Milano Urbanistica e verde pubblico.
Ogni anno sembra andare peggio. E così, arrivati alla fine dell’estate, eccoci nuovamente a mostrarvi il nostro piccolo reportage fotografico dedicato alle centinaia di giovani alberi e arbusti che non hanno superato i mesi più caldi.
Li abbiamo incontrati un po’ ovunque durante i nostri sopralluoghi: alberelli messi a dimora nell’ultimo inverno che, dopo pochi mesi, appaiono ormai completamente secchi. Sono ancora lì, in piedi, spesso circondati dai pali di sostegno installati al momento della piantumazione: tutori utili a proteggerli dal vento e a mantenerli stabili durante l’attecchimento, ma che naturalmente non possono proteggerli dalla siccità e dalla mancanza d’acqua.
Una vera e propria strage del verde giovane che, purtroppo, non rappresenta più un’eccezione, ma una situazione che puntualmente si ripete alla fine di ogni estate.
Quest’anno, inoltre, molte piante sono arrivate alla stagione più difficile già sotto stress, anche per la presenza di parassiti. In primavera e all’inizio dell’estate abbiamo osservato in diverse zone della città infestazioni riconducibili anche alla Takahashia japonica, la cosiddetta cocciniglia giapponese, insetto alieno ormai presente da alcuni anni nell’area milanese.
Pochi giorni fa vi avevamo già mostrato, ad esempio, lo stato della Collina dei Ciliegi alla Bicocca, dove diverse giovani piante risultano morte o fortemente sofferenti. Qui il problema appare ancora più evidente perché la collina artificiale, proprio per la sua conformazione, rende particolarmente difficile per le radici raggiungere naturalmente riserve d’acqua profonde: senza un’irrigazione adeguata, soprattutto nei primi anni dalla piantumazione, superare estati sempre più calde diventa una sfida.
Ed è proprio questo il punto.
In una città che durante l’estate soffre sempre più frequentemente temperature elevate e lunghi periodi senza precipitazioni, il verde dovrebbe essere considerato una delle infrastrutture urbane più preziose. Gli alberi contribuiscono a ombreggiare strade e piazze, ridurre le temperature superficiali e mitigare l’effetto “isola di calore”. Piantarli è quindi fondamentale, ma ancora più importante è riuscire a farli sopravvivere.








































Per questo continuiamo a porci alcune domande.
Possibile che a Milano non si riesca a mettere a punto un sistema di irrigazione realmente efficiente e soprattutto costantemente monitorato? Possibile che in tante aiuole si vedano tubicini dell’irrigazione correre sul terreno e avvolgersi come serpenti attorno ai tronchi, ma che poi le piante finiscano ugualmente secche? Gli impianti funzionano davvero? E vengono controllati nel corso dell’estate?




E dove un impianto permanente non è possibile, non sarebbe opportuno organizzare un programma sistematico di irrigazione tramite autobotti, dando naturalmente priorità agli alberi messi a dimora negli ultimi anni e quindi ancora privi di un apparato radicale sufficientemente sviluppato?
La domanda diventa ancora più inevitabile osservando alcuni spazi verdi gestiti o curati con il contributo di soggetti privati. Basta guardare la Biblioteca degli Alberi di Milano (BAM), il parco di CityLife o persino le aiuole di piazza del Duomo: anche alla fine dell’estate il verde appare generalmente molto più rigoglioso e curato.
Naturalmente si tratta di situazioni, dimensioni e modalità di gestione differenti, difficilmente confrontabili con le migliaia di alberi distribuiti lungo strade, piazze e parchi comunali. Eppure la differenza è evidente e dimostra una cosa piuttosto semplice: piantare alberi non basta. Bisogna prendersene cura, soprattutto nei primi anni di vita.
Ogni giovane albero che muore non rappresenta soltanto una pianta da sostituire e un costo sostenuto inutilmente: significa soprattutto perdere anni preziosi. Un nuovo esemplare ripiantato il prossimo inverno dovrà infatti ricominciare da zero il proprio percorso di crescita, mentre quello messo a dimora uno, due o tre anni prima avrebbe già potuto iniziare a offrire ombra e benefici alla città.
