventrato ed in parte ricostruito ben prima delle bombe ivi compresa la famigerata racchetta.
          Quando la guerra arrivò avevamo un piano regolatore che prevedeva e stava attuando abbattimenti e allargamenti delle vie un po’ dappertutto (della serie Hausmann 70 anni dopo, sempre in ritardo noi…): dopo la Guerra ci vollero vent’anni prima di modificarne l’impostazione (a parte il fatto che di edifici e monumenti ricostruiti esattamente com’erano ne abbiamo un bel po anche noi)

          Tutta speculazione (in maiuscolo)? Di sicuro gli speculatori – che ai tempi si chiamavano pescicani – non mancarono, ma forse l’aderenza ad un piano (per quanto sbagliato fosse) ha fatto si che Milano sia quel minimo più ordinata di posti come Roma nella sua espansione postbellica e comunque i danni eran già stati fatti e non rimediabili.
          A questo va aggiunto che forse “ricostruire in stile” dopo che per vent’anni il regime fascista aveva frantumato gli zebedei con concetti tipo passato imperiale glorioso, romanità, culla della civiltà e magniloquenza retorica, non era esattamente il gusto del giorno e c’era voglia di cambiare, anche guardando alle città dove viveva l’Uomo Nuovo Sovietico (come era naturale che fosse 70 anni fa). My 2 cents.

          1. The

            Veramente il fascismo non costruiva affatto “in stile” (presente L’EUR? Presente Santa Maria Novella? Presente Littoria/Latina?) quindi il tuo ragionamento è già viziato all’origine.

            Quanto all’ordine, vorrei farti notare che, a parte rare eccezioni (di solito isolati di edilizia pubblica), i quartieri costruiti dopo la guerra sono proprio i MENO ordinati. Basta fare un raffronto, in ciascuna zona, tra ciò che è costruito di qua dal vallo ferroviario, nella città storica, e ciò che sta al di là, costruito nel dopoguerra. Nella zona sud di Milano questo è particolarmente e ideate, basta percorrere via Meda o via Ripamonti per rendersene conto.

            Laddove ci si è allontanato dal piano Beruto, si assiste a un affastellamento di funzioni, altezze, stili, fantasmagoriche strade di scorrimento abortite, che se può sembrare meno disordinato di Roma, è solo per le dimensione relative molto più ridotte.

            Concordo: 2 cent, non ti do di più.

          2. Anonimo

            Si parlava dell’uso e abuso del termine “speculazione edilizia”, facendo degli esempi, magari non i migliori esempi del mondo ma non voleva essere un saggio scientifico (ma anche se ti ci metti a farmi le pulci, penso tu lo abbia capito benissimo lo stesso!)

            Comunque lo sappiamo tutti che l’architettura del periodo del ventennio ha avuto tante sfaccettature (basta citare Terragni, senza andare a spasso per l’Italia come fai tu 😉 ), ma non puoi certo negare che in generale abbia avuto un certo amore per la pomposità e la magniloquenza.

            Quanto a Beruto non capisco cosa vuoi dire, visto che si parlava della lentezza con cui è stato rivisto il piano regolatore di Milano dopo la guerra (piano che prevedeva gli odiati – oggi – abbattimenti, allargamenti e racchette di cui ancora si vedono i segni) ma ha anche consentito insieme ai predecessori un qual minimo ordine nello sviluppo seguente, non molto, ma meglio di Roma insomma (Traduzione: meglio avere un piano anche se prevede alcune stupidate come la racchetta o le demolizioni a tappeto dei vecchi quartieri che non avere niente)
            E comunque il piano è il Piano Albertini del 1934, forse il peggior piano che Milano abbia mai avuto, su questo non c’è discussione (ovviamente i miei 2 cents anche qui, non sia mai che salti fuori qualche estimatore di un piano che nel 1934 ipotizzava 3.6 milioni di abitanti per Milano – che poi uno si domanda perchè sventrava il Centro e prevedeva casermoni dappertutto….)

