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Riconosciamo la Cattedrale Patrimonio dell’Umanità

L’architettura arabo-normanna di Sicilia verrà riconosciuta patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO?
Cappellone centrale della Cattedrale.
Dal 2010 la Regione Sicilia ha avanzato la proposta, candidando undici siti – aggiungiamo magnifici – dislocati interamente nella Provincia regionale di Palermo. La scelta di candidare questa rosa è in realtà un escamotage per ottenere un riconoscimento valido per la città capoluogo dell’Isola, dacché dal 1995 il centro storico panormita è – giustamente, sempre aggiungiamo noi – in lista per l’ammissione, dovendo confrontarsi con altre richieste da tutta Italia. Ma non ci inganni la motivazione più o meno lata. L’idea di fare una cernita delle opere che rendono unica Palermo, in un’epoca come la nostra, così instabile dal punto di vista comunicativo, che abbracci quei luoghi significativi e preziosi quali testimoni della convivenza in una sola terra di più culture così estremamente distanti tra loro, ma che hanno contribuito insieme a creare uno stile, un gusto, un linguaggio artistico unitario e nobile, quest’idea dicevamo è lodevole e senza dubbio da incoraggiare. Anzi. Ci pare del tutto impossibile che ad oggi non sia ancora stato meritatamente assegnato detto riconoscimento, pur con le dovute ma lunghe attese cui in effetti la World Heritage List ci ha abituati per tantissimi siti, e non solo per quelli siciliani.
Notturno della Cattedrale di Cefalù.
Deputata inizialmente quale sede delle tombe dei regnanti, venne completata nel  1145.
Dunque si tratta di un elenco di beni monumentali di notevole importanza storica, artistica e sociale, dove l’architettura fonde stili e stilemi romanici, islamici, bizantini, ma anche locali e classici, creando di fatto un crogiolo artistico che rappresenta anche, politicamente, un crogiolo sociale, in cui la Sicilia rappresentò pertanto il grande ponte culturale tra quei mondi che nel pieno del Medioevo erano così distanti eppure così vicini. La committenza, costituita dagli illuminati re Normanni di Sicilia, trasmette in maniera univoca il proprio messaggio. La continuità del potere antico, di cui il fantomatico Regno di Sicilia di epoca Gota che veniva restaurato da Ruggero II (ed in vero fu inventato per giustificare la corona al legato papale), era rappresentata dalle abbondanti citazioni dell’Impero Romano mediante l’opera Bizantina e le colonne classiche; l’equilibrio con la maggioranza e il mantenimento delle strutture amministrative precedenti (così come l’intelligente tolleranza nei confronti dell’Islam, necessaria per garantire stabilità al Regnum, giacché era al tempo la religione dominante) veniva ben espresso dalla massiccia presenza di stilemi e decorazioni appartenenti all’Arte Musulmana; l’indiscussa legatia apostolica col papato – ossia con il patriarca di Roma, al tempo distaccatosi dagli altri patriarchi causando uno scisma mai sanato – è ben leggibile nell’impianto a croce latina e nei riferimenti all’Arte Romanica delle chiese e dei palazzi fatti erigere. Sarebbe inutile spendere altre parole, riteniamo, sulle vicissitudini dei principali edifici di genere e sul loro significato geo-politico nel contesto dell’Europa dei secoli XI e XII, quando ancora il continente aveva un sapore tutto mediterraneo: molto è stato detto e scritto da Autori e critici certamente più dotti e preparati da chi scrive.
Ci piace tuttavia ribadire quanto disse più di due anni fa l’allora Assessore regionale ai Beni Culturali, Gaetano Armao (in Unesco, Armao: “Itinerario Arabo-Normanno opportunità per la Sicilia”), ossia che questa occasione serve per guardare al futuro, pensando alla Sicilia come a una cerniera tra Europa e Paesi del Maghreb. E i siti deputati per tale proposito sono, dicevamo, undici, tutti dislocati a Palermo e in parte in provincia: il Palazzo Reale (o dei Normanni), la Cappella Palatina (conteggiata separatamente dal precedente), le chiese di San Giovanni degli Eremiti, di Santa Maria dell’Ammiraglio (o Martorana), di San Cataldo, la Cattedrale, i palazzi della Zisa e della Cuba, il Ponte dell’Ammiraglio a Palermo; le cattedrali e i rispettivi conventi di Cefalù e Monreale nella Provincia.
La Cattedra di Elia nella Basilica di San Nicola a Bari.
(c) mondimedievali.net

Qui però il nostro spirito si inizia a infuocare, sentendo uno scricchiolio nella coerenza scelta tra i beni patrimoniali scelti e il titolo e i criteri per la selezione: si parla infatti di un generico itinerario arabo-normanno, la cui unicità sta nel rappresentare una estrema sintonia tra gli elementi rappresentanti la convivenza pacifica e operosa di più civiltà. Perché ci infuochiamo? Leggiamo un commento dell’architetto Beatrice Caffarelli (in Undici tesori arabo-normanni candidati alpatrimonio Unesco di Antonella Romano ) la quale specifica che sono state selezionate le opere più artisticamente rilevanti ed esaltano la memoria di Palermo come città multietnica, aperta all’integrazione.

