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Casa del Cedro

Via Fatebenefratelli, 3, Milano, MI, Italia

La “Casa del Cedro” è un edificio per abitazioni che affaccia sulla via Fatebenefratelli, a due passi dalla Chiesa di San Marco. Come abbiamo detto, deve il suo nome a un grande albero di cedro che occupava un angolo del giardinetto del precedente edificio, Casa Andreae, che aveva l'ingresso su via Cernaia 2 e che venne distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Giulio Minoletti venne commissionato dalla Società Andreae di progettare l'edificio che prenderà posto nel lotto del "cedro", vi lavorerà dal 1951 al 1957. Minoletti trasforma in protagonista il vecchio albero, rendendolo fulcro della nuova costruzione.

Minoletti, qui affiancato da Giuseppe Chiodi e Ele Martelli, e i lavori partiranno nel 1955 e si concluderanno con l'inaugurazione nel 1959.

La Casa del Cedro sarà un complesso destinato a uffici e abitazione di lusso, composto da due edifici in linea che si affacciano rispettivamente sulle vie Cernaia e Fatebenefratelli. All'incrocio delle strade si trova il giardinetto privato con l'enorme pianta di cedro del libano, che appunto da il nome al palazzo. Rispetto alle costruzioni esistenti prima dei bombardamenti, la composizione voluta dal grande architetto è stata quella di arretrare la nuova costruzione, così da consentire un triangolo di giardino fra la casa e la strada e, soprattutto, così da consentire la piena visione della Chiesa di San Marco e del suo campanile per chi proviene da piazza Cavour

Il primo ad essere eseguito sarà l’edificio per abitazioni che affaccia su via Fatebenefratelli, un grande condominio di lusso in cui è possibile ritrovare molti dei temi su cui si sviluppa la ricerca di Minoletti negli anni Cinquanta. Il blocco per abitazioni di lusso si svolge per 8 piani, dei quali alcuni occupati da un unico alloggio di dodici vani e altri da due appartamenti di sei-sette locali; l'attico arretrato dell'ultimo piano - segnalato in facciata da un'aerea pensilina - è direttamente collegato a una terrazza privata con piscina. Ciascun alloggio era dotato dei migliori comfort tecnologici disponibili all'epoca della costruzione, che includevano lavandini, cucine e piani di lavoro in acciaio inossidabile, arredi fissi in legni laccati (destinati ad accogliere frigoriferi, cappe, lavatrici) e luci particolari per le zone di lavoro. Anche gli impianti di riscaldamento e climatizzazione, centralizzati, erano realizzati con soluzioni particolari che prevedevano il ricorso a pannelli a soffitto.

Particolare attenzione sarà riservata anche alla hall del piano terra, pavimentata con una preziosa varietà di marmo Lasa e dalle pareti rivestite in legno di noce lucidato a cera. Il tutto è completato da una scenografica fontana e da decorazioni pittoriche a soffitto, realizzate da Antonia Tomasini cui si deve anche la realizzazione dell'artistico corrimano in legno che adorna la scala principale. La facciata del volume residenziale, rivestita in marmo rosa di Candoglia su un basamento in granitello di Montorfano, è scandita in tre file di aperture a tutt'altezza, delle quali quella centrale costituita da una successione verticale di logge tripartite, leggermente arretrate, poste a servizio dei soggiorni. Gli infissi delle stanze principali, doppi e a scorrimento orizzontale, sono in alluminio anticorodal anodizzato; quelli dei locali di servizio in legno; tutti sono oscurabili con tende alla veneziana e già forniti di binario per i tendaggi.

Il corpo destinato ad uffici, invece, si sviluppa su sei piani entro un volume cubico interamente rivestito in lastre di ceppo gentile nei toni del grigio, ma svuotato al piede da una sequenza di ampie vetrate. I due blocchi sono collegati tra loro in quota, mediante una passerella sospesa. Il giardino del piano terra è corredato da una vasca d'acqua, rivestita in mosaico azzurro, su cui si aprono alcune finestre subacquee che offrono la veduta di una statua sommersa.

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