Milano | Linate – La meraviglia del primo Aeroporto Forlanini

Quanti di voi mai immaginerebbero che un tempo l’Aeroporto di Linate Enrico Forlanini era un gioiellino architettonico? Pochi, visto che oggi l’aerostazione pare un’accozzaglia di edifici cresciuti col tempo senza un vero disegno architettonico unico e iconico.

In principio, agli albori dell’aviazione, Milano si era dotata di un primo campo d’aviazione aldilà della cintura ferroviaria ad est, verso il Lambro. Nel 1910, grazie al Circuito Aereo Internazionale (una prestigiosa manifestazione aerea) si realizzò e attrezzò velocemente l’area per il volo, una vasta zona agricola di oltre un milione di metri quadrati, di proprietà della Società Immobiliare Lombardo Veneta, confinante a nord con il prolungamento del corso XXII Marzo ed il borgo di Monlué e delimitata a sud dalla vecchia strada Paullese e dal borgo di Morsenchio: più precisamente, se la confrontiamo con la viabilità attuale, si trattava dell’area all’incirca delimitata da via Mecenate, viale Ungheria e via Salomone, che a quel tempo non erano state ancora tracciate. La zona prescelta fu ripulita da alcune cascine, ad eccezione della Cascina Taliedo, e collegata alla città mediante una linea tranviaria che arrivava all’incirca fino all’attuale piazza Ovidio.

L’area di volo divenne più concreta quando anche i militari iniziarono ad essere interessati al volo, soprattutto dopo l’intervento bellico in Libia nel 1911. Così nello stesso anno il Ministero della Guerra chiese alla proprietà di poter insediare a Taliedo tre squadriglie di aeromobili appartenenti al Battaglione Aviatori di Torino-Mirafiori. Nel periodo dal 1914 al 1917, vennero costruiti diversi nuovi hangars. Naturalmente accanto alle strutture militari crebbero anche insediamenti industriali come quello della ditta Caproni, che aveva iniziato la sua attività tra Malpensa e Vizzola Ticino e si era poi trasferita appunto a Taliedo.

Negli anni Venti si pensò che il futuro dell’aviazione sarebbe stato quello degli idrovolanti, perciò si pensò di progettare un grande scalo sull’acqua. Così nel 1926, nell’ambito di un progetto elaborato per il miglioramento dell’aerodromo di Taliedo, si era pensato ad accrescere il peso della Milano aviatoria unificando in una sola struttura l’operatività degli idrovolanti e degli aeroplani, senza peraltro escludere un ulteriore adeguamento delle strutture di Taliedo. Questo progetto ipotizzava la creazione di un bacino di ammaraggio lungo circa un chilometro sul lato est della via Marco Bruto (l’attuale via Mecenate), parallelamente agli scavi del mai realizzato canale industriale Milano-Po.

Nel 1927 fu approvata una legge (n. 1639 del 27 giugno 1927) che imponeva alle Province la realizzazione di campi di fortuna per i velivoli terrestri e per gli idrovolanti. La collocazione del bacino, denominato Idroscalo di Milano, fu però spostata più ad est, a sette chilometri da Piazza del Duomo, in località Tregarezzo di Segrate dove già esistevano ampie cave di inerti aperte qualche anno prima dall’Impresa Lucchini per la costruzione del grande scalo di smistamento di Lambrate.

Così, nel 1932 con l’idea di creare un grande scalo aeronautico, diverse autorità milanesi, guidate dal podestà Marcello Visconti di Modrone, proposero ad Italo Balbo, allora ministro dell’Aeronautica, di chiudere al traffico l’aerodromo di Taliedo e di impiantare un nuovo aeroporto. La proposta, che fu bene accolta, era maturata nel clima di ripresa economica, successivo alla grande depressione del ’29, che faceva intravedere nuove necessità e possibilità per il mondo aeronautico, civile e militare. Essa in qualche modo suggellava anche il fatto che Milano si poneva in quegli anni come il principale polo aeronautico italiano.

