Milano | Cultura – Il braciere che conquista Milano (e ora lo sogna in un museo)

Milano.

Febbraio 2026. “Poco spirito olimpico in città? Lo dice chi vive a Roma”.
Il sindaco Beppe Sala respinge le critiche di chi sostiene che a Milano non si respiri l’atmosfera dei Giochi invernali. Secondo il primo cittadino, il clima di festa è presente eccome, così come è centrale il potenziale impatto economico dell’evento: “Spero che i Giochi trainino la ripresa dell’Italia, non solo di Milano”. Una città che Sala definisce “non egoista, pronta a prendersi sempre la responsabilità di fare la propria parte”, così aveva dichiarato al Corriere della Sera.

Tra gli appuntamenti più apprezzati dai cittadini c’è lo spettacolo di luci e musica all’Arco della Pace, dove è stato installato uno dei due bracieri olimpici. “Spero che il tripode possa restare a Milano anche dopo i Giochi, magari in un museo: ci stiamo lavorando”, ha poi rivelato il sindaco.

Nati dalla collaborazione con Fincantieri e progettati da Marco Balich, insieme a Lida Castelli e Paolo Fantin, i due bracieri — uno a Milano e l’altro a Cortina d’Ampezzo — sono stati collocati in scenari altamente simbolici: l’Arco della Pace nel capoluogo lombardo e Piazza Angelo Dibona, nel cuore della località dolomitica.

L’idea progettuale si ispira al sole, inteso come origine di energia e vita, e propone una visione della Fiamma come segno di continuità e slancio verso il futuro. Le forme richiamano i celebri intrecci di Leonardo da Vinci, i cosiddetti “Nodi”, metafora dell’equilibrio tra creatività umana e natura e simbolo del profondo legame tra l’artista e Milano. Realizzati in alluminio aeronautico, i bracieri uniscono leggerezza e solidità e si distinguono per un meccanismo scenografico di apertura e chiusura che custodisce la Fiamma come in uno scrigno prezioso, animandosi sulle note del maestro Roberto Cacciapaglia.

Per la prima volta il braciere olimpico è diventato anche un oggetto da ammirare e fotografare: altamente “instagrammabile” — e infatti molto fotografato — richiama ogni giorno centinaia di persone, attratte dal suo valore simbolico e dalla sua forza scenica.

L’ipotesi di conservarlo in un museo milanese appare dunque affascinante. Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci potrebbe essere la sede più naturale, anche per il richiamo al genio vinciano; ma anche il Museo del Novecento, destinato ad ampliarsi nei prossimi anni, potrebbe accogliere l’opera ideata da Balich, Castelli e Fantin.

Un piccolo ma significativo contributo all’ingegno e all’arte della città.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Andrea Cherchi
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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

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