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Milano | Zona Scala – La sfida dei writer a Palazzo Marino

Pochi giorni fa è stato pubblicato dal gruppo #WiolaViola un video dove con provocazione qualcuno si è avvicinato a Palazzo Marino dal lato di piazza San Fedele, e con dello scotch ha creato un riquadro che è servito per realizzare un quadrato con della vernice viola.

Il comunicato scritto allegato al video sulla loro pagina Facebook e rivolto al Sindaco di Milano Beppe Sala, è il seguente:

Buongiorno Sindaco Beppe Sala, ieri sera ho fatto un giro a Milano e oggi ho qualche domanda per lei.

Quanti soldi vengono buttati via ogni anno per le squadre speciali anti-graffiti, per inutili indagini internazionali contro writers e autori urbani, nonché in pubblicità e pubblicazioni varie contro il graffitismo?

A me scritte e disegni piacciono, e non solo a me!
Capisco che a qualcuno diano fastidio ma certo non sono il vero problema della città.

I soldi spesi per cancellare e arrestare questi autori sarebbero certamente più utili se spesi per migliorare la vita dei milanesi, per riattivare spazi di produzione insieme ad artisti e cittadini, e per tante altre cose utili!

Perché mentre si buttano via soldi per fare la guerra al graffitismo si cercano gli “street artist” per lavori di riqualificazione delle periferie che non risolvono i problemi abitativi dei cittadini?

Siamo nemici da combattere o artisti che migliorano la città?

Quello che credo, è che la risposta non può che arrivare da un coinvolgimento vero delle comunità di artisti e cittadini nei processi decisionali sul governo della cultura e del territorio in città, e che dobbiamo subito fermare questa guerra “buoni contro cattivi” che avete iniziato.

Non lo pensa anche lei, Sindaco?

Anche se lo sfregio sul muro di Palazzo Marino (pietre fra l’altro che sono del 1500, anno di costruzione del sontuoso palazzo fatto costruire da Tommaso Marino nel 1557-1563) è stato fatto con una tinta ad acqua, quindi facilmente rimovibile, la provocazione sa di sfida.

Noi di Urbanfile vorremmo dire la nostra su questa questione abbastanza delicata e veramente insopportabile secondo noi.

Cari i nostri amici di WiolaViola, voi parlate di libertà di espressione, che vi piacciono le scritte sui muri e che vorreste colorare tutti i palazzi, ma forse nella vita non tutto è possibile, cari miei, perché anzitutto non tutti i muri sono del Comune, quindi “di tutti”, e non tutti i “grafismi” si devono ritenere “arte”.

Poi, come abbiamo detto miliardi di volte, un conto sono i “murales” e un conto sono le tag (firme) dei bimbiminkia imbrattamuri.

Cari amici di WiolaViola, il rispetto che tanto viene osannato nel vostro video, non crediamo venga “rispettato” nella realtà. Secondo noi, come avevamo detto in un articolo per l’anno nuovo, il RISPETTO è qualcosa che andrebbe diffuso per tutto e tutti. Rispetto della vita degli altri, il rispetto reciproco delle razze, dei generi e dei pensieri altrui, che assieme convivono lo stesso spazio, in questo caso Milano. Il rispetto che invece non avviene mai da parte di nessuno, compresi voi cari imbrattamuri che tanto osannate la libertà d’espressione. Ci vuole più Rispetto. Rispetto anche per l’architettura, che è testimonianza, nel bene o nel male, della storia di un luogo e di un periodo storico, e che rimane nei secoli. Cosa rimarrà nel futuro, un popolo di vandali. Perché quanti palazzi sono lordati dalle vostre firme?

SSC, Dumbo, Blez, Olga, Medva, Pesca, Frana, Giden, Fegs, Sak, Yest, SWE, Dinamo, Yalla, Peseta, Lollo, Peyo, questi sono alcuni dei milioni di scarabocchi che possiamo trovare sui nostri palazzi. Scarabocchiare qualsiasi muro vi sembra un diritto e un rispetto? Allora posso entrare in casa vostra e imbrattare ogni superficie del vostro bell’appartamento, così agisco allo stesso modo?

Questa questione ci fa letteralmente incazzare, perché è semplice provocazione e sfottio per la società che naturalmente oramai si è così abituata a vedere i palazzi imbrattati da far schifo che non ci fa più caso.

Il Comune di Milano dovrebbe agire meglio e incentivare la pulizia dei muri della città e consentire a veri street artist di colorare muri ciechi, ponti o scale che appartengono al Comune e non solo, ma non tutto, perché ci vuole un po’ di rispetto anche per chi non vuole vedere la propria casa imbrattata, non vi pare?

Vi prego quindi, non confondiamo la STREET ART (qui di seguito) con gli scarabocchi dei bimbiminkia.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


12 thoughts on “Milano | Zona Scala – La sfida dei writer a Palazzo Marino

  1. Anonimo

    Si anche se un minimo di rispetto per chi non ama i murales non sarebbe male.
    A me vanno ormai fuori dagli occhi, il troppo storpia.