Esaminate alcune soluzioni alternative, prevalse l’idea di creare la nuova struttura a ovest dell’Idroscalo, in modo da realizzare l’integrazione fra lo scalo destinato agli idrovolanti e quello destinato ai velivoli terrestri.

La città di Milano avviava un progetto ambizioso, un’opera che sarebbe stata una delle più moderne e più grandi d’Europa. Si trattava, in effetti, di realizzare un aeroporto che, occupando una superficie di circa 3.000.000 di metri quadri, sarebbe risultato tre volte più vasto di quello di Taliedo. La porzione più consistente dell’area aeroportuale sarebbe stata realizzata sul territorio del Comune di Linate, ed una parte minore nei Comune di Segrate e di Milano. Come era successo per Taliedo si interveniva su di un’area ancora completamente agricola nella quale le uniche costruzioni erano sette cascine, che furono demolite.

Nel marzo del 1934, il ministero dell’areonautica aveva bandito un concorso per il progetto della stazione passeggeri dell’aeroporto civile di Milano.

I lavori per la costruzione del nuovo aeroporto iniziarono nel giugno 1933. L’onere dei lavori fu ripartito fra l’Aeronautica Militare – che avrebbe eseguito il livellamento dei terreni, il drenaggio delle acque e la costruzione del gigantesco hangar – e l’Amministrazione comunale di Milano che avrebbe realizzato l’Aerostazione.

I concorrenti non furono molti, nonostante ció la gara qualitativamente può dirsi riuscita poiché parecchi dei progetti presentati hanno superato la prova: il progetto “settembre” dell’architetto bolognese Gianluigi Giordani che è stato dichiarato vincitore; i progetti dell’architetto Anselmetti, degli architetti Chiodi, Putelli e Vanzina e quello dell’architetto Marino, premiati con secondo premio a pari merito.

Giordani progettó un moderno edificio a due piani concepito per servire sia l’idroscalo sia l’aeroporto e in grado di fare fronte all’aumento di traffico previsto negli anni a venire. Al primo piano si svolgeva il servizio per i passeggeri, che comprendeva un grande atrio con servizi per biglietteria, posta e telegrafo, informazioni, giornali e bagagli a mano, oltre ad un ristorante e ad un albergo diurno e di pernottamento che ha anche accesso diretto all’esterno indipendentemente dalle sale dei passeggeri. Delle lunghe pensiline coperte, lievemente inclinate, conducevano i passeggeri all’imbarco.

Al piano terreno si trovavano altri spazi per varie funzioni, come l’autorimessa, l’uffico postale, l’ufficio merci-bagagli e i servizi del ristorante. Con questa distribuzione i viaggiatori salivano dal piazzale al grande atrio per mezzo di due grandi rampe. Lo schema adottato, inoltre, consentiva un possibile ampliamento di alcune parti dell’edificio, sia orizzontalmente che verticalmente.

Nel 1936 iniziarono i lavori per la costruzione dell’imponente hangar principale, una costruzione a campata unica larga 235 metri e profonda 64. Fu inaugurato il 21 ottobre 1937, e fu completato con destinazione esclusivamente civile nel 1938.

L’aspetto dell’edificio era un raffinato razionalismo tipico degli anni Trenta, purtroppo perso per sempre.

Fonte: Storia di Milano

Grandi trasformazioni avvennero negli anni Cinquanta e Settanta.

Oggi la vecchia e primitiva struttura si nasconde nel cuore dell’aeroporto, nascosta da decenni di addizioni. Nell’immagine di seguito, gli edifici marroni sono ciò che rimane della prima aerostazione milanese.

Nel 1991 – 1993, l”architetto Aldo Rossi con M. Brandolisio, G. Da Pozzo, M. Kocher, G. Vercelloni progettarono l’ampliamento e l’ammodernamento della stazione aerea.

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

4 commenti su “Milano | Linate – La meraviglia del primo Aeroporto Forlanini”

    • Sospetto sia solo perché le archistar odierne si occupano solo del concetto globale dell’edificio (quando se ne occupano) e lasciano fare gli interni ai ragazzi di studio che per non saper né leggere né scrivere, imitano quello che trovano sulle illustrazioni manuali di storia dell’architettura.

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