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Milano | Porta Romana – San Nazaro in Brolo, strato su strato 1600 anni di storia

San Nazaro in Brolo è forse la meno considerata tra tutte le basiliche milanesi, anche perché si trova nel sestiere di Porta Romana, il meno turistico della città. Fatto sta che sono in molti a non conoscere questa meravigliosa chiesa, una delle più antiche della città.

Dobbiamo dire che probabilmente non sono mai state attivate particolari politiche che rendessero attrattiva la Basilica e le dessero la dignità che le spetterebbe: auto parcheggiate ovunque (che novità), specie nella piazzetta retrostante, motorini che occupano il sagrato, sporcizia e tag fanno da cornice al monumento.

La basilica fu sottoposta ad un intervento di restauro dal 1938 fino al 1986, che la spogliò da ogni orpello e decorazione aggiunta soprattutto nell’Ottocento. Forse, secondo noi, hanno un po’ esagerato, cancellando completamente dipinti e arredi di quel periodo: sarà stato giusto?

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Fu infatti il vescovo Ambrogio (poi santo) che nel 382 d.C. fece edificare una basilica a metà della via porticata che introduceva i visitatori in arrivo a Milano dalla strada che portava a Roma. Sant’Ambrogio fece erigere ben 4 basiliche poste ai margini della città, ai quattro cardini per accogliere come un benvenuto chi giungesse in città. Basilica Apostolorum (degli apostoli, ora San Nazaro) a sud, Basilica Virginum a nord (oggi San Simpliciano), Basilica Martyrum che diverrà la chiesa di Sant’Ambrogio ed in fine la Basilca Prophelarum, diventata in seguito San Dionigi venne ridotta in dimensioni sul finire del 1500 per poi essere completamente demolita nel 1700.

Da alcuni anni i volontari del Touring Club accompagnano ed informano i turisti al suo interno oltre ad aver reso possibile la visita ai resti archeologici che si trovano nei sotterranei della basilica.

La basilica, nata 1.700 anni fa, è sicuramente uno degli edifici più antichi di Milano, venne edificata, come abbiamo detto al di fuori delle mura della città fortificata romana, da qui l’appellativo in Brolo, ovvero nel prato. Di forma cruciforme, sorse con l’asse longitudinale perpendicolare a metà della strada porticata di circa 595 m e che segnava l’inizio della strada che congiungeva Milano con Roma.

Sotto due immagini che mostrano come sarebbe stato l’aspetto della basilica se fosse stato completato il mausoleo Triulzio che le fa da ingresso monumentale e nella seconda immagine come invece appare oggi.

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La storia della basilica può essere suddivisa in 10 grandi tappe.

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Sotto la Capsella Argentea, un reliquiario paleocristiano in argento oggi custodito al Museo Diocesano. Nell’altare della basilica Apostolorum venne riposta una capsella argentea, che oggi rappresenta uno dei più interessanti oggetti del IV secolo in deposito presso il Tesoro del Duomo. La storia, l’epigrafia e l’iconografia della cassettina ne fanno un unicum nei reperti paleocristiani del territorio milanese.


1 – tappa paleocristiana. La basilica è costruita da Sant’Ambrogio intorno al 382. Ambrogio nella lettera alla sorella Marcellina del mese di giugno dell’anno 386 ne ricorda per la prima volta l’avvenuta consacrazione; il Martyrologium hieronymianum indica l’ingresso delle reliquie degli apostoli nella basilica a Porta Romana per la sua consacrazione il giorno 9 maggio. Nell’anno 395, come scrive Paolino nella Vita Ambrosii, Ambrogio la impreziosisce trasportandovi il corpo del martire Nazaro. A questa sua prima basilica “Ambrogio avvince il nome, l’opera, il rito”. “Condidit Ambrosius templum Dominique sacravit”. La coscienza di questa paternità è sempre stata viva ed ha impedito che nei secoli si alterassero linee, perimetro e spazi. Di seguito alcune immagini della basilica paleocristiana.2016-01-30_san-nazaro-in-brolo_362016-10-08_san_nazaro_brolo_11 2016-01-30_san-nazaro-in-brolo_38

