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Milano | Scali Ferroviari: i primi ricorsi

Dopo Porta Nuova e CityLife, il grande futuro e affare per Milano saranno le aree dismesse degli scali ferroviari, Farini, Romana, Porta Genova, San Cristoforo, Lambrate e Greco, un milione e 250mila metri quadri da riconvertire.

Ora sull’accordo di programma firmato a giugno scorso da Comune, Regione Lombardia e Ferrovie dello Stato, proprietarie delle aree, iniziano a piovere esposti e ricorsi, come era prevedibile.

Tra questi un ricorso straordinario al presidente della Repubblica proposto dall’associazione ambientalista Italia Nostra: “Vogliamo fermare un processo di trasformazione della città che consideriamo pericoloso – dice il presidente Oreste Rutigliano -. Il Comune, che dovrebbe rappresentare i diritti dei cittadini, sta abdicando alla responsabilità di dirigere la riqualificazione delle aree, cedendo a Ferrovie dello Stato il timone dell’intera operazione. Con l’esito che questo operatore potrà trarre profitto dalla gigantesca speculazione immobiliare che metterà in pericolo la qualità della vita e il futuro della città”. Secondo Italia Nostra, “in modo del tutto irregolare ed arbitrario” l’accordo di programma siglato nell’estate del 2017 sotto la giunta di Giuseppe Sala “riprende in gran parte il vecchio accordo” bocciato dal consiglio comunale nel 2015, quando sindaco era Giuliano Pisapia. Contro l’accordo di programma sono stati presentati anche due ricorsi al Tar da parte di cittadini e cinque esposti stanno per essere presentati da cittadini da soggetti interessati a vario titolo all’Anac, al Garante della concorrenza, alla Commissione europea, alla Corte dei conti e alla Procura della Repubblica (fonte il Fatto Quotidiano).

Il ricorso, che chiede l’annullamento dell’accordo, è stato illustrato ieri in una conferenza stampa a Palazzo Marino. Il bello è che da questa mossa prende le distanze la sezione milanese dell’associazione.

Oltre al ricorso a Mattarella, sono stati presentati anche due ricorsi al Tar: uno da parte di un imprenditore, Camillo Agnoletto, e uno da 22 cittadini residenti nelle zone interessate. A questi si aggiungono poi i 5 esposti che verranno presentati a breve ad altrettanti enti da Lombardia Sostenibile: il primo esposto verrà fatto all’Anac, il secondo all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, il terzo alla Corte dei conti, il quarto alla Commissione europea e il quinto alla procura della Repubblica. an.spa.

Per il Sindaco Beppe Sala il ricorso è un modo per ottenere visibilità, ha poi aggiunto: ho rispetto per Italia Nostra, ma trovo sbagliatissima questa posizione. La scelta di fare ricorso al Presidente della Repubblica mi sembra un modo per ottenere visibilità. Possono fare quello che vogliono ma la città in questo momento richiede case a prezzi più contenuti e più verde.

Bisogna fare partire i cantieri entro tre anni e lo Scalo Farini dovrebbe essere il primo. L’AD di Fs, Renato Mazzoncini, ha aggiunto (in un intervista al Corriere della Sera): lo Scalo Farini è un area dove si può realizzare edilizia di qualità, ma a prezzi accessibili e bisogna fare in fretta.

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


25 thoughts on “Milano | Scali Ferroviari: i primi ricorsi

  1. Anonimo

    A parte che all’Antitrust ed al Garante della Privacy credo abbian fatto ricorso dappertutto. Anche se magari un tentativo con l’UNESCO per far dichiarare le aree Patrimonio dell’Umanità ci stava…

  2. antonio

    Il TAR andrebbe abolito. Organo burocratico che sino ad adesso ha difeso solo lo status quo al servizio di quei pochi che hanno soldi e tempo da perdere per fini non sempre nobili

    1. Anonimo

      Vero.
      Però il Comune le cause al TAR lnon solo le subisce ma le perde pure, (ultimissimo il caso del Teatro Lirico) e questo è proprio inaccettabile: se sai che tanto ti fan ricorso, cerca di far le delibere in modo che siano inattaccabili pure dal TAR più assatanato!

