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Milano | Porta Volta – Fondazione Feltrinelli, inaugurata la cattedrale della Cultura

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Oggi è stata inaugurata la “cattedrale” di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Porta Volta, in viale Pasubio.

“Una volta di più Milano all’avanguardia”: lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio di saluto inviato in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del nuovo palazzo di Feltrinelli. “L’avveniristica struttura architettonica  – ha proseguito il presidente della Repubblica, letto dal giornalista Gad Lerner – che ospita al suo interno spazi di aggregazione, di incontro e discussione, è destinata a diventare un polo culturale e sociale di grande importanza non soltanto per la città di Milano”. L’impegno è stato notevole, riconosce il Presidente Mattarella, “si tratta, ne sono consapevole, di una scelta impegnativa, specie in una congiuntura in cui gli investimenti sulla cultura sono estremamente ridotti. Ma sono sicuro che la vostra sfida coraggiosa sarà coronata da ampio e meritato successo”. “Un centro oltre la cultura” come lo ha definito Inge Feltrinelli che spera “che la gente abbia capito quanto entusiasmo, sogno e utopia abbiamo messo in questo progetto, spero funzioni nel futuro”.

Per il Sindaco Sala: «Milano città guida dell’innovazione e della crescita culturale e sociale». Per Maroni: «Un nuovo centro della cultura milanese e lombarda»

Intanto all’esterno, in attesa dell’apertura, avvenuta dopo le ore 17,00, si è formata una lunga fila di curiosi bramosi di novità e di cultura. Un bar-caffè accoglie al piano terra dove si trova anche la libreria (pensare che poche centinaia di metri più in là c’è un’altra libreria Feltrinelli, in piazza Gae Aulenti), mentre al piano superiore trova spazio l’aula utilizzata per mostre e convegni. Ai piani superiori ci saranno uffici e la biblioteca ricavata all’apice del soffitto a punta.

Qui la nostra visita in anteprima e un po’ di storia del sito.

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Gli appuntamenti

Fino al 17 dicembre la programmazione ruoterà attorno al programma intitolato Voices and Borders. Cinque giorni di letture, proiezioni, incontri e spettacoli organizzati in collaborazione con Comune e Fondazione Cariplo per presentare quelle che la Fondazione ha chiamato «sfide di cittadinanza»: Partecipazione, Confini, Sostenibilità, Fonti e Memoria. Una giornata, una sfida. Ogni giorno fino alle 23. L’ultimo giorno le conclusioni affidate alla parola-chiave Echoes. Il programma di questi giorni vedrà in primo luogo alcuni tra i testi più significativi del patrimonio archivistico della Fondazione — da Ernesto Che Guevara a Malcolm X, da Salvador Allende a Michail Bakunin — tradotti in azione dalla compagnia del Teatro Filodrammatici con la regia di Igor Oddo. Fino al mese prossimo resterà inoltre allestita, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, l’installazione «Nineteen Locations of Meaning» dell’artista Joseph Kosuth.

Gli incontri serali

Da mercoledì 14, tra le 9 e le 13.30, si potrà accedere alla Sala Polifunzionale come spazio libero che di sera ospiterà interventi e rappresentazioni che avranno tra i protagonisti Salvatore Veca — presidente onorario della Fondazione —, Luca Ciut, Amos Gitai, Teho Teardo: tutto il programma su www.fondazionefeltrinelli.it e per info ulteriori segreteria@fondazionefeltrinelli.it. Per il resto l’anima di questo spazio ritrovato — ingresso ora da viale Pasubio 5, in futuro anche dalla promenade di viale Crispi — verrà dall’incontro fra i suoi chilometri di archivi, i suoi 250 mila volumi, le sue 13 mila riviste, tutte le iniziative che ospiterà, e soprattutto la gente da cui il grande prisma voluto da Feltrinelli e gestito da Coima sarà frequentato, usato, abitato.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


11 thoughts on “Milano | Porta Volta – Fondazione Feltrinelli, inaugurata la cattedrale della Cultura

  1. kalz

    So che è uno spazio privato, ma forse potrebbe diventare il Beaubourg di Milano, di cui si parla da tanti anni. Sarebbe proprio l’occasione buona.

  2. marco

    ma solo a ma fa schifo?

    E’ un bruttisimo palazzo come sempre grigio cemento vetro…mah!

    Ma poi dopo l’unicredit, il bosco verticale e il nasciutoro grattacielo Unipol se ne escono con sto schifo?? a me cadono le braccia… ma poi non c’è alcun spazio per il verde, solo 2 alberelli messi lì tristissimi…no no per me bocciatissimo;

      1. Est71

        no Marco, non sei l’unico. Ho scritto più volte su questo blog il mio parere negativo (puramente estetico) su questo edificio.
        Ora posso sintetizzare che:
        non mi è piaciuto quando è stato presentato il progetto
        non mi è piaciuto nelle fasi esecutive
        non mi piace l’esito finale

        Ciò non toglie che sarà un bellissimo luogo di cultura e di aggregazione per Milano.

  3. Paolo

    Se non l’unico, mi auguro sia comunque uno dei pochi. Viene anche da pensare che sia alquanto disinformato. Di questo progetto si cominciò a parlare diversi anni fa. Molto prima dell’inizio effettivo della costruzione, peraltro avvenuto con notevole ritardo sui tempi previsti. La costruzione poi non è durata un paio di settimane ma decine di mesi. Per tutto il tempo se ne parlò e commentò dovunque, UF inclusa, spessissimo si mostrarono i progetti sia della costruzione sia dell’adiacente parco o giardino alberato; recentissimamente si fece un intervento, se non ricordo male
    proprio su UF, sia a proposito del numero di piante (da una foto del cantiere, sembrava mancasse qualche pianta rispetto alle previsioni), sia sulla larghezza della parte lastricata ripetto alla parte a prato, ANCORA DA ALLESTIRE ! (il cantiere era in piena attività sino a ieri). Ma come fa questo gentile Marco a lamentarsi che a tutt’oggi ci siano solo DUE stiticissimi alberelli e nessun verde attorno ??? Aprire gli occhi e guardarsi attorno per accorgersi che i lavori non sono ancora conclusi, è troppo arduo?
    Aiuto! si salvi chi può da certi personaggi intolleranti, frettolosi, poco documentati.

  4. Felice

    La cosa pazzesca è che in una strada con lastricato messo malissimo, marciapiedi (udiu non mominiamolo) dell’altro lato largo 1 metro con cestini pali e scooter, 4 binari dismessi in mezzo alla strada, quella stramaledetta striscia di asfalto liscio non sia stata destinata ad uso ciclabile, o promiscuo ciclopedonale. Presto lorsignori automobilisti prenderanno a salirci, più sosta in strada, e sarà una merda come tutto il resto della città.

  5. wf

    Se non metteranno dissuasori della sosta qualcuno prima o poi userà tutta questa bellezza come parcheggio.

    L’opera è magnifica ma ancor di più se tutto il quartiere si terraformasse in modo coerente a partire dal boulevard di viale? Pasubio.

    Da fare subito!

  6. Walter

    Imponente è imponente.Forse un po’ troppo lunga.Simpatico il taglio inclinato verso la fine anche se io l’avrei fatto più largo di una decina di metri per piantarci degli alberi (non simbologia degli alberi soffocati dal cemento,ma avrebbe dato un po’ più di respiro)..

  7. sdd

    Per me invece promosso. Semmai quello che boccio è il marciapiede in bitume. Speriamo riescano a completare il progetto, benzinaio permettendo.

  8. Claudio K.

    Si sa che il giudizio sul bello o brutto è insindacabile, per questo personalmente cerco sempre di giudicare un progetto secondo criteri meno estetici e più concettuali, per come ha risolto le sfide progettuali che si ponevano all’architetto.

    Ad esempio: ha saputo fare buon uso dello spazio che aveva a sua disposizione e della sua conformazione? Dialoga con il contesto? Dialoga con il genius loci? Viene fruito volentieri dai cittadini? (Quest’ultimo, secondo me, è sempre il criterio principe per valutare se un progetto è “riuscito” o meno)

    Nel caso di questo progetto la risposta a queste domande è positiva, quindi per me è sì.

    Comunque, per la cronaca, anche il beaubourg quando fu inaugurato suscitò reazioni sdegnate e invocazioni contro la violata storicità del centro di Parigi e oggi tutti lo considerano un capolavoro.

    Insomma, come dicono gli spagnoli, “el tiempo hablará”. Comunque a me piace anche esteticamente.

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