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Milano | Porta Venezia – Via Plinio: dall’eclettico al moderno in poche centinaia di metri

Ogni tanto ci piace percorrere una via milanese e mostrarvi le architetture e altre curiosità che la caratterizzano. Questa volta percorriamo via Plinio, dedicata a Gaio Plinio Secondo ( Como, anno 23 – Stabia, 25 agosto o 25 ottobre dell’anno 79), conosciuto come Plinio il Vecchio, è stato uno scrittore, naturalista, filosofo naturalista, comandante militare e governatore provinciale romano.

La via venne aperta alla fine del 1800, secondo una griglia che seguiva l’orientamento di Corso Loreto, poi divenuto Corso Buenos Aires.

Inizialmente la via si chiamava Coronette, perché conduceva alle cascine che nel frattempo si erano trasformate in piccoli stabilimenti industriali.

Infatti ancora all’inizio del Novecento qui si trovavano la Cascina Lomazza, un complesso di tre cascine, le Coronetta, I, II e lavanderia, la Cascina Clerici. Più oltre si trovava la strada delle Cascine Consorziate e la via delle Cascine Doppie (Oggi Piazza Leonardo da Vinci e Città Studi). Attraversava la campagna, zigzagando il cavo della Panera. Per accedere alle cascine Coronette, si trovava una piccola strada trasversale che dallo stradone di Loreto portava alle cascine, oggi la via è Aldrovandi che segue ancora, se si osserva una mappa, un andamento fuori assetto con il restante reticolo ortogonale della zona.

La via Plinio è abbastanza lunga e prosegue, leggermente inclinata rispetto al reticolo viario della zona, l’andamento di via Vitruvio. Incomincia da Piazza Lima e termina in Largo Rio de Janeiro a Città Studi.

Le architetture che troviamo lungo via Plinio sono prevalentemente nello stile eclettico, floreale e liberty, sopratutto da piazza Lima sino a viale Abruzzi. Infatti la via è abbastanza omogenea tranne nel tratto dopo la circonvallazione, dove sulla destra troviamo il complesso di case costruite a partire dalla fine degli anni Cinquanta dopo che la Bianchi si trasferì.

Tornando alla passeggiata, certamente ci colpirà subito Via Plinio 2, originariamente Hotel Plinio oggi Demidof, costruito nel cuneiforme lotto formato con via Aldrovandi. Festoni fascianti orizzontali e geometrie nette si impongono su una facciata un po’ scarna, dove comunque non è stato dato risalto “all’angolo acuto”. Notevoli sono le gronde, abbastanza elaborate e la pensilina originale in ferro battuto.

Via Plinio 3, decori interessanti tendenti al floreale e quindi al Liberty, sopratutto la parte superiore della cornice, realizzata come se fosse un grazioso reticolo con intreccio floreale.

Segue via Plinio 5, forse la più vecchia casa della via, del 1892. Il civico 7A è stato recentemente restaurato e ora brilla di un grazioso rosa coi suoi decori liberty-neo-barocchi.

Al civico 8 troviamo altri decori floreali posti a segnare le cornici di porte e finestre.

In via Plinio 10 e 12 angolo via Morgagni, troviamo l’edificio unico di Casa Maltagliati del 1908, progettata dall’ingegnere L.Ferrari Moreni. Molto bello il portone d’ingresso, in legno e ferro battuto e le decorazioni floreali comprese le teste di fanciulle a marcare l’ultimo piano.

Il palazzo d’angolo sopralzato in modo sgraziato, con ingresso in via Morgagni 28 si fa notare per la sua esuberanza eclettica che rasenta il neo-barocco. Qui si trova anche la storica Pasticceria Gelateria Corcelli, con gli arredi dei primi anni Cinquanta e ottima pasticceria.

Via Plinio 15, in forme neo-rinascimentali con tanto di decorazione all’ultimo piano in grafito.

Via Plinio 18, Casa Turba, 1909, caratterizzata da una cornice arcuata alle finestre del secondo piano e graziosi balconcini con ringhiere elaborate.

Esuberanza eclettica quasi neo-barocca per la casa d’angolo al civico 24, ricca di decorazioni, coccarde e festoni in cemento sagomato.

Giunti all’incrocio con via Eustachi ci troviamo dinanzi la rotonda con una bella aiuola al centro, realizzata una decina di anni fa.

Proseguiamo il nostro viaggio verso Largo Rio de Janeiro. Oltre via Eustachi e fino a viale Abruzzi, le case sono ancora del periodo 1905-1920, realizzate ancora col gusto eclettico dell’epoca. Ispirazioni dal rinascimento per le decorazioni, in versione floreale.

Troviamo molto interessanti gli edifici al civico 32 e al 34. Sopratutto il civico 34 in stile molto “unità d’Italia”, col suo gusto un po’ fiorentino, evidenziato da una graziosissima loggia all’ultimo piano.

