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Milano | Porta Ticinese – L’Anfiteatro Romano ricreato col verde

Ma che bell’idea ha avuto la Sovrintendenza, ovvero quella di dare finalmente una fisionomia particolare a questo piccolo “parco” creato sul luogo dove si trovava l’antico Anfiteatro di epoca romana di Milano.

Si tratta di un progetto da circa un milione e 250mila euro, completamente a carico di uno sponsor, che potrebbe finalmente rilanciare le visite al Parco Archeologico dell’Anfiteatro di via De Amicis 17.

Il Parco dell’Anfiteatro è sconosciuto quasi a tutti, turisti e milanesi stessi, racchiuso com’è tra palazzi, una chiesa e cancellate (a dire il vero è spesso chiuso, specie nei weekend).

Attualmente si tratta di un giardino di circa 12.000 m² realizzato grazie al volere della Sovrintendenza Archeologica a partire dal ritrovamento delle fondamenta scoperte nel 1931 durante alcuni scavi per edificare nuovi edifici al posto di vecchie case. Gli scavi proseguirono anche dopo la Seconda Guerra Mondiale e furono terminati negli anni Settanta del Novecento.

Il Parco vero e proprio però venne realizzato solo nel 2002 grazie ad un accordo tra la Sovrintendenza e il Comune di Milano, grazie anche all’utilizzo di fondi ministeriali.

L’Anfiteatro di Milano era a pianta ellittica, lungo 155 metri e largo 125 (all’incirca come l’Arena di Verona), in grado di ospitare fino a 35.000 spettatori, realizzato tra la fine del I e il II Secolo, ma che già nel IV Secolo divenne una cava per la costruzione di altri importanti edifici, tra i quali San Lorenzo (se si scende nei sotterranei della cappella di Sant’Aquilino si possono ancora vedere i blocchi dell’anfiteatro).

La forma dell’attuale giardino è abbastanza irregolare, “mozzicata” per modo di dire da spazi privati e dal vivaio Riva, tanto da non permettere una piena visione di come doveva essere questo grande edificio.

Il progetto per la sua valorizzazione è stato elaborata a lungo, ma ora pare sia diventato ufficiale. Infatti il Comune concede in comodato d’uso gratuito lo spazio di via De Amicis alla Sovrintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio per i prossimi cinque anni per realizzare il progetto “Amphiteatrum viridans“.

L’effetto dei cespugli potrebbe essere come questo.

Si tratta di un giardino allargato sino a circa 22.400 metri quadri, comprendendo gli spazi del vivaio e dei “giardini”degli stabili di via Conca del Naviglio 17 e 19 (già in possesso del Comune, che noi avremmo anche fatto demolire, visto che ormai sono poco più che dei ruderi).

Il progetto prevede, dopo l’ampliamento del parco, la sistemazione di alberi, arbusti e siepi da formare il disegno dell’ellissi dell’anfiteatro. I lavori dovrebbero durare circa tre anni.

Dopo la scadenza dei cinque anni di comodato d’uso, dalla Sovrintendenza lo spazio verde rinato passerà nuovamente in mano al Comune di Milano. Per i costi ci sarà la possibilità per i finanziatori di usufruire per la pubblicità di un grande muro laterale (e senza finestre) del palazzo comunale di via de Amicis 17.

Però c’è ancora il problema del Vivaio Riva, che dovrà essere risolto in qualche modo.

Il contratto dovrebbe essere scaduto e lo sfratto imminente, ma dove trasferirlo? Anche perché pare si sia già formato un comitato per salvarlo. A tutti gli effetti, per chi non ha avuto la fortuna di andarci, è un posto quasi incantato, dove fiori e piante abbondano e pare quasi un giardino di pace in una città indaffarata. Certo non rischia di essere sostituito da un caseggiato o da un parcheggio, ma da un altrettanto bel giardino. Insomma, una bella questione che animerà sicuramente le discussioni dei milanesi.

