Milano, Corvetto-Rogoredo.
Dicembre 2025. Povero oratorio di Sant’Anna in Castagnedo: dimenticato e abbandonato, sembra ormai attendere soltanto che le ultime pareti crollino per porre fine alla propria esistenza.
Si tratta di una piccola cappella di campagna, eretta nel XII secolo come oratorio degli Umiliati a servizio dell’antico borgo rurale di Castagnedo. Pur versando da tempo in condizioni di totale rovina, conserva ancora pressoché intatte le caratteristiche tipiche di una chiesa romanica a navata unica. Da anni è priva del tetto e della parete meridionale ed è ormai invasa dalla vegetazione.
Fino agli anni Sessanta del Novecento, sebbene abbandonata da tempo, l’edificio era ancora protetto dal complesso di cascine, oggi scomparse, che costituivano Castagnedo: uno dei tanti borghi agricoli che punteggiavano il settore sud-orientale del territorio milanese insieme a Rogoredo, Taliedo, Morsenchio, Nosedo e il Gamboloita. Con l’eccezione di Rogoredo, tutti ormai dimenticati.
Castagnedo (da castagneto) era formato da un grande complesso di cascine e da pochi altri edifici e si trovava lungo la strada che, partendo da Porta Romana e scendendo attraverso via Muratori e via Tertulliano, conduceva al borgo, per poi deviare verso l’attuale via Bonfaldini (all’epoca via Paullese) in direzione di Morsenchio.

Il destino del borgo e dell’oratorio iniziò a mutare con l’espansione di Milano. Castagnedo faceva parte del Comune dei Corpi Santi di Porta Orientale e si trovava ancora nel 1920 al confine con la frazione di Morsenchio del comune di Linate; venne poi annesso, almeno in parte, al Comune di Milano nel 1923.
La campagna resistette fino all’arrivo della ferrovia, nella seconda metà dell’Ottocento. La linea per Pavia e Piacenza passò a circa un centinaio di metri dal complesso rurale e dalla cappella. Milano cresceva rapidamente, e la presenza della ferrovia — con lo scalo di Porta Romana poco più a nord e quello di Rogoredo praticamente alle porte — trasformò ben presto l’area in una zona a vocazione industriale. Nel frattempo, la ferrovia interruppe definitivamente il tracciato di via Tertulliano e via Bonfaldini.
In quest’area avrebbe dovuto passare anche l’ambizioso progetto del canale derivato dal fiume Lambro, destinato a dotare Milano di un porto fluviale a Porto di Mare: un progetto che non vide mai la luce, se non in forma di timido accenno.

Negli anni successivi, capannoni e insediamenti industriali colonizzarono la zona. Negli anni Cinquanta, al Corvetto, venne realizzato uno dei tre quartieri dei Grigioni (gli altri due sorsero al Lorenteggio e alla Chiesa Rossa), che si spinse fino alle porte di Castagnedo. Cascina e oratorio rimasero sostanzialmente integri fino agli anni Sessanta, quando gli edifici rurali vennero demoliti, lasciando miracolosamente intatta la piccola chiesa, che poteva ricordare per dimensioni e ruolo l’oratorio di San Protaso al Lorenteggio.




In seguito si procedette al prolungamento di via Sulmona per collegarla con via Toffetti e via Tertulliano. Negli anni Ottanta, a ridosso della cappella e nel triangolo di terreno compreso tra le tre vie, venne costruito un edificio per uffici di sei piani, per un totale di 12.900 mq, destinato all’INPS (via Toffetti 121). Nel 2012 fu realizzato il sottopasso che collega le vie Toffetti e Sulmona a via Varsavia, passando sotto la linea ferroviaria Milano Rogoredo–Milano Porta Romana, nell’ambito del progetto del raccordo con la nuova statale 415 Paullese, oggi arenato nell’area di Santa Giulia.

Per l’edificio di via Toffetti 121, abbandonato per oltre un decennio, si sperava in una riqualificazione di qualità; invece è stato semplicemente riconvertito, senza significativi interventi esterni, in uno spazio per micro-magazzini Bluespace, oggi operativo. E pensare che nel 2018 era stato presentato un progetto interessante, che lasciava intravedere la possibilità di un reale miglioramento dell’area, attraverso nuove attività e residenze capaci di valorizzare anche il contesto storico, fino a rendere possibile il recupero di questa piccola ma preziosa testimonianza della Milano di un tempo. Forse il futuro recupero dell’ex scalo di Rogoredo potrà portare nuova linfa al quartiere — chissà.