Via Plinio 37 e viale Abruzzi 23, due palazzi simili ma separati. Di particolare impatto sono i balconi posti agli angoli, decisamente esuberanti.

Eccoci oltre il grande viale alberato degli Abruzzi, dove si trova, all’angolo con via Enrico Nöe, il famosissimo Bar Basso, un locale storico di Milano, ubicato in via Plinio 39 e noto come luogo di creazione del cocktail Negroni sbagliato. Il Bar Basso venne aperto nel 1933 da Giuseppe Basso, inizialmente come osteria nei pressi della Porta Vigentina. Dopo la seconda guerra mondiale, il locale venne riaperto nel 1947 nell’attuale sede di via Plinio.

L’edificio al civico 39 è anch’esso eclettico e caratterizzato da un possente zoccolo dove grossi mascheroni con testa di leone scandiscono le lesene verticali.

Segnaliamo ancora il civico 41 e il 43, ma anche via Plinio 45, del 1910, progettato dall’Architetto Luigi Guarnaschelli, con deliziosi balconi riccamente decorati.

Ed eccoci nella parte un tempo sede dell’industria Bianchi.

Infatti nell’area, allora periferica, si insediò nell’isolato triangolare compreso tra viale Abruzzi, via Plinio e via Pascoli, con una appendice laterale tra via Plinio e via Pinturicchio, lo stabilimento della Bianchi, fabbrica di biciclette e velocipedi. Durante i bombardamenti dell’agosto 1943 i capannoni della grande azienda vennero semidistrutti. Nel 1950 lo stabilimento era stato completamente ricostruito, ma trovandosi ormai in zona residenziale, nel 1958 la Bianchi, oramai smembrata in varie realtà a sé stanti, cessò l’attività nella storica sede centrale di viale Abruzzi, vendendo la proprietà dell’area a una società immobiliare, che vi costruì al posto degli edifici di fabbrica un complesso residenziale anche con nomi di architetti importanti del tempo, come Gio’ Ponti.

Nel complesso sorto sul finire degli anni CInquanta, venne realizzato anche una piccola galleria-passare commerciale che unisce via Plinio 46 con viale Abruzzi.

Nel 1957 Gio’ Ponti realizza la Casa di abitazione in via Plinio, 52 e 54 in collaborazione con Antonio Fornaroli e Alberto Rosselli.

Mentre di fronte, in Via Plinio 55, L. Kovacs progetta il palazzo residenziale posto all’angolo tra via Plinio e via Bronzino nel 1957/62

Il campionario di architetture moderne del periodo 57-65 prosegue sino a Piazza Carlo Erba.

Nell’ultimo tratto tornano palazzine del primo Novecento, come le stupende case al civico 70 e alcune villette monofamiliari.

Il problema che attanaglia la parte conclusiva della via, vista la particolare ampiezza dei marciapiedi, è il parcheggio selvaggio. Noi avremmo piantato una serie di alberi e creato delle belle aiuole, che avrebbero cambiato aspetto alla via.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


9 thoughts on “Milano | Porta Venezia – Via Plinio: dall’eclettico al moderno in poche centinaia di metri

  1. Dario

    Bellissimo. Vi siete dimenticati via Plinio 1,dove ho abitato per tanto tempo. Costruita, a quanto mi ha detto la mia vicina 95enne che ci ha vissuto tutta la vita, nel 1880, è stato poi profondamente riformato nel 1940,portando l’ingresso, anteriormente su piazza lima, all’attuale posizione.

    1. Anonimo

      Era un altra casa… è stata completamente stravolta. Non sappiamo quanto di antico sia rimasto. Adesso ha un aspetto completamente moderno

  2. Anonimo

    Palazzi molto belli…Milano ha veramente tantissimo da mostrare…se migliorassero gli spazi pubblici e l’immagine dei marciapiedi e piani terra…molte insegne dei negozi di queste foto sono orrende e in totale disarmonia con i palazzi…scritte vandaliche e serrande di ogni tipo fanno il resto…

  3. Wf

    Le insegne dei negozi di Milano sono le più brutte di italia.

    Il bannerone tipo rettangolo sciatto e senza anima da ex urss…

    Ma questi obbrobri sono tali in centro come in periferia…

    Purtroppo

  4. Anonimo

    che meraviglia! Peccato che parte della via sia deturpata da quegli obbobri anni 50-60-70… certo che l’umanità è strana: ha costruito capolavori dagli antichi egizi fino ai primi del novecento e poi solo roba oscena (a parte la lodevole eccezione dei nuovi grattacieli)

  5. Ilaria

    Dovrebbero vietare le tende a caduta color verdone anni ’60: a parte il colore orrendo, danno un aspetto veramente sciatto ai bei palazzi d’epoca!

  6. Ilaria

    Dovrebbero vietare le tende a caduta color verdone anni ’60: a parte il colore orrendo, danno un aspetto veramente sciatto ai bei palazzi d’epoca!

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