Milano, Arzaga Lorenteggio.
Febbraio 2026. All’angolo tra via Cascina Corba e via Francesco Primaticcio sorge un edificio oggi prossimo a diventare un rudere, ma che merita senza esitazioni di essere recuperato e reinserito nel tessuto economico e sociale della città.
Il fabbricato, situato tra via Cascina Corba e via dei Gigli nel Quartiere Villaggio dei Fiori, rappresenta l’unica testimonianza ancora esistente di un più ampio complesso agricolo documentato fin dal XVII secolo. Faceva parte del sistema delle grandi cascine che caratterizzavano l’antico territorio di Porta Vercellina, nell’ovest di Milano, non lontano dalla più imponente Cascina Arzaga.
Non è certo che l’edificio del quale vogliamo portare l’attenzione, appartenesse direttamente alla Cascina Corba, localizzata all’estremità dell’attuale via omonima. È più probabile che si trattasse di un fienile o di una stalla distaccata dalla corte principale, distante circa 300 metri.
Di proprietà del Comune di Milano dal 1927, l’immobile ha conservato importanti elementi originari, come la struttura in mattoni a vista e un grande camino. È circondato da un’ampia area verde di pertinenza e si sviluppa su due piani, per una superficie complessiva di circa 560 metri quadrati.








Negli ultimi anni l’edificio aveva trovato una nuova vita come ristorante, diventando un punto di riferimento molto apprezzato non solo dagli abitanti del quartiere. La chiusura definitiva dell’attività nel 2021 ha però segnato l’inizio di una fase critica: tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 si sono verificate diverse occupazioni abusive, che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. A peggiorare ulteriormente la situazione è stato il violento temporale del 25 luglio 2023, che ha provocato la caduta di alberi sul complesso e danneggiato parte della struttura e della recinzione, rendendo l’area parzialmente inagibile.

Nell’agosto 2023 il Comune di Milano aveva pubblicato un bando per l’assegnazione in concessione d’uso del complesso, con l’obiettivo di restituirgli una funzione. Una società si era presentata e l’aggiudicazione pareva esser andata a buon fine, ma nessun progetto è stato concretamente avviato e l’iter si è di fatto arrestato.
Nel corso dell’estate scorsa il Municipio 6 è intervenuto per ripulire l’edificio e l’area circostante dalle sterpaglie che avevano ormai invaso le mura. L’obiettivo era rendere nuovamente accessibile e visitabile il sito, passaggio fondamentale per poter avviare al più presto un nuovo bando di assegnazione. Il Municipio 6 sostiene con forza questo percorso, anche attraverso l’organizzazione di sopralluoghi con i soggetti potenzialmente interessati alla gestione della struttura, in vista di una procedura mirata.
Chi ci segue sa bene quante volte abbiamo cercato di richiamare l’attenzione sul patrimonio storico di Milano, troppo spesso dimenticato e lasciato all’abbandono, come accade a molte cascine e chiesette disseminate nel suo vasto territorio.
Anche questo edificio in mattoni, al centro di un’ampia aiuola, viene comunemente chiamato Cascina Corba, sebbene la vera cascina fosse probabilmente un piccolo gioiello della Milano rurale, parte integrante del paesaggio agricolo di Porta Vercellina insieme alla splendida Cascina Arzaga. Entrambe sono state sacrificate al progresso urbanistico e oggi ne restano solo fotografie e i nomi delle vie.


La Cascina Corba, nota anche come cascinale della Corba, era un articolato complesso di edifici rurali sviluppatosi a partire dal Cinquecento. Dalla fine del Seicento vi si aggiunse l’oratorio di San Carlo alla Corba. L’attività principale dei residenti sembra fosse la fabbricazione di cesti in vimini. La proprietà passò dall’Abbazia di San Vittore Grande agli Istituti Ospedalieri, che nel 1927 la cedettero al Comune di Milano. Nonostante ciò, il complesso non fu salvato: sebbene il piano regolatore ne prevedesse la destinazione a spazi pubblici e attività collettive, negli anni Cinquanta gran parte della cascina venne demolita per fare spazio alle villette a schiera e ai palazzi del Quartiere dei Fiori al Primaticcio. L’unica ala superstite è proprio l’edificio oggi oggetto del bando comunale.

Accanto alla cascina sorgeva la chiesetta di San Carlo alla Corba, un modesto oratorio costruito alla fine del Seicento “per comodo del colono”. Se ne trovano tracce fino agli anni Trenta del Novecento; negli ultimi anni dipendeva dalla parrocchia di Santa Maria del Rosario e scomparve probabilmente con le demolizioni del secondo dopoguerra. Addossata a uno dei fabbricati rurali, aveva un’aula unica di gusto neoclassico, con due piccoli campanili ai lati del timpano. Una finestra a lunetta e tre aperture laterali garantivano l’illuminazione interna. Sull’altare era collocato un bassorilievo in gesso raffigurante San Carlo Borromeo mentre assiste gli appestati (del quale ignoriamo la storia).
A questo punto non resta che augurarsi che venga finalmente trovata un’assegnazione capace di ridare vita all’ultimo edificio superstite della Corba, restituendogli dignità, funzione e futuro.
Di seguito alcune ricostruzioni fotografiche di come poteva apparire la Cascina Corba e l’oratorio di San Carlo coi due campaniletti.




- Referenze immagini: Roberto Arsuffi, GoogleMap
- Le foto d’epoca sono immagini diffuse in rete e pertanto non di nostro possesso. Non si conosce autore e proprietario, a meno che non sia riportato sulla foto con watermark, che in quel caso noi segnaliamo.
- Arzaga, Lorenteggio, Cascina Corba, Municipio 6, ruderi, via Cascina Corba, Via dei Gigli, Villaggio dei Fiori, Via Primaticcio, Largo Brasilia.
Peccato ci si mangiava bene…
Sono beni comuni della cittadinanza di cui il comune DEVE occuparsi affinché possano produrre ricchezza per il territorio e per le casse comunali che devono riversare denaro sulla manutenzione dei beni comuni, se ciò non avviene è responsabilità del sindaco e della sua giunta che devono risponderne civilmente. In 5 anni hanno distrutto un luogo che poteva essere a beneficio della collettività.
Allora metti i soldi tuoi
Tutti vogliono le nozze gratis