
Piazza Sant’Agostino, in origine, era conosciuta per la piazza del Macello. Era una piazza di “periferia” a ridosso dello scalo ferroviario ora sostituito dal Parco Don Luigi Giussani (parco Solari). Qui nel 1862 fu costruito l’edificio che accolse il Macello Pubblico, considerato in quegli anni uno dei più importanti d’Europa. La crescente popolazione di Milano indusse il Comune a ingrandire il macello una decina di anni dopo. L’area dedicata alla macellazione degli animali arrivò quindi a occupare l’intera area compresa fra la via Olona, i bastioni, via Tristano Calco (quasi a ridosso del nuovo carcere di San Vittore) e la via Gian Battista Vico.
In seguito, negli anni Venti, si decise di spostare il macello altrove, a Porta Vittoria/Calvairate, così l’area sul finire del decennio mutò aspetto. Nuove case vennero costruite, le prime furono quelle all’angolo tra Viale Papiniano e Via Numa Pompilio, proseguendo sopratutto nel dopoguerra. Mentre la piazza rimase pressoché invariata, un grande rettangolo con un parterre centrale, alberata da un doppio filare d’alberi. Utilizzata per il mercato settimanale, che col tempo – soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale – pian piano distrusse il piccolo bosco, decimandolo. Anche la realizzazione di una pompa di benzina, collocata di fronte all’incrocio con Via Tarquinio Prisco fece strage di altri alberi, come si può vedere nella foto anni Settanta.

Il colpo di grazia arrivò con la costruzione della stazione della M2 sul finire degli anni Settanta, quando buona parte dei grandi platani furono abbattuti e mai più sostituiti (erano altri tempi). Unica cosa positiva fu la creazione di una delle prime piste ciclabili di Milano, quella che dal Parco Solari portava a Sant’Ambrogio.
Oggi la piazza è deprimente priva di riconoscibilità e identità. Una distesa di catrame e lamiere, un parcheggio e null’altro quando non si tiene il mercato settimanale, la sezione agroalimentare del famoso Mercato di Viale Papiniano. Gli edifici che si affacciano non hanno particolare interesse architettonico: un paio di edifici di edilizia popolare di metà Ottocento, una palazzina neo-medievale un po’ banalotta e unici palazzi interessanti, forse, sono quelli costruiti negli anni Trenta, sul lato di Via Numa Pompilio.
Il mercato è ora l’unico elemento che caratterizza la piazza, i pochi alberi superstiti supplicano quasi di essere salvati. Pare quasi la stessa situazione di via Benedetto Marcello, dove il mercato e il parcheggio hanno la meglio sul verde pubblico. Qualche anno fa venne progettato un parcheggio sotterraneo che venne subito stralciato, nel frattempo l’agonia della piazza è rimasta.
Un comitato di cittadino ora si è organizzato e vuole tentare ad ogni costo di resuscitare la piazza.
Un problema abbastanza critico della piazza è il mercato agroalimentare settimanale che deve avere la possibilità di continuare ad essere svolto. Esiste poi la questione della stazione sottostante che a pochi metri di profondità da un lato non consente la piantumazione di grandi alberature.
Tra le varie proposte segnaliamo questa di DeAmicis Architetti che propone la completa rialberatura della piazza con lo spostamento delle uscite della metropolitana.
Noi a nostro tempo avevamo provato ad immaginarla con un mercato coperto ma dalle forme particolari, molto iconico da diventare un simbolo nuovo del quartiere.
Abbiamo provato a ripiantare, in un fotomontaggio, le alberature di un tempo, dove sotto si può tenere sempre il mercato e quando non c’è la piazza torna ad essere pedonale, un po’ come le piazze delle città francesi.
Di seguito due esempi di prima e dopo se la piazza fosse semplicemente alberata.
La bella galleria che illustra la piazza con e senza mercato…
Sarebbe veramente da rovesciare come un calzino, adesso è un orribile non luogo… l’ho sempre ritenuta uno dei massimi appigli per chi volesse sostenere la tesi che Milano è una brutta città
L’intera zona, incluso viale Papiniano, resta uno degli esempi della Milano più grigia, con un’edilizia vergognosa.
Eppure le dimensioni e la struttura della piazza sono perfette per trasformarla nella piazza mercato più bella di Milano.
Qui si che più che vedere il degrado vedo una enorme opportunità.
Veramente.
Basta guardare le ipotesi di Urban file.
Questo anche a conferma del fatto che siamo noi a trasformare Milano, le zone brutte, in un cesso.
La città non è né bella ne brutta è come noi la trasformiamo.
E come la abbiamo trattata tutti questi anni.
Appunto.