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Milano | Parco Nord: da Affori alla Bicocca dimenticando di essere in città

Onestamente, visto che abito da tutt’altra parte, il Parco Nord di Milano l’ho sempre visto a piccole porzioni. Qualche tempo fa mi è capitato di attraversarlo a piedi da Affori a Bicocca, una passeggiata che consiglio.

L’esperienza, debbo dire, è stata particolarmente piacevole. Ho preso il percorso da Affori e precisamente dal ponte ciclo-pedonale su Viale Enrico Fermi all’altezza delle vie Brusuglio e Cormano.

Discendendo il declivio, dopo il ponte, e dirigendomi verso Est, in un attimo ci si trova dalla trafficatissima superstrada di Viale Fermi alla tranquillità del parco. In questo tratto il parco si “mischia” con alcune cascine ancora attive dove i campi vengono ancora coltivati, con granoturco in questo caso.

Percorrendo il tratto che costeggia la Via dei Conti Biglia mi sono diretto verso il Lago di Niguarda.

Nel gennaio 2011 venne realizzato il primo lago del parco, terminato e inaugurato nel 2015 con il nome di Lago di Niguarda. Il lago riceve l’acqua del canale Villoresi (150 l/s.) dal Parco del Grugnotorto. La cosa si è resa possibile con l’ampliamento del parco regionale nel territorio di Cusano Milanino. Il bacino ha un’estensione di 1000 metri quadrati, con 480 metri di lunghezza, 60 metri di larghezza e 4 metri di profondità mentre un apposito sistema di canali provvede alla distribuzione dell’acqua fino alle propaggini meridionali; le sponde sono per la maggior parte di tipo naturalistico e non raggiungibili dal pubblico, per favorire l’affermarsi di un ambiente umido che già ha visto il ricomparire casuale di anfibi quali il tritone crestato e favorire l’ittiofauna e la sosta dell’avifauna (l’airone cenerino, per esempio). Sul versante orientale , verso via Ornato si trova un bar e una “terrazza” che funge, nei mesi estivi, da piccolo lungolago.

Ricordiamo che il Parco Nord Milano venne realizzato inizialmente sulle aree dismesse, subito dopo la guerra, della Breda Aeronautica.

La sua ideazione risale però alla fine degli anni sessanta e soprattutto nel 1970, quando venne classificato da un decreto prefettizio come “parco di interesse pubblico”, ma è solo nel 1975 che viene riconosciuto dalla Regione Lombardia come parco regionale. Si dovrà attendere però il 1983 per vedere i primi interventi di riforestazione, realizzati grazie all’attività dell’Azienda Regionale delle Foreste della Regione Lombardia, sotto la guida di Paolo Lassini.

Mentre la sua gestione è affidata a un Ente pubblico composto dai sei comuni intorno al parco e dalla Città Metropolitana di Milano. Il parco si trova in un contesto tra i più densamente urbanizzati d’Europa, caratterizzato dalla presenza di storiche fabbriche (oggi quasi del tutto scomparse a seguito della de-industrializzazione) e grandi quartieri edilizi che, nel tempo, hanno saldato la periferia nord di Milano al suo hinterland senza alcuna pianificazione urbanistica. Grazie all’istituzione del parco, i residui appezzamenti agricoli riusciti a scampare dalla cementificazione e condannati a scomparire in breve tempo, sono stati invece in parte bonificati, rinverditi e attrezzati per l’uso pubblico; in parte sono rimasti intatti, a testimonianza delle profonde modificazioni subite dal territorio. Tra il 1993 e il 1998 oltre all’espansione delle aree interessate agli interventi, bisognava considerare anche la manutenzione continua delle aree già sistemate: gli sfalci delle radure, i primi diradamenti forestali, l’impianto di arbusti nuovi nel sottobosco.

Raggiunto il piazzale del capolinea tranviario di via Ornato a Niguarda, ho preso la passerella ciclo-pedonale che unisce le parti del parco e scavalca sia la via Ornato che il fiume Seveso, dove in questo punto si “nasconde” nel sottosuolo di Milano.

Proseguendo il mio cammino, si passa su l’altra passerella, quella che scavalca Via Finanzieri d’Italia a Bresso. Ora si entra nel territorio del Comune di Bresso, dove fra l’altro si trova il piccolo aeroporto civile dell’Aero Club Milano.

Aree boschive vere e proprie, sentieri e brughiere mi fanno scordare di essere a Milano in un parco cittadino. Qui vicino si trova il Velodromo Parco Nord, creato dove si trova l’invaso per quando il Seveso si ingrossa al punto di rischiare di “far saltare i tombini” a Bresso e Niguarda-Bicocca. Aperto nel 2005 è diventato una delle attrezzature sportive più richieste del parco.

Con sorpresa per la prima volta mi capita di salire sulla piccola altura al centro del parco. Qui effettivamente si fatica a capire di essere circondati da palazzi, sembra quasi di essere chilometri lontano da Milano.

La collinetta venne composta dalle macerie delle fonderie della Breda, in particolare della IV Sezione Siderurgica.

Poco oltre si trova il Monumento al Deportato, un’opera scultorea progettata dallo studio BBPR dell’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, ex deportato, e dell’architetto Alberico Barbiano di Belgiojoso, suo figlio nel 1998. Qui siamo nel territorio del comune di Sesto San Giovanni.

