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Milano | Segrate – Milano 2: il paradiso smarrito, seconda parte

 

Seconda parte del nostro racconto di Milano Due.

Il complesso di Milano Due (2) è stato un progetto realizzato tra il 1970 e il 1979 da un gruppo di architetti formato da: Giancarlo Ragazzi, Giuseppe Marvelli, Antonio D’Adamo, Giulio Possa, che hanno curato la parte architettonica, ed Enrico Hoffer, che si è occupato di quella paesaggistica.

Riprendiamo il nostro percorso al laghetto dei Cigni, uno spazio molto suggestivo e gradevole, con un percorso pedonale e ciclabile che circumnaviga il bacino d’acqua deliziato da un alto getto d’acqua e due più piccoli ai lati, da parecchi voltatili, pesci e tartarughe.

Oltre alle lunghe stecche residenziali con portici di 4 piani, che abbiamo descritto nel precedente articolo, ci sono ben 8 torri di otto/nove piani realizzate dallo studio di Giancarlo Ragazzi – Ragazzi & Partners, in diversi rivestimenti nel corso degli anni. Tutte disegnate allo stesso modo, con grandi terrazzamenti e all’ultimo piano una grande mezza sfera che nasconde una piscina per il fortunato inquilino.

Al centro del complesso si trova la Parrocchia Dio Padre, che secondo me avrebbero dovuto collocare nei pressi della piazza perché avrebbe avuto un impatto estetico più suggestivo e sicuramente avrebbe dato alla piazza un po’ più di vitalità e un effetto paese che onestamente manca un po’.

La storia della parrocchia dal sito della chiesa.

Già all’inizio del 1975 si cominciava a parlare di una Comunità ecclesiale a Milano due – Parco Lambro – Villette. Sotto la guida di un sacerdote energico, don Ruggero Camagni, viene organizzato il primo Consiglio pastorale e varie commissioni alle quali sono in molti a partecipare.

Nel primo Bollettino della comunità, datato maggio 1975, si legge che le funzioni liturgiche del mese si svolgono nella cappella situata alla residenza Portici e che la messa della domenica si celebra nel salone della scuola elementare Nord. Grande partecipazione e grande fermento: il catechismo dei nostri figli viene gestito dai genitori.

Nel maggio 1976 viene presentato il progetto del centro religioso. I criteri ispiratori erano già stati esposti in una lettera da don Ruggero:

il Centro Religioso deve essere un luogo di incontro e di preghiera per i credenti di tutte le confessioni; deve essere altresì il punto di riferimento della Comunità Cristiana e deve quindi poter ospitare alcune forme di vita comunitaria; non deve offrire strutture non specifiche al suo scopo e che peraltro sono già esistenti nel quartiere (ad esempio strutture sportive).

L’architetto Giancarlo Ragazzi, progettista assieme a Giuseppe Marvelli, presenta poi il progetto (riportiamo quanto pubblicato sul Bollettino parrocchiale del maggio 1976):

Il progetto prevede un’aula a più comparti divisibile (e quindi estensibile o riducibile a seconda delle necessità) la cui forma complessiva è un semiesagono, che consente la maggiore vicinanza possibile per tutti all’altare.

Sul perimetro è previsto un “corridoio” in cui sono sistemati i confessionali (zona della riconciliazione). C’è inoltre uno scomparto isolato acusticamente per i bambini, che possono così strillare senza disturbare eccessivamente i partecipanti alle funzioni. Sul retro, oltre alla sacrestia, sono sistemati alcuni locali per riunioni e per abitazione.

L’aula è coperta da una falda orizzontale, mentre all’altezza dell’altare si sviluppano ardite strutture verticali che raccolgono e concentrano la luce sull’altare stesso.

Il complesso architettonico è nel suo insieme molto moderno ed esteticamente assai apprezzabile, ma non concede nulla alla bizzarria ed è anzi molto funzionale.

Il 19 dicembre 1976 con una solenne celebrazione liturgica il vicario episcopale mons. Aldo Mauri, per autorità del Cardinale Giovanni Colombo, ci costituisce ufficialmente come “Parrocchia di Dio Padre”.

Nell’aprile del 1980 il Bollettino di informazione “Parrocchia Dio Padre – residenza Portici” annuncia la posa della prima pietra, “i nostri progetti, i nostri sforzi, le nostre piccole economie di questi cinque anni, si concentreranno adesso in un centro religioso al servizio del quartiere”.