  2. Luca Molteni

    “Il Comune di Milano dovrebbe […] consentire a veri street artist di colorare muri ciechi”

    Come mai il condizionale? Già lo fanno.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/07/16/news/milano_arriva_la_mappa_interattiva_dei_cento_muri_liberi_che_il_comune_concede_ai_writers-119221093/

    Da parte di cosiddetti writers la trovo una polemica sterile, se possibile questa giunta e quella precedente è stata la più vicina alla street art di sempre.

  3. marco

    AL 300% CON VOI!!! DA MANDARE IN GALERA!!!

    Un unica info: in realtà i tags servono agli spacciatori per ”delimitare” le proprie zone di spaccio. Magari prendendo spunto da questo si può cambiare il metodo di lotta ai tags.

  4. Wf

    Se si sono presi la briga di fare questa “sfida” vuol dire che le azioni del comune contro i bimbominkia figlidipapà che vorrebbero fare gli artisti a spese del vs. Condominio sono efficaci.

    Che hanno colto il segno.
    Che danno fastidio.
    Che funzionano.

    È allora bisogna continuare su questa linea.
    Non sia mai che dopo qualche bel processo con tanto di rimborso danni e MULTE magari trovano poco conveniente scarabocchiare schifezze sui muri di palazzi 500schi.

    Ora e sempre con urbanfile.
    Comunque è una buona notizia .
    Vuol dire che si è colpito nel segno.

  5. Anonimo

    La frase clou della lettera: “a me le scritte piacciono, quindi…”

    Niente come questa frase esprime la protervia, l’arroganza, la prepotenza, l’egocentrismo che si esprimono nel fenomeno writer. Altro che arte.

    Il fatto che al signor Wiolaviola e ai suoi compari le “scritte” piacciano, per loro è evidentemente motivo sufficiente a imporre la loro volontà a chiunque, senza nessun rispetto né per la proprietà altrui (e va beh…), né per il bene pubblico, né per la creatività altrui (quella dell’architetto dei palazzi che imbrattano, per esempio, senza distinguere tra capolavori d’architettura o obbrobri anni 60) …

    …E soprattutto né per la storia, la cultura e l’eredità di cui dovremmo essere umili e rispettosi custodi per i nostri figli e nipoti: per questi ignoranti, zotici, cerebrolesi, minus habentes, un cestino della spazzatura o una centralina telefonica sono la stessa cosa dell’abside di una basilica paleocristiana (vedi San Lorenzo), delle fiancate di una chiesa rinascimentale (San Fedele) o di un capolavoro del tardo barocco (Sant’Alessandro).

    Sono troppi i soldi investiti per ripulire??? NO, SONO ANCORA TROPPO POCHI!!!!!

    Troppo l’impegno a reprimere il writing vandalico??? NO, ANCORA TROPPO POCO!!!!!!

    Street art forever, writing vandalico mai più!!!!

    La ripetizione ossessivo-compulsiva della propria sigla, disperato tentativo di dire “ci sono” di chi evidentemente non ha nessun altro talento per farlo, sta all’arte come Cicciolina sta alla recitazione da Oscar metodo Strasberg.

  6. Anonimo

    Dicono: ” Quello che credo, è che la risposta non può che arrivare da un coinvolgimento vero delle comunità di artisti e cittadini nei processi decisionali sul governo della cultura e del territorio in città, e che dobbiamo subito fermare questa guerra “buoni contro cattivi” che avete iniziato.”

    Il coinvolgimento il comune che c’e’ adesso non lo nega nemmeno al piu’ oscuro e sparuto comitato di cause perse. Quindi figuriamoci se lo nega a loro.
    E’ pero’ anche vero che la “street art” che col piattino in mano va a chiedere alle istituzioni di essere coinvolta “nei processi decisionali sulla cultura ” fa un po’ impressione. Come dire: la ribellione all’amatriciana che va a cena con l’assessore alla cultura?

    Negli anni 70’e 80 ci sarebbe stato da sbellicarsi, adesso forse i tempi son cambiati, chi lo sa. Certo che se il comune gli proponesse coinvolgimento e ulteriori spazi in cambio di volontariato a pulire tag non artistiche…..voglio vedere dove la voglia di “collaborare” va a finire 🙂

  7. Graziella

    Completamente d’accordo con quanto scritto da UF. Un conto è un muro cieco ornato da un murales e un conto sono gli scarabocchi su qualsiasi superficie senza rispetto per niente e nessuno.

  8. Graziella

    Dalla rotatoria di Cascina Gobba in direzione via Padova, fino a poco fa ci si trovava di fronte ad un, per me, bellissimo murales. Già in parte vandalizzato, ieri ripassando di lì ho visto che ora è praticamente cancellato da sgorbi. Anche se non conosco l’autore del disegno che tanto mi piaceva, volevo condividere la mia rabbia per la cancellazione di questo spicchio di bellezza perduto. Ne conservo la foto che però non rende l’emozione che mi dava la vista dell’originale. Agli imbrattatori vorrei suggerire almeno di andare a scuola di disegno e…. di educazione civica.

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