Il monumento è dedicato ai cittadini che lavoravano nelle fabbriche dell’area industriale di Sesto San Giovanni, arrestati e deportati nei campi di concentramento nazisti, a seguito degli scioperi del marzo 1944, ma anche per attività antifascista, per azioni partigiane, o semplicemente a seguito di rastrellamenti.

Concludo il mio percorso all’altezza di viale Fulvio Testi in zona Bicocca. Qui si trova, sul lato della collinetta, il Teatrino del Parco. Fu terminato nel 1994, rappresenta un buon esempio di come, da una struttura industriale dismessa, si possa ricavare un luogo di aggregazione, dove rilassarsi sedendosi sulle panchine, dove ascoltare musica o spettacoli o semplice luogo dove dilettarsi con le mountain bike.

Uscendo ho percorso il viale alberato che idealmente prosegue viale Suzzani e dove si trovano anche i piccoli orti urbani della zona.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


12 thoughts on “Milano | Parco Nord: da Affori alla Bicocca dimenticando di essere in città

  1. Anonimo

    L’aeroportino dei voli privati di Bresso ha senso in un’area così densamente popolata? Me lo chiedo sempre, perché smantellarlo e spostarlo in un luogo più idoneo consentirebbe di allargare di parecchio l’area fruibile del parco Nord.
    Inoltre il continuo rumore dei velivoli che vi atterrano e decollano è molto fastidioso soprattutto nel weekend quando c’è piu gente al parco ma anche molti più atterraggi/decolli.

    1. Anonimo

      ENAC nel 2007 aveva siglato un accordo in cui avrebbe spostato gli hangar sull’altro lato, facendo quindi recuperare una parte di parco, ma a quanto pare se ne sono dimenticati.

  2. Elius

    Un parco cresciuto lentamente ma sempre. Bello, usato dai cittadini in una zona densamente popolata. Cresciuto aggiungendo altri spazi. Un esempio di come dovrebbe essere il ring verde che deve circondare Milano. Almeno 24km nel verde…parco nord e sud uniti. Che bello sarebbe…

    1. Anonimo

      Il progetto c’è… il famoso parco orbitale. Non è impossibile. Si tratta di ricongiungere parchi esistenti (Lambro, Forlnanini, Sud, Cave, Trenno…) attraverso spazi che sono per lo più incolti o in disuso.

      Speriamo che la pressione dei movimenti per il clima come la manifestazione di ieri acceleri l’iter!

      1. Milanese

        Per poter mettere così “a dimora” i 3 milioni di alberi? Scherzi a parte ci avevano già provato con il progetto durante la giunta Moratti di connettere tra loro i parchi a ovest tramite la via d’acqua e il “verde di ricucitura”.. era un ottimo progetto con un mix di differenti tipi di paesaggi; poi i tagli da Roma e la giunta successiva lo hanno ridotto talmente tanto che alla fine non esisteva più e infatti non hanno fatto più nulla… senza fondi dallo stato e senza un progetto serio dubito che il comune possa fare qualcosa di qualità, è più probabile che non si farà nulla per molto tempo

    2. Anonimo

      Ci sono stato poche volte, ma quelle poche mi è sembrato sempre molto ben tenuto, alme o le parti che ho visto. Mi ha ricordato i parchi periferici di Londra o di certe città del Nord Europa.

  3. Adriano

    Io ci sono nato e cresciuto, quindi mi fa molto piacere leggere un vostro servizio. Avete colto l’essenza, la prossima volta proseguite per la parte verso Bresso e sesto anche lì ci sono aree molto belle.
    Complimenti e grazie per i servizi che fate.

    Per quelli che dicono che danno fastidio 2 aerei la domenica mi viene da ridere, magari abitano in un luogo dove non ci sono auto, perché sinceramente sentire gli aerei a motore uno o due ogni ora fa piacere io che ci ho vissuto, mentre sentire il solito stronzo con l’harley o altre moto che passano facendo un frastuono allucinante?!quelli non ci pensiamo?!ecco prima di rimuovere una delle poche scuole di volo vicino a milano proporrei a chi si lamenta di vivere sulla circonvallazione e poi voglio vedere se si lamentano ancora di due aerei durante il giorno.

    1. Anonimo

      Ma Il punto non è il rumore, ma aumentare ancora di più lo spazio verde a disposizione di tutti (e non di pochi fortunati frequentatori dell’aeroclub)

      1. Adriano

        Allora cosa scrivono che il problema è il rumore cosa falsa.
        Per favore non togliete sempre tutto quello che non è quello che volete voi.
        Io credo che il verde se va aumentato a milano non è certo li, visto che il parco è grande e sommando tutti i fruitori tutti trovono uno spazio dove riposare o giocare.
        A parte che potresti andarci anche tu ogni tanto anzichè lamentarti senza conoscere, io ci sono stato e grazie a quel aeroclub ho fatto una proposta di matrimonio unica a mia moglie.
        Ripeto le differenze e le unicità non vanno rimosse perchè non sono a voi congeniali.
        Il verde va aumentato tra i palazzi sopra i palazzi nelle vie non alberate, non all’interno di un parco dove tra l’altro la pista è tutta nel verde..

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