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2 -La seconda tappa e quella alto medievale. Appartengono a questa le costruzione del campanile come torre difesa, con mura e feritoie ancora conservate e la Basilicata di San Lino, costruita su un precedente locale posteriore di qualche secolo alla costruzione della basilica, secolo V-VIII fatta erigere da Arderico arcivescovo di Milano che morì nel 948, forse come suo mausoleo. La Basilicata è uno dei pochi esemplari dell’architettura del Secolo X a Milano, insieme alla cappella di Santa Maria preso San Satiro, a pianta centrale cruciforme con abside, è illeggiadrita da nicchiette, da cornici marmoree e da affreschi dell’epoca e successivi.

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3 – La terza tappa è quella romanica, in seguito a violenti incendi (specialmente quello del 30 marzo 1075) che hanno danneggiato le parti alte ossia le capriate in legno del soffitto, la basilica fu rifatta e ammodernata. Si deve a questo periodo la realizzazione del tiburio, primo esempio di “cupola” in Lombardia. Vengono aggiunti anche gli absidi ai bracci del transetto.

4 – La quarta tappa è quella gotica, con un intervento sugli emicicli di ponente, con la costruzione della cappella del corpus Domini, il rafforzamento statico dei piloni all’inizio dell’abside centrale – sacellum Nazarii -, la costruzione di una cappella con annesso un luogo Pio.

5 – La quinta tappa è quella rinascimentale con la costruzione del mausoleo Trivulzio addossato alla facciata romanica ad opera di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino, ultimato da Cristoforo Lombardi e della cappella di Santa Caterina realizzata da Antonio di Lonate su disegno della scuola del Bramante, quasi due gemme di impareggiabile bellezza che difendono e custodisco l’accesso alla basilica degli apostoli.

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Cappella di Santa Caterina – Bernardino Lanino

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6 – La sesta tappa è quella barocca di San Carlo Borromeo ( 1567-1584) e del cugino Federico (1595-1631 ) specialmente all’interno del monumento. In ossequio alle disposizioni del Tridentino viene distrutto il ciborio con le bellissime colonne di porfido; viene innalzato l’altare per la custodia dell’eucaristia su disegno di messer pellegrino Tibaldi; il coro viene affrescato da Camillo Procaccini; è rafforzata la cupola all’interno; vengono costruiti cappelle e altari laterali, lungo la navata; è incoronata la statua della vergine collocata nell’altare dell’abside di levante. Al cardinal Federico si deve la costruzione della famosa sacrestia federiciana a ponente del monumento.

7 – La settima tappata è quella settecentesca con l’allargamento e la pittura della cappella di San Matroniale nel braccio di levante ad opera del Cardinal Litta (1652 1679); l’architetto Merlo costruisce l’altare di San Arderico nell’abside di ponente; P. Maggi e F. Abbiati affrescano la cupola. Il tutto riesce così bene che gli affreschi del coro e della cupola sono chiamate del popolo il paradiso di Sannazzaro.

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L’aspetto della chiesa nel XVII-XVIII secolo

8 – L’ottava tappa è quella neoclassica realizzata dall’architetto Piero Pestagalli. Il lavoro di restauro e di decorazione altera l’aspetto interno ed esterno della Basilica, durerà ininterrottamente per tre anni, dal 1828 al 1830. Verrà rialzato il pavimento della basilica e completamente decorato a nuovo l’interno del tempio.

San Nazaro 1927 per il nuovo piano regolatore-22

San Nazaro in un disegno del Portaluppi 1927 per il nuovo piano regolatore

 

9 – La nona tappa è il restauro, dal 1938 al 1962 ed è quella promossa dal comitato Restauri dei Monumenti di Milano. È una serie di lavori condotti con rara perizia dell’architetto monsignor Enrico Villa e collaboratori per risalire all’originaria forma riscoprendo le linee paleocristiane romaniche, autentico “modello esemplare di restauro”. Tre sono le fasi principali: prima fase 1938-47: tracce consistenti del perimetro della basilica originaria a forma di croce, rinvenimento di due frammenti della “condidit Ambrosius”; seconda fase 1948-56: rinvenimenti eccezionali paleocristiani e romanici: i quattro piloni, l’arcone, la fondazione degli emicicli paleocristiani, muratura di sostegno del soffitto piano; si rivela con chiarezza l’innesto dell’organismo romanico su quello paleocristiano; terza fase 1960-62: scoperta delle tombe, del sepolcro di Nazaro, della cella memoriæ, della mensa d’altare.

