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Roma – E’ arrivato il momento del rilancio della Capitale (seconda parte): Quartiere Collatino

Come promesso ecco il secondo articolo che va a descrivere un’altra zona della Capitale a tutt’oggi priva di una propria identità ma con un forte potenziale di impronta terziario-direzionale.

Si tratta della zona compresa tra la penetrazione urbana della A24, il quartiere di Casalbertone e Viale della Serenissima, un lembo di città di almeno 2 km completamente privo di funzione e attualmente rifugio per ogni tipo di possibile attività illecita, quasi nel cuore della città e di fianco ad una delle arterie stradali più importanti di Roma che porta direttamente in zona Tiburtina

Da ricordare inoltre la presenza di ben due stazioni ferroviarie (Roma Prenestina e Serenissima), fermate intermedie della linea Fr2 e collegate direttamente alla Stazione Tiburtina, secondo snodo ferroviario principale di Roma.

Ecco come si presenta la zona attualmente, campi incolti e abbandonati su entrambi i lati dell’autostrada.

L’ipotesi è quella di utilizzare questo spazio, riqualificandolo e rendendolo una delle zone direzionali della nuova Roma.

Secondo noi il recupero, o meglio, lo sviluppo sensato di quest’area ben posizionata e ben servita, potrebbe vedere distribuito tra le due stazioni ferroviarie un insieme di edifici per il terziario inframezzati da residenziale, e come abbiamo detto per l’area attorno alla stazione Quintiliani, anche qui la costruzione di edifici alti, iconici e ben sviluppati, di modo da creare in pratica un nuovo centro città, dove ci sia sempre vita, con sale cinematografiche, con shopping mall.

Le potenzialità di questa zona, distribuita lungo la A24 e le due stazioni, potrebbe, sempre secondo noi, diventare una sorta di La Défense di Parigi o Canary Wharf di Londra. Dove lungo una sorta di “arteria” si sono concentrate moltissime attività da rendere vitali queste due zone urbane lontane dal “centro” storico delle rispettive città. Uno sviluppo del genere garantirebbe alla Capitale d’Italia un nuovo ruolo non solo politico, ma forse, attrarrebbe quel terziario che da anni sta scivolando via per altri lidi. Un centro direzionale come lo si può trovare in altre capitali internazionali.

Abbiamo immaginato il futuro di questa zona un po’ come è successo a Dubai, dove una delle arterie principali, la Sheikh Zayed Rd, è oggi contornata da scintillanti torri, piazze e parchi cittadini. Naturalmente è una visione un po’ da sognatori e anche esagerata, ma basterebbe che lungo la A24 si sviluppasse un bel quartiere per il terziario, per il commercio e per il residenziale, un mix di buona architettura, servizi, verde. Una combinazione come questa porterebbe ricchezza e potrebbe diventare un volano anche per la riqualificazione delle zone circostanti.

Forse sognamo sempre un po’ troppo, ma a Roma attualmente ci rimane solo il glorioso passato e il futuro sembra ancora una lontanissima chimera.

Londra, Canary Wharf

 

Parigi, La Défense

 

Dubai, Sheikh Zayed Rd




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34 anni impiegato e sognatore del rilancio della città eterna...appassionato di architettura, fotografia e trasporti.


8 thoughts on “Roma – E’ arrivato il momento del rilancio della Capitale (seconda parte): Quartiere Collatino

  1. Anonimo

    E’ assolutamente condivisibile che a Roma serva una zona simbolo di cui essere fiera per iniziare un percorso virtuoso di rinnovamento.

    A Milano con Porta Nuova ha funzionato, potrebbe funzionare anche a Roma.

    Però le due città han problemi diversi: Milano passa da 960k abitanti nel 1931 a 1.7m nel 1971, Roma nel 1931 era meno popolata (931k abitanti) ma balza a ben 2.7m abitanti nel 1971. Dove va a vivere questa gente? In gran parte in quartieracci schifosi senza trasporti e senza servizi costruiti alla meno peggio dopo la guerra.

    La differenza è che poi Milano si svuota, la popolazione crolla a 1.3m già negli anni 90 e si allenta la pressione immobiliare così da poter cominciare a parlare di qualità e di rigenerazione (e soprattutto avere un sacco di “buchi” in città). A Roma invece la popolazione resta costante ed è oggi a 2,8m e questo rende il percorso di rigenerazione molto diverso da quello di Milano.

    Costruire uffici e decentrare i ministeri ha sicuramente senso, ma non so se lo schifo urbanistico che è la Roma fuori dal meraviglioso centro, abbia la stessa capacità di autorigenerazione dei quartieri di fianco a Porta Nuova. E quindi se applicare la stessa ricetta possa funzionare allo stesso modo (mia personale opinione, comunque ammetto di non vedere poi tante alternative facili a parte l’uso della dinamite)

    1. Andy

      L’unica differenza tra Roma e Milano è che Roma – nelle sue solite manie di grandezza – ha un comune artificialmente esteso, in modo da contare anche gli abitanti di Ostia e delle campagne circostanti. L’area urbana di Milano è molto più popolata, ma divisa in più comuni. Un po’ come accade a Napoli e un po’ a Torino, anche se all’ombra del Vesuvio è tutto frutto dell’abusivismo edilizio.

      Per quanto riguarda Roma e i rendering, è solo frutto della fantasia dei sognatori, che per quanto io condivida i loro pensieri e il rendering della foto, restano solo dei bei sogni. Roma non ha fognature (sul serio!), ha un abusivismo edilizio spaventoso, non ha tombini, ha strade e marciapiedi rovinati, non raccoglie la spazzatura, non ha un piano per i mezzi pubblici e
      mette nuove e inutili linee di autobus solo per impiegare gli autisti assunti per raccomandazione. Inoltre ha un deficit di un miliardi di euro l’anno (1.000.000.000!). Dove vogliiono andare così? Senza contare che questi interventi finirebbero per essere pagati da Pantalone proprio come accade per l’inutile stadio di quella barzelletta che è la Roma, per il quale sono già previsti interventi publbici per viabilità e opere accessorie che dovevano essere a carico del club. Insomma: il comune non fa gli asili e non collega tra loro le linee di metropolitana (accade anche questo!) ma pensa allo stadio. VERGOGNATEVI, parassiti!

      1. Andrea

        Beh, lo stadio e tutte le opere pubbliche derivanti, grazie a Marino e Caudo, dovevano essere pagati interamente dai privati: praticamente parchi delle dimensioni di villa Ada, strade, due ponti e riqualificazione della ferrovia regalati ai cittadini DAI privati.
        Poi è arrivata Raggi ed ora pagano i cittadini…tutto per non costruire tre grattacieli, poi!
        E si, anche grazie a chi l’ha messa dove sta ora!

        1. Andy

          No Andre, non è corretto. Anche se sei di sinistra (ma in questo caso sx e dx sono uguali) dovresti sapere che tutto quanto viene fatto a Roma viene fatto col sostanzioso aiuto di Pantalone. Dai circoli sportivi al foraggiamento di Alitalia, dai mondiali di nuoto alle mancate (per fortuna) Olimpiadi. Per continuare con lo stadio di quella barzelletta che è la Roma; anche se lo paga il signor Pallotta e gli sponsor, il comune è già pronto a metterci del suo. Ossia del nostro, visto che a Roma non si nega mai nulla nonostante abbia un deficit di un maledettissimo miliardo

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