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Milano | Bicocca – Asilo e piazza dei Daini, aggiornamento: 30-08-2017

Terminata da oltre un mese ma non ancora aperta al pubblico la piazzetta dei Daini che – così come l’edificio dell’asilo – si incastra esattamente al centro dei palazzi residenziali della Bicocca.

La piazza è stata definita con un parterre in piastrelle di pietra e grate regolari da dove sbucano delle piante.

Onestamente avremmo preferito uno spiazzo meno “cemento” e più verde, con aiuole grandi e solo al centro e magari uno spazio per sedersi con panchine. Perché questo ennesimo “spazio” pubblico va a sommarsi con gli altri già concepiti e realizzati in Bicocca e che dopo anni sono per la maggior parte del tempo delle lande desolate e anche un po’ tristi. Qui, secondo il progetto di Gregotti Associati, doveva sorgere inizialmente la parrocchia per il uovo quartiere. Costruzione che non è mai avvenuta e che ha cambiato destinazione.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


21 thoughts on “Milano | Bicocca – Asilo e piazza dei Daini, aggiornamento: 30-08-2017

  1. -Ale-

    Lande desolate…
    Bicocca è la dimostrazione che quando cementifichi troppo, non crei tessuto urbano, ma solo un dormitorio.
    Troppi edifici, grossi, pesanti, vicini tra loro, nati dal nulla, senza una storia.
    Personalmente, il quartiere non è neppure esteticamente brutto,anzi, marciapiedi e strade sono ben fatti, in generale è tutto in ordine… ma il risultato è che non è un luogo vissuto, quindi non è né attrattivo né di valore.

    1. marco

      Leggo commenti di chi forse la bicocca l’ha vista solo in fotografia.
      Come si fa a dire che è un quartiere dormitorio, quando è vissuto
      da decine di migliaia di studenti e impiegati.
      Prova a passare da piazza della trivulziana verso mezzogiorno o l’una .
      Che poi di sera sia più tranquilla, anche se i locali non mancano,
      non mi sembra un grosso guaio, anzi.

      1. -Ale-

        Forse il temine “dormitorio” non è il più azzeccato.
        Ma ci ci sono passato molte volte la sera (per andare agli Arcimboldi) e nei fine settimana, purtroppo è desolante. Se poi sei a piedi è davvero triste.
        E se non vai a teatro, non conosco motivi (se non lavorativi o di studio) per andare in Bicocca.

        Continuo a credere che purtroppo la Biccoca non è riuscita a creare un vero nuovo quartiere vivo, ed il motivo sia l’eccesso di palazzi e cemento… un quartiere stile down-town americano, vivo negli orari di ufficio, morto la sera e nei fine settimana.
        Questione di gusti.

      2. Anonimo

        di giorno o in pausa pranzo anche….Milanofiori brulica di vita.
        A mio parere quel quartiere poteva essere ma non e’ stato. Pur con un signor Teatro e un gran bel Museo, la sera ed il week end (che poi e’ quando uno il suo quartiere se lo gode) sembra la versione costruita bene di un sobborgo di Berlino Est.
        Come han detto altri, questione di gusti (del resto c’e’ anche chi esulta che manco la Parrocchia con l’oratorio ed il campetto da calcio ci han potuto fare….)

        1. marco

          Quella di Berlino est s’è già sentita un milione di volte, dai un po’ di fantasia.
          Poi non vedo perchè tutta Milano debba essere come i navigli o l’arco della pace, questione di gusti certo.
          Ah, di Parrocchia con oratorio ce n’è già una a 50 metri, come a 50 metri c’è la Propatria.

  2. Obusaba

    Credo che l’articolo sia un po’ datato nonostante pubblicato oggi, perché la settimana scorsa la piazza era già stata aperta e sono anche state messe delle panchine (nulla di che, ma almeno ci sono). Comunque vivaddio non si è più fatta la parrocchia. Più asili e meno parrocchie, di cui non si sente il bisogno.

  3. Mauro

    Ho appena dato uno sguardo nel mio smartphone: mi sono seduto sulle panchine di Piazza dei Daini sabato 12 Agosto. Ho le foto.
    Bella piazzetta. Bella Bicocca. In quella via scandalose sono le case di Gregotti. che dopo 10-12 anni cadono in pezzi.
    Altro orrore la facciata scrostata dell’alto edificio studentesco a U rovesciata. Cosa aspettano per intervenire?

  4. The Flying Scotsman

    Il problema di Bicocca non è la qualità degli edifici (come ovunque, alcuni sono belli, altri così così e altri fanno francamente cagare…) ma il master plan che è nato già vecchio ed è completamente sbagliato.