Piazza San Nazaro in Brolo dopo i bombardamenti del 1943

Piazza San Nazaro in Brolo dopo i bombardamenti del 1943

10 – La decima e ultima talpa è quella del proseguimento e coronamento del restauro 1967-1986: all’interno della basilica con la scoperta di elementi e di colonne della facciata romanica, con i nuovi inserimenti, con ripristino di tutti gli altari, delle Sacrestie, del museo, dell’organum magnum, dell’organo della cappella di Santa Caterina, della cripta del Bramantino; con le nuove vetrate; con il restauro e la collocazione di tutti gli affreschi e di tutte le tele. All’esterno della basilica con il restauro delle absidi e di tutte le murature perimetrali, comprese finestre e ogive, con la copertura in rame della Basilicata di San Lino e della cappella bramantesca, compreso il rifacimento di tutti i tetti con canali, gronde, grondaie e scossaline in rame. Vengono completamente restaurati la torre preromanica del campanile; gli organismi minori della cappella di Santa Caterina e della Trivulzia che racchiudono la basilica come un gioiello di insuperabile valore.

Come abbiamo detto all’inizio, oggi l’aspetto è tornato quello medievale, forse privato da affreschi che sicuramente adornavano le pareti e dal bel pavimento a mosaico. Dobbiamo dire che la chiesa è ugualmente suggestiva, ma ha questo senso di “vuoto” che si percepisce e che, guardando le foto d’epoca ci fa domandare: ma forse non si è restaurato “troppo”? Che fine hanno fatto tutti quei dipinti dell’Ugolini? Magari non di particolare valore, ma comunque un lavoro artistico di un’epoca. Forse qualcosa andava conservato, anche come testimonianza degli interventi realizzati nell’Ottocento.

Consigliamo la visita a tutta la basilica e anche al sotterraneo trasformato in percorso museale, molto interessante.

Tratto dal libro: Sacra Triumphalis Signat Imago Locum

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Recentemente nella chiesa è stato portato un quadro di Giovan Ambrogio Figino (Milano, 1553 – Milano, 11 ottobre 1608), la Madonna del Serpe o Madonna con Bambino che calpesta un serpente.

Il quadro venne commissionato attorno al 1583 al Figino il quale lo realizzò per la nuova chiesa di San Fedele, voluta dallo stesso vescovo Borromeo per i gesuiti. Si trattava di una grande pala raffigurante la Vergine che, con l’aiuto del Bambino Gesù, schiaccia sotto il suo calcagno il biblico serpente: simbolo del male sconfitto.

Come abbiamo già visto in altri articoli (Chiesa di Sant’Angelo, San Raffaele ), il più noto e talentoso Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, venne ispirato da quadri che vide quando frequentava Milano durante il suo periodo di apprendistato. Così il quadro del Figino lo si può ritenere ispiratore per la composizione della più famosa e più magistrale Madonna dei Palafrenieri (o Madonna del Serpe), dipinta nel 1605 per S. Pietro, rifiutata dai committenti forse per la rappresentazione troppo “procace” della Madonna o per la nudità del bambino un po’ cresciuto. Ora è nella Galleria Borghese di Roma.

Di sicuro Caravaggio lo vide esposto nella chiesa di San Fedele nel 1584 quando andò a bottega dal Peterzano che lavorò per S. Fedele realizzando la pala della Deposizione. Il quadro finì nell’Oratorio dell’Immacolata presso la chiesa di Sant’Antonio Abate. Il bel dipinto era praticamente impossibile da vedere perché l’oratorio era sempre chiuso al pubblico. Da qualche anno è stato trasferito in San Nazaro in Brolo, nel transetto sinistro ed è anche ben illuminato.