Noi ne avevamo già parlato in un altro articolo con l’idea di realizzare una fetta dell’Anfiteatro con una scultura di Edoardo Tresoldi, che ha già “ricostruito” con intrecci metallici una chiesa scomparsa nell’area di Manfredonia, l’antica basilica di Santa Maria di Siponto

L’ingresso sempre chiuso su via Arena

Ingresso da via De Amicis

Ingresso dal cortile

La parete cieca che potrà ospitare il cartellone dello sponsor

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


20 thoughts on “Milano | Porta Ticinese – L’Anfiteatro Romano ricreato col verde

  1. Anonimo

    La Sovrintxndenza romana di Milano adesso si mette pure a fare progetti, ovvero non si occupa solo di mettere lacci e lacciuoli a qualsiasi progetto di rinnovamento urbanistico in città ma ora fa pure progettini urbanistici. Notare la differenza, a roma il Colosseo di pietra, imponente, littorio, ardito e massiccio, a Milano un anfiteatro di cespugli… Mi sa che avevano paura che qualcuno costruisse qualche palazzo con appartamento di pregio, e allora si sono inventati il “parchetto ad ampio raggio” per impedirlo. Poi praticamente un “non luogo” poco fruibile da famiglie e bambini per giocare. Inoltre con il “parchetto ad ampio raggio” fanno anche chiudere un’attività economica ossia il vivaio cui va tutto il sostegno a resistere contro questo “parchetto ad ampio raggio” ultra minimalista imposto dall’impero decadente romano.

          1. io

            i lombardi fanno sempre le vittime, dicono contro Roma ladrona ma negli ultimi 20 anni hanno governato l’Italia

          2. Anonimo

            Non è vero.
            Vuoi l’elenco e durata dei governi dal 2007 ad oggi anche se noioso ed OT?

          3. Anonimo

            OT: I “lombardi” negli ultimi 30 anni son stati al governo in Italia dal 94 al 96, dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011.
            Dieci anni non son pochi, ma per 20 anni i disastri li han fatti altri – diciamo pure che i disastri li abbiam fatti tutti assieme, dalle Alpi ai Pirenei, Romani e Padani.

          4. Anonimo

            I lombardi possono stare al governo quanto vogliono, la realtà dei fatti è che tutto il governo dalle amministrazioni centrali a molte di quelle locali sono in mano alla burocrazia romana e meridionale. Un esempio su tutti è la soprxintendenza romana di Milano, dove manco un lombardo c’è all’interno, che mette sistematicamente lacci e lacciuoli a ogni rinnovamento urbanistico della città. E’ un pò come essere il pilota di un’auto, il lombardo, se quello che ti prepara l’auto, il meccanico romano o meridionale, ti manomette l’auto o te la prepara male, anche il pilota lombardo può fare ben poco. Sul fatto che “i disastri li abbiam fatti tutti assieme, dalle Alpi ai Pirenei, Romani e Padani” non so, una cosa è certa i debiti li ha fatti solo la burocrazia romana e meridionale, anche perchè i lombardi di debiti non ne fanno dal momento che danno 50 miliardi di euro in tasse a Roma ogni anno. Per Milano c’è stata la fortuna in passato di una “congiunzione astrale”, cioè contemporaneamente al comune come sindaco il milanese Albertini, in regione come presidente il lecchese Formigoni, e al governo come presidente del consiglio il milanese Berlusconi, e infatti in quegli anni sono stati approvati tutti i principali progetti di rinnovamento urbanistico di Milano, da Porta Nuova a Citylife. In quegli anni di certo la soprxintendenza romana di Milano aveva le mani legate, cioè non poteva mettere lacci e lacciuoli che invece ha ricominciato a mettere recentemente. Era successa una cosa simile in passato 50 anni fa quando erano stati realizzati il grattacielo Pirelli, la Torre Velasca, la torre Galfa ecc., poi da roma ce l’hanno fatta pagare e a Milano non si sono più costruiti grattacieli per 40 anni. Purtroppo l’unica cosa che muove le istituzioni romane a Milano è la gelosia e l’invidia, quindi quando qualcuno di questi si occupa di Milano non può che danneggiare la città.

  2. -Ale-

    Finalmente sento arrivare una buona idea dalla sovrintendenza!
    Nuovi alberi, idea creativa e semplice, valorizzare un luogo storico per molti sconosciuto…
    Mi piace!

  3. antonio

    Non sono d’accordo con articolo.
    Gli edifici 17 19 di via Conca del Naviglio non vanno abbattuti, casomai inseriti nel contesto riproduttivo dell’Arena. Gli spazi ci sono.
    Purtroppo il Vivaio Riva deve traslocare… Magari di fronte al Museo Diocesano.
    Così si sistemano due cose in una.