  3. Andy

    Io critico sia i ricorsi sia la strategia del comune di Milano. E’ vero che Palazzo Marino non è il solo proprietario delle aree, ma credo che la città abbia più bisogno di verde e spazi per lo sport e il tempo libero invece che di nuove case. Per queste, infatti, c’è tanto spazio libero subito fuori città visti anche i progetti di allungamento delle linee delle metropolitane.
    Mi viene subito in mente la zona compresa tra lo stadio di San Siro e la tangenziale ovest (lungo via Novara) dove è prevista la M5 e dove c’è tanto tanto tanto spazio libero per costruire e creare quartieri intelligenti con servizi e non solo aree dormitorio.

    1. Giorgio

      C’è un motivo se in quella zona non ci sono insediamenti rilevanti. In parte è un parco (il Bosco in città) e in parte è un pezzo di campagna agricola sotto tutela. Tradotto, non è zona edificabile.
      La stessa cosa per le zone a sud, come Vaiano Valle e simili: sono zone agricole più o meno protette.

      1. Andy

        Certo, mi rendo conto di questa “tutela”. Ma alcuni spazi liberi ci sono. Senza contare che la tutela è solo una cosa burocratica e amministrativa dato che non viene nutelato proprio un emerito ca**o: in tutta la zona a sud di Milano è vietato edificare, con conseguente aumento dei prezzi delel case in città. Una gestione intelligente di queste grandi zone sarebbe quella di trasfrormarle a parchi fruibili dai cittadini e di destinare qualche porzione a edilizia che io chiamo “poco invasiva” costrituita da condomini con al massimo 2 o 3 piani, scuole e aree per lo sport

        1. Giorgio

          Più che altro quasi tutta la zona sud è passata sotto il Parco Agricolo Sud Milano, oltre che essere diventata parte del DAM, ovvero il Distretto Agricolo Milanese. Quindi l’obiettivo di questa tutela è quello di salvare il paesaggio agricolo del sud Milano.
          Certo, espandersi su questi territori, senza andare a costruire a macchia d’olio come in Brianza, potrebbe dire riservare gli ex scali per buona parte a parchi urbani (con sempre una minima edificazione perché siamo sempre in Italia, e se non edifichi purtroppo non si fa nulla).
          Diciamo che un’espansione ragionata attorno alle principali direttrici lato Sud non sarebbe del tutto malvagia, lasciando comunque una buona parte del territorio sotto tutela.

  4. antonio

    L’esempio del teatro Lirico è lampante.
    Si blocca di nuovo il progetto e si rinvia la data di apertura del teatro e quindi la sua fruizione perché il bando non doveva essere fatto dalla giunta ma dal consiglio Comunale.
    Ma la giunta è espressione della maggioranza del consiglio comunale!
    Quindi si capisce che il TAR ha il solo obbiettivo di bloccare i lavori utilizzando qualsiasi pretesto.
    Il TAR riconosce che il bando è sostanzialmente giusto, ma per un vizio di forma deve essere ripetuto.
    Qui siamo alla follia.. altroché abolire le province! Il Tar!
    Andy, quello che tu chiami spazio libero e in realtà un magnifico esempio di campagna agricola intatta vicino a Milano. Bisogna costruire e riqualificare le zone degradate all’interno dell’area metropolitana di Milano tipo Gli ex scali.

    1. Anonimo

      Che poi il TAR è stato creato negli anni 70 a seguito di una sentenza di incostituzionalità dell’ordinamento precedente…
      A me l’idea di sospendere la democrazia delle banane che ci ritroviamo fa un po’ paura ma capisco chi pensa che avremmo bisogno di una decina di anni di uno che decide e gli altri che obbediscono altrimenti non se ne esce vivi: ma ti sembra che ci teniamo il Lirico vuoto in attesa della decisione del Consiglio di Stato su una cosa così determinante come se dovesse essere la Giunta o il Consiglio a dire quale fosse l’offerta migliore per gestire il Lirico??

