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Milano | Bovisasca – Il quartiere lontano e sconosciuto

Come avrete compreso se siete nostri lettori fedeli, noi di Urbanfile sgambettiamo in lungo e in largo osservando e esplorando ogni angolo della grande Milano, pertanto potremmo dire di conoscerla abbastanza bene.

Avrete anche potuto notare che ci sono distretti o quartieri sulla bocca di tutti per vari motivi e altri mai o quasi, menzionati se non per qualche caso di cronaca, nera in special modo.

Isola, Porta Venezia, Porta Nuova e Porta Genova, Loreto e Nolo, Città Studi e Quartiere Adriano, per fare alcuni esempi dei distretti più “focosi”. Persino Quarto Oggiaro, Affori e Bovisa sono più considerati e menzionati della Bovisasca, che ne fa parte, in un certo senso.

Infatti la Bovisasca è il territorio che si innesta tra Quarto Oggiaro, Bovisa e Affori Comasina e si è sviluppato nel corso del tempo lungo la strada della Bovisasca.

Il nome del quartiere, naturalmente deriva dalla via Bovisasca, che a sua volta prende il nome dall’antica località della Bovisa, una grande e antica cascina facente parte dei Corpi Santi di Porta Comasina, la Cascina Bovisa (il cui nome avrebbe origine da “boves”, cioè buoi), attorno alla quale si venne a formare una borgata agricola che venne poi inglobata in Milano nel 1873.

Il territorio che ora chiamiamo della Bovisasca era originariamente nel comune di Affori ed era una distesa di campi agricoli governati da alcune cascine la più grande delle quali era quella di San Mamete. La Cascina San Mamete per fortuna è ancora presente in via Bovisasca 125 e si trova di fronte all’antichissima chiesa risalente all’XI secolo.

L’antico Oratorio di San Mamete risale al 1200 ed è segnalato essere “in strata Bolate” nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, scritto, nel XIII°sec., da Goffredo da Bussero, cappellano a quel tempo, nella diocesi di Milano. Luogo di preghiera, nato tra i campi, nei secoli bui dell’alto medioevo, all’incrocio di due strade di epoca romana, accanto all’antico accampamento (castrum) delle legioni in viaggio verso la Gallia.

La semplice chiesetta presenta linee e forme semplici rivestite di candido intonaco e si trova lungo il lato pari di Via Dante Chiasserini. La sua facciata a capanna, è protetta da un “boschetto” di tigli disposti attorno ad un piccolo sagrato, dove si trova anche il monumento ai caduti della II Guerra Mondiale 1940 – 1945 della Bovisa.

All’interno la chiesetta appare spoglia e semplice, sul lato sinistro si trovano due affreschi. L’afresco bizantineggiante della “Visitazione”, presenta una scena del ciclo della vita di Maria SS.: la visita ad Elisabetta. Accanto, l’altro affresco, una scena di natività di scuola luinesca che copre l’antico affresco sottostante, ed un giovane in veste di cavaliere crociato, tradizionalmente considerato come S. Mamete. Un tempo si celebravano battesimi e matrimoni, oggi viene celebrata la messa nella ricorrenza del Santo, protettore delle neo-mamme, nel mese di settembre.

Nei pressi dell’oratorio di San Mamete, la testa del fontanile di S.Mamete, già ai tempi dei Romani, zampillava con ogni probabilità in quella zona, dove passava l’antica strada romana, facilitando lo stazionamento e l’accampamento degli eserciti e degli animali da tiro fuori dalle mura della città ai bordi della strada militare.

Particolarmente ricco di fontanili fu sempre la fascia di territorio tra Novate, Villapizzone e San Mamete. Già in vari documenti di epoche diverse si fa cenno ai fontanili: Novello, Terrone, Marliano, Gera, della Misericordia, Casati e i due fontanili Canevesi, il cui casato compare tra i possessori di terreni in Affori e a Novate, accanto a Monasteri, Conventi, Ordini Religiosi. Questi due fontanili Canevesi azionavano due antichi mulini (uno dei quali in località Cascina Mulinello di Novate era attivo sino a qualche decennio fa, sulla strada per Novate).

Come dicevamo, di fronte alla chiesetta si trova la Cascina di San Mamete, un possente edificio ottocentesco, sorto su costruzioni più antiche.

Via Dante Chiasserini che porta verso Villapizzone, Musocco e Quarto Oggiaro, presenta, oltre l’oratorio, un aspetto industriale, pieno di capannoni logistici e non, decisamente poco attrattivo.

Il cavalcavia di Via Martin Luther King che unisce la Bovisasca con Affori, separa il “borgo antico” di San Mamete con la parte sviluppata a partire dal dopoguerra in poi.

