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Milano | Brera – Da oggi in via Brera è consentito alle bici il senso unico inverso

Da oggi le bici possono percorrere il tratto da piazza del Carmine a via Monte di Pietà. Sabato 30 appuntamento con i cittadini sul Piano urbano per la mobilità

 

Da oggi le biciclette possono percorrere il tratto di via Brera che va dall’incrocio con via del Carmine fino a via dell’Orso / Monte di Pietà in direzione via Verdi, nonostante il transito in senso opposto dei veicoli a motore.

Sono stati completati i lavori stradali dell’area, la posa della segnaletica verticale e dei semafori che istituiscono il doppio senso di marcia in via Brera tra via del Carmine e via dell’Orso con transito in direzione di via dell’Orso consentito alle sole biciclette e l’obbligo quindi per tutti i veicoli, in entrambe le direzioni di marcia, di tenere la destra in modo da consentire l’utilizzo promiscuo della strada in totale sicurezza.

Già installati all’altezza di via dell’Orso il semaforo e la segnaletica orizzontale che regola l’uscita delle biciclette dal tratto di via Brera interessato dal provvedimento e corrispondente a quello presente da tempo in via Verdi.

Si tratta della prima strada a Milano in cui si istituisce questa disciplina. Da tempo le associazioni di ciclisti chiedevano di dare la possibilità alle biciclette di percorre quel tratto di via Brera anche da nord verso sud. L’Amministrazione ha deciso di andare incontro a una necessità espressa da più parti e che sancisce la modalità di utilizzo della strada. Un anno fa l’Agenzia mobilità e ambiente (Amat), infatti, aveva effettuato dei rilievi sulla tipologia di veicoli che percorrono la via lungo l’arco delle 24 ore, evidenziando che in entrambe le direzioni l’80% dei passaggi riguardava pedoni, per 14% di biciclette e per il resto di veicoli a motore (nella direzione consentita).

Le condizioni per rendere possibile l’uso promiscuo in direzioni opposte sono i limiti di velocità per i veicoli a motore –  in via Brera vige il limite di velocità dei 30 chilometri orari – e l’ampiezza della carreggiata. Il provvedimento, un’ordinanza pubblicata alcuni giorni fa sul sito del Comune, favorisce la continuità dei percorsi ciclabili e i collegamenti radiali centro-periferia. In particolare in via Verdi è già presente una pista ciclabile monodirezionale verso la periferia.

Sempre in tema di percorsi ciclabili, alcuni giorni fa era stato riaperto l’attraversamento ciclabile di via Melchiorre Gioia all’altezza dell’incrocio con via della Liberazione fino a via Fratelli Castiglioni. L’area presenta numerosi cantieri ma in seguito ad alcuni lavori svolti in queste settimane dall’Amministrazione è stato possibile rimettere in sicurezza il tratto in attesa di riaprire tutto il percorso ciclabile a conclusione dei lavori. In questo modo è stato aperto un tassello del più ampio collegamento ciclabile con piazza XXV Aprile e via San Marco.

Obiettivo a medio termine di Milano indicato anche nel Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (Pums) è passare da 215 a 300 chilometri di percorsi ciclabili, da tre a nove velostazioni con sei nuovi punti strategici di sosta: M2 Abbiategrasso, M5 Bignami, M1 Bisceglie, FS Bovisa, M3 Maciachini, M1 Molino Dorino. Per quanto riguarda il bike sharing è previsto un incremento delle stazioni ma anche dei veicoli: da 4.650 a 5.300 biciclette e a queste si aggiungono progressivamente e da alcune settimane 12.000 biciclette a flusso libero per un totale 17.300 bici pari a  una ogni 80 residenti. I posti per la sosta delle biciclette in città passeranno da 8.300 a 9.500 a fine 2017 e arriveranno a 13.000 a fine 2018. Sono quattro le ciclabili attualmente in fase di realizzazione: Duomo – Porta Nuova, Melchiorre Gioia, Amendola – Conciliazione, Repubblica. Sono 17,4 i chilometri di itinerari ciclabili con progetti approvati e finanziati e tra questi corso Sempione e VenTo.

Il dialogo con le associazioni e i cittadini è aperto. Il prossimo sabato 30 settembre presso l’Officina Generale ATM, in via Teodosio 89, dalle 10 alle 14, saranno presentati gli obiettivi fissati per la mobilità (Pums) e le linee di azione prioritarie; cittadini, associazioni, operatori dei settori mobilità, logistica, istituzioni pubbliche e private potranno prendere parte a tavoli tematici ed esprimere i propri contributi, suggerire azioni o segnalare specifiche criticità. La discussione sarà approfondita con lo svolgimento di tavoli di lavoro tematici.

