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Milano | Porta Venezia – L’elegante Piazza Eleonora Duse

 

Se da Corso Venezia si imbocca via Tommaso Salvini, passando sotto il grande arco realizzato da Piero Portaluppi nel 1926-30, si giunge dopo pochi metri in un’elegante piazza molto raccolta e coronata da bei e eleganti palazzi realizzati tutti nei primissimi anni del Novecento, Piazza Duse.

Eleonora Duse fu una tra le più importanti attrici teatrali italiane della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento simbolo indiscusso del teatro moderno, anche nei suoi aspetti più enfatici, e legata sentimentalmente a Gabriele D’Annunzio.

La piazza assieme alle vie Salvini, Cossa, Vitali e Baretti sorse per una grande lottizzazione sui terreni un tempo appartenuti al convento dei Cappuccini, un convento molto importante del 1500 del quale si conserva solo il nome e qualche dipinto importante oggi a Brera.

Piazza Duse è un rettangolo dove si affacciano quattro palazzi eclettici inframezzati da altrettante vie.

Al centro, dopo l’apertura del parcheggio di viale Majno agli inizi degli anni Duemila, vennero sistemate a verde alcune aiuole, prima vi era un orrendo parcheggio a raso. Adesso bei cespugli fioriti ingentiliscono quest’angolo di Milano.

Per scelta nella piazza non vi sono panchine (si evita il facile bivacco di gente poco gradita) ma secondo noi al centro il Comune potrebbe collocarvi una bella scultura o una fontana.

Qui il nostro esempio di come potrebbe apparire con una scultura al centro.

Restando sull’arredo urbano, dobbiamo dire e ribadire come sempre che manca proprio un abaco dell’arredo urbano e quindi ogni portone ha fatto installare in tempi diversi un proprio dissuasore; così possiamo ammirare archetti, pali e parigine in pochi metri gli uni assieme agli altri, dimostrando come sempre la poca attenzione a questi elementi fondamentali.

Ed ecco i bei palazzi che caratterizzano la piazza.

Dei quattro palazzi che si affacciano sulla piazza, l’unico veramente interessante e degno di menzione è quello dall’apparenza più austera (e per molti forse il meno bello), il civico 2, chiamato: Palazzo Civita.

Nel 1932 Carlo Civita, Amministratore della Società Anonima Immobiliare Luini di Civita e C., affida l’incarico della progettazione all’architetto Gigiotti Zanini, autore pochi anni prima di un notevole palazzo in via Pellegrino Rossi, ad Affori, nella cintura nord ovest.

Il progetto di stabile di abitazione è inoltrato all’esame dei competenti uffici del Comune il giorno 15 luglio 1933.

L’anno seguente l’edificio è in costruzione e nel marzo 1934 è richiesta la visita tecnica al rustico.

Le opere sono condotte con la Direzione dei lavori, così come indicato nella documentazione di progetto, di Marco Candiani, architetto ed ingegnere.

La vicenda costruttiva del palazzo passa anche attraverso le lagnanze e le ingiunzioni delle proprietà confinanti; in particolare, suscita parecchio scandalo la realizzazione delle serre all’ultimo piano, di fatto un nuovo piano in contrasto con il Regolamento Edilizio e “oltre i limiti dell’equo” nel rispetto delle altre proprietà, le quali non assistono impassibili al procedere delle opere di costruzione e agiscono con risoluta decisione lasciando perentorie tracce nella documentazione di progetto: “se (come si legge nella reclame che ha inondato Milano) può esser un gentile pensiero (!!) quella della proprietà Luini di costruire la serra per offrire al 1° dell’anno le orchidee (!!!) alle gentili signore che andranno ad occupare il nuovo stabile, ciò non deve necessariamente deturpare il quartiere, né tanto meno arrecare danni alle proprietà confinanti”. Così si legge nella lettera scritta il 22 giugno 1934 da Mina Gian Antonio nel ruolo di Amministratore Unico della Società Anonima Vasari, allocata di fronte al palazzo in costruzione, al 2 di via Cossa. Il piano a serre, del resto realizzato, è divenuto ben presto il sesto piano del palazzo, con la benedizione del Comune che quantunque aveva subordinato la concessione alle serre alla condizione che “per evitare in ogni futuro tempo la pretesa di trasformare dette serre in Piano stabile in dipendenza della già ammessa sopraelevazione del fabbricato per la porzione delle serre stesse, venga con atto notarile vincolata detta destinazione in modo che […] il vincolo sia efficace anche nei riguardi dei subentranti nella proprietà…”. Lombardia Beni Culturali.

