Un forte degrado a pochi passi dalla Montagnetta di San Siro, nel quartiere progettato da Piero Bottoni nel 1947, il QT8, la troviamo senza alcun dubbio in quello che era il Mercato Coperto Comunale di via Isernia.
La struttura, è da oltre un decennio completamente abbandonata da ogni attività commerciale e versa in condizioni penose; tuttora è dimora e rifugio per sbandati e senzatetto.
L’edificio era stato messo a bando qualche anno fa e una società si era aggiudicata la gestione. Ma scoraggiata dagli investimenti necessari per la riqualificazione si era tirata indietro.
Il quartiere avrebbe bisogno di servizi utili ai residenti, soprattutto anziani, e l’ex mercato potrebbe fornirli, come la presenza di negozi di generi alimentari, a una tintoria, ad un ambulatorio, a ristoranti e bar e anche ad uno sportello bancario, ma a quanto pare non si è più riusciti a trovare negozianti pronti ad occupare gli spazi, che nel frattempo si sono fortemente degradati.
Nel 2017 pareva che la Triennale si sarebbe presa cura di questo manufatto, ma siamo ormai nel 2019 e ancora non si è mosso un dito.
Il piano di riqualificazione prevedeva che il vecchio mercato comunale, diventasse sede per il Casva, il Centro di Alti Studi sulle Arti Visive. Il materiale del Casva (bozzetti, studi, progetti) è ora accatastato in tre depositi sotterrai del Castello Sforzesco. La responsabile Maria Fratelli ha calcolato le esigenze di spazio per il Centro, Walter Patscheider e Corrado Serafini dell’associazione Architetti per Milano hanno preso in mano la matita per disegnare una sede adeguata e hanno donato lo studio di fattibilità alla Triennale.
Fortunatamente qualcosa recentemente pare si sia mosso. Infatti il 5 ottobre 2018, il Comune ha approvato il quadro economico all’interno del quale l’Amministrazione comunale si muoverà per la realizzazione del Casva.
Nel dettaglio, al piano interrato dell’edificio ci sarà il magazzino e uno spazio espositivo, mentre al piano terreno ci saranno uffici, sale per conferenze e altri locali aperti alla cittadinanza. Costo stimato: dai 3,5 ai 4 milioni di euro. In un secondo momento daranno realizzate delle sale per esposizioni e convegni e, dall’altro lato, una palazzina che potrà diventare un ristorante o un bar. Edifici da costruire ex novo da realizzare nei piazzali laterali dell’ex mercato, impiegando circa 6 milioni di euro.

A quanto pare l’amministrazione è pronta ad appoggiare la prima fase. Ma è ancora in corso il confronto in attesa della consegna del progetto definitivo.
Sperando si faccia qualcosa il prima possibile, anche se a noi piacerebbe vedere un ritorno dei negozi di quartiere (ortolano, salumiere, rosticceria, tintoria, bar e simili)…
L’epifania del vergognoso abbandono in cui il Comune ha lasciato e lascia il progetto QT8. Si incontrano spesso stranieri in visita che non riescono a credere che la Città del Design (autoproclamata) abbia lasciato andare così in malora un simile gioiello.
A Vienna, a Stoccarda quartieri analoghi sono oggetto di studio e (non secondariamente) turismo. A Milano si è salvato poco o nulla.
Bene che parta la riqualificazione.
Speriamo presto.
Bisogna intervenire in questi buchi neri di periferia.
Secondo me l’articolo dice la vera verità:
Al posto dei triti e ritriti spazi espositivi, uffici, sale per conferenze, locali aperti alla cittadinanza, sale per esposizioni e convegni, ristoranti e bar
non si potrebbe ristrutturare e farci ritornare i negozi di quartiere (ortolano, salumiere, rosticceria, tintoria, bar e simili)?
Secondo me a Milano manca una visione che vada oltre il proprio naso, di persone opulente, chic e con tanti soldi e tempo libero.
Io ai mercati rionali in strada vedo sempre tanta gente, e gente più vera dei soliti frequentatori delle trovate un po’ fricchettone del Comune di Milano di questi ultimi anni.
Hai perfettamente ragione 100%.
Un solo appunto.
A volte non puoi mettere un esercizio commerciale in luoghi che saranno sempre fallimentari per quel tipo di cientela.
Forse questo luogo, questa posizione è totalmente fallimentare e inadatta per un mercato coperto.
O forse no.
Però questi ragionamenti sono molto importanti.
Vediamo come mai in passato li dentro è fallito… prima.
Il mercato non è propriamente “fallito” ma è stato chiuso nel 2010 quando si voleva fare non so quale giro di project financing per ristrutturare alcuni mercati e altri farli diventare supermercati o altro (alcuni mercati rionali sono oggi LIDL o altro).
Poi è andata male e han provato a trasformarlo in un mercato a km0 con il solito contorno di ristorantini e baretti, che non ha funzionato per i costi di ristrutturazione (e poi che noia i soliti negozi con la zucchina biodinamica DOP che costa il quadruplo di quanto uno normale è disposto a pagarla…).
Secondo me di gente che aprirebbe un onesto, normale, economico, simpatico negozio di vicinato (anche etnico) li dentro ci sarebbe, se il Comune ristrutturasse e fosse onesto e leale con gli affitti.
Perfettamente d’accordo. Ma con un limite: gli affitti. Abbiamo un Comune che è come Giano bifronte: da un lato punta a un modello “francese” di incentivi per riattivare i negozi di prossimità. Dall’altro ha fame di soldi e cerca di massimizzare gli introiti di affitto di quegli stessi spazi commerciali. Salvo fare poi disastri come il mezzanino della MM Loreto o l’autolavaggio “abusivo” nella ex area della fondazione Feltrinelli.