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Milano | Fiera-Molinazzo – La bella via Domenichino

A volte ci stupiamo di quanto siano belle alcune vie cittadine: una di queste è senza alcun dubbio via Domenichino, che a nostro avviso dovrebbe chiamarsi viale, visto che è alberato, ma come succede spesso a Milano le definizioni via, viale, corso non seguono una precisa logica in città. Comunque, la via unisce Piazza Amendola a Piazzale Brescia, nel cuore del quartiere che non ha una vera e antica storia, se non si considera l’antica Cascina Bolla posta a metà della via, tanto che non ha mai avuto un vero e proprio nome a caratterizzarla e che alcuni chiamano ancora Zona Fiera o Amendola per via della fermata della M1.

Perché secondo noi è una bella via: perché anzitutto è abbastanza ordinata, non ci sono vetture parcheggiate nella parte centrale, ma una specie di rambla pedonale; ci sono bei palazzi realizzati in vari periodi a partire dal 1920 circa sino agli anni Sessanta. Tutti costruiti con un certo criterio di alta qualità per una clientela alto borghese (sarà il motivo di tanto ordine?)

Come accennavamo poco prima, unico luogo storico superstite è la Cascina Bolla dove visse addirittura Leonardo Da Vinci, costruita nel 1400. Qui scorreva il fiume Olona che serpeggiando attraversava la via a metà, naturalmente oramai deviato e sparito per sempre da queste parti.

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Tra le varie architetture segnaliamo uno dei lavori di Gio’ Ponti assieme a Emilio Lancia, la casa di Via Domenichino realizzata nel 1928 – 1931. La caratteristica dell’edificio è la soluzione scelta per concludere l’edificio nell’angolo, con una sorta di torretta a forma di gazebo o pagoda. Le facciate sono decorate al minimo in uno stile decò molto semplice sottolineato dall’uso di intonaco Terranova rosso scuro su di un basamento in travertino toscano dei primi due piani del palazzo, che è scandito da fasce marcapiano realizzate nello stesso materiale. 

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Domenichino_Ponti_1 Domenichino_Ponti_2 Domenichino_Ponti_1960 Gio Ponti Emilio Lancia 1931 Domenichino

Di fronte troviamo il Grattacielo di 14 piani di piazza Amendola, costruito da Luigi Mattioni nel 1951-53 con ingresso in Via Domenichino 2.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


11 thoughts on “Milano | Fiera-Molinazzo – La bella via Domenichino

  1. robertoq

    Sui muri si vedono pochissime tag e graffiti vari.

    Si vede che ci abita gente civile disposta a spendere i pochi euro necessari a pagarsi il servizio pulizia, a differenza di altre zone semicentrali della città dove evidentemente i residenti -spiace dirlo- sono ben più buzzurri.

  2. Marco

    Mi si stringe lo stomaco a pensare che via Benedetto Marcello potrebbe essere così.

    Re: graffiti

    Se il servizio AMSA fosse meglio pubblicizzato la gente sicuramente comprerebbe l’abbonamento. Per i condomini i prezzi sono davvero irrisori

    1. Adriano

      In effetti la maggior parte dei cittadini non lo sa nemmeno e gli amministratori tanto meno.
      Poi in tutti i condomini dove ci sono i graffiti quasi sempre la maggior parte degli inquilini è in affitto e quindi chi è proprietario non ci vive e chi è domiciliato non va certo a chiedere alla proprietà di far togliere i graffiti.
      Secondo me amsa dovrebbe mettere dei volantini nelle caselle della posta e così avrebbe un maggior ritorno di abbonamenti e noi tutti avremmo una città più pulita

  3. Claudio K.

    Una nota sulla nomenclatura delle strade: in realtà una logica c’è, o almeno c’era in origine nel piano Beruto.

    I “corsi” sono gli assi radiali, in particolare quelli che collegano le porte al Duomo (e per estensione le porte alla periferia), mentre i “viali” sono gli assi tangenziali, o comunque non radiali, ad esempio i viali delle Regioni. Una logica, immagino, copiata come tanti altri aspetti del piano dal modello francese (avenue vs boulevard).

    Poi in tempi recenti questa logica è diventata un po’ più elastica, per esempio “corso” Europa e stato chiamato così perché è stato pensato come asse di scorrimento, anche se non radiale.

    Comunque, nel piano Beruto, se una via non era un asse non veniva chiamata né corso né viale, a prescindere da quanto fosse larga o alberata.

    Sempre restando su Beruto, suppongo che nel suo immaginario le strade alberate con parterre centrale di cui ha fortunatamente disseminato Milano dovessero essere tutte così… immagino che si rivolti nella tomba e vederle per lo più trasformate in cimiteri di macchine.

    1. robertoq

      Mitico, questa non la sapevo ma ha assolutamente senso! Grazie

      Non capisco però Viale Lazio: forse doveva chiamarsi Via Lazio (come Via Domenichino cui assomiglia moltissimo) ma han deciso di glorificarlo a Viale?

      1. SAN SIRO

        Via Domenichino in realtà non è più così curata come una volta. La parte centrale alberata aveva una siepe continua, alta e appunto curata. Oggi quella siepe la si vede a tratti o e stata sostituita da altro verde non coerente.
        Lo stesso vale anche per il sentiero centrale.
        Rimane comunque una via signorile ma ha perso l’eleganza di una volta.

      2. Claudio K.

        Può darsi che in origine dovesse essere un viale tangenziale poi abortito, oppure che risalga alla “fase 2” quando la nomenclatura non era già più applicata in maniera così precisa.

  4. Gio

    Secondo me si dovrebbe obbligare le i proprietari di casa a pagare una specie di assicurazione sui muri, (come le macchine). E avremmo tutta la città pulita in 3,2,1

  5. Dado

    Piuttosto preferirei pagare polizia privata giorno e notte, con obbligo di gambizzare al primo segno di graffito sul muro di casa MIA.
    E avremmo tutta la città pulita in 3,2,1. Bisogna optare chiaramente x maniere dure e repressive. La festa deve finire.

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