Quanto ci piacerebbe arrivare alla fine dell’estate del prossimo anno e non dover realizzare nuovamente questo reportage. Vorremmo trovare quegli alberelli ancora vivi, cresciuti, con chiome sempre più grandi e, magari, vedere finalmente Milano trasformarsi poco alla volta in una città più verde, ombreggiata e rigogliosa.
Perché continuare a piantare alberi per poi lasciarli morire non può essere la soluzione.









- Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Barbara Galassi Facebook
- Verde pubblico, Siccità, Vegetazione, Prati, Alberi, Degrado, irrigazione,
Vorrei aggiungere a questo articolo, che solleva un problema concreto e attuale, che sono morti anche molti alberi più vecchi di un anno. Piazza Piola ne è un esempio lampante, ma in giro per la città non mancano altri esempi sconsolanti.
A mio avviso potrebbero anche esserci gli estremi per una class action nei confronti dell’ente manutentore che ha danneggiato l’intera comunità anche economicamente
concordo con te giulio pienamente sui danni enermi causati alla comunità.. temo però che il primo responsabile sia l’amministrazione che dovrebbe farsi carico della cura della città.. sarebbe eventualmente poi il comune a doversi rivalere sull’ente manutentore ma ho come l’impressione che la negligenza iniziale sia del comune/dei municipi. io vivo nel municipio 3 e la situazione è davvero desolante.. ancor di più oltre la circle line ferroviaria
Il problema è quando metti gente con ideologie e nessuna capacità di usare il buon senso. I verdi che governano non sono in grado di accorgersi che MM è un carrozzone e non è in grado in nessun modo di gestire il verde e l’hanno voluto loro. Io sono anni che chiamavo l’altro gestore privato e interveniva prontamente ora sono più di un mese che chiamo MM e non sono ancora intervenuti, una vergogna. Per me un sindaco che come primo punto mette il verde e poi fa questo scempio dovrebbe dimettersi. Sulla sicurezza oramai abbiamo capito che a lui e alla sua giunta non frega una mazza ma almeno sul verde. E poi che la smettesse di disegnar ciclabili sulla carreggiate inutili e pericolose. Il buon senso deve governare le città non le ideologie
da comune osservatore, senza alcuna preparazione in botanica e giardinaggio, sono dell’opinione che sarebbe necessaria una diversa selezione delle piante più resistenti ai cambiamenti climatici e in particolare al caldo torrido delle estate milanesi.
Come mai per esempio le magnolie, i nespoli e gli oleandri, anche giovani, dopo la siccità di queste settimane sono ancora verdi e vitali? non parlo di piante nei giardini privati, ma lungo le strade e nelle aiuole pubbliche. Tra l’altro proprio gli oleandri fioriscono tutta l’estate, non fanno ombra sono d’accordo, ma sono molto ornamentali. Le magnolie inontre sono verdi tutto l’anno e fanno una discreta ombra.
E credo ci siano altre specie con queste caratteristiche…
Ottima osservazione. Vengono ostinatamente scelte varietà che sembrano fatte apposta per essere stroncate dalle estati roventi e soprattutto dall’incuria, veramente inaccettabile. Gli alberi sono essenziali anche per compensare le isole di calore create dalle ampie distese di pietra bianca che caratterizzano sistematicamente le ristrutturazioni recenti di piazze. Con buona pace di tutte le chiacchiere sulla necessità di evitarle (on altre città sono partite invece significative attività di depavinentazione)
Quanto costano all’ingrosso questi alberelli nuovi ma già secchi? Così per capire quanti soldi hanno buttato questa amministrazione seria, responsabile, di sicuro non populista
Buonasera Karg, per un’idea posso dire che ai tempi della Moratti e di Pisapia c’era Adotta un Albero. Il costo del singolo alberello era 18 euro. All’ingrosso non saprei e comunque sono trascorsi da 10 a 20 anni. Non so se può essere utile…
Concordo con Giulio e, se avverrà, vorrei essere informato. Aggiungo solo un aspetto decisamente inferiore a quanto sollevato e descritto nell’articolo: molti alberelli sono piantati a casaccio senza neanche fare concrete valutazioni. Spesso, come accaduto negli anni di Albertini, Moratti e Pisapia, venivano piantati alberelli agli angoli o ai bordi dei giardini, negli anni sono cresciuti e le radici hanno danneggiato i bordi. Un pò più al centro dei prati non mi sembra difficile da capire.