  2. antonio

    Caro anonimo ho letto il tuo post e devo dire che dici bene.. “dopo il ventennio fascista tutto quello che non era ipermoderno era passatista”
    Giusto!
    Solo che qui non siamo nel ventennio fascista ma negli anni 50. Bisogna concludere che fascismo e ricostruzione avevano le stesse finalità. Abbattere tutto quello che era architettura tradizionale e popolare. Una posizione molto provinciale. Dresda per dire è stata ricostruita così com’era ed era distrutta al 70 per cento.
    In Italia c’è stata continuità tra piano regolatore fascista e ricostruzione che ancora prevedeva la distruzione di interi quartieri. La famigerata racchetta.. di cui questo sito ha parlato più volte.
    Poi emergenza abitativa, altra scusa!
    Il Palazzo costruito non era rivolto ai poveracci senza casa ( per quelli c’era il Gratosoglio, costruito in quegli anni) Ma alla rampante borghesia. Basta guardare la qualità del palazzo. Gli immigrati meridionali dormivano nelle case di ringhiera del Ticinese… le stesse che oggi valgono uno sproposito.
    E anche quelle erano destinate ad essere abbattute se avessero lasciato fare agli speculatori! Vedi corso Manusardi inizio di arteria che avrebbe sventrato tutto il Ticinese. Quindi speculazione sarà una parola vecchia e stantia ma purtroppo vera. Essere moderni non vuol dire dimenticare.
    Ciao
    Ps le botteghe storiche oggetto dell’articolo sono tutte meritorie.

    1. Anonimo

      Come detto, non pretendo di convincere nessuno, solo di instillare il dubbio che vedere le cose del 1945 con gli occhi del 2017 è un po’ antistorico (ma mi rendo conto dalla risposta di non esserci minimamente risuscito, me ne faccio una ragione 🙂 ).

      Però sullo stile imperante in Italia DOPO il ventennio fascista temo tu abbia capito il contrario di quel che io ho scritto.

  3. antonio

    Dopo la tua spiegazione ti faccio notare che erano proprio i fascisti a usare termini come passatismo nostalgia e piccolo borghese per descrivere L’Italietta che secondo loro andava riforgiata nell’omo nuovo fatto di coraggio e militarismo.. Volete burro o cannoni?
    Per questo sia a Milano che Roma e in altre città ci furono gli sventramenti voluti dal regime. Per creare l’uomo Nuovo, che viveva in città nuove create dalla Rivoluzione fascista.
    Questo riguardava i ceti più poveri perché naturalmente i veri borghesi potevano continuare a vivere nelle loro belle case.
    Ti ripeto la parola speculatore sarà vecchia ma descrivere persone che purtroppo non hanno età. Anzi sono sempre giovani.
    Diciamo che gli speculatori hanno approfittato della guerra e della crisi abitativa per fare i loro affari. E non è la prima volta.
    Per fortuna gli speculatori del Ticinese in qualche modo sono stati bloccati… altrimenti avremmo un quartiere fatto di condomini orribili come quelli che si vedono passando da Viale Tibaldi. Orrendi palazzoni messi di traverso che schiacciano le case di ringhiera e sembrano riflettere una caratteristica del carattere di chi li ha costruiti. la Protervia.

    1. Anonimo

      “”Passatismo” e’ Marinetti 1916 (quindi nemmeno in quota “fascismo” quando e’ nata la parola) anche se e’ vero che le varie ideologie 900esche hanno avuto molto in comune (a partire dall’uomo nuovo, vera ossessione bipartisan). Comunque basta leggere le frasi che Guareschi mette in bocca a Peppone per capire cosa Intendo (potevo trovare esempi piu” felici)
      Sul resto non hai ovviamente torto (anzi) e anche se a me non convince leggere la storia urbanistica del 900 di milano come lotta tra speculatori e “resistenti”, trovo l’immagine del Ticinese coi palazzoni che schiacciano le case di ringhiera suggestiva ed azzeccata. Anche se parliamo di romanticume del passato perche’ al Ticinese nelle case di ringhiera ora ci stan le sciurette benpensanti e nei palazzoni….le sciurette benpensanti con un pochino meno soldi. 🙂

  4. Anonimo

    A lor signori, devo gratitudine, per istruire con ragionamenti composti ed educati un soggetto poco colto come me. E bello nel 2017 sentire che le persone sanno parlarsi senza insultarsi, con idee anche contrapposte ma significative. Questo, mi permetto di dire, che Milano nonostante tutti i cambiamenti ha mantenuto, la capacità del rispetto, il valore della cultura, anche tra tante speculazioni e troppe violenze criminali.

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