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Milano | Zona Regioni – Viale Corsica: un lavoro fatto col…

Le prime quattro foto mostrano la situazione dei binari disattivi in viale Corsica all’altezza dell’incrocio con via Luisa Battistotti Sassi fino a qualche settimana fa.

La situazione di viale Corsica e la sua sciatteria l’abbiamo più volte portata in evidenza, nonostante ci troviamo nella principale arteria di penetrazione per chi proviene dall’aeroporto, il viale è decisamente mal tenuto e disordinato.

All’angolo con con via Luisa Battistotti Sassi vi era, una rotatoria che fungeva da capolinea della linea di tram 21 utilizzata sino ai primi anni Cinquanta, poi pian piano dismesso e definitivamente troncato.

Per lungo tempo il binario era ben evidente sul manto stradale e sul marciapiede, dove venivano parcheggiate autovetture in maniera disordinata e in forte degrado, poi nel 2013 venne finalmente deciso, su sollecitazioni degli abitanti della zona, di impedire il parcheggio su quel tratto di marciapiede mettendo dei paletti dissuasori.

Recentemente il Comune ha provveduto a rimuovere finalmente un pezzetto di binario che intersecava viale Corsica proprio dove il viale si restringe perché rendeva veramente pericoloso il passaggio dei cicli e motocicli.

LA rimozione del binario è, per ora, avvenuta solo su di un piccolo tratto, ma il resto del binario inutilizzato? Il vecchio e inattivo binario è ben evidente in quasi tutta la sua mezzaluna che solca trasversalmente il viale Corsica. Senza menzionare il fatto che nonostante nel 2013 sia stata sistemata la parte “pedonale” in modo dozzinale e al risparmio, rabberciando alla bell’e meglio e lasciando ancora i vecchi archetti oramai inutili.

Queste immagini mostrano il resto del binario inutilizzato che ancora persiste e intralcia la viabilità di viale Corsica proprio all’angolo con via Battistotti Sassi. Qui non è pericoloso?

Forse, e lo speriamo, è già programmato il proseguimento del cantiere per rimuovere anche questa parte dal viale. Anche se qualche sensazione negativa ci fa pensare in negativo, infatti sul lato pari del viale, come si può notare dalle foto allegate, il vecchio binario è stato semplicemente ricoperto col nuovo catrame (che tra l’altro ha ricoperto anche i vecchi cordoli in pietra), ma che già fa intravede una leggera ombra sul manto bituminoso che annuncia che presto riaffiorerà nuovamente, tornando pericoloso.

Ma possibile che il Comune non riesca a programmare un intervento omogeneo, risolutivo e definitivo ma come al solito rattoppi in qualche modo come ad una vecchia coperta oramai sfrangiata e malridotta?

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


8 thoughts on “Milano | Zona Regioni – Viale Corsica: un lavoro fatto col…

  1. esse

    Veramente un pessimo lavoro. Anche l’area palettata avrebbe meritato una sorte migliore e un poco di verde in più

  2. -Ale-

    “…su sollecitazioni degli abitanti della zona, di impedire il parcheggio su quel tratto di marciapiede…”
    Questa è la buona notizia, i residenti non non vogliono il parcheggio selvaggio e anche se in maniera maldestra (lavoro fatto al massimo ribasso!) sono stati ascoltati.
    Ora occorre insistere per un sistemazione definitiva, così proprio non va.

  3. robi

    se non sbaglio per un breve tempo ci fu una postazione di bikemi, motivo per cui quel tratto di marciapiede è stato protetto con dei dissuasori.