Particolare.
(C) Ilportaledelsud.org

Qualcuno prima di noi precisava che entro i criteri ed il titolo rientrano perfettamente i ruderi dell’Abbazia di Gratteri, sempre in Provincia (vedi Abbazia San Giorgio: non inserita nell’itinerario arabo-normanno dell’Unesco di Dario Drago).
Noi piuttosto riteniamo che un itinerario arabo-normanno non possa dipendere dai confini locali e possa inglobare in sé anche tutti quegli altri luoghi che fecero parte dell’Architettura Arabo-Normanna: pensiamo infatti alla cattedrale di Sant’Andrea ad Amalfi, pensiamo alle seppur celate citazioni nella Cattedrale di San Nicola a Bari (tra colonne binate e mosaici pavimentali a metà tra Bisanzio e Damasco ci sarebbe molto da raccontare), pensiamo nientemeno che alla chiesa dell’Assunzione di Maria (nota come Tomba di Maria) a Gerusalemme, facente parte – virtualmente – della corona di Ruggero II.

Interni della Basilica dei SS. Pietro e Paolo d’Agrò.

Ma pensiamo anche a quel corollario di beni che ospita la Sicilia: dalla chiesa di San Nicolò Regale all’abside della Basilica-Cattedrale del SS. Salvatore passando per l’Arco Normanno in piazza Mokarta a Mazara del Vallo; la chiesa della SS. Trinità di Delia che con i precedenti si trova in provincia di Trapani; dalla chiesa di Maria SS. Annunziata dei Catalani ai (pochi) resti originali della Cattedrale di Maria Assunta a Messina, nonché all’attardamento dello stile nella angioina San Francesco all’Immacolata; la Basilica dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò a Casalvecchio Siculo nella Provincia della stessa città; l’incredibile e complesso santuario costituito dalla Cattedrale di Santa Lucia a Siracusa. E tanti, tanti altri. Con un pizzico di amor patrio poi il nostro animo vola in quel di Catania, dove il Gran Conte Ruggero I riassettò la diocesi civica rifondandola nel 1088, data di completamento della grande chiesa-fortezza di Ansgerio (di cui già parlammo tempo addietro in un nostro articolo) iniziata nel 1072 e inaugurata nel 1094. La prima, grande cattedrale di Sicilia, la prima chiesa arabo-normanna, il primo vero uso dell’arco a sesto acuto in un edificio monumentale cristiano. Non vorremmo peccare di eccessivo provincialismo, tuttavia l’elenco delle qualità più su descritte potrebbero inserire anche le absidi e il transetto della Cattedrale di Sant’Agata tra i beni da noi elencati e non inseriti – stranamente aggiungiamo infine – nella lista dei candidati per il riconoscimento quali patrimonio dell’Umanità. Eppure agli archi “normanni” dell’esterno e alle colonne alveolate di chiara matrice islamica all’interno corrispondono senza litigio alcuno le deliziose bifore romaniche del transetto e gli elementi della chiesa latina, nonché l’antico pavimento ad intarsi marmorei di cui solo alcune tracce archeologiche ci hanno permesso di conoscerne l’esistenza, di matrice greca o cosmatesca, in una armonia di elementi che conosce a Catania quindi la prima grandiosa applicazione, forse dopo piccoli tentativi a noi non pervenuti.

Catania, abside della Cappella del Sacramento, già dei Gravina-Cruyllas (1072-1088).

Completando però la lettura del commento dell’architetto Caffarelli vediamo che ella stessa si auspica che in futuro l’itinerario arabo-normanno possa ampliarsi con altri monumenti ancora privi dei requisiti di integrità come il Castello a Mare, il Castello di Mare dolce, la Magione e la chiesa di Santa Maria della Maddalena. Noi ci accodiamo tenendo presente della bozza di ulteriore lista testé redatta, in particolare con la volontà di stimolare l’Amministrazione civica – attuale o futura, poco importa – affinché la nostra Cattedrale possa essere riconosciuta patrimonio universale al di là del Barocco. E chissà che in questa occasione non si conceda – finalmente – l’apertura ai visitatori del cortile dell’Arcivescovato, chiuso di domenica e chiuso dopo le 12:30…




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