    L’avere voluto attenersi pedissequamente al feticcio della maglia ortogonale (che era già morto perfino ai tempi in cui fu progettata Bicocca) ha prodotto un quartiere dove le strade non seguono i flussi naturali delle persone e invitano al transito invece che alla sosta.

    Basta guardare com’è stato gestito l’inserimento del villaggio operaio: nessun raccordo, nessuna valorizzazione, solo un corpo estraneo che interrompe bruscamente le strade in linea retta.

    Questo è quello che succede quando si progetta a partire da canoni astratti invece che dalle reali esigenze delle persone. Vedere per contrasto Porta Nuova e Citylife. A Porta Nuova il master plan di Pelli ASSECONDA i flussi naturali anziché imporli e il risultato è un luogo che SPONTANEAMENTE diventa punto di aggregazione. Stesso discorso a Citylife dove la gente sta cominciando ad andarci perfino adesso che non c’è ancora niente.

    A Bicocca ci vanno gli studenti giusto perché devono andare per forza lì perché lì sta l’università, se no non ci andrebbero. Mi spiace ma Bicocca non è e non sarà MAI un quartiere vivo, perché è la sua stessa struttura urbanistica a impedirlo.

  5. M. M

    Bicocca.. al di là del teatro = zen 2.0 gregotti se avesse fatto il contadino o avesse aperto una ditta di spurghi, ci avrebbe risparmiato tante sofferenze

  6. Nicola

    Concordo con i commenti sopra: le strade della bicocca sembrano rettilinei dove lanciare l’auto più veloce possibile. Il quartiere è nato auto-centrico, per questo non ha lo stesso successo di quartieri più moderni pensati per essere vissuti dai pedoni in primis. L’idea di relegare i negozi tutti in un unico centro commerciale poi è stato il colpo di grazia a ogni possibilità di creare vita tra quei palazzoni anche belli ma un po’ sovietici (almeno come concetto) sicuramente.

        1. GREG

          Provo a spiegartela.
          Pensare a una periferia dove coesistono:
          università, uffici, negozi, bar, ristoranti, un consiglio nazionale delle ricerche,
          un teatro, un museo, librerie, residenze libere e residenze convenzionate e pensa, anche una discoteca e vabbe’, quello non può mancare purtroppo, un centro commerciale.
          Il classico quartiere dormitorio, no?

          1. Anonimo

            Gli elementi per un bel quartiere c’erano quasi tutti, quello che oggi lascia perplessi è come son stati assemblati fra loro. E’ come in cucina, anche con le migliori materie prime e le tecniche più avanzate possono venir fuori piatti ben poco appetitosi.
            In ogni caso, giudicare con gli occhi di oggi un progetto di 30 anni fa (anche se poi a costruirlo ci han messo secoli, come sempre) è ingeneroso, vista l’evoluzione di stile, di gusti e di aspettative sugli spazi urbani che c’è stata da allora.

          2. GREG

            E come avrebbero dovuto essere diversamente assemblati, secondo te?
            Te lo chiedo così, senza polemica, giusto per la discussione.

          3. Anonimo

            Interessante domanda e sicuramente su UF ci son persone più del mestiere di me.
            Bicocca era un’area industriale. Io avrei tolto il “brutto” dell’impostazione tipica delle aree industriali, ossia la rigida separazione tra area “di produzione”, uffici, abitazione, intrattenimento/commerciale e parco, cominciando dai tipici stradoni rettilinei ad uso e consumo di auto e camion.
            Al centro su tutta la lunghezza avrei messo il parco e gran parte del commerciale/intrattenimento (per incoraggiare ad andarci a piedi tra l’altro!).
            Sui due lati corti Arcimboldi e Hangar avrebbero fatto da simboli (e poi così all’Hangar ci si arrivava a piedi in modo un po’ più gradevole di adesso). Sui lati lunghi le case e gli uffici e l’università con divisione meno rigida (per evitare che mezzo quartiere sia deserto il weekend e la sera ad esempio). Gran parte della viabilità veicolare di accesso ed i parcheggi poteva essere sotterranea o comunque separata/nascosta.
            Il rispetto per la precedente funzione industriale dell’area l’avrei mantenuto con un look un po’ più “industriale” degli edifici che in linea di massima sarebbe invecchiato meglio del postmoderno.

            Comunque è facile pontificare adesso dopo aver visto le meraviglie fatte in Europa in rigenerazioni urbane simili negli ultimi decenni (e ogni riferimento a Hafen City Amburgo non è casuale), ma da un grande Architetto come Gregotti uno si sarebbe aspettato un progetto che guardasse al futuro e non al passato (le mode anni 60/70 per intenderci…).

            In ogni caso Bicocca tenuta meglio (e finita) non potrà che migliorare con gli anni.

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