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Ambrogio Figino - Madonna con Bambino che calpesta un serpente 1583

Ambrogio Figino – Madonna con Bambino che calpesta un serpente 1583

 

Caravaggio Madonna dei Palafrenieri - 1605–1606

Caravaggio Madonna dei Palafrenieri – 1605–1606

 

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


17 thoughts on “Milano | Porta Romana – San Nazaro in Brolo, strato su strato 1600 anni di storia

  1. Wf

    Ma guarda che belle chiesette che abbiamo a Milano.
    Peccato che gli abbiano tolto il timpano frontale e le colonne.

    E peccato per le troppe auto troppo vicine a molti monumenti.
    Bellissimo articolo.

  2. Precotto doc

    Bella , uf non è che ti serve un aiuto quando vai a fare questi servizi , c è una chiesetta antichissima in via tremelloni a precotto molto bella , che aprono poche volte all anno , se ti capita fai un servizio , speriamo che non commentino il post

  3. Francesco De Collibus

    Grazie Roberto e Urban Files, sono articoli come questi che mi fanno ritrovare la fiducia nell’umanità e nelle cose belle. Grazie di esistere.

  4. Anonimo

    Ottimo articolo.
    Certo che con 17 secoli di storia alle spalle, andarci a scavare subito dietro un tunnel per collegare M3 e M4 e’ un po’ cercarsi guai (o lavoro per la soprintendenza)

    1. Andy

      Usando il tuo ragionamento pavido e tremebondo, Steve Jobs avrebbe dovuto rifiutarsi di lavorare nel box auto di casa sua perché avrebbe cercato dei guai (ma lo stesso discorso vale per tutti i grandi cervelli, a iniziare da Raffaello Sanzio che dipingendo sui ponteggi si cercava dei guai perché sarebbe potuto cadere)

  5. Anonimo

    Il problema di Milano è di non riuscire a valorizzare queste bellezze a livello turistico. Mancano veri e propri itinerari turistici ben segnalati dove milanesi e turisti possano godersi tramite una serena passeggiata in tutta sicurezza questi patrimoni. Il centro storico di Milano ha una superficie molto contenuta. È davvero così irrealizzabile alzabile pensare di unire tutti i suoi patrimoni culturali tramite un percorso pedonale ben definito ?

    A mio avviso si tratta solo di volontà e pianificazione che permetterebbero a Milano un vero salto in avanti

    1. Mat

      questa chiesa è inserita nel percorso della milano romana (forse) l’unico percorso ben visibile e con un minimo di dignità presente a milano

      1. _

        Ottimo!

        Qual’è il sito del percorso per capire le tappe?

        (aspetta un attimo…ma un sito esiste o devo andare a piedi a cercarmi i cartelli sperando non siano pieni di tag e vandalizzati? 🙂 )

  6. Anonimo

    Primo esempio al mondo (forse il secondo, ma la questione è dibattuta) di basilica con pianta a croce latina, che poi nei secoli diverrà dominante rispetto alla croce greca di derivazione classica.

    Tipico esempio di pragmatismo meneghino ante litteram: la croce latina è molto più adatta della greca ad accogliere un gran numero di fedeli.

  7. Alessandro Magno

    Tra l’altro, come mi sembra da precedente articolo di Roberto,(sempre tanti complimenti a Roberto…ce ne fossero!!) nello stesso luogo in età romana antica era presente un tempio forse dedicato al Dio apollo ma dei cui resti non vi è traccia…forse scavando…

  8. Walter D.

    Articolo semplicemente fantastico.Ci abito vicino e sapevo poco di questa meraviglia che ora esplorerò accuratamente grazie a queste preziose notizie.Veramente grazie.
    Passate anche in Vicolo S.Caterina che costeggia questa magnifica chiesa e meditate sulla nullità intellettuale dei nostri giovani che hanno lordato completamente con scarabocchi spray questo antico passaggio e che i residenti lercioni non cancelleranno mai.

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