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Milano | Porta Nuova – I segni della guerra sui pali in Piazza della Repubblica

In pochi si accorgono di quegli strani fori sui pali che reggono i cavi per i tram in piazza della Repubblica. Quei fori sono le conseguenze delle esplosioni degli ordigni bellici durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Forse per tenere vivo il ricordo, da allora i pali non sono mai stati sostituiti.

 

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Nel 1940 Milano era ritenuta dagli Inglesi un importante obiettivo militare, essendo la più sviluppata città industriale d’Italia e una delle più rilevanti a livello europeo, situata all’interno del triangolo industriale con Torino e Genova.

Il servizio di informazioni industriali inglese, prima ancora dell’inizio dl conflitto, si era procurato notizie dettagliate e mappe di tutte le principali realtà produttive di Milano e provincia, tra le quali spiccavano la Alfa Romeo, la Edoardo Bianchi, le Officine Galileo, la Magneti Marelli, le officine Borletti, la Tecnomasio Italiana Brown Boveri, la Pirelli, la Isotta Fraschini, la Breda, la Caproni, l’Ansaldo e, ultima ma non ultima, la Falk acciaierie.

La città era ritenuta inoltre uno dei principali snodi ferroviari del Paese, caratterizzata da 21 linee ferroviarie, da una delle stazioni più grandi d’Europa e da importantissimi scali merci, tra i quali Lambrate e Farini, snodi vitali per le suddette industrie.

I rapporti stilati a conflitto già iniziato indicavano in un milione e centomila gli abitanti della città, che gli stessi studi descrivevano divisa a cerchi concentrici, il più interno dei quali (centro storico, all’interno della cerchia dei navigli) risultava essere anche il più vulnerabile in caso di intenso attacco aereo, sia perché maggiormente abitato, sia per la vicinanza tra loro delle costruzioni, con strade prevalentemente strette. Si prevedeva così, in caso di bombardamento anche mediante spezzoni incendiari, un facile propagarsi del fuoco, pur dovendosi sottolineare che gli stessi rapporti spionistici si rammaricavano per il materiale impiegato per la costruzione degli edifici, e cioè quasi esclusivamente mattoni e cemento, causa questa di maggiore difficoltà nel garantire una propagazione degli incendi, i quali invece avevano dato grandi risultati nelle città tedesche, ove abbondava l’impiego di materiali lignei.

Alla luce di tutto ciò, il bombardamento sistematico fu in un primo momento (fino a tutto il 1943) rivolto a colpire la città “civile”, mirando su case e popolazione, affinchè questa terrorizzata spingesse sul Governo a chiedere un armistizio; in un secondo tempo (dal 1944) si accanì su fabbriche e produzione bellica, asservita alle esigenze tedesche.

I sessanta attacchi aerei sulla città di Milano causarono tra i 1200 e i 2000 morti. Il peggiore fra tutti fu l’attacco dell’agosto del 1943.

Approssimativamente, la città perse un terzo delle proprie costruzioni, distrutte direttamente dalle incursioni, dagli incendi da queste causati o per le demolizioni successive resesi necessarie o giudicate più economiche dei restauri. Dall’immensa mole di macerie sgomberate dal suolo cittadino sorse la Montagnetta di San Siro al QT8 (il quartiere modello degli anni Trenta). Ancora oggi tuttavia sopravvivono ruderi cittadini che ricordano i terribili attacchi (ad esempio, il palazzo a brandelli all’incrocio delle cinque vie, proprio all’imbocco di via Santa Marta).

Degli 80.000 alberi cittadini presenti nel 1942, al termine della guerra se ne censirono solo 30.000. Per diversi anni i senzatetto dovettero abitare nelle case-minime allestite dal Comune, edificate ai limiti della città, come quelle in viale Argonne, a metà della via Lorenteggio, a San Siro.

Fonte: Storia di Milano.
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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


3 thoughts on “Milano | Porta Nuova – I segni della guerra sui pali in Piazza della Repubblica

  1. Carlo Alberto

    Buonasera.
    Vi seguo da tre anni e mi complimento per il pregevole lavoro.
    La particolarità dell’argomento di questo articolo la dice lunga sulla passione di Urbanfile per la città di Milano.
    Sarebbe opportuno che il Comune si facesse carico di apporre una targa esplicativa a questi pali, nel cui testo compaia anche il monito “Mai più!”.

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