Milano, Baggio.
Gennaio 2026. Baggio, vasto territorio a ovest di Milano, conserva uno dei nuclei storici meglio preservati tra quelli dei comuni un tempo indipendenti, inglobati nel 1923 nel comune di Milano. Più che un quartiere, Baggio è un insieme di quartieri distinti – come il Quartiere degli Olmi o il Quartiere Valsesia – che mantengono ancora oggi una forte identità propria.

Al centro del territorio si sviluppa un fitto reticolo di viuzze facilmente riconoscibile sulle mappe per la sua disposizione irregolare rispetto alla maglia viaria milanese. Questo sistema di strade e piazze costituisce l’antico borgo di Baggio, che gravita attorno alla chiesa vecchia di Sant’Apollinare. L’edificio attuale, di forme neoromaniche, è frutto di una ricostruzione ottocentesca: la chiesa precedente, probabilmente risalente al X–XI secolo, era ormai in condizioni precarie. Accanto alla chiesa si erge ancora l’alto campanile medievale, unica parte superstite dell’antico tempio.
Di fronte alla chiesa si trovano edifici residenziali e commerciali che segnano la conclusione della lunghissima via delle Forze Armate. Al civico 410, l’ultimo della via, si apre un portone ad arco ribassato: varcandolo, si entra in uno spazio che sembra sospeso nel tempo, dove, al netto delle automobili (e qualche condizionatore di troppo), l’atmosfera rimanda a un secolo fa.


È il Palazziètt (Palazzetto in milanese), un’antica corte che racchiude al suo interno una seconda, più piccola corte. Il complesso, destinato a abitazioni e botteghe, ha origini antiche ma non del tutto chiare. Una tradizione lo vuole dimora della famiglia Da Baggio (X secolo), ipotesi mai confermata; è però certo che Baggio fosse un loro feudo e che il Palazziètt sorgesse su edifici a esso legati.



Gli edifici del Palazziètt sono disposti in modo da formare una sorta di anello attorno a un nucleo centrale con un piccolo cortile: un raro esempio di cortile all’interno di un palazzo inserito in una corte. L’insieme suggerisce l’idea di una struttura difensiva, anche se non esistono prove archeologiche in tal senso. Le prime testimonianze documentarie risalgono al Cinquecento: la parte più antica si trova sulla destra entrando dal portone, seguita dal corpo lungo via delle Forze Armate; nei secoli successivi il complesso fu ampliato più volte.
Subito oltre l’ingresso si nota una pregevole colonna in granito con capitello rinascimentale decorato da scudo e volute di foglie. Una scala in muratura conduce al primo piano, dove si trovano i ballatoi di accesso agli appartamenti, in parte ancora lignei. Le palazzine dell’anello esterno sono generalmente a un piano, mentre quelle centrali presentano forme più varie e includono porzioni più recenti. Nel suo insieme, il Palazziètt ricorda un complesso di case rurali, un’immagine sorprendente nel contesto urbano milanese.





















Nel Cinquecento il complesso apparteneva alla famiglia nobile Ghiglio, che possedeva circa il 16% dei terreni di Baggio. La loro azienda agricola comprendeva residenze, case da massaro, vigne, mulini e un oratorio privato. Una lunga controversia ereditaria portò nel 1636 alla vendita dei beni ai Gesuiti, che divennero in breve tempo i principali proprietari terrieri della zona.
Tra Sei e Settecento la Compagnia di Gesù, legata alla casa di Santa Maria di Brera, possedeva quasi metà dei terreni comunali di Baggio. Le produzioni agricole, in particolare vino e frumento, servivano a finanziare l’istruzione superiore ecclesiastica a Milano. Nel Settecento circa un quarto della popolazione locale viveva e lavorava nelle proprietà gesuite, organizzate attorno alla “Casa da Nobile” o Grancia e a grandi case da massaro.
Il Palazziètt divenne una dimora per operai e contadini, crescendo progressivamente intorno a una grande aia centrale.
Con la soppressione degli ordini religiosi alla fine del XVIII secolo, le proprietà passarono a famiglie aristocratiche come i Forni, i Lattuada e i D’Adda. Nel catasto del 1786 il complesso è registrato come “Casa denominata la Palazzetta”, appartenente al nobile Forni. Struttura aperta ancora verso il sagrato della chiesa, fu però nella prima metà dell’Ottocento che il Palazziètt assunse l’aspetto attuale, con la chiusura definitiva della corte e l’edificazione anche dell’area centrale, trasformata in una sorta di strada circolare con un edificio e un piccolo cortile al centro.












- Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Milano Sparita, Skyscrapercity
- Un ringraziamento a Giorgio Uberti, esperto della storia di Baggio
- Milano, Baggio, Sella Nuova, Cesano Boscone, Muggiano, Via delle Forze Armate, Liberty, Quartiere Olmi, Parco delle Cave, Quartiere Valsesia, Via Cusago, piazza Stovani,
Ci vuole una city life 3.
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Grazie per queste bellissime immagini e informazioni sulla nostra Milano che una volta era veramente bella.
Ma ve lo immaginate d’inverno con pioggia e nebbia?…😬