  4. Dado

    abbattiamo senza pensarci troppo, il progetto é innovtivo e originale. meriterebbe una certa grandeur….Poca pietà anche per il vivavio Riva, che si’è un posto incantevole…ma tutti i vivai lo sono chi piu’ chi meno….. Questi imprenditori sapranno ricreare un paradiso analogo anche altrove.

  5. Andrea

    Già prendendo i giardini dai civici 17 e 19 di Conca del Naviglio il parco diventerebbe molto più grande e di forma regolare. Penso che il progetto si possa attuare e pur mantenendo il vivaio Riva e gli edifici di via conca del naviglio (magari riutilizzandoli)

  6. Anonimo

    Ricapitolando il “grande contributo economico e sociale” di questo progetto della Sovrintxndenza romana di Milano:
    – da quattro micragnosi ruderi di 100mq vogliono creare un parco di ben 22.400mq
    – il parco impedisce l’edificazione di qualsiasi nuovo palazzo, quindi zero nuove famiglie che si insedieranno nella zona, zero vita. E infatti il parco con i suoi cespugli ha una configurazione per non essere fruibile da nessuna famiglia, nè dai bambini, ma soltanto per i fumatori di cannabis e bevitori di birrra della zona, che magari la notte al culmine della fattanza troveranno piacevole perdersi nei labirinti di cespugli un pò come Jack Nicholson nella scena finale di Shining.
    – la furba sovraintendenza romana di Milano è andata anche a toccare con il parco i due palazzi degli stabili di via Conca del Naviglio 17 e 19 in possesso del Comune, come dire al Comune “dai su abbatteteli che finiamo il parco”, così il Comune perderà pure soldi che potrebbero derivare dal ristrutturare i due stabili o dal ricostruirli ex-novo, con relativi oneri di urbanizzazione, considerando la zona stiamo parlando di milioni di euro. Da verificare se quei due palazzi sono edifici storici che quindi dovrebbero essere tutelati dalla stessa Sovrintxndenza romana di Milano che invece vuole abbatterli. Facendo due calcoli il parco è più largo dell’anfiteatro: parco 22.400mq, anfiteatro 19375mq (155m x 125m), quindi ci sono in più 3025mq. In quei 3025mq cioè il perimetro del parco ci hanno messo delle belle file di alberi per impedire l’edificazione di nuovi palazzi.
    – con il parco vogliono pure far chiudere un’attività economica cioè quella del vivaio, che comunque attira gente e lavoratori del vivaio in zona, quindi anche meno gente in zona.
    Come vedete questo parco è il nulla sia dal punto di vista economico, che sociale, lo zero assoluto, danneggia solo la città e il centro storico. La Sovrintxndenza romana di Milano l’ha studiato bene per bloccare qualsiasi iniziativa economica e sociale. Questo è quello che succede a far far progetti a “gente che viene da lontano”. E’ proprio vero il detto: “Progettisti e buoi dei paesi tuoi”…

  7. Wf

    Oo che bello.
    Milano guadagna altro verde fruibile a costo zero.
    Una nuovo luogo pieno di alberi nel centro antico di Milano.

    Finalmente si potrà portare qualche turista non solo al Duomo
    Bene e avanti così .

  8. GArBa

    ottima proposta. dispiace per il vivaio ma la città ne guadagna in prestigio e anche in fruibilità, specie perchè sembra finalmente di veder superare un concetto di “prato con sassi” che purtroppo è ancora definizione applicabile a questa come ad altre aree archeologiche del paese.

    1. Anonimo

      “sembra finalmente di veder superare un concetto di “prato con sassi””
      Si infatti l’hanno superato talmente tanto che in questo manco i sassi ci sono… è un prato e basta…

  9. UP

    Che ne dite di collegare il progetto perl’anfiteatro con la conca del naviglio? In questa ottica i due palazzi sarebbero rimossi senza rimpianto, poiche’ si potrebbe regalare un parco con affaccio sull’acqua.
    Si otterrebbe un reale polmone verde nel centro.
    Il tema del vivai oe’ delicato, pero’ si puo’ rinunciare a dun luogo bello, per progettare (bene) un luogo altrettanto bello, e piu’ ampio.

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