Il cavalcavia faceva parte del grande progetto, ormai naufragato della mitica Gronda Nord, la strada interquartiere che avrebbe dovuto unire Cascina Gobba con Cascina Merlata e la SS 11 per Magenta, tagliando i quartieri di Precotto, Niguarda, Affori, Quarto Oggiaro e Cascina Merlata.

Ai piedi del cavalcavia, dove si incrocia con via Bovisasca, si trova la chiesa del quartiere, San Filippo Neri, eretta con decreto arcivescovile dall’allora arcivescovo Montini il 23 luglio del 1960. La sua progettazione architettonica porta due firme, quella dell’arch. Augusto Magnaghi e l’arch. Delfino Mario Terzaghi. Venne consacrata nel 1964.

Le architetture da vedere nella zona sono ben poche, a dire il vero: spiccano le tre torri dei palazzi di via Ceva 25, 27, 29 di 17 piani ciascuna che vennero realizzate tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta.

Davanti, lungo la Via Cascina dei Prati,si estende un vasto spazio verde predisposto per far passare la famosa Gronda ma che, per ora, non pare più una priorità e pertanto rimarrà a verde.

Molto particolare e grazioso è il Quartiere INA Casa Montecatini Affori, realizzato nel 1962 da Ezio Sgrelli (anche se qui siamo al limite della Bovisasca e già nel distretto di Affori). Il sapore delle case è un po’ “nord Europa”, forse per le facciate a buccia d’arancia.

Le case di Via Cicogna Mozzoni dove troviamo i pochi negozi di quartiere, ormai in parte chiusi e trasformati in alloggi. Peccato, perché, forse, il marciapiede elevato, qualche albero in più a ombreggiare e una migliore sistemazione anche della piazzetta senza nome e della fontana ormai dimenticata, potrebbe avere anche un suo fascino. Purtroppo di fronte sul lato opposto della via Bovisasca si trova il piccolo centro commerciale di quartiere, che, assieme al non lontano centro commerciale Metropoli di Novate, hanno lentamente annullato questa via commerciale facendo chiudere alcune attività nel corso del tempo.

Sempre in quegli anni venne realizzato il Quartiere Bovisasca IACP Cerkovo (1981), forse la parte peggiore del quartier della Bovisasca. Si tratta di un complesso di edifici in linea e a corte con edificio centrale. In questi giorni ono in corso i lavori di riqualificazione dell’edificio centrale, un primo passo per migliorare la qualità degli immobili.

A lato si trova il Parco Walter Chiari di circa 41.100 m2, realizzato nel 2005. Parco ben curato, dove si trovano attrezzature per i bambini, un campo gioco per le bocce e un campetto da basket.

Ritornando sulla via Bovisasca, e superando il Parco Walter Chiari, ci si trova dove c’è il piccolo centro commerciale di zona. Qui, oltre al supermercato, si trovano anche alcuni negozi di vicinato.

Risalendo verso Novate Milanese, oltre la Via Cerkovo, il distretto assume un aspetto inusuale per Milano, ovvero quello di un quartiere fatto da villette mono o bi-familiari distribuite lungo la Via Pietro Maffi e le sue circa venti strade di interazione, il Villaggio Bovisasca. L’aspetto di questa zona non è delle migliori, casette mischiate a capannoni e purtroppo nessuna via alberata.

Il “Villaggio Bovisasca”a quanto ci viene fatto sapere, nasce da una truffa che coinvolse un centinaio di famiglie di operai e artigiani, segui anche un processo e i responsabili furono condannati. A seguito di ciò in seguito, il Comune ha regolarizzato le costruzioni.

Proseguendo lungo la via Bovisasca e dirigendoci verso Via Alessandro Litta Modignani, incontriamo il grazioso Pioppeto della Bovisasca, uno spazio verde a lato della strada che si stende davanti alle case di via Litta Modignani dal 93 al 117.

Dietro questo gruppo di case va menzionato anche il Parco POP, un’oasi naturale che si è sviluppata spontaneamente e oggi va considerata area protetta, con orgoglio dagli abitanti del quartiere. Recentemente ha vinto anche un progetto di riqualificazione del Comune di Milano ed è una zona verde con grande ricchezza di biodiversità. Ci sono molti animali in quartiere, dalle lucciole all’allocco, al transito di volpi a scoiattoli persino nei giardini condominiali. (Ringrazio la signora Anna Maria Castaldi per le informazioni)

Purtroppo il distretto apparentemente è poco attraente, come si suol dire, il vicino centro commerciale di Novate, Metropoli ha cannibalizzato le poche attività commerciali della zona. In compenso è ricco di verde, con parchi pubblici e giardini privati. Non lontano si trova la stazione ferroviaria di Quarto Oggiaro (purtroppo complessa da raggiungere da questo lato della ferrovia) e, verso Affori, troviamo la stazione FN, oltre a tre fermate della M3: Affori centro, Affori FN e Comasina.

Per i divertimenti, bisogna emigrare nei distretti limitrofi, Affori e Bovisa soprattutto. Su tutto al momento spicca l’ex Stabilimento delle Cristallerie Livellara, alla Bovisa, diventato un luogo cult con lo Spirit de Milan, un luogo di incontro e socialità, per stare insieme sentendosi a casa, con tanta musica dal vivo.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi, Google Street view, Tommolo,

Fonte: Parrocchia San Filippo Neri, Pure Milano Photo Project – Sosthen Hennekam

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


14 thoughts on “Milano | Bovisasca – Il quartiere lontano e sconosciuto

  1. Siro Pompeo Palestra

    Interessante descrizione di una località frequentata nella mia infanzia quando c’era una cava dismessa e frequentavo l’area dismessa con il mio cane. Ora abito nel quartiere Figino da oltre venti anni e in bicicletta visito questa area ricca di parchi e aree verdi con fontanili e laghetti artificiali. Dalla nascita, 1946, ho vissuto in una zona cementificata con molti corrieri, ditte che praticavano il trasporto con camion, dove per fortuna avevo un ampio cortile per giocare. Se venite a Figino trovate una storia millenaria certificata dal ritrovamento di documenti trovati nell’archivio della basilica di Sant’Ambrogio di Milano.

  2. Anonimo

    Articolo ben fatto, apprezzabile, però non mette in evidenza in suo punto di forza cioé la ricchezza di verde, infatti c’è una densità abitativa molto più bassa di Affori e Bovisa. A questo proposito mi chiedo cosa faccia definire un quartiere dormitorio oppure residenziale: entrambi hanno verde e non hanno negozi o divertimenti.

  3. Carla Tornaghi

    È la zona in cui sono cresciuta
    Mia nonna abitava al n°85di via Bovisasca, nelle cosiddette “case Bianchi” fatte costruire, credo negli anni 30,dalla società Bianchi che aveva l’opificio dopo il ponte della ferrovia Mi-To : case con gabinetto privato, interno o sul pianerottolo. Nel cortile lavatoi che negli anni 50 erano ormai in disuso, ma che noi bambini usavamo come spazio di gioco, e piccoli locali per le biciclette. Dalla parte retrostante gli orti.
    Di fronte.lungo la strada, scorreva una roggia, la Garbogera, e poco più in là, verso la Bovisa, una cascina, la “Valle”in posizione più infossata, e sulla strada un’osservazione.
    Oltre il ponte della ferrovia , una zona di cave.
    Mi fermo ma potrei scrivere per ore….

  4. JW

    Mi sembra la tipica affermazione snob da bauscia milanese convinto che Milano sia solo la zona 1.
    Mi permetta di dirle che Milano è anche la Bovisasca che con i suoi abitanti e le loro storie (alcune belle altre un po’ meno) ha contribuito e continua a contribuire alla ricchezza e alla bellezza della nostra città.
    Saluti

    1. JW

      la mia affermazione è rivolta ad chi ha scritto questa frase.

      Beh, pensavo fosse più orrendo. Sembrano carine alcune abitazioni.

    2. Wf

      Il molise è bellissimo.

      Era solo una battuta sul Molise.

      Concordo al 100% con quanto ha scritto.

      Siete un po suscettibili.

      Preferisco questi quartieri alla zona 1 by the way…

      E andrebbero anche valorizzati non portando servizi solo in zona 1… appunto

  5. elena motta

    La zona si presta ad essere valorizzata, naturalmente senza sacrificare il verde che c è, ma riorganizzando la rete stradale, i marciapiedi ampliati, la creazione di zone parcheggio. Il pericolo è lo sfruttamento delle aree per speculazioni edilizie.

  6. M. A. Cavazzana

    Sono cresciuta nel quartiere bovisasca ed ho abitato in via chiasserini e al villaggio bovisasca quando ancora era conosciuto come “tri cu d’ai” (tre spicchi d’aglio). Ho visto arrivare il primo autobus che collegava il quartiere alla bovisa, davanti al cinema Duse, dove faceva capolinea.
    Sono felice di sapere che la chiesina di s. Mamete esiste ancora. Grazie infinite di queste informazioni storiche. Ho dei ricordi d’infanzia molto felici.

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