Pero non si può addossare sempre tutto al sindaco o agli assessori, per quanto poco brillanti. Si tratta di un serio problema di competenza ed efficienza delle amministrazioni preposte, qui al verde come all’urbanistica. Dirigenti e dipendenti che evidentemente non sono in grado o non sono interessati/incentivati a lavorare per il bene comune ma solo a portare a casa lo stipendio. Occorrerebbe un commissario con pieni poteri, anche sul personale…
Il Sindaco è il capo dell’amministrazione comunale e ne risponde. Cioè è lui il responsabile dei mafunzionamenti organizzativi e operativi della SUA amministrazione, altrimenti che ci sta a fare se non sa far funzionare la macchina? E poi basta con stò luogo comune dei dipendenti comunali che sono lì solo per arrivare a sera e portarsi a casa lo stipendio. I Dirigenti li scelgono Sindaco ed Assessori e i dipendenti pure, dato che si entra per concorso e si viene valutati. Ma va da sè che il pesce puzza dalla testa.
Buongiorno,
Sante parole! Purtroppo questa situazione è generalizzata in tutta la città di Milano. Come scrivete nel vostro articolo: “Perché continuare a piantare alberi per poi lasciarli morire….?” Temo che per questa giunta l’importante sia comunicare di averlo fatto per poi dimenticarsene e non curarli. Ma questo è puro greenwashing!
ieri sono passato per la nuova area di via toce, isola, dove vivo. su 34 alberi 5 non ce l’hanno fatta. Allora da agronomo vi dico anche che oltre alla manutenzione ovvia sopratutto durante il primo periodo di messa a dimora, la causa del non attecchimento è anche un fatto fisiologico oltre anche al tipo di specie e non ultimo il vivaio. Non è necessariamente trascuratezza nella manutenzione.
in giro per l’Italia (ad esempio in Romagna ma ho visto foto anche da altri luoghi proprio in questi mesi) si usano delle sacche appese agli alberi riempite d’acqua che poi la rilasciano lentamente.
Vedo che giustamente le persone, e questo articolo, si accaniscono contro una gestione completamente insufficiente della manutenzione del verde da parte del Comune.
Ma il Comune chi rappresenta? I cittadini. È evidente a tutti che il Comune di Milano, inteso come ente incaricato di gestire tutti gli aspetti della città, non riesce a far fronte agli impegni presi, ed è assolutamente deprecabile il suo fallimento in moltissimi ambiti. Ma se agli abitanti, che costituiscono il Comune di Milano, non interessa nulla di come viene gestito, in questo caso, il verde pubblico, forse è proprio quello che si meritano.
Va bene denunciare una situazione oscena. Ma invece di lamentarsi come al solito e non fare nulla, se si scendesse nelle strade, nei giardini, nelle aiuole con un innaffiatoio, forse qualche albero in più sopravviverebbe a queste estati infuocate.
Perché alla fine i soldi che il comune spende, sono quelli dei propri cittadini e solo i cittadini possono far fruttare i soldi spesi.
Aneddoto (illustrativo però, secondo me):
Zona naviglio Martesana.
Alcuni alberi (normali robonie ma decennali), già malmessi da tempo, erano diventati pericolosi perché troppo alti e mezzo secchi. Giustamente abbattuti, anche dopo che un grosso ramo si è spezzato in una tempesta e ha distrutto un altro albero più giovane nelle vicinanze. Nessun rimpianto, hanno addirittura scavato i ceppi.
Si vede però che l’apparato radiculare è sano, per cui sono spuntati presto altri alberelli molto carini che continuano a crescere anche se li tagliano ogni 2-3 mesi. Intanto piantumano 3-4 robonie nuove da vivaio, con tanto di pali. Stessa specie o molto simile, sottolineo.
