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Milano | Cinque Vie – La madonna del Ratt

Le vie Orefici, Spadari, Armorari, Speronari e Cantù insistono su tracciati antichi, di epoca romana e successivamente medievale. Infatti in epoca medievale qui si trovavano le botteghe e le corporazioni degli armaioli, come suggerisce il nome stesso di alcune vie.

L’odierna via Cesare Cantù in origine si chiamava contrada dei Ratti nel primo tratto e contrada della Rosa nel secondo.

A metà circa dell’antica contrada dei Ratti, sul lato destro venendo da via Orefici, era visibile ancora alla fine del XIX secolo un edificio che ospitava le Scuole Grassi del XV Secolo.

Una lapide posta sopra la porta d’ingresso ricordava la funzione della scuola e il suo fondamento: sono aperta per i fanciulli poveri desiderosi di imparare i primi rudimenti del sapere. Non desidero denaro ma intelligenza. Gli amministratori del luogo Pio Quattro Marie, secondo il testamento di Tommaso Grassi.

Tommaso Grassi, figlio di Cristoforo detto Bertololo, era nativo di Cantù e apparteneva a famiglia assai facoltosa e di antichissima origine. Egli doveva essere assai considerato presso la corte ducale di Milano, poiché il 12 aprile 1474 venne eletto tra i decurioni o consiglieri del Comune, e combinò il matrimonio di sua figlia Margherita con Galeazzo Sforza, primogenito e figlio illegittimo di Lodovico il Moro. Sebbene si abbia notizia che esercitasse l’usura, e per questo fosse stato più volte condannato a pagare ingenti somme a favore di enti benefici, gli si deve però riconoscere il merito di aver devoluto parte del denaro accumulato a scopi umanitari. Il 4 settembre 1473 egli fece testamento, col quale donò al luogo Pio delle Quattro Marie (antico ente benefico per l’assistenza ai poveri, in via Pattari) una casa situata nella contrada dei Ratti, presso la parrocchia di San Michele al Gallo (antica chiesuola a lato di piazza dei Mercanti, ora scomparsa), e denominata “Taverna della Cicogna”, insieme ad altri stabili e terreni, di cui uno a Rogorbella, pieve di Segrate, ed una casa in Porta Vercellina, con l’obbligo di fondare nell’edificio di via Ratti una scuola gratuita per 250 figli di povera gente, ai quali cinque maestri sacerdoti avrebbero dovuto insegnare a leggere e a scrivere, l’aritmetica, la grammatica e la dottrina cristiana. Nel testamento il Grassi disponeva anche che i deputati del luogo Pio delle Quattro Marie distribuissero ogni anno nei giorni dei morti due pani a ciascuno degli scolari, 10 capponi ai maestri e due vesti a due poveri figli del borgo di Cantù, località di provenienza della famiglia Grassi.

1650, Ercole Procaccini, Cristo morto e le Quattro Marie, olio su tela. Proprietà Città Metropolitana Milano.
Il dipinto fu eseguito per l’altare maggiore dell’oratorio del Luogo Pio delle Quattro Marie, edificato nel 1649 su progetto di Francesco Maria Richini. Commissionata a Ercole Procaccini il 22 dicembre 1649, la pala d’altare fu completata entro il 6 aprile dell’anno successivo, data del pagamento al pittore, retribuito con 203 lire. Consapevole dei modelli elaborati dal Cerano all’inizio del secolo, l’opera appartiene alla maniera matura del Procaccini.

L’edificio che ospitava queste scuole doveva constare di due cortili e di cinque ampi locali, in grado di ricevere più di 50 alunni. L’anno scolastico aveva inizio il giorno di San Carlo (4 novembre) e si concludeva il 4 ottobre, con un orario giornaliero di cinque ore di lezione, ad eccezione del giovedì e dei giorni festivi.

Per tre secoli le Scuole Grassi funzionarono regolarmente, finché nel 1787 furono travolte e soppresse dalla riforma Giuseppina. Il loro patrimonio fu inglobato nel fondo della pubblica istruzione per le scuole elementari e normali, e la casa di via Ratti venduta all’asta pubblica. Alla fine dell’Ottocento l’edificio venne demolito insieme a tutti gli altri di via Ratti, destinata a venire allargata e ammodernata per la nuova viabilità.

Durante le operazioni di abbattimento si rinvennero in corrispondenza delle Scuole Grassi, numerosi puttini con grappoli d’uva formanti un fregio continuo in terracotta all’altezza del pavimento del primo piano. In un vano del secondo cortile era collocata la statua completamente in terracotta detta la “Madonna del Ratt” (madonna del topo) opera del XV secolo.

Si tratta di un tabernacolo in cotto con vano quadrangolare, sul cui fondo sono ancora visibili tracce di doratura e di una decorazione a cordicelle intrecciate a rombi entro cui si scorgono delle rosette quadri-lobate. Esso presenta poi bordi laterali lavorati a foglioline e una cuspide a scaglie di pino, con arco a pieno centro, cuspidi minori e conchiglie.

All’interno del tabernacolo, la statua della Vergine, vestita di abiti abbondantemente drappeggiati (sui quali qua e là si scorge qualche traccia di decorazione policroma), tiene sul ginocchio sinistro il bambino, sulle cui spalle poggia le zampine anteriori un piccolo quadrupede con coda rigonfia all’estremità.

Già alla fine dell’Ottocento la testa dell’animaletto era scomparsa, ma è presumibile che si trattasse di uno scoiattolo o di un topo, motivo da ricondursi al nome della via, anche se non è verificabile che il nome dell’antica contrada derivasse dalla statua della Madonna del Ratt.

L’esecuzione stessa del tabernacolo con terminazione a cuspide e la figura un po’ goffa della madonna all’interno di esso, testimoniano persistenze di gusto gotico assai vive ancora in Lombardia nella prima metà del 400. Attorno alla mensola della statuetta compare l’iscrizione: Ave Maria Gratia Plena, e più sotto ancora era posta una lapide del XIV secolo con iscrizione in latino, contenente una pressante esortazione alla preghiera. Non è sicuro che l’iscrizione accompagnasse la statuetta, poiché le scritte in caratteri gotici nella lapide, non concordavano con quello del motto presente sulla mensola che sostiene il tabernacolo. A quest’ultimo e all’iscrizione toccarono sorti diverse: il primo rimasto fino al 1884 nel cortile delle Scuole Grassi, fu poi venduto ad un antiquario, in seguito alle demolizioni dell’edificio e di tutta la via, e passo poi a far parte della collezione Bagatti Valsecchi, ove si trova tuttora nel cortile di via Santo spirito 10; mentre per la lapide con l’iscrizione pare sia finita in una raccolta dell’archeologo Amilcare Ancona (1839 – Milano, 22 dicembre 1890).

Da: Milano ritrovata, l’asse via Torino. Edizione il Vaglio 1986

 

Il cortile di Palazzo Bagatti Valsecchi dov’è collocata la scultura della Madonna del Ratt

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


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