    2. Luciana

      veramente il Tar di Milano è assai poco ostile….. se la delibera del teatro Lirico andava fatta dal Consiglio Comunale e non dalla Giunta forse in Comune dovrebbero imparare a fare le cose come si deve e non come gli conviene —-licenzierei anche tutti i funzionari che dovevano controllare

  5. Padano doc

    D d’accordissimo riguardo ponte della ghisolfa:ridurre di una corsia entrambi i sensi di marcia, utilizzata x pista ciclabile più alberi non molto alti verso strada la su tutto il per litro del ponte.
    Verrebbe molto bello.

  6. daniele,milano

    La logica dei ricorsi al TAR e Consiglio di Stato è micidiale. Talvolta anche il conservatorismo di parte della società italiana.
    Quello he però non ho capito della vicenda degli scali è come sia possibile che una proprietà del Comune (dunque dei cittadini milanesi) ceduta in usufrutto a una società dello Stato (FS) per svolgere una funzione di carattere pubblico (trasporto ferroviario) diventino in qualche modo aree di proprietà di FS su cui FS stessa(che oggi è una società di diritto privato, a proprietà pubblica ma forse in via di parziale privatizzazione) produrrà profitti per i suoi azionisti. A me, d a cittadino milanese, ‘sta cosa che FS mi frega la “mia” proprietà per fare soldi che vanno nelle casse dei suoi azionisti un po’ fa girare le balle. Non capisco perché, una volta terminata la funzione pubblica per cui quelle aree furono assegnate a FS non tornino inc amo al Comune di Milano e i profitti si vadano per i cittadini di Milano e non per gli azionisti FS. Quel è la norma per la quale è stato possibile questa sorta di furto?

      1. Piero

        Il ricorso di Italia Nostra è un minestrone di tanti motivi messi un po a casaccio (ed infatti dei vari ricorsi è probabilmente quello più debole e velleitario), ma su una cosa han ragione: Il Comune ha firmato un accordo con FS senza chiedere nel contempo a FS di chiudere il contenzioso sul mancato accordo del 2015 (quello di Pisapia che poi è stato spernacchiato dal Consiglio Comunale) e questo è oggettivamente molto strano (per non dire altro)

    1. Egidio

      Stesso discorso della Fiera che divenne CityLife, con profitti per l’Ente Fiera che ci pagò l’edificazione del polo di Rho. Utile o meno che sia stata la decisione (comunque il pubblico i soldi per costruire Rho avrebbe dovuto trovarli da qualche parte), il vizio di forma iniziale è che l’area della Fiera Campionaria doveva tornare nella disponibilità del Comune, una volta terminato l’utilizzo da parte di Fiera Milano.

      1. Anonimo

        Infatti nel 2004 venne fatto il rituale ricorso al TAR contro la delibera che ha portato a Citylife. Credo che il risultato del ricorso sia ben visibile se passi in zona…

  7. antonio

    Italia Nostra quella di Parini presidente indagato per 100 mila euro di rimborsi fasulli e che ha assunto la moglie nell’associazione e quando è stata licenziata ha chiesto buonauscita di 50 mila euro?
    Andiamo bene.
    Quello che dice Daniele è anche giusto, ma ci addentriamo in un campo inestricabile di diritti giuridici tra Comune e FS da cui non si esce.
    Per questo era importante trovare accordo tra i due attori principali:
    Comune ed Fs. Per evitare appunti ricorsi al TAR reciproci che avrebbero bloccato operazione.
    Poi ci si mette Italia nostra e altri cittadini misteriosi.
    Ma l’accordo è giusto. Prevede molto verde e costruzioni di pregio e alcune con finalità pubbliche. E ‘ quello che è stato fatto a Porta Nuova e city life.
    Con due bei parchi. L’ha fatto il privato su aree dell’ente fiera e appunto FS.
    Perché adesso non va bene? Qualcuno me lo spieghi.

