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Milano | Dazio – El Palazun, l’antica cascina Lorenteggio

Il Palazzone, “el Palazun” come era chiamato un tempo il Palazzo Durini Borasio conosciuto anche come il Palazzotto del Lorenteggio, è una delle poche cascine rimaste nel Comune di Milano.

Il Palazzotto del Lorenteggio sorse sulle fondamenta di un fortino cinquecentesco in fondo all’attuale via Lorenteggio 251 ed è successivo al 1670, data in cui i Durini entrarono in possesso di un fondo già appartenuto alla famiglia Corio. Ma questa villa sorgeva fin dall’epoca viscontea nella località detta a partire dal 1005 Laurentiglio (dal latino tardomedievale laurus, lauro), ed era posizionata in una zona leggermente rialzata in confronto all’area circostante, tant’è che fino al Cinquecento era una specie di fortino militare.

Ma la storia del luogo pare risalga addirittura all’epoca romana, quando numerose torri militari vennero erette sia in città sia nella campagna a difesa del territorio, soprattutto dopo che Mediolanum divenne capitale dell’Impero; le fondamenta di una di queste si trovano forse sotto il Palazzotto del Lorenteggio.

Nel medioevo la torre si trasformò in fortino o castelletto sotto protezione dei Visconti.

Durante il Rinascimento questo fondo era della famiglia Corio. Nel 1670 il Lorenteggio divenne feudo dei Durini, signori di Monza, con Robarello e Ronchetto. La famiglia Borasio l’ha in seguito ristrutturato e restaurato. Della cascina originaria purtroppo è rimasto solo il corpo centrale, l’edificio dei proprietari.

Un viale di accesso con cancellate successive introduce ad un giardino cintato, sul fondo del quale, in asse con i due ingressi, si presenta la robusta costruzione le cui facciate sono in mattoni a vista.

Il corpo principale, a due piani, con pianta ad U ed ali molto ravvicinate, presenta gli angoli fortemente smussati. Le due ali occidentali proseguono ancora in parte più basse, e in una di esse vi è la cappella recentemente restaurata.

Fino agli anni Sessanta del ‘900, vi era un’ampia corte rustica, della quale evidentemente la villa padronale costituiva lo sfondo prospettico. Al suo posto vennero costruiti dei capannoni industriali che hanno distrutto ogni tipo di poesia. Ampi gli interni coperti da volte a velette, a crociera nel piano inferiore e a cassettoni nel piano superiore.

Prati, marcite e rogge facevano da contorno a questi edifici sino alla metà del 1900, come le cascine della Corba, l’Arzaga, la Travaglia e la Cassinetta e ci si addormentava al canto dei grilli e ai cori delle rane.

Oggi la Cascina Lorenteggio è quasi invisibile, sommersa dal moderno brutto, come un distributore di benzina, un parcheggio e un supermercato. Nessuno, pare, si sia preso a cuore questo antico edificio per difenderlo. Dietro è stata eretta addirittura una delle torrette per uffici sorte nel quartiere degli affari del Lorenteggio. Persino il piccolo “poggio” su cui sorge il palazzo è stato cancellato rialzando le strade circostanti.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


6 thoughts on “Milano | Dazio – El Palazun, l’antica cascina Lorenteggio

  1. Luca Algeri

    Che peccato. Il Comune, che tanto punta sulla riqualificazione delle periferie, dovrebbe intervenire al più presto per portare (o cercare di riportare) all’antico splendore questa bellissima cascina, magari destinandola a funzioni pubbliche per la collettività, così da avere anche un ritorno d’immagine.

    1. Stefano

      La riqualificazione delle periferie passa da altre vie che non la sola ristrutturazione di cascine vecchie. Fermo restando che non è il caso di questa, che 1 è abitata 2 ormai è rimasto solo l’edificio padronale

  2. giò i man dal nichel

    La modernità ha le sue esigenze. ma lo sviluppo avrebbe potuto coniugarsi con il rispetto del passato. Questa scelta non è stata fatta dal dopoguerra a oggi. Anzi la guerra è diventata una occasione per gli speculatori dal profitto ad ogni costo. Rispettare e salvare la cascina avrebbe voluto dire meno incassi per la vendita dei terreni e quindi via al distributore, ai capannoni, ai palazzi uffici, che poi oggi sono quasi tutti vuoti e deserti. Rimediare oggi non è facile ma bisogna provarci.

  3. Dario Anzani

    D’accordo su tutto, ma il ‘Palazzun’, in zona, era (ed è) il soprannome del palazzo di ringhiera di via Gonin 7/9, come riportato in ‘Nella tana del Drago – Anomalie narrative del Giambellino’, Agenzia X edizioni, 2012.

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