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


32 thoughts on “Milano | Brera – Da oggi in via Brera è consentito alle bici il senso unico inverso

  1. Nicola

    Non mi sembra vero! Provvedimento importantissimo e utilissimo, finalmente anche in Italia inizia a essere contemplato il senso unico inverso per bici. Certo che via Brera poteva essere direttamente tutta pedonalizzata, non ha senso avere una strada così centrale e così usata dai pedoni (lo dicono i dati) limitata da ridicoli marciapiedi, troppo stretti per contenere tutti i flussi

    1. UMS

      Il via libera alle bici contromano in presenza di zona 30 e di strada larga almeno 4,24 metri è del 2011.
      Fa impressione pensare che ci sian voluti 6 anni per implementarne una, ma meglio tardi che mai! Speriamo che venga introdotto in altre strade del centro dove sarebbe difficile o di intralcio mettere la classica ciclabile con “cordolo”

      Un ottima candidata sarebbe Via Tortona (che è già zona 30), sbaraccando la ciclabile con cordolo con le auto parcheggiate di fianco che è anche pericolosissima quando si esce dai passi carrai, vietando la sosta auto a sx e consentendo la sosta auto solo sul solo lato dx della carreggiata (a spina di pesce col risultato di aumentare pure i posti): sicuramente davanti al MUDEC l’effetto sarebbe ben più decoroso che adesso.

  2. Nicola

    Vero UMS. Vogliamo parlare di tutta la cerchia dei Navigli? Ci sono pezzetti di pista ciclabile nel senso delle auto mentre nell’altro senso si è costretti a imboccare la corsia dei taxi che non si fanno scrupoli a sfrecciarti a un centimetro di distanza senza nemmeno tentare di rallentare. Si vedono scene al limite del tentato omicidio ogni giorno ad opera di tassinari a cui la licenza andrebbe stracciata

      1. Nicola

        Appunto Anonimo, con un semplice provvedimento di potrebbe allargare la corsia e dare spazio anche alle bici. Sarebbe molto utile e quasi a costo zero.

    1. Nicola

      Sergio: TARGHIAMO SUBITO ANCHE I PEDONI!!! I pedoni sono coinvolti in tantissimi incidenti e attraversano sempre sulle strisce o fuori dalle strisce con i semafori gialli e anche rossi! Prima li targhiamo e prima risolviamo tutti i problemi di inquinamento, caos, rumore e congestione di questa città che deve contemplare solo mezzi a motore per le sue strade!

  3. Anonimo

    Più ciclabili e basta ! Possibile. Eh in una città così pianeggiante non c’è ne siano. Parlano di aumentare di 80km la rete esponendo il tutto come se fossero degli eroi sapendo invece che si tratta di una estensione ridicola per una città della nostra portata. Chi scrive non è un fanatico della bicicletta ne tanto meno un heavy userò ma solamente una persona con un po’ di buon senso.

    Per quanto riguarda la ciclabile della cerchia Navigli ogni volta c’è la sento chiamare in quel modo penso che sia una presa per i fondelli ai milanesi. Di tutto si tratta tranne che di una ciclabile. Personalmente la paragono più ad una roulette russa sia per i ciclisti che per gli automobilisti. Datevi una mossa e fate queste benedette ciclabili: uomini, donne e bambini ve lo chiedono a gran voce…

  4. Federico

    Ma è mai possibile che in questo paese non si è in grado di applicare il codice della strada come dio comanda??
    Primo: l’accesso contromano DEVE essere segnalato dal segnale “accesso vietato” con il cartello integrativo “eccetto [img]velocipedi[/]”, dove con [img]velocipedi[/img] si intende l’apposito simbolo a forma di bici!
    Secondo: anche il cartello integrativo sottol'”obbligo di svolta” DEVE riportare il simbolo anzidetto e non la scritta.
    Terzo: dalla parte opposta, sotto il cartello di “senso unico” deve esserci il medesimo cartello integrativo.
    La funzione dei due segnali del punto primo e terzo, servono a ricordare ai ciclisti che stanno percorrendo una strada in contromano, dovendosi aspettare eventuali veicoli in senso contrario, adottando i comportamenti opportuni. Inoltre si ricorda agli automobilisti la medesima cosa nel senso opposto.
    Così come è stato fatto non è un “senso unico” di cui è concesso ai ciclisti di percorrerlo in senso vietato per tutti gli altri, bensì solo un obbligo di svolta a destra. Tutti i veicoli che escono dai portoni potrebbero poter percorrere la strada, ma cosa fanno i nostri intelligentoni? Mettono l’obbligo di svolta ad ogni portone con la medesima eccezione.
    No, non si fa così, non si crea un “senso unico” solo obbligando qualcuno a seguire una direzione prestabilità. Lo si dichiara tale con la giusta segnaletica prevista dal codice!

    Per inciso: la percorribilità dei sensi unici in senso vietato da parte dei ciclisti, è previsto dal codice della strada fin dalla sua entrata in vigore 1.1.1993.
    La circolare del 2011 descrive solo i requisiti minimi che devono avere le strade per consentire tale eccezione, ma la segnaletica resta d’obbligo. In assenza della segnaletica, un senso unico, per largo che sia, NON può essere percorso in senso vietato da NESSUNO!

    1. Anonimo

      Ringraziamo il burocrate per il suo saggio su “Dettagli e curiosità del cartello di senso unico”.
      Immagino che a causa di queste mancanze potremo fare tante belle cause pretestose contro il Comune.

      1. Davide Mombelli

        Il post di Ferderico è assolutamente corretto. Visto che esiste un codice della strada ben preciso, questo DEVE essere applicto. Mi stupisce il fatto che chi si occupa di mobilità a Milano non conosca il codice della strada. Questa negligenza porterà sicuramente un bel po di grane al comune, in forma di contestazioni, ricorsi, ecc. che ovviamente pagheremo indirettamente noi.
        In un paese in cui le persone vivono con la smania di raggirare lo stato e mostrandosi più furbi delle istituzioni perché bravi a trovare i difetti nella legislazione, questa situazione è un invito goloso!

      2. Federico

        Ci sono burocrati pagati per fare il proprio mestiere correttamente, pretendo che lo facciano!
        Inoltre, il CdS e le sue regole, anche quelle di una comunicazione chiara semplice e coerente, salva la vita delle persone che compiono una delle attività più pericolose che ognuno di noi fa tutti i giorni: circolare per strada a piedi o su veicoli.

        1. Federico

          Non credo. Quello che abbiamo, in realtà, non è un senso unico, ma una strada a doppio senso (quindi il titolo del post è formalmente errato) nella quale un senso è vietato a tutti tranne alle bici. La domanda è: perché non fare un senso unico come dio comanda e chiamarlo tale? La risposta più facile è: negligenza/ignoranza. Esiste però una risposta più assurda che evito di formulare per carità di patria.

          1. The doctor is: IN

            Tutto giusto e, premettendo che non sono un tecnico ma parlo da profano, aggiungerei che:

            1) anche quando applicato correttamente, il CdS è a volte talmente cervellotico che i risultati sono comunque kafkiani (non ultima la selva di cartelli che “impreziosisce” le nostre città)

            2) trovo assurdo che il CdS debba essere approvato per legge, con tutte le conseguenti lungaggini dell’iter parlamentare, quando per una regolamentazione prettamente TECNICA come questa basterebbe un decreto ministeriale; ne segue che il CdS italiano è perennemente in ritardo rispetto a quelli degli altri Paesi (pensiamo al ritardo con cui sono stati introdotti in Italia gli stop ottagonali, i dare precedenza con i triangolini a terra, i segnali per gli attraversamenti pedonali e le piste ciclabili…)

          2. Bruno

            Onestamente non colgo la pietra dello scandalo. E’ una strada a doppio senso, e in uno dei due sensi gli unici veicoli ammessi sono le biciclette. Qual è il problema?

          3. Federico

            Bruno, ti posso rispondere dal punto di vista tecnico:
            strade a doppio senso con tali caratteristiche geometriche non si possono fare, nemmeno se un senso è destinato alle sole bici. E’ un tipo di strada non contemplato, vietato dalla normativa tecnica. Proprio per questo il legislatore ha previsto che per le strade a senso unico vi possa essere la specifica eccezione per le bici applicando il segnale apposito, come avviene ovunque in europa, senza alcun problema.
            Il codice della strada non deve essere applicato in maniera empirica, “così o cosà il risultato è il medesimo”, ma nel modo coerente che esso prevede. Perchè? Perchè il messaggio della segnaletica deve essere intuitivo, non cervellotico.

          4. Federico

            Un ultimo inciso: il fatto che si tratti di una strada a doppio senso (illegale), comporta anche l’applicazione di tutti quei divieti di sosta rivolti al solo flusso ciclistico. Non esiste, infatti, nessun divieto di fare inversione di marcia. Oppure vogliamo mettere pure quello?

          5. Anonimo

            In effetti i cartelli di divieto di sosta (con rimozione forzata) in direzione centro che si vedono nell’ultima foto avevano stupito anche me visto che son del tutto inutili, ma conoscendo la fame di pali e cartelli degli Uffici Comunali non ci avevo dato troppo peso…

          6. Bruno

            Federico, le norme geometriche sulle strade si applicano alle strade di nuova costruzione. La stragrande maggioranza delle strade milanesi non rispetta la geometria fissata dalle norme, ma essendo strade esistenti la norma non si applica nello stesso modo.
            Anche fuori Milano, è pieno di strade di campagna a doppio senso larghe 3 metri, vedi ad esempio via Vaiano Valle.

  5. -Ale-

    W il senso unico eccetto per le bici!
    Che poi parliamoci chiaro, di fatto era già così visto che non ho mai visto un ciclista multato (a malapena multano le auto…).

    Stiamo a discutere sui cartelli, stracciandoci le vesti, che se si vuole, si avvisa il Comune e se vogliono risolvono la questione alla svelta.
    Ma non sarà questo a migliorare davvero la sicurezza. Questo avrà come utilità la gestione delle beghe al TAR\Procura\Giudice di Pace, il regno dei burocrati e dei cavilli, la rovina del nostro paese.

    1. The doctor is: IN

      Lo so che è un OT, ma quanno ce vò ce vò:

      dato che gli italiani non sono più scemi degli altri (anzi), il motivo della continua proliferazione, nonostante tutti i vani tentativi di tagliarla, di questa burocrazia ipertrofica e metastatica non è l’incapacità o la negligenza ma uno solo: CORRUZIONE.

      Ogni passaggio in più significa una micro posizione di potere in più, un potere di veto, un possibile rallentamento da “oliare”, un aumento del fumo negli occhi per dissimulare e diluire la responsabilità alla bisogna.

      Come si fa a stabilire veramente “di chi è la colpa” di un ritardo o una disfunzione in un procedimento che prevede 3.687 passaggi in 431enti diversi??

      A proposito di cavilli, in uno dei suoi famosi one-liner il grande Flaiano (ma alcuni lo attribuiscono a Malaparte) disse che l’Italia è la patria del diritto, ma soprattutto del rovescio.

      Non si poteva dire meglio.

  6. Anonimo

    Ma scrivendo “velocipedi” al posto di “biciclette” il Comune di Milano cosa voleva intendere? Voleva comprendere anche i tricicli dei bambini e i risciò dei cinesi?

  7. Pierre

    In genere bisogna rendere più accessiblie il centro alle bici. È un mezzo semplice e molto intelligente. Città come Londra, Copenhagen o Friburgo mostrano che le città a misura di bicicletta sono molto più vivibili!

  8. Pierre

    Una cosa ancora. È possibile, cara amministrazione, di fare una pista ciclabile per corso di Porta Romana? Così come è adesso è molto difficile da fare in bici. Pavè non mantenuto, tram, due file di parcheggi. Bisogna equilibrare un po lo spazio pubblico che non è al 95% per chi usa la macchina.

  9. -Ale-

    Che poi… ad un incrocio come questo è possibile avere 4 pali e circa 20 cartelli??? Sosta, area pedonale, bici, obblighi, divieti…

    Alla fine chi circola si abitua a ignorarli… erroneamente, ma è naturale!

    Concordo con Thedoctoris:IN, tanto valore per i burocrati che altrimenti dovrebbero andare a lavorare.

  10. Wf

    Che bello,,a notizia.!
    Da oggi cade un tabù.
    Quello delle bici contromano.
    Grazie!
    Da oggi non si potrà più dire che le bici non possono andare contromano!
    Evviva.

    1. Bruno

      Ma per carità. Le bici non possono andare contromani, nè oggi nè domani nè mai. Semplicemente quella strada diventa una strada a doppio senso di cui uno riservato alle biciclette. Su tutte le strade a senso unico le bici continuino a non andare contromano, per la loro ed altrui sicurezza.

      1. Wf

        Ma certo, è ovvio.
        Però notiamo il cambio culturale a Milano e che non si può dire più in assoluto che non si può andare in senso inverso al flusso delle auto (laddove si dispone legalmente in tal senso)
        Capiamoci 😉

  11. M. M

    Come al solito Anche qui selva di pali zincati e non neri, cartelli e segnali a deturpare perfino questo angolo di citt pregiato. Alla faccia del “design district”!!

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