  8. Precotto doc

    Sono sempre lì stessi quelli che bloccano tutto , i sinistroidi volevono bloccare porta nuova city Live , più recentemente il corso d acqua Expo darsena , gli scali ferroviari con la giunta pisapia , con loro non si va da nessuna incapaci di governare e vogliono riaprire la martesana , ma che vadino a zappare la terra che così per la prima volta nella loro vita capisco la parola fatica

  9. Ale

    …ma di cosa stiamo parlando?? Si tratta di aree abbandonate, oscene dove popola il degrado e la desolazione, si trattasse anche solo di speculazione immobiliare ben venga… detto sinceramente pur di non vedere certi scempi andrebbe bene quasi tutto! Il progetto degli scali va fatto e subito

  10. Luca Algeri

    No dai, ovvio che non può essere così. Stiamo parlando di progetti che contrassegneranno il futuro di Milano per i prossimi secoli. La filosofia non può essere “piuttosto che quello schifo meglio qualsiasi cosa, qualunque essa sia”. Detto questo, per impedire a questi cretini di farsi pubblicità con ricorsi a vanvera che bloccano ed ingolfano qualsiasi iniziativa volta a cambiare le cose, una soluzione ci sarebbe: giustizia velocissima, con vie preferenziali per vicende che interessano intere collettività e non il singolo cittadino e sanzioni durissime per chi propone rincorsi infondati, sotto forma di spese elevatissime, anche pari a centinaia di migliaia di Euro, non solo a favore della controparte, bensì della collettività con multe salatissime provvisoriamente esecutive. Così la volta dopo il vario ente/associazione di turno ci pensa non una, ma 100 volte prima di proporre ricorso. Naturalmente però il principio deve valere anche per i gradi superiori, perchè se il TAR giudica in 60-90 giorni ed il Consiglio di Stato in 60-90 mesi, magari nel frattempo sospendendo la provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado, allora saremmo punto e a capo.

  11. gabriele mariani

    Invito ad una lettura attenta e consapevole dei testi dei ricorsi .
    Sparare a zero con argomenti da trattoria non fa bene a nessuno.
    Invito ad addentrarsi con competenza e consapevolezza nei dettagli dell’accordo di programma per poterne comprendere la portata e la enorme sproporzione fra vantaggi per gli operatori immobiliari rispetto ai vantaggi per i milanesi.
    Non e’ questione di sinistroidi o meno. Non buttiamola in caciara politica.
    I vari atti amministrativi contro l’accordo sono fatti da molteplici soggetti, urbanisti, architetti, avvocati, cittadini.
    Invito al rispetto delle regole di convivenza civile, regole basate sull’ordinamento giuridico e amministrativo.
    Il TAR ha le sue funzioni, esiste con uno specifico scopo.
    Quindi massimo rispetto per chi ha fatto questi ricorsi e per chi in questo ultimo anno ha cercato di spiegare ai milanesi una verità diversa da quella raccontata da questa Giunta e dal suo Assessore peraltro laureato solo in scienze politiche (quindi di urbanistica non capisce proprio nulla, è fatto palese).
    Piuttosto c’e’ da chiedersi come mai la stampa ufficiale, quella stampa paludata di Corsera Milano e Larepubblica Milano, continui a censurare da piu’ di un anno tutte le occasioni nelle quali sono stati organizzati incontri per spiegare ai cittadini cosa non andasse in questo accordo.

    1. Anonimo

      Si ma se anzichè usare 19 righe per dirci che la buttiamo in caciara e non abbiam rispetto per chi fa i ricorsi al TAR e che Maran non capisce nulla di Urbanistica (cosa su cui spesso qui c’è un certo sguaiato consenso peraltro), ci avessi detto SINTETICAMENTE qual’è il punto, era più utile per tutti, non trovi?

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