  4. Wf

    Milano, dimentica i grattacieli: riaprire i Navigli è la vera rivoluzione
    Il volto della capitale economica è stato trasformato dai grattacieli ma la riscoperta delle antiche vie d’acqua a cui lavorò anche Leonardo da Vinci è qualcosa che stuzzica ancor di più la fantasia. Il sindaco Sala per ora ha promesso una riapertura parziale entro il 2022

    Le metafore si sprecano già. Milano non potrà mai essere Venezia, certo. Ma se si ispirasse ad Amsterdam non stupirebbe invece nessuno. Il progetto della riapertura della rete dei Navigli sembra infatti diventare qualcosa di concreto, dopo che il sindaco Giuseppe Sala ha annunciato i risultati dello studio che aveva affidato a un comitato scientifico, nominato non appena insediato lo scorso anno. Secondo il sindaco, una riapertura parziale delle antiche vie d’acqua in città sarà possibile entro il 2022. Sono circa due chilometri di canali, attualmente interrati. I tratti sono quelli che corrono sotto via Melchiorre Gioia, a Brera dove c’è la conca dell’Incoronata, in via Sforza dietro al Policlinico e, infine, quello vicino a piazza Vetra.

    Un passo alla volta, è l’idea di Sala, deciso a sfruttare per questi primi lavori i cantieri della nuova metropolitana 4. Costo preventivato, 150 milioni. Il sogno è quello di arrivare, poi, a riaprire tutti i Navigli milanesi. Un lavoro ben più corposo, perché si tratterebbe di ripristinare quasi otto chilometri di canali, collegando quelli esistenti e riaprendo percorsi ormai sconosciuti ai più. Il conto, alla fine, sarebbe di circa 500 milioni. Ma le cifre non possono spiegare tutto. Riportare alla luce tutti i Navigli sarebbe infatti una vera rivoluzione (o contro-rivoluzione) per la città di Milano. Ne cambierebbe il volto, aggiungendosi a quello dei grattacieli che l’hanno già trasformata agli inizi del nuovo millennio. E non è solo Sala a credere nel progetto. Gran parte della politica cittadina è schierata a favore della riapertura delle vie d’acqua, a partire dal segretario della Lega, Matteo Salvini, non certo un amico del sindaco di centrosinistra.

    L’idea di una Milano navigabile suscita grande fascino. Non solo per la metafora (eccessiva) di Amsterdam. Ma anche perché può riportare in vita un pezzo di storia (non solo locale) sotterrato dall’avvento della modernità, che ha dilatato i confini della città, l’ha saturata di asfalto e ha sacrificato la tradizione al mito dell’efficienza. Quando si parla di Navigli bisogna pensare, infatti, a un’opera dell’ingegno umano che affonda la sua esistenza nel Medioevo. I Navigli sono cinque. Quello Grande è stato progettato nel 1177, misura 49,9 chilometri ed è navigabile dal 1272: è da lì che scendevano, da Candoglia, i marmi del Duomo. Poi c’è il Naviglio Pavese, che si incrocia col primo alla Darsena: è stato aperto nel 1819 ed è lungo 33,1 chilometri. A nord di Milano arrivano invece il Naviglio della Martesana: completato nel 1496, è lungo 38 chilometri. Gli ultimi due canali sono i più piccoli: quello di Bereguardo e quello di Paderno d’Adda, progettato quest’ultimo addirittura da Leonardo da Vinci.

    Quando la rete dei Navigli era funzionante, Milano era un porto nel mezzo della grande pianura. Sopperiva all’assenza di un grande fiume con lo sfruttamento di questa serie di canali artificiali che dava alimento alle campagne, muoveva merci e uomini. I Navigli sono stati in gran parte interrati nel 1929. Questione, come detto, di cambiamento dei tempi. Ma anche di igiene e sicurezza. Chi è deciso a osteggiare il progetto di riapertura fa leva proprio su questo: il rischio di gettare la città di Milano nel caos.

    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/05/milano-dimentica-i-grattacieli-riaprire-i-navigli-e-la-vera-rivoluzion/35134/

  5. Mattblond

    perchè non mettere una postazione per le bikemi? la zona è totalmente scoperta, e per trovarne una bisogna andare fino in piazzale Susa. Ma come vengono distribuiti dal Comune gli stalli?

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