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Milano | Cimiano – Il duomo di Crescenzago: San Giuseppe dei Morenti

 

 

Dopo la prima guerra mondiale, Milano si allarga specialmente oltre la zona di Porta Venezia, verso la Rotonda di Loreto spingendosi verso la lontana abbazia di Santa Maria Rossa in Crescenzago.

Il piccolo Comune di Crescenzago, come abbiamo già visto, viene inglobato nella grande Milano nel 1923.

Nei dintorni iniziano a svilupparsi agglomerati di baracche che ospitavano i nuovi arrivi, contadini che preferivano un salario e il lavoro in una fabbrica piuttosto che lavorare i campi e vivere di miseria. Subito vengono costruite nuove case ma nessuna scuola, nessun asilo e nessuna chiesa. Anche se nelle vicinanze vi era la cappella medievale dei Re Magi, oltre all’abbazia di Santa Maria Rossa, ma troppo lontana per i nuovi quartieri.

E’ in quegli anni che si pensa alla costruzione di una cappella, come succursale di Santa Maria Rossa, all’altezza di via Rottole, inizialmente dedicata a Sant’Anna. Per la realizzazione il signor Rosti offre il terreno al Prevosto di Crescenzago, Don Giuseppe Roncoroni, e vengono raccolte offerte e tra la popolazione (quasi 80.000 Lire dell’epoca). Ma la chiesa non viene mai costruita e anzi, pare che i soldi siano serviti per riparare la vecchia abbazia.

Il cardinale Ildefonso Schuster, nella sua prima visita pastorale, rileva la necessità di una chiesa in questo posto e altre periferie di Milano. Fu fondato il Comitato Nuovi Templi che si propose di costruire almeno dodici chiese e allo scopo fu raccolto il denaro in tutta la diocesi. Primo offerente fu il Papa Pio XI per la somma di un milione.

Il 19 marzo 1939, festa di San Giuseppe, sua Eminenza il cardinale annuncia alla città la decisione di costruire nel nuovo rione una grande chiesa e dedicarla a San Giuseppe dei Morenti, allo scopo di pregare per i morti della guerra. Il terreno (circa 7.000 m quadri) viene acquistato dalla curia arcivescovile sulla proprietà Rosti, in un luogo occupato da orti, tra via Padova e via Rottole.

Il pomeriggio del 1 luglio 1939, giornata scura e piovosa, il cardinale benedice la prima pietra della Chiesa, portata qui dagli scavi del battistero di Sant’Ambrogio in San Lorenzo, pietra romana proveniente forse dall’antico circo o arena di Milano di epoca romana, e nella pietra si racchiudono una reliquia di Don Placido Riccardi e una pergamena in cui si invoca San Giuseppe a chiamare in questo luogo quanti più fanciulli e gente possibile.

Il 27 ottobre 1939 la ditta Alfredo Casiraghi di Monza inizia i lavori sotto la guida dell’architetto Umberto del Corno, cugino di Don Giuseppe. A Natale già si può vedere una parte dell’abside sporgere dal terreno sulle robuste fondazioni.

Nelle fondazioni della parte destra guardando l’altare, viene messo un po’ di mattone della Santa Casa di Loreto e nella fondazione dell’abside viene posto un batuffolo intriso di sangue del servo di Dio Don Luigi Orione, tanto legato all’origine di questa chiesa.

In attesa delle realizzazione del sacro edificio, nel gennaio 1940, il delegato arcivescovile Don Giuseppe del Corno riceve dal cardinale invito ad occuparsi della chiesa spirituale. Così in un locale avuto gratuitamente in una delle case popolari di via Celentano 2, i cittadini videro iniziare con tre sedie e un vecchio crocifisso la parrocchia di San Giuseppe.

Nel frattempo la gente della nuova zona cresceva a dismisura e i locali non risultarono più sufficienti. Inizialmente fu utilizzata la chiesetta di Cimiano, proprietà del Prevosto di Crescenzago.

Successivamente fu adattata una porzione della costruenda nuova chiesa vicino all’abside, poi nel sotterraneo e infine nel salone Maschile.

Altro passo avanti venne fatto quando si poté celebrare messa nella navata centrale, dove il pavimento era già stato completato, anche se l’edificio non aveva ancora un soffitto, con l’altare rivolto verso la porta che ora immette al battistero. Era rustica, senza vetri senza soffitto e si giunse a celebrare con l’ombrello aperto. La grande guerra era alle porte e per la gente di Corte Regina, Crescenzago e Cimiano il nuovo tempio pareva così imponente e grandioso che molti lo battezzarono il Duomo di Crescenzago.

Per il 15 agosto 1941 quasi tutto il pavimento della chiesa era terminato anche se in modo rudimentale e già si utilizzava un altare maggiore proveniente dalla chiesa di S. Antonio a Milano. Il Cardinale, avendo sentito che la chiesa era quasi terminata, verso la fine di settembre venne all’improvviso per un sopralluogo.

Finalmente il 1° novembre 1941 la chiesa di San Giuseppe dei Morenti venne consacrata da S. E. il Card. Ildefonso Schuster. L’altare fu dedicato a Tutti i Santi e furono racchiuse in esso le reliquie dei santi Ambrogio e Carlo, Protaso e Gervaso, Nabore e Felice, Nazaro e Celso.

 

La chiesa è un interessante esempio di arte religiosa contemporanea che ha sapientemente trovato il connubio tra il moderno e la tradizione.

Come tradizione troviamo soprattutto il mattone rosso che caratterizza tutto l’edificio. L’alta facciata rettangolare, con accenno di frontone, è preceduta da un piccolo portico laterale e preceduto da un colonnato con pilastri a base quadrata. La facciata, a strombatura, al centro presenta una grande finestra alta circa 15 metri e larga 5, a vetrata policroma raffigurante S. Giuseppe col Bambino in braccio opera del pittore A. Martinetti.

Il candido portale in marmo di Carrara, è stato realizzato dall’architetto Vitaliano Marchini, in data 1942.

Entrando si accede ad un grande nartece dove si trovano otto affreschi di L.Martinotti, quattro grandi e quattro piccoli; i primi raffiguranti episodi del Vangelo, i secondi i santi Carlo, Paolo, Ambrogio e Pietro. Sempre nell’atrio ci sono due acquasantiere in granito grigio.

L’interno è a una sola navata, molto ampia. A fianco dell’aula dei fedeli la chiesa è dotata di due ambulacri, adibiti rispettivamente a penitenzieria (a sinistra) e a cappella invernale (a destra). Sopra questi ambulacri sono posti i due matronei. Ai lati dei matronei e degli ambulacri si trovano gli affreschi della via Crucis sempre realizzati da L. Martinetti. Sui matronei si aprono, cinque per lato, dieci vetrate policrome di mt. 10 x 1, istoriate con episodi biblici del vecchio e nuovo testamento. Altre vetrate istoriate di diverse misure sono collocate nell’atrio di ingresso della chiesa.

Sopra l’atrio d’ingresso è situata una cantoria a cui si accede dallo stesso atrio.

Nell’area del presbiterio è posto il modernissimo altare e la vasca Battesimale opera di Padre Costantino Ruggeri e realizzate con blocchi scalpellinati in marmo di Carrara.

Le pareti dell’abside sono arricchite da un grande crocifisso in gesso. Le pareti interne e l’abside sono rivestite da mosaico in vetroso.

Internamente l’abside che esternamente è molto ben evidente, non è visibile perché cela al piano terra la Sacrestia e deposito di arredi sacri, e in altri due piani utilizzati dalla parrocchia.

 

La parte esterna e l’abside

 

 

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


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