Il Palazzo Civita venne realizzato tra il 1932 e il 1934 e occupa un importante lotto del nuovo quartiere, infatti si sviluppa lungo un tratto di via Salvini per svoltare in piazza Duse con l’ingresso principale e quindi proseguire in via Pietro Cossa. L’opera è fra le più note e impegnative dell’architetto e pittore trentino Gigiotti Zanini, figura di rilievo del “Novecento” milanese.

Il palazzo di sette piani fuori terra, più il piano rialzato, ha uno spiccato rigore architettonico, con una netta suddivisione orizzontale sottolineata da cornicioni marcapiano, mediata dall’andamento verticale delle fasce delle finestrate, con la trama determinata dall’accostamento cromatico di materiali diversi, dal granito al travertino, dal rosa al rosso mattone dell’intonaco.

Spicca al centro l’arco del portone principale inquadrato da un leggero aggetto e sormontato dall’unico balcone in facciata.

L’ingresso è un androne col soffitto a botte che si affaccia sul cortile dove spicca un’elegante fontana moderna dalle linee semplificate. L’androne è molto bello e riccamente decorato con marmi e mosaici.

 

Di fronte, al civico 3 troviamo il secondo palazzo più interessante della piazza, Palazzo Beato Angelico che venne realizzato qualche anno prima, nel 1925, su progetto dell’architetto Pier Giulio Magistretti.

Anche questo palazzo segue, sebbene più classicheggiante, le linee moderne, con le sue forme classiche ma semplificate, denota una certa monumentalità, visto poi che la sua posizione si sarebbe vista bene da Corso Venezia fungendo da sfondo all’arco del palazzo di Portaluppi.

L’architetto per risolvere il problema dell’altezza dell’edificio in un esiguo spazio, usò il sistema di arretrare l’ultimo piano; il timpano centrale e le statue sulla balconata tolgono la rigidezza del parallelepipedo risultante dal complesso.

Altro accorgimento per rendere l’edificio più leggero fu quello di alzare lo “zoccolo” al secondo piano, zoccolo realizzato in ceppo di Brembate.

Gli altri due edifici che affacciano sulla piazza, il civico 1 e il civico 4, che si fronteggiano sugli altri due lati, furono realizzati per primi e ancora in stile eclettico neo-barocco scopiazzando gli stilemi classici senza regalarci eccezionali esempi di architettura, comunque mantenendo un aspetto molto elegante.

Le facciate sono ricche di sculture e decorazioni, tutti realizzati in cemento stampato, tant’è che se fate attenzione, alcune sono state banalmente duplicate.

Comunque l’omogeneità dei palazzi e la loro eleganza conferisce all’insieme l’aspetto di un’elegante piazza alto-borghese.

 

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


5 thoughts on “Milano | Porta Venezia – L’elegante Piazza Eleonora Duse

  1. European Globetrotter

    Paletti a parte, la sistemazione di piazza Duse (già di per sé caratterizzata da architetture molto belle) è la dimostrazione di come basti veramente poco per cambiare faccia a un luogo. Non serve per forza il mega progetto dell’archistar: un po’ di asfalto in meno, un po’ di pietra e verde in più ed ecco un angolo di città di livello (quasi) europeo.

    Il fatto dell’abaco poi è incredibile… è da prima della Moratti che ne sento parlare, quindi da almeno 15 anni… e in QUINDICI ANNI non si è riusciti a realizzare un’operazione così semplice e a costo zero… ma perché??????

  2. Anonimo

    Mi fa un po ridere che nell’articolo venga discusso quale sia l’edificio più o meno bello, quando ognuno è un piccolo gioiello!

  3. pietro

    Una nota polemica:

    “Per scelta nella piazza non vi sono panchine (si evita il facile bivacco di gente poco gradita)”

    Nel resto della citta’ invece noi plebei dobbiamo ciucciarci i poco graditi.

    Una scelta (ed una chiosa) che si commentano da soli…

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