Così si esprime il Cardinale Carlo Maria Martini, presente alla cerimonia: “Quello che sta per sorgere sarà il luogo di Culto, ma voi siete la Chiesa, il luogo di culto è l’espressione della vostra fede”.

Don Ruggero, commosso, ringrazia l’Arcivescovo e lo invita a tornare fra noi, per consacrare la chiesa e per impartire la Cresima.

Il 19 dicembre 1981 viene celebrata per la prima volta l’Eucarestia nel nuovo Centro Religioso.

All’interno la chiesa presenta un’aula grande che converge verso l’altare maggiore illuminato in modo zenitale da un lucernario posto sopra il corridoio penitenziale della Via Crucis, che porta ai confessionali e costituisce quasi un filtro all’ingresso della Chiesa, offrendo ai fedeli la possibilità di fermarsi a riflettere presso le singole stazioni, in guisa di piccole cappelle, per predisporsi alla relazione con Dio. Le vetrate della Via Crucis, realizzate dal Maestro Pietrogrande successivamente alla costruzione della chiesa, sono espressione del dialogo profondo tra architetto e scultore, entrambi concentrati sull’essenzialità che dà valore all’estetica e al messaggio di fede.

Di seguito le altre torri con la già citata vasca sul tetto.

Una cosa molto particolare del complesso residenziale è che, nonostante siano passati oltre quarant’anni, il layout dell’arredo urbano è rimasto perfetto e ben tenuto, così possiamo ammirare ancora oggetti come i cestini, le fontanelle, i cartelli, lampioni e le panchine immacolatamente anni Settanta, che speriamo vengano mantenuti, perché anche questo, prima o poi diventerà storia.

Milano Due rimane una città verde, tranquilla, noiosa e finta come un villaggio vacanze, dove le cose brutte della vita, finché si può, si tengono lontane, o si finge che lo siano.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


6 thoughts on “Milano | Segrate – Milano 2: il paradiso smarrito, seconda parte

  1. ste

    Bè, sempre meglio di city life, a proposito di quartieri pensati a tavolino.
    Il problema è che è un po’ tagliata fuori, i residenti vanno a lavorare a Milano e
    trasferendo poi gli studi Mediaset e con pochissime altre attività lavorative
    è logico che di giorno risulti poco frequentata e che di conseguenza chiudano i negozi.
    Non si può avere tutto e comunque, come dice giustamente l’ articolo, è ancora ben manutenuta e io direi ‘inscìaveghen’.

    1. ste

      Boh, chiedilo a chi ha scritto l’articolo (prima parte) dove dice:

      “Il problema principale di tutto questo complesso è la mancanza di vitalità, ognuno pare quasi vivere nel proprio appartamento, barricato nei suoi meravigliosi terrazzi con gli unici momenti di socialità allo Sporting Club.
      Una lunga serie di portici doveva fungere da strade pedonali fornite di ogni tipologia di negozio, ma a stento abbiamo trovato tre bar aperti e un ristorante, per il resto quasi un deserto. Vetrine chiuse, negozi che hanno mollato il colpo da anni e nessuno ha più occupato lo spazio commerciale.”

      Tutto vero tra l’altro, ci mancherebbe, ma ritengo che in ogni caso a tanti piacerebbe abitare a Milano2, potendoselo permettere.

  2. Anonimo

    Effettivamente è brutto vedere negozi con le vetrine abbassate, ma non bisogna cadere nemmeno nell’errore contrario di pensare che la vivacità notturna sia sempre un obiettivo positivo da raggiungere in ogni quartiere. La maggior parte della gente dorme di notte, quindi silenzio poca luce e sicurezza sono necessari nei quartieri residenziali.

  3. M. M

    Come felice esempio ben riuscito di pezzo di città bello, armonioso, ben tenuto e soprattutto vivibile e a dimensione umana, NON è servito a molto vedendo come ancora nelle vicine via Rubattino, sesto s.g (si pensi ai muri di cemento con loculi annessi di fronte al vulcano) o nella stessa Segrate, tirino su ecomostri di alveari stile periferia popolare sovietica. Invece di edificare pianificando lottizzazioni a misura d uomo e che vadano a disegnare nuove parti di città invece di frantumarle ulteriormente con palazzoni uno diverso e slegato dall altro. Stop anarchia edilizia!!

    1. Adriano

      Completamente d’accordo.
      Tutti i nuovi quartieri che stanno nascendo sopratuttto quelli che hai citato tu, sono palazzoni stile sovietico.
      Vedi anche viale sarca vicino al bicocca village.
      Peccato che gli architetti e chi progetta non pensa alla qualità della vita, delle persone.

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