Lo stress della piantumazione e la nulla irrigazione fanno sì che non durino più di qualche mese. Rinsecchiti arsi al rientro delle ferie estive, nonostanto gli acquazzoni di agosto. Gli spontanei verdi e sorridenti, ma puntualmente massacrati dai “giardinieri” (che intanto mollano a terra tutta la spazzatura accumulatasi tra le erbacce nei mesi tra i tagli dell’erba).
Possibile che non possano risparmiare 4 rami di quelli che spuntano, potandoli adeguatamente, per avere nuovi alberi, poi “gratis”, dritti e ben attecchiti? Mi viene la voglia di spostare io stesso i pali di supporto di quelli morti e metterglieli attorno per proteggerli. Che maleddetta ossessione per voler imporre il controllo di ragioniere su tutto, inclusa una natura che non si rassegna alla continua cecità umana (milanese in particolare)!
Che strana società è la nostra…riusciamo benissimo e ci pare ovvio, rifornire costantemente con autobotti i benzinai di tutte le città compresa Milano naturalmente (e sono tanti questi benzinai) ma non riusciamo a bagnare un po’ i giardini? Abbiamo il comune che fa passare ogni santo giorno autobotti che, pure con fastidioso frastuono, solcano le vie cittadine per pulire con getto d’ acqua marciapiedi molto spesso già puliti e dove l’ irrorazione nulla aggiunge di efficacia e spesso anche quando piove (!) ma non si riesce, perlomeno a Milano, ad allestire una piccola flotta di mezzi per l’ irrigazione del verde cittadino; basterebbero due giorni al mese, mica chissà cosa, per evitare all’ albero, all’ aiuola, all’ arbusto, di seccarsi, in attesa della pioggia, che, anche nelle più torridi estati, come accaduto, prima o poi arriva.
Concordo sul fatto che qualcuno abbia creato un danno per la città
Avevo anche sentito dire che eravamo in un periodo di transizione dal vecchio al nuovo manutentore, che una volta passate le competenze sarebbe cambiata la solfa.
Beh non è cambiato niente anzi è peggiorata la situazione.
Questa giunta purtroppo lascerà più cemento di quello che ha trovato
Con tutte le fontanelle che ci sono a Milano, con getto d’acqua continua, basterebbe che il comune si dotasse di fantasia e dei bei tubi di gomma da far aderire alla fontanella, con un po’ di fori….
Poi stendesse questi tubi lungo il prato e sai quanta acqua con poca fatica arriverebbe alle piante?
Sopratutto la notte, quando le fontanelle non vengono usate.
Certo servirebbe anche una autobotte ma con questo sistema dei tubi da attaccare alle fontanelle gran parte del lavoro sarebbe svolto senza intervento umano.
Scusa, con rispetto parlando, questa idea è proprio bislacca. Si vede che non conosci il funzionamento delle cosiddette “vedovelle”. Mi ricorda quando c’era da trasportare il sommergibile Toti che qualcuno propose, tutto bello soddisfatto per l’idea geniale, di farlo navigare nel Naviglio. Cinquanta centimetri d’acqua quando va bene…
Il peccato originale di questa amministrazione è aver delegato molti servizi essenziali alla comunità a una partecipata esterna, MM, con conseguente perdita di controllo sia qualitativo che economico sul servizio che questa eroga.
Nessuna altra grande città europea segue un modello simile per un motivo: i soldi escono sempre dalle tasche del comune ma vengono spesi da qualcun altro, con meno controllo sulla resa. Una scelta idiota e ingiustificabile
Ti assicuro che il controllo c’è, ed anche molto minuzioso. È che chi controlla non lo sa fare, è un controllo solo formale e poco sostanziale. E comunque le attività di MM, che è inadeguata anche se si auto celebra, sono regolate da contratti di servizio col Comune, molto dettagliati ma molto sbagliati.
Perché non pensare di decentrare al consigli di zona l’attività di monitoraggio della situazione del verde pubblico mantenendo centralizzata la scelta del manutentore ma prevedendo contrattualmente livelli di servizio adeguati?
Questa classe politica incompetente e’ solo in grado di parlare per slogan e di curare la propria ambizione personale