"Anche le città hanno una voce" – Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Bicocca – Cantiere residenza universitaria: settembre 2017

Ecco alcune immagini dal cantiere alla Bicocca di viale dell’Innovazione. Diventerà una residenza universitaria di 15 piani, un monolite candido che affaccerà sulla pUniversità degli Studi di Milano Bicocca.

Dopo aver fatto lo scavo e le fondamenta sono già iniziati i lavori per le strutture. E’ prevedibile che tra non molto andranno fuori terra e si vedrà la torre salire piano dopo piano.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


33 thoughts on “Milano | Bicocca – Cantiere residenza universitaria: settembre 2017

    1. miki

      c’avrei giurato che qualcuno tirava fuori Berlino est, adesso
      mancano un po’ di insulti a Gregotti, ‘quartiere dormitorio’,
      ‘lande desolate’ e poi la discussione è completa

        1. The doctor is: IN

          Purtroppo per voi Bicocca la conosco da quando non eravate ancora nati.

          Il fatto che l’abbia disegnata Gregotti non ne fa per questo un capolavoro. E’ come dire che una borsetta è bella per forza perché è di Prada.

          Provate a usare il vostro senso critico ogni tanto invece di essere succubi dei nomi noti. Lo so, si fa più fatica, ma si può fare.

          Bicocca era già vecchio come concezione 30 anni fa ed è un quartiere fallito, come dimostra la sua scarsissima frequentazione (a parte gli universitari che devono andare per forza lì perché lì sta l’università).

          Quindi mi correggo: è PEGGIO di Berlino Est, almeno quella è stata progettata negli anni 50-60 quando questa impostazione era lo stato dell’arte.

          L’ostinazione con cui si è voluto ossequiare pedissequamente il totem della maglia ortogonale, in barba a qualsiasi studio dei flussi reali delle persone, ne fa un incrocio di strade di scorrimento che non invitano alla sosta e ancor meno alla convivialità (cfr. a contrasto Porta Nuova e, in misura minore, Citylife).

          Basta vedere come è stato trattato il villaggio operaio, come un corpo estraneo che interrompe la maglia ortogonale senza alcun tipo di raccordo né di valorizzazione.

          L’avrà pure fatto Gregotti, ma Gregotti ha toppato alla grande.

          1. miki

            Purtroppo per te, io in bicocca ci abito e ci stò benissimo.
            Di Gregotti non me ne può fregar di meno.

          2. Anonimo

            Il tasso di permalosità degli abitanti della Bicocca mi fa pensare che la brutta architettura non solo faccia male agli occhi ma anche al cuore.
            Su UF si son viste critiche su tante cose, ma reazioni così stizzose son veramente rare (per fortuna)

          3. Andrea

            Esteticamente si poteva, si può e si potrà spero fare di meglio, come sempre la percezione è personale. Io ci vivo e ci lavoro anche, gli spazi sono larghi, le costruzioni nuove, le strade e i marciapiedi discretamente dimensionati, certo non è un luogo di grande vita la sera, ma è pur sempre una periferia, con i suoi vantaggi e svantaggi. Sinceramente, quando scelsi dove vivere tra le periferie, come rapporto qualità prezzo non c’è paragone con nessuna. Adesso si sta risvegliando, ci sono tanti cantieri e tanti recuperi di vecchi edifici, star qui a scannarci offendendo un luogo comunque vivo e rappresentativo di Milano, con un teatro tra i più grandi d’Europa, una università pubblica di prestigio, mezzi pubblici adeguati, pur in mezzo a qualche cratere e qualche incompiuta, una buona dose di verde pubblico, mi sembra fuori luogo. Ad ogni modo, rispetto le opinioni di tutti.

        2. Anonimo

          Concordo perfettamente: criticare il quartiere Bicocca solo per il gusto di farlo è veramente ozioso. Se si fosse trovato nella prima cerchia, le stesse persone probabilmente avrebbero parlato di quartiere cool, smart, ecc…

          1. miki

            Naturalmente sono daccordissimo anch’io, però oltre al colesterolo, controlla il tuo tasso di permalosità e fallo avere ad Anonimo 22 settembre at 13,30

  1. Wf

    L’importante però è poi costruire un bel muro alto tutto intorno in modo tale che gli abitanti non possano venire in contatto con noi che abitamo in città….😂😂😂😂
    1984

  2. Alex

    Premesso che in zona Bicocca ci abito e sinceramente rispetto ad altri quartieri di Milano, la preferisco mille volte… detto questo, ma di quella costruzione su via Pirelli, di fianco al Bicocca Village (tra Bicocca Village e Università), si è più scoperto cosa stanno facendo?

