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Milano | Cascina Merlata – Dedicata una piazza a Giovanni Pesce

È stata inaugurata ieri, 8 settembre 2017, tra via Gallarate e via Pier Paolo Pasolini, la piazza dedicata a Giovanni Pesce, Comandante partigiano e Medaglia d’oro al Valor Militare. L’intitolazione era stata decisa dalla Giunta lo scorso luglio, in occasione del decennale della morte avvenuta a Milano nel 2007.

Figura di spicco della Resistenza italiana e consigliere dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) sin dalla sua fondazione, Giovanni Pesce ha svolto un ruolo importante nella lotta partigiana.

Nato a Visone (in provincia di Alessandria) il 22 febbraio 1918, è stato tra gli italiani volontari che hanno combattuto nelle Brigate Internazionali a sostegno della Repubblica di Spagna. Rientrato in Italia nel 1940, venne arrestato e mandato al confino a Ventotene. Liberato poi nell’agosto del 1943, si unì alle prime formazioni partigiane e, dopo aver operato a Torino con il nome di battaglia “Ivaldi”, nel maggio 1944 si trasferì a Milano, dove riorganizzò la III Brigata dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) “Rubini” col nome di battaglia “Visone”. A Milano Giovanni Pesce operò con la partigiana “Sandra”, ufficiale di collegamento, al secolo Onorina Brambilla (1923-2011), che dopo la Liberazione divenne sua moglie.

Per le sue attività nella Resistenza italiana, il 23 aprile 1947 è stato insignito della Medaglia d’oro al Valor Militare per decreto del Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi.

Le ceneri di Giovanni Pesce e Onorina Brambilla sono tumulate in uno stesso colombaro nella Cripta del Famedio del Cimitero Monumentale.

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


19 thoughts on “Milano | Cascina Merlata – Dedicata una piazza a Giovanni Pesce

  1. M. M

    Che coraggio chiamare piazza quel non luogo dove si salva solo appunto la cascina perché costruita con criterio e logica. Comunque io non vedo Cestini vicino alle panchine fatte apposta per diventare ben presto deposito rifiuti (visto il disegno)

  2. Anonimo

    Il gonfalone dell’ANPI (foto n 4) sembra avere la bandiera italiana al contrario… (cioè col rosso a sinistra – prima bandierina a sx)
    In ogni caso anche Sala ha indossato male la fascia tricolore (stesso problema col rosso invertito).

    Non son grandi problemi ma anche la forma ha la sua importanza nelle celebrazioni ufficiali.

    1. Anonimo

      Sembra, ma non è vero: l’utilizzo è corretto in entrambi i casi. Comunemente si crede che l’ordine dei colori sia verde-bianco-rosso da sinistra a destra, ma non è così: l’ordine è verde-bianco-rosso partendo dall’asta. La bandiera deve, insomma, avere il verde vicino all’asta. Nei gonfaloni è raffigurata una fascia medagliere, in cui l’asta è simboleggiata dalla fascia rossa al centro, quindi la sequenza dei colori da sinistra a destra è: rosso bianco verde – zona rossa che simboleggia l’asta – verde bianco rosso. Quanto alla fascia del sindaco (e dei pubblici ufficiali) l’asta è simboleggiata dal collo, quindi il verde deve essere vestito all’interno.
      Fra l’altro la fascia che porta Sala (e quella in dotazione ai pubblici ufficiali del Comune di Milano) è cucita in modo da poter essere indossata solo nel modo corretto (l’ho notato quando mi sono sposato) – si nota sempre nella foto 4.
      Prego. 🙂

        1. GArBa

          mi hai ricordato che per farmi ricordare come si espone la bandiera italiana (nella casa vecchia avevamo un’asta per la festa patronale) il mio prozio mi diceva “il fuoco va lontano dall’asta se no la brucia”.

      1. The Flying Scotsman

        Anch’io mi son sempre chiesto come mai i sindaci portano la fascia con i colori “al contrario”… mai e poi mai ci sarei arrivato che il collo simboleggia l’asta…

  3. Gli estremi si attraggono

    Pugni chiusi, saluti romani, tutta la stessa marmaglia di sfigati, nostagici delle fallimentari ideologie del passato.
    Non meritano attenzione

    1. Adriano

      Assolutamente d’accordo, ma alcuni non se ne sono resi ancora conto.
      Pensano che il pugno chiuso sia segno di libertà dai poteri forti e di contrasto al fascismo, invece è un altro gesto e simbolo di un “ideologia” sbagliata tanto quanto il fascismo.
      Occasione sprecata di far vedere dialogo e pace anzichè contrasto verso chi non è ancora legato a ideologie del passato.

          1. Wf

            E che vedi il pericolo rosso dappertutto anche tra i vecchietti in carrozzella… ma ci vuole il,binocolo poi…
            Ahahahah
            Non ti arrabbiare che poi sale la pressione.

      1. The Flying Scotsman

        Chiunque abbia amici, magari non giovanissimi, originari dei Paesi dell’Est sa da chi l’ha vissuto se il comunismo abbia rappresentato “””””un segno di libertà dai poteri forti”””””…………………………………….

        Ricordo da un viaggio a Praga tanti, ma tanti anni fa che il mio interlocutore cecoslovacco si mise a piangere quando scoprì che sapevo chi era Jan Palach. Si poteva finire in galera solo per aver pronunciato questo nome.

  4. -Ale-

    @Adriano, qui si parla di architettura e urbanistica, non sollevare pretestuose e noiose polemiche politiche.

    Concordo che gli etremismi sono un fallimento, ma commentare che in una foto si vede un pugno alzato e quindi siamo ad un raduno di comunisti… è francamente ridicolo.

    Tornando ai temi utili, la piazzetta è uno spiraglio di luce su via Gallarate. Il recupero della cascina è stato un ottimo intervento.

        1. Adriano

          Hai ragione sulla canzone ma sui pugni chiusi no.
          e comunque
          “La popolarità internazionale di Bella ciao si diffuse alla fine degli anni quaranta e negli anni cinquanta, in occasione dei numerosi “Festival mondiali della gioventù democratica” che si tennero in varie città fra cui Praga, Berlino e Vienna, dove essa fu cantata, con successo, dai delegati italiani, e quindi tradotta in tutte le lingue del mondo dagli altri delegati stranieri. Questo canto raggiunse una grandissima diffusione di massa negli anni sessanta, soprattutto durante le manifestazioni operaie e studentesche del Sessantotto.”

        2. Anonimo

          Nasce come canzone di libertà universale per diventare canzone simbolo della Resistenza ma non si può negare che nel tempo (veramente negli negli ultimi anni) sia diventata leggermente “schierata”. Insomma una di quelle cose che che anzichè unire, rischiano di dividere. Che poi è il rischio che corrono le biciclette e le piste ciclabili se non ci stiamo attenti (lo dico solo per giustificare il post e non essere del tutto OT 🙂 )

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