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Milano | Morivione – Due considerazioni sul Quartiere Spadolini

Articolo di Genitori Antismog

Ci hanno fatto molto piacere le parole di Stefano Boeri che ha lanciato la sfida: “togliamo parcheggi per piantare 3 milioni di alberi”, subito raccolta dal sindaco Beppe Sala: “È una battaglia che mi sento di condividere. Il problema dell’inquinamento oggi è più grave del passato. Noi ci crediamo e confermiamo la copertura politica.”

Argomento trattato in quest’articolo del 25 maggio.

Eppure la storia recente di Milano è ancora improntata al paradigma di creare più parcheggi possibili. Nelle foto allegate abbiamo analizzato il caso del recente “Piano di Rigenerazione Urbana” ex-OM Pompeo Leoni, ora “Quartiere Spadolini”: un intervento che ha dato alla luce nel 2008 ai parchi delle Memorie Industriali (46.000 mq) e della Vettabia (35.000 mq) e a edifici residenziali, commerciali e del terziario. (progetto pensato comunque una ventina d’anni fa) [http://www.ordinearchitetti.mi.it/…/24-p-r-u-ex-om-p…/scheda].

Nuove costruzioni dotate di parcheggi interrati, come prevede la legge, eppure…
Eppure sui 240.000 mq totali dell’area considerata abbiamo calcolato che ben 30.000 mq di spazio pubblico è stato dedicato a parcheggi a raso, liberi (“strisce bianche”). Ma nonostante ci sia questo enorme spazio dedicato ai parcheggi in superficie, oltre a quelli sotterranei, le auto comunque occupano ogni ulteriore spazio possibile: sui marciapiedi, sugli scivoli, sulle strisce pedonali, in mezzo alla strada ecc… come dimostrano le foto.

Ancora una volta si dimostra che il traffico è per sua natura un fluido che tende a insinuarsi e a occupare ogni spazio lasciato libero. Più parcheggi si seminano, più traffico e smog si raccoglie. E che per quanti parcheggi si possano creare, questi non saranno comunque mai sufficienti.

Ecco perché ha ragione Boeri: dobbiamo cominciare ad eliminare parcheggi, a recuperare spazio pubblico per le persone e per il verde. E, aggiungiamo noi, a far pagare lo spazio pubblico oggi occupato dalle automobili.
In una città compatta e pianeggiante come Milano l’alternativa all’auto c’è già: i mezzi pubblici, la bicicletta, l’andare a piedi.

 




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


9 thoughts on “Milano | Morivione – Due considerazioni sul Quartiere Spadolini

  1. Anonimo

    Fa specie vedere che i tanti uffici in zona non vengano nemmeno menzionati, per cercare di fare una analisi un minimo più approfondita di cosa non stia funzionando in quella zona.

    Per il resto, che sia meglio andare a piedi, in bici o coi mezzi siam tutti d’accordo. Diciamocelo tra noi, poi bella bella pacca sulla spalla, like su facebook e niente cambia se non si fanno analisi più serie. Chi va al lavoro in auto non lo fa per divertimento o pigrizia, visto anche quanto viene a costare…. Mia personale opinione.

    1. Marco

      Sono menzionati gli uffici: “edifici del terziario”, dotati di “parcheggi interrati”.
      Il quartiere è prossimo a M2 e M3, servito da diverse linee ATM e navette private.

  2. Marco

    Sono menzionati gli uffici: “edifici del terziario”, dotati di “parcheggi interrati”.
    Il quartiere è prossimo a M2 e M3, servito da diverse linee ATM e navette private.

  3. Andrea

    Occorre velocizzare il trasporto pubblico di.superficie.Il tram 24 serve l’asse di via Ripamonti ma ha fermate ogni 100 metri…impensabile per una linea di collegamento centro-periferia…in comune ed in ATM nessuno si pone il problema?SVEGLIAAAAA!

    1. Anonimo

      La fermata S9 a Tibaldi da quanto se ne parla? E la M6 che sarebbe dovuta passare proprio da quelle parti dov’è finita?

      Quel quartiere l’han progettato ormai 25 anni fa ma da allora i mezzi pubblici in zona non son cambiati di molto. Poi uno si domanda perché gli uffici attraggono centinaia di auto ogni giorno….

  4. Anonimo

    La proposta di Boeri su alberi e parcheggi auto, raccolta anche da Maran mi sembra fosse molto più articolata e complessa.
    Parla di “tettoie verdi” (e questo è molto “Boeri” 🙂 ), riorganizzazione degli spazi, mantenere i posti ma liberare gli spazi, allinearsi alla riduzione delle auto che in città si vede già.

    Boeri (e Maran) evitano accuratamente ed in modo intelligente la vecchia retorica dei “parcheggi che attirano le auto” che mi sembra invece di cogliere in questo articolo.
    Che “sei fai un parcheggio poi si riempie”, in alcuni casi è vero, in altri no e comunque è una posizione che non ha mai dato una mano a risolvere niente dei problemi di Milano, che infatti si ritrova sia con pochi parcheggi che con poco verde che con tante auto dappertutto specie dove non devono stare.

  5. lorenzo longo

    Progetto banale, nato vecchio. Figlio del periodo peggiore della speculazione degli ultimi anni.
    Progetto oltretutto rimasto incompiuto perché si doveva riqualificare a giardino fruibile anche la parte di verde compresa tra la circonvallazione e la ferrovia. Parte rimasta invece totalmente incolta e abbandonata (qualcuno sa se sarà mai messa a posto?!?)
    Un’opportunità persa. E il fallimento di questa zona è confermato dal fatto che entrambe le strisce di verde (ma perché non hanno fatto un unico grande parco?!?!?) sono sempre vuote e abbandonate, anche quando il vicino parco Ravizza brulica di gente (la differenze di qualità nella progettazione urbana di ieri e di oggi si fa qui imbarazzante…)

    1. Bruno

      I due parchi non saranno frequentati come il parco Ravizza, ma non sono nemmeno deserti come emergerebbe dal tuo intervento. C’è una buona frequentazione in verità.
      Certo è una pecca il mancato completamento delle aree verdi oltre il rilevato ferroviario.

      1. UMS

        Concordo che i due parchi non sono deserti, ma è una piccola frequentazione quasi condominiale e questo dimostra che la cosa veramente importante è la “qualità” del verde ed il modo in cui questo viene attrezzato ed inserito nel contesto urbano.
        Mi viene in mente come esempio anche il Parco Argelati/Segantini, un bell’esperimento, super trendy coi suoi orti stile campagna Padana ma totalmente inutilizzato ed avulso dalla zona.

        Dobbiamo lottare per un verde di qualità non solo per generico verde calcolato a metri quadri.

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