    I lavori vedo che stanno avanzando ma non ci sono indicazioni di nessun tipo. Abitazioni? Ampliamento dell’università? Altro?? Se qualcuno sa qualcosa parli subito 😛 😛

        1. Wf

          Dai che scherzo.
          Era evidente.
          Ci si può anche fare una risata.

          Bicocca ha un fascino da architettura da grande città brasiliana.
          Lho sempre detto.

  3. Doc

    I criticoni abitano tutti nel centro storico? La realizzazione di una residenza universitaria è sempre una buona notizia, visto che la mancanza di posti; limita lo sviluppo universitario in quanto tale. Potevano progettare edifici ultra chic? No. Potevano evitare i soliti commenti da quattro soldi? No. Possono migliorare il percorso di studi e il quartiere? Si.

  4. -Ale-

    @Doc, che siano realizzate residenze universitaie è senza dubbio una cosa buona, anzi è un’ottima notizia!

    Ma qui che parliamo di architettura mi sembra scontato che si facciano commenti. Che questo casermone ospiti studenti o famiglie, non cambia il suo aspetto estetico… pesantissimo!
    Questione di gusti…
    A te piace?

    1. Doc

      Si, mi piace. Se fossi studente correrei per avere un posto lì. Vicino alla metropolitana, vicino al cinema, ecc. meglio delle residenze universitarie a S. Leonardo. Quelle si che sono da brividi e da blocco sovietico. Il problema non è il commento, il problema è sparare a zero su ogni cosa.

  5. Anonimo

    wf, una citazione dal link: “El hecho de que sea necesario coger el coche para casi todo en la ciudad comprueba que si la arquitectura de Niemeyer envejeció muy bien, el urbanismo atrae las mayores críticas al proyecto.” (credo si capisca)

    So che non volevi essere sarcastico ma ci sei riuscito benissimo… 🙂

    1. Wf

      È il destino che si prende gioco di me… la mia nemesi 😁😁😁

      Se posso dire una cosa seria relativa all’estetica e solo all’estetica (la vivibilità non so, non ci abito ndr) devo dire che mi affascinano moltissimo gli edifici alti e meno della bicocca, quelli che ricordano enormi navi cargo arrugginite, come un un film distopico post apocalittico.

      Ecco questo mi piace e mi affascina, il suo lato di città appunto distopica e post post contemporanea…
      Mi piace ma appunto non per il suo lato borghese e quindi estetico in modo atipico.

  6. miki

    Vero, si rispettano le opinioni di tutti, ma forse quelle di chi ci abita o lavora valgono di più di chi ne parla per sentito dire.
    Senza permalosità, Anonimo.

    1. The doctor is: IN

      E tu conosci uno per uno tutti quelli che hanno commentato per poter dire che ne parlano per sentito dire?

      E comunque, così come abitare sopra a una farmacia non fa di te un/a chimico/a, abitare a Bicocca non fa di te un/a esperto/a di architettura, quindi il tuo parere vale quanto quello degli altri (che magari vivono a Viggiù o Canicattì ma hanno una laurea in architettura e magari hanno studiato Bicocca molto più approfonditamente di chi ci abita).

      1. miki

        E tu che parli di ‘maglia ortogonale’ come se fosse una bestemmia o di come una dozzina di villette mono/bifamiliari alcune disabitate e che cadono a pezzi avrebbero dovuto influenzare il progetto bicocca, avresti studiato molto approfonditamente?

  7. Wf

    Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine…

    La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
    Era tutto molto bello, su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
    Non è quello che vidi che mi fermò, Max
    È quello che non vidi.
    Puoi capirlo? Quello che non vidi… In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
    C’era tutto.
    Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
    Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
    Questo a me piace. In questo posso vivere.
    Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai… Quella tastiera è infinita.
    Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
    Cristo, ma le vedevi le strade?
    Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voialtri laggiù a sceglierne una.
    A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
    Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è.
    Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…
    Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
    Io ho imparato a vivere in questo modo.
    La Terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
    Non scenderò dalla nave.
    Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, è come se non fossi mai nato.”

    Novecento

  8. Daniele

    Bicocca e’ una donna/uomo non bella/o ma che ha il suo perche’… Sono quei difetti “familiari” a cui uno ci si abitua e si fa suo… Qualcuno se ne innamora e qualcuno lo odia. Ma se lo vediamo freddamente beh … diciamo che “non entusiasma affatto”

  9. Innovazione

    Sarà pure una “landa desolata” o un “quartiere dormitorio” ma qui qualcuno ci vive e non si dorme più..lavori 7giorni su 7, neanche la domenica si sta in pace.

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