Nel frattempo, il povero oratorio sembra non interessare a nessuno, se non a pochi cittadini sensibili al tema, nonostante gli articoli pubblicati da noi, da Artribune, I Borghi di Milano e Il Giorno. L’architettura della cappella non è mai stata particolarmente rilevante; ciò che conta davvero è il valore della memoria, quella storia minuta che svanisce all’ombra dei grattacieli luccicanti. Crediamo che, accanto all’architettura contemporanea, una città debba saper preservare anche la propria identità storica: è proprio questa stratificazione a fare la differenza. Cascine, castelli e chiese che andrebbero salvati e restituiti alla vita, anche con funzioni diverse, ma conservati come testimonianza.
Oggi, purtroppo, siamo in pochi a ricordarla e a cercare di prendersene cura, uno dei più attivi è Francesco Liuzzi, tra gli abitanti della zona, più attivi, fondatore fra l’altro della pagina Facebook “Milan l’è sempre Milan“ e del canale Youtube “Milano sparita“, che sogna di vederla almeno ripulita e messa in sicurezza.
Comprendiamo che l’area tra via Toffetti e via Tertulliano sia oggi un luogo marginale, lontano da tutto, dove restaurare una cappella può sembrare inutile e privo di ritorno economico. Eppure, un serio progetto di rigenerazione urbana — con un nuovo edificio residenziale e direzionale che includesse anche il recupero delle quattro mura dell’oratorio, magari trasformandolo in uno spazio culturale o in un ristorante — sarebbe un grande risultato, non solo per Castagnedo, ma per Milano intera.







Così descriveva la chiesetta G.Ponzoni “nel suo le chiese di Milano” nel 1930.
Non è certo la struttura architettonica il motivo per cui la Sovrintendenza ai Monumenti stese la mano protettrice su questa chiesina alla periferia della città. L’architettura in questo semplice parallelepipedo oramai diroccato non c’entra.
Il motivo si trovava originariamente invece in qualche antico affresco delle pareti interne. Forse affreschi quattrocenteschi oramai perduti. A sinistra vicino alla porta, vi era una lapide col «vero ritratto della immagine miracolosa di S. Carlo la quale l’anno 1601 ai 24 giugno risanò una donna paralitica da 9 anni e ha reso la sanità ad altri infermi ».
Sulla parete laterale sinistra esisteva, sino agli anni venti del Novecento, l’avanzo d’un affresco: erano tre teste femminili, le Tre Marie; questa pittura si trovava sopra un altro affresco. Più avanti vi era un altro affresco più definito, all’epoca: un Cristo morto emergente ritto dal sepolcro; alla sua destra San Rocco, alla sinistra S. Pietro. Sulla parete di destra vi erano pure affrescati San Sebastiano e San Lorenzo martire. L’altare e la balaustra erano di marmo. La pala d’altare era una S. Anna. A sinistra dell’altare, in alto, in un avanzo d’affresco, vi era raffigurato un angelo.
Di tutto questo ormai non v’è più traccia e delle opere e affreschi non si sa quale fine abbiano fatto. Di seguito le immagini d’epoca restaurate con l’AI.







- Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi
- Le foto d’epoca sono immagini diffuse in rete e pertanto non di nostro possesso. Non si conosce autore e proprietario, a meno che non sia riportato sulla foto con watermark, che in quel caso noi segnaliamo.
- Rogoredo, Porto di Mare, Via Toffetti, Via Boncompagni, Redo, Scalo ferroviario, Riqualificazione, Bonifiche, via Sulmona, Residenziale, Ortomercato, via Varsavia, Castagnedo, Gamboloita
Coinvolgere il FAI, la Diocesi, o associazioni similari, prima che crolli del tutto
Grazie per questo bel contributo!
Come si evince dalle immagini storiche la cascina con annesso oratorio era già un rudere a inizio degli anni ’60. Ora vi chiedo come potete pensare che dopo 65 anni di abbandono e incuria sia possibile “recuperarla per inserirla in un serio progetto di rigenerazione urbana — con un nuovo edificio residenziale e direzionale che includesse anche il recupero delle quattro mura dell’oratorio, magari trasformandolo in uno spazio culturale o in un ristorante”. Oltre che un po’ di realismo ci vorrebbe anche un tot di serietà prima di sostenere la vostra tesi. Oltretutto se non è interessata a nessuno fino ad oggi pare evidente che ci sia un problema di mancanza di investitori oltre che di attrattività del luogo. Quindi, anziché favoleggiare su cose irrealizzabili alzando una polemica inutile su quattro mattoni rimasti casualmente in piedi vi consiglierei di concentrarvi di più su cose concrete e in essere, ad esempio la rivoluzione urbana in atto a Sesto San Giovanni: pochi articoli e molto superficiali.
Grazie
Grazie per l’articolo e per avere tenuto desta la memoria della chiesetta!
Fa tanta tristezza leggere di come si trovi in stato di abbandono…un tale tesoro storico!
Coinvolgete le associazioni legate al territorio, gli assessori di quel municipio, il FAI..che salvino la chiesetta!
Grande Francesco, grazie.
vi prego, perchè accanimento terapeutico su un paziente ormai deceduto?
che valore aggiunto porterebbe il recupero della struttura in quella zona? nessuno.
e lo dico da iscritto al FAI e appassionato di recuperi architettonici di edifici dismessi.