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Milano | Darsena – Nuove edicole nel porto di Milano

 

Come avevamo già visto, il Comune ha indetto un bando per poter assegnare in Darsena una serie di nuovi spazi commerciali che contribuiscano alle spese onerose per il mantenimento del bacino del vecchio porto della Darsena (pulizia delle strutture, raccolta rifiuti, potatura e giardinaggio). A quanto pare saranno realizzati dallo stesso studio che progettò il rifacimento dell’intera zona per Expo 2015 (Gli studi degli architetti Edoardo Guazzoni, Paolo Rizzato, Sandro Rossi, Società Bodin ed Associes, società d’Appolonia S.p.A. e società Manens Intertecnica S.r.l, ai quali venne dato l’incarico per la redazione dei progetti; preliminare, definitivo ed esecutivo).

Già l’estate scorsa furono istallati due chioschi, uno nella zona portuale di viale Gorizia e una piccola edicola vicino al casello occidentale di piazza XXIV Maggio, entrambi ancora privi di attività commerciali. Ora, pare, saranno istallate 12 piccole edicole e un barcone, tutti allestititi con lo stesso disegno degli edifici del Mercato coperto già presente in Darsena.

Saranno istallate anche delle nuove panchine che affacceranno lungo la banchina del molo. Il barcone-locale sarà ormeggiato alla banchina di viale Gorizia. Per il Bando c’è tempo fino a Dicembre 2017.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


19 thoughts on “Milano | Darsena – Nuove edicole nel porto di Milano

    1. CM

      il mercatino c’è ogni anno e per ora è un gran successo (almeno di affluenza).
      La notizia mi sembra positiva, e ottima l’idea di dare un’omogeneità alle nuove strutture con quelle già esistenti.
      Unica critica: avrei collocato anche il barcone su via d’annunzio, la cui sponda è decisamente più capiente e adeguata per flussi pedonali commerciali, mentre quella su via gorizia mi sembra più adatta per sosta e bassa affluenza.

  1. Davide V.

    Ben vengano nuove attività su quel lato della darsena visto che è larga a sufficienza e che è desolatamente vuota ed assolata ma perché ostinarsi a moltiplicare i manufatti con quel design terribile!!

    Quelle pensiline minimal di quel color verde malpensa/cadorna così anni 90 sono inguardabili! I progettisti e chi ha dato il via libera al progetto sono i campioni del cattivo gusto.

    Già la zona è stata devastata dalla speculazione edilizia anni 50/60 e la qualità architettonica dei palazzi che si affacciano su questo luogo lascia a desiderare facendo perdere buona parte dell’immagine romantica ed ‘antica’ che si vede nelle foto d’epoca.

    Per la trasformazione della darsena da porto a luogo da vivere io avrei optato per un arredo completamente diverso, un colore sobrio come l’antracite (che vorrei per tutto l’arredo urbano della città), lampioni in stile, chioschi con un design più retro.

    Insomma, stiamo parlando di una struttura creata nel 1600, credo che un arredo in stile al posto di questa roba anni 90 sarebbe stato decisamente più consono.

    Parere del tutto personale ovviamente.

  2. Andrea

    In darsena ci sono già abbastanza spazi commerciali, è assurdo privare spazio ai cittadini per inserire ben TREDICI nuovi spazi. L’unico lato positivo in tutto ciò è che abbiano mantenuto lo stile del mercato comunale.

    1. Emi

      Invece credo sia un ottimo modo per avere un flusso costante di persone lungo la darsena e magari anche come deterrente contro le continue scritte sui muri.

      1. Andrea

        Ma il flusso costante di persone lungo la darsena c’è già, credimi, passo di lì più volte al giorno! Penso che la darsena debba rimanere uno spazio dove i cittadini possano stare tranquilli e passare il loro tempo, inserendo nuovi chioschi rischia di diventare un centro commerciale a cielo aperto…

      2. Anonimo

        Andrea è di Insbruck, ha paura che se il mercatino di natale lo facciamo qua poi i milanesi non vanno al mercatino di natale di Insbruck. Aufidersen…

        1. Piero

          E’ incredibile la voglia i Milano di essere Amsterdam riaprendo il Naviglio, di essere Bressanone copiando i mercatini di Natale, di essere Torino copiando il Salone del Libro, di essere Berlino disseminando la città di fricchettoni in case occupate, di essere Londra costruendo case e grattacieli in ogni metro quadro disponibile, di essere Barcellona copiandone la movida low cost, di essere San Francisco sognando un prossimo futuro fatto di ZEV.

          Speriamo che funzioni, perchè una volta questo tipo di atteggiamento era definito in modo ben poco glorioso come “provinciale”.

          1. -Ale-

            Hai ragione dobbiamo puntare a essere la vera milano:
            -auto sui marciapiedi
            -locali con selezione all’ingresso e cocktail annacquato a 10 euro
            -palazzoni stile anni ’60
            -strade e asfalto ovunque possibile, i parchi attirano i balordi…
            -fighetti che lasciano il suv sulle piste ciclabili
            -le caldarroste
            questa è la vera milano, quella da promuovere!

            ma va dà via el cù. Meglio che impariamo un po’ da chi è più avanti di noi…
            Provinciale è chi non ha la capacità di guardare oltre il proprio giardinetto.

          2. Piero

            Ale, non ne sto facendo un discorso di difendere le “radici della milanesità” (alla “padana”, per intenderci), ma di direzione e visione su cosa vogliamo che sia Milano fra 50 anni.

            Giusto copiare le cose migliori che fanno all’estero, ma non è che copiando qua e la quel che ci piace (e tralasciando quel che non ci fa comodo…) costruiremo una immagine chiara e comprensibile della Milano del futuro.
            Barcellona non è Amsterdam che non è Londra, che non è Berlino che non è San Francisco: che Milano possa essere tutte queste cose assieme sarebbe bello ma magari anche non è possibile (ed io non voglio far tanta filosofia e poi ritrovarmi tra 20 anni a continuare a parlare di SUV in sosta vietata, drink annacquati sui Navigli Luna Park, parchi mal frequentati, palazzoni anni 60 lasciati li a morire perchè costa meno cementificare aree “vergini” e residenti interessati solo alla striscia di asfalto sotto casa dove parcheggiare la macchinetta manco fosse un diritto costituzionale. Come in una sonnolenta cittadina provinciale)

          3. wf

            -Ale- hai vinto tutto..

            il concetto non sarebbe stato possibile esprimerlo meglio..
            (e hai chairito anceh implicitamente il concetto di “vero provinciale”).
            —-
            Punto,partita,gioco.
            😀

  3. Saavedra

    M. M., condivido il disgusto.
    Se questi hanno intenzione di indire bandi per la riapertura dei Navigli nello stesso modo in cui hanno gestito la riqualificazione della Darsena, io voto no al referendum sulla riapertura. Neanche nei miei peggiori incubi vorrei vedere una schifezza come questa propagata per tutto il centro.
    Gia’ il progetto iniziale di recupero del bacino, cosi’ come lo vediamo adesso, e’ una poverata pazzesca. Ora stiamo dicendo che vogliamo impallare la vista con altri inqualificabili baracchini verdi che stonerebbero pure tra i cessi di un campeggio. Cioe’ l’unico elemento decente – l’ariosita’ degli spazi – lo vogliamo distruggere per delle squallide edicole. Complimenti al Comune che svende il culo perche’ si e’ accorto che non riesce a far fronte alle spese di mantenimento del bacino.
    Voi vi immaginate cosa saranno in grado di fare dopo la riapertura dei Navigli per rientrare delle spese di